Non sono un tecnico

Oggi, leggendo Repubblica, ho scoperto che l’articolo 18 vale ben 200 punti di spread. E oltre al virgolettato del titolo, che fa pensare a Mario Monti ed Elsa Fornero, sembra che sia lo stesso giornalista a svelarci questo “retroscena”:

Lasciamo perdere i metodi con i quali sono state quantificate in 200 punti base le ricadute sullo spread di un intervento sull’articolo 18 (che sarebbero certamente interessanti, se esistessero), vorrei sommessamente far notare una paio di cose, e perdonatemi se non sono un tecnico. Il dibattito sull’articolo 18 è sicuramente interessante, e cerco di leggere e capirci qualcosa in più, di farmi una mia idea. Rimbalzo tra “i Mille” e Stefano Fassina, per capirci. Ogni volta, però, incombe su di me una domanda. Anzi, due.

La prima domanda riguarda quella che è la questione centrale: il mercato del lavoro può essere flessibile quanto si vuole, ma il nodo centrale è creare (o perlomeno non distruggere) lavoro.

Il secondo scoglio nel quale inciampo riguarda la crisi dell’Euro. Nonostante il modello che sembra imporsi per la sua (si spera) soluzione sia quello tedesco, fondato sull’austerità, spesso ci si dimentica che le radici del disastro affondano nella bilancia dei pagamenti. Mi affido a Mario Seminerio:

La stessa struttura del “nuovo” patto di stabilità disegnato dai tedeschi, che tanto ricorda quello che gli stessi tedeschi affossarono, alcuni anni addietro, dovrà spiegarci come intende gestire lo squilibrio esistenziale dell’Eurozona: il differenziale di competitività tra nucleo germanico e periferia. Quel gap, colmato negli ultimi dieci anni da imponenti riciclaggi di capitali da paesi in surplus a quelli in debito, si è improvvisamente riaperto con violenza negli ultimi anni. Se avessimo valute differenti, il problema non si porrebbe. I paesi in crisi di bilancia dei pagamenti vivrebbero forti svalutazioni del cambio ed altrettanto profonde recessioni, al termine delle quali si giungerebbe al riequilibrio. Avendo per contro una valuta unica, serve altro. Serve che si crei un differenziale di ragioni di scambio a favore dei paesi oggi meno competitivi. Un processo lento e doloroso che si raggiunge con una deflazione interna ai paesi meno competitivi, se i paesi in surplus non ritengono di accettare per sé un po’ di inflazione aggiuntiva e/o di promuovere politiche espansive della propria domanda interna.

Provo a mettermi nei panni di un imprenditore straniero che debba decidere se investire o meno in Italia, o di un imprenditore italiano che deve decidere se delocalizzare o meno; questa è la prima domanda. Allo stesso tempo – e questa è la seconda domanda – provo a pensare macroeconomicamente: come rendere l’Italia più competitiva? Nel cercare le risposte dovrò mettere in conto il costo dell’energia più alto d’Europa, un mercato del gas poco trasparente, il costo di gasolio e benzina più alto d’Europa, un accesso al credito a dir poco difficoltoso – tranne che per i finanzieri – e allo stesso tempo l’offerta di credito di “quella impresa” che fattura 135 miliardi all’anno, un debito dello Stato nei confronti delle aziende stratosferico, con gli stessi pagamenti che si allungano sempre di più, tante altre cose e, infine, il tanto odiato l’articolo 18.

Che lo spread possa tornare a livelli sopportabili e che l’Italia possa tornare competitiva e sistemare la bilancia dei pagamenti grazie a un intervento sull’articolo 18 a me sembra, sinceramente, un’utopia. A meno che la strada, e la tecnica, non sia proprio quella di una sorta di svalutazione interna – a spese dei privilegiati operai a 1.200 euro al mese – al posto di una svalutazione della Lira. Sia chiaro, però: non sono un tecnico.

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8 thoughts on “Non sono un tecnico

  1. Clap, clap, calp! 🙂
    Cominciamo a dire cose di sinistra!

    Bene, neanch’io sono un tecnico eppure mi pongo alcune domande:

    1) lo spread Dtp/Bund decennali era nel 2007 a 20-25 punti base, nel 2008-2009 e fino alla primavera 2010 è sempre stato intorno ai 100 punti base (con un picco a circa 150), poi è salito, ma restando sempre sotto ai 200 punti fino al luglio 2011. Dunque, se l’articolo 18 valesse 200 punti base, significa che fino a prima del 2010 avremmo avuto uno spread Btp/Bund negativo, cioè titoli italiani con un’affidabilità intrinseca migliore – e nel 2007 di gran lunga migliore!- rispetto a quelli tedeschi? Ma come si possono dire tali bestialità?

    2) i più alti tassi di investimento (a partire dagli investimenti diretti esteri) si hanno nelle regioni del Nord-Ovest (segnatamente Lombardia e Piemonte), cioè proprio quelle in cui si registra la maggiore dimensione media delle imprese e dunque la più alta quota di imprese sottoposte allo Statuto dei Lavoratori (in Lombardia, in particolare, il valore degli IDE sul PIL è pressoché identico a quello medio della Germania, cfr. studio sul tema di Siemes-Ambrosetti). Al contrario, laddove prevalgono imprese piccole gli investimenti sono minori. Se fosse vero, come afferma il professorino di Palazzo Chigi che l’articolo 18 “spaventa” gli investitori, quel rapporto sarebbe esattamente inverso.

    3) Un’analisi può prendere in considerazione anche i fattori più microscopici e meno rilevanti, ma un’azione di governo è fatta di priorità. Non ritengono i professorini e il banchiere che, tra i fattori limitanti la crescita e gli investimenti, sia leggermente più prioritario concentrarsi su questioncine tipo la forza e la pervasività della criminalità organizzata, un fenomeno che muove 140 MILIARDI (!!!) di euro/anno (cfr. SOS Imprese – Confesercenti), rispetto al quale i sapientoni di Palazzo non spiccicano neppure una parola, diversamente da Maroni che oltre alle parole si è speso anche nei fatti?

    4) Se mai l’articolo 18 valesse 200 punti di spread perché limitativo rispetto alla capacità di crescita del Paese (e dunque delle aspettative degli investitori finanziari), quanto valgono provvedimenti strangola-imprese, strangola-lavoratori e strangola-consumatori quali per esempio: l’aumento di 2 punti dell’IVA, l’aumento dell’Irpef, l’aumento dei pedaggi autostradali, l’aumento delle bollette del gas, l’aumento delle bollette dell’elettricità, l’aumento dei carburanti e persino delle sigarette su cui si sono prontamente esercitati i professorini appena messo piede a Palazzo? E quanto vale il fatto che i produttori di ricchezza italiani (lavoratori e imprese) subiscano la più alta tassazione d’Europa? Quanto vale, per questi campioni di liberalizzazioni, il fatto che le assicurazioni RC auto, una volta liberalizzate, sono salite del 184%, i servizi finanziari e bancari del 109%, i biglietti ferroviari delle tratte “liberalizzate” del 54%? E per il ministro-banchiere, quanto vale sulle capacità di investimento delle imprese (quindi sulla loro possibilità di crescere, quindi sulla crescita dell’economia e quindi sulle aspettative degli investitori finanziari, quindi sui tassi dei titoli e in definitiva sullo spread) il cappio che le banche stringono attorno al collo delle imprese (piccole, perché per quelle degli amici Ligresti, Zaleski, & Co, qualche miliardata si trova sempre, per carità!)?

    5) E’ mai possibile che si pensi alla “mobilità” per i lavoratori dipendenti e non si pensi mai a cacciare e chiedere i danni a manager e grandi azionisti che hanno disintegrato (oltre che posti di lavoro) aziende importanti come Telecom, riempendole di debiti, svuotandole di patrimonio, azzerando gli investimenti e gonfiando i dividendi? Ma i padroni, non li licenziamo mai (cfr. “Massimo Mucchetti, “Licenziare i padroni”)? E non andiamo mai a chiedere conto a quei governanti che hanno regalato a quella banda di ladri interi pezzi del patrimonio dello Stato (Telecom, Autostrade, ecc.)?

    Ultima domanda, questa volta a voi: se domani mattina il deputato o il senatore pincopallino presentasse un ordine del giorno in Aula che impegnasse il Governo a non cambiare lo Statuto dei Lavoratori (o a non farlo almeno fino a quando non si affrontano le priorità di cui sopra), come voterebbe il PD?

    daniele,milano

    P.S.: per Monti, Fornero, Passera, Cancellieri e viceministro Martone: se vi piace tanto la flessibilità e cambiare lavoro, perché non date il buon esempio togliendovi dalle balle subito?

      • Interessante. Grazie.
        Il problema è che i deputati e i senatori del PD lavorano a (almeno) 2 strategie diverse e su un odg del genere, con tutta probabilità, si spaccherebbero. Sarebbe un esempio micro di quello che a me pare un dato tendenziale. Finito l’anti-berlusconismo (finito perché Berlsuconi non è più presidente del Consiglio, mica per autonoma sceltsa del PD…e poi, sarà davvero finito Berlusconi?), il patchwork di visioni inconciliabili (o, peggