Passaggio a Nord-Est (21) – Intervista ad Alessia Bellon

Dopo un autunno decisamente tormentato dal punto di vista “interno”, VenetoStato, la dinamica formazione indipendentista marciana, si è ritrovata di fatto spaccata in due fazioni: da un lato ci sono i sostenitori di Antonio Guadagnini e di Lucio Chiavegato, i due leaders eletti rispettivamente segretario e presidente nel congresso vicentino di fine ottobre; dall’altro lato gli autoconvocati di Venezia, che in un congresso prenatalizio nella capitale storica hanno riassegnato le suddette cariche a Lodovico Pizzati e alla combattiva Alessia Bellon. Se a livello giuridico gli uni e gli altri rivendicano la piena legittimazione ad utilizzare il simbolo del partito e a rivestirne le cariche, a livello pratico si assiste ad una sorta di paradosso: invece di essersi indebolito, VenetoStato si è rafforzato. Può essere che si tratti di apparenza o di un fenomeno limitato alla militanza attiva (parleremmo comunque di centinaia di persone, mica di “quattro amici al bar”!). Fatto sta che le attività sul territorio sono letteralmente esplose e la rilevanza mediatica non cessa di stupire, grazie anche ad azioni e iniziative che lasciano il segno, dalle manifestazioni contro Equitalia al recentissimo sondaggio scientifico che ha tributato un 53% di favorevoli alla totale indipendenza della Regione Veneto dallo Stato italiano.

Non è nostra intenzione dare giudizi sulla contesa fra le due fazioni nè assegnare maggiori responsabilità o meriti all’una o all’altra parte. Ci limiteremo in questa sede ad ospitare le risposte che Alessia Bellon ci ha gentilmente dato su vari aspetti dell’indipendentismo veneto in questa fase storica. Buona lettura.

CollettivoAvanti – 1) Se dovessimo vederla in termini di marketing, VenetoStato è ormai un brand consolidato, conosciuto da una significativa fetta di popolazione marciana, notissimo alla stampa locale, osservato con un misto di rispetto e di apprensione da parte di tutto il mondo autonomista e indipendentista: hai mai pensato che forse, senza rendervene conto, non avete costruito un partito, bensì un vero e proprio marchio di successo che è al contempo un progetto politico, e proprio per questo dovreste avere un approccio radicalmente diverso nell’utilizzarlo, rispetto alle forme-partito tradizionali?

Alessia Bellon – Noi abbiamo già un approccio radicalmente diverso. Riusciamo ad abbinare l’attività politica al divertimento, ed è per questo che abbiamo degli iscritti che valgono dieci volte tanto quelli di altri partiti. I nostri militano perché sono fermamente convinti di contribuire a qualcosa di socialmente utile e all’unico percorso politico credibile, data la situazione disperata in cui la società veneta si trova a causa dello stato italiano. Questo è uno degli elementi del successo del nostro brand. Sui dettagli estetici del logo, la decisione del segretario Lodovico Pizzati di sostituire il leone con la scritta ‘Veneto Stato’ (pur tenendo ala e libro) ha lanciato il messaggio che noi non siamo l’ennesimo movimento venetista che guarda solo al passato. L’immagine è fresca, ma allo stesso tempo trasmette una sicurezza istituzionale, proprio come ognuno si immagina sarà un nuovo stato indipendente.

2) Mentre la contesa “interna” (a seconda dei punti di vista) in VenetoStato prosegue, si avvicinano scadenze decisive: le elezioni amministrative. Non è credibile una vostra partecipazione sub judice per la titolarità del simbolo e delle cariche rappresentative. All’Alessia Bellon che in una recente apparizione tv si è definita “iperpragmatica” chiediamo: cosa farete per scongiurare il pericolo di un harakiri procedural-elettorale?

La titolarità del partito è legalmente sotto il controllo del segretario politico e legale rappresentante, Lodovico Pizzati. È vero che dei soci hanno fatto ricorso al tribunale italiano con delle motivazioni deboli, ma a meno che non ci sarà tra qualche anno una improbabile sentenza contraria, Veneto Stato ha in carica l’attuale dirigenza, la quale è l’unica autorizzata a presentare il nostro simbolo alle amministrative.

3) La scelta di commissionare un sondaggio scientifico sul tasso di indipendentismo fra i cittadini della Regione Veneto è stata senza dubbio una trovata geniale: in un colpo solo avete dimostrato che nelle terre del Leone di San Marco il sentimento secessionista è maggioritario e vi siete al contempo messi in scia rispetto all’indipendentismo europeo più avanzato, dato che pochi giorni dopo il vostro sono usciti altri sondaggi pro-Scozia e pro-Catalogna, con risultati peraltro vicinissimi ai vostri. Qual è a questo punto il prossimo passo che intendete compiere?

Sì, quando il segretario Lodovico Pizzati ha annunciato di voler investire le nostre risorse su un sondaggio scientifico, molti erano critici o perché credevano non servisse a niente, o perché temevano un risultato avverso. In realtà era fondamentale per noi stessi sapere questo dato. Prima la nostra linea politica, i nostri messaggi, si basavano sulla supposizione che la maggior parte dei veneti non volesse l’indipendenza. Ora invece abbiamo cambiato il nostro approccio grazie al sondaggio. La maggioranza dei veneti vuole questo, anche se non conoscono tutti ancora il mezzo pacifico e democratico per arrivarci, che è Veneto Stato. E comunque il fatto di aver anticipato Scozia e Catalogna è stata una grande intuizione, ma il sondaggio non basta. Ora stiamo raccogliendo 50mila firme per una petizione che verrà presentata il 16 giugno in Regione Veneto. È fondamentale far pesare il volere popolare non solo con un sondaggio, ma con firme vere. Oltre le firme, presenteremo il percorso dettagliato da seguire. Se gli attuali politici non lo intraprenderanno, allora pagheranno le conseguenze elettorali e saremo noi di Veneto Stato a portare il Veneto all’indipendenza.

4) Nel 2013 -salvo instaurazione di una formale dittatura che renda superfluo il voto popolare…- si andrà ad elezioni generali. Nel mondo indipendentista le polemiche contro la partecipazione alle Politiche sono all’ordine del giorno. Non pensi che si tratti di una forma di infantilismo, considerato che tutti i partiti indipendentisti europei partecipano regolarmente a questo tipo di elezioni e considerato che una cosa è andare in Parlamento, ben’altro è andare al Governo?

E’ questione di coerenza. Se predichiamo che per ottenere l’indipendenza secondo il diritto internazionale non occorre chiederla a Roma, ma basta fare un referendum regionale con monitoraggio internazionale, perché mai andare a sedersi nel parlamento romano? Per noi la strada per l’indipendenza è un percorso breve, da fare in poco tempo. Andare a sedersi a Roma ci fa perdere tempo.

5) Il Veneto ci ha fatto conoscere la Life e la disobbedienza civile di Fabio Padovan, le azioni della Veneta Serenissima Armata, gli allevatori di Vancimuglio, le manifestazioni contro Equitalia. Oggi, con la crisi che morde e il governo di Roma trasformatosi definitivamente in gabelliere europeo a spese del ceto produttivo padano, vedi un rischio di conflitto sociale aperto? Come militante di punta della formazione politica antiunitarista più avanzata, fino a che punto ritieni che si debba alzare il livello dello scontro?

Veneto Stato deve indicare le soluzioni e questo non è alzare il livello dello scontro, ma risolvere uno scontro quotidiano che ogni veneto subisce dentro lo stato italiano. La gente aderisce a Veneto Stato perché, oltre la speranza di un futuro migliore, noi trasmettiamo quella sicurezza, preparazione e serietà che la gente si aspetta ed esige da uno stato. Chi protesta solamente inconsciamente lo fa perché pretende che gli attuali governanti facciano qualcosa. Ma la gente non affiderebbe mai il timone in mano a chi è solo capace di urlare, ma non ha soluzioni. Veneto Stato invece è la soluzione, perché il nostro percorso è chiaro e abbiamo persone preparate al comando.

6) Due domande personali: al di fuori di VenetoStato qual è la tua professione? E ancora: prima di arrivare all’indipendentismo militante hai avuto altre esperienze politiche?

Sono amministratore delegato di una ditta nel settore tecnologico. Prima dell’indipendentismo non avevo altre esperienze politiche. Veneto Stato per me è un dovere civico visto il livello di sudditanza in cui viviamo. Il mio stimolo è coinvolgere ogni giorno sempre più veneti in questo progetto politico. Dobbiamo essere noi a meritarci la nostra libertà, nessuno farà sconti.

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12 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (21) – Intervista ad Alessia Bellon

  1. “non occorre chiederla a Roma, ma basta fare un referendum regionale con monitoraggio internazionale, perché mai andare a sedersi nel parlamento romano? Per noi la strada per l’indipendenza è un percorso breve, da fare in poco tempo. Andare a sedersi a Roma ci fa perdere tempo.” ancora? l’intervistatore non poteva smontare questa cavolata ?

    “Veneto Stato invece è la soluzione, perché il nostro percorso è chiaro e abbiamo persone preparate al comando.”

    Caspita, talmente preparati che continuano a raccontare in giro questa baggianata del referendum.

    • Essendo l’intervistatore, rispondo all’amico Luca (veneto, decisamente al 100%, stavolta confermo la mia precedente analisi…)

      Il referendum regionale non è una “baggianata”, caro Luca, ma la sola opzione possibile per uscire democraticamente ma anche nettamente dallo Stato italiano. Nessuno qui dice che l’articolo 5 della Costituzione italiana non esiste, il punto è quanto valga quell’articolo. E quanto valgano in generale le norme del diritto formale rispetto a quelle del diritto sostanziale (si chiama principio di effettività, è la base del diritto internazionale e, in particolare, del diritto di autodeterminazione, dei popoli o dei non popoli, perchè se in maggioranza ti riconosci di fatto in una determinata istituzione sei in condizione di trasformarti in stato a tutti gli effetti, e quindi in popolo ai fini del diritto di autodeterminazione).
      Attorno a tali questioni esistono caterve di saggi, volumi, ricerche, incontri e risoluzioni diplomatiche, norme vere e proprie di diritto internazionale, ecc…
      Per molti la Palestina è una nazione, per altri no. Alcuni stati UE riconoscono il Kosovo come stato indipendente, altri no. In Scozia si sta trattando sul referendum indipendentista, non mi risulta che sia previsto dalle norme fondamentali della Gran Bretagna. Potremmo andare avanti un giorno intero con esempi di questo tipo.
      Quanto al fatto che un partito indipendentista dia una lettura delle norme internazionali pro domo sua, è più che normale. Ci sono fior di costituzionalisti che sostengono che l’articolo 5 della costituzione italiana non sia modificabile (quindi è eterno, chissà…), direi che sul versante opposto un po’ di fiducia nel percorso giuridico indipendentista individuato per secedere sia il minimo.

      Dài Luca, se si vuole discutere in modo pragmatico e serio allora va bene, ma se si liquida come “baggianata” una cosa di questa importanza allora si sta dicendo una baggianata. E stavolta so bene che non era ironico il tuo commento. Ti informo che non lo è nemmeno il mio.
      Ciao,
      Alex

      • No Alessandro, un conto è convenire su quanto detto in quel post precedente, ossia che è errato dire che è tutto legale, un conto è continuare a raccontare che il referendum è una “quisquilia”, che non si passa per Roma (invece per forza si passa di li indirettamente o meno), che l’hanno fatto altri.
        L’indipendenza è deve nascere come caso “internazionale”, devono esserci milioni di veneti per strada, che non pagano più tasse, che non riconoscono più lo stato, deve imporsi come “forza”, in un ambiente di “rapporti di forza”.
        Questi cianciano che una volta arrivati al gov, regionale basta indire sto benedetto referendum….. NON E’ POSSIBILE! Continuando a dire queste cose prendono per il c…
        la gente.
        Qui dicono:
        http://www.venetostato.com/il-percorso/

        “Il percorso è semplice.
        Prima di tutto, alle elezioni dell’attuale Regione Veneto, il Popolo Veneto vota la coalizione politica che è a favore dell’indipendenza.
        Poi, il governo di Venezia retto da tale coalizione organizza un referendum di autodeterminazione del Popolo Veneto chiedendo se il popolo veneto è a favore dell’indipendenza.
        Infine, il governo veneto conduce i negoziati per l’indipendenza con Roma, dando vita a un accordo sull’indipendenza.”
        Queste sono balle MACROSCOPICHE!!

        Per non parlare del riferimento all’art 2 dello statuto, IL POPOLO VENETO, che dal punto di vista legale non significa nulla. Leggi qua:
        http://www.doveneto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=42&Itemid=45&lang=it_IT
        Io contesto il fatto che si dice alla gente che è tutto facile, non lo è!
        Contesto chi dice che passare per Roma è impossibile, NON E’ VERO, ok se guardiamo alla lega sembrerebbe, ma non è così poichè la lega è stata per molti motivi un fallimento di organizzazione(come è gestito il partito) e di persone (Bossi,Calderoli,Borghezio).

      • Non sono d’accordo con le tue osservazioni Luca, perchè nessuno di VenetoStato ha mai detto che indire il referendum sia una quisquilia. Una cosa è indicare un programma lineare, un’altra è farsi beffe della realtà: a me sembra che il movimento indipendentista veneto persegua la prima strada, del tutto legittimamente, non la seconda (come è invece da tempo immemore il caso della Lega, ahimè).
        Detto questo, la trattativa con Roma è messa bene in evidenza proprio nel loro programma, ma non sta scritto da nessuna parte (in senso storico-politico) che per ottenere una modifica dell’assetto statuale unitario si debba per forza passare dal Parlamento centrale. Anzi, gli ultimi vent’anni dimostrano proprio il contrario, e non certo soltanto per l’incapacità della Lega, anzi, direi soprattutto per la malafede degli altri partiti, a parole prontissimi a sostenere forme di autogoverno più ampie e poi altrettanto lesti nel ridurle o non attuarle appena approvate, posto che all’approvazione ci si arrivi -il Titolo V, ad esempio, è stato modificato l’ultima settimana utile della Legislatura solo per ostacolare elettoralmente la Lega, mica per concreta fiducia nel processo di federalizzazione-.

        In ogni caso, ti rimando a questa lettura, che offre parecchi spunti di riflessione:
        http://www.oocities.org/repubblicalombarda/day25.html

        Per quanto riguarda l’analisi di Mocellin, ottima disquisizione giurisprudenziale, che però non sposta di un millimetro il diritto di autogovernarsi e di scegliere attraverso quali strade, se si ottengono le maggioranze e il consenso sostanziale necessari per procedere in questa direzione.
        Permettimi infine un’osservazione maliziosa ma necessaria: va bene evitare di illudersi della presunta facilità di detreminati percorsi giuridici, e va bene criticare legittimamente chi propone tali percorsi, però se utilizzassimo il poco tempo e le poche energie per DIFENDERE il diritto di scegliere il nostro status mediante un democratico referendum invce che per CRITICARE, seccamente per giunta, chi si fa portavoce di questo obiettivo, forse ci arriveremmo prima.
        Un lavoratore non dice ai compagni che il padrone può licenziare se si sciopera; se è d’accordo con lo sciopero, un lavoratore sciopera. Poi si vedrà.
        Senza polemica, naturalmente,
        Alex

      • Scolta Alex par capirse:
        La legittimità legale di una tal cosa non esiste.
        Siamo d’accordo per quanto riguarda l’aspetto dei rapporti di forza, cioè deve esserci una stragrande maggioranza di gente che chieda l’indipendenza.
        Io non metto in dubbio la legittimità di questa posizione politica, contesto chi afferma la legittimità “legale” di un referendum.
        La Lombardia, il Veneto dovrebbero diventar casi” internazionali”, ossia la risoluzione dovrebbe coinvolgere la comunità internazionale.
        Continuare a dire che è semplice, fattibile in due secondi è una boiata pazzesca, ma te lo sei letto il loro programma? per prima cosa si dice:”Come otterremo l’indipendenza?
        Il percorso è semplice…..ecc ecc” ma ti pare? c’è scritto li che vogliono vincere le elezioni e indire un referendum.
        Non vorrei passare per un unitarista (ossia un sacerdote dell’unità nazionale), dico solo che dal punto di vista dell’informazione politica stanno vendendo fumo alla gente.
        Una cosa è dire è legale, una cosa è dire: ragazzi per avere l’indipendenza dovremo lottare, andare in piazza, essere arrestati (e picchiati) ecc ecc…..
        Come scrive Gabrio Casati (Luigini Vs Contadini) la secessione non è na roba da poco, rappresenterebbe un grosso trauma politico.

      • L’idea della repubblica una e indivisibile è nata in Francia, ma è un assurdità poichè nasce dall’asserzione che una volta tutelati i diritti di tutti non avrebbe senso richiedere divisioni.
        Ora, posto che il diritto (e la politica) serve per dirimere i contrasti, i conflitti in modo civile è innegabile che sarebbe logico prevedere in un qualsiasi ordinamento la possibilità che un territorio possa richiedere la secessione.
        In Italia, nel nostro ordinamento, tale ipotesi non è contemplata (purtroppo) e ciò può piacere o no, ma è così.

      • Ho capito, secondo te sotto un programma politico dovrebbero essere pubblicate le avvertenze, tipo medicinale.

        VenetoStato ®
        Percorso referendario regionale per l’indipendenza – schede A4 80g/mq
        Attenzione, usare solo dietro prescrizione del vostro medico separatista di fiducia, può avere conseguenze anche gravi per la salute. Aut.Min.Rich. 340/1971

        Si può dire “ma và in mona?”
        Ciau bagaj,
        Alex

      • Le persone vanno informate su tutta la linea, non parzialmente altrimenti è inutile che ci lamentiamo dei politici italioti .
        Le persone poi sarebbero libere e coscienti di ciò che fanno.

  2. Pingback: Intervista a Alessia Bellon | VENETO STATO [Sito Web Ufficiale]

  3. Non tornerò sull’argomento referendum, ho già espresso la mia (favorevole) opinione. Vorrei far notare invece che Alessia Bellon non ha risposto praticamente alle domande riguardanti la dualità di VS. Secondo lei il problema non sussiste poiché loro avrebbero la titolarità di nome e simbolo….
    Ci sono però due formazioni politiche indipendentiste in forte contrasto tra loro. Vogliamo darci un taglio signori e signore? Lo spettacolo offerto finora è imbarazzante.

    • Sono sostanzialmente d’accordo. Penso peraltro che la posizione di Alessia Bellon sia “sindacale” nel senso che spiegavo prima per il referendum, cioè “io difendo il mio punto di vista, sta agli altri difendere il loro”.
      Però resta questa enorme contraddizione come una spada di Damocle, specialmente in considerazione del fatto che le prime amministrative importanti sono proprio a Verona, terra di Guadagnini e Chiavegato. Cosa farà VenetoStato “pizzatiano” (mi si consenta), si presenta e si ritrova una concorrenza diretta sulla scheda? Oppure viene boicottato e prende pochi voti rispetto a tutto l’elettorato potenziale? Oppure ancora finisce in semirissa come è quasi accaduto recentemente ad Isola della Scala fra supporters delle due diverse fazioni?
      Insomma, penso che una riflessione attenta sia necessaria, anche a costo di mandare giù bocconi amari. Direi che la strada principe è rappresentata dalle primarie.
      Nonostante Verona non sia luogo dei migliori (è ipernazionalista e acriticamente proTosi), sarebbe un peccato fare una brutta figura.
      Vedremo.

      Ciao,
      Alex

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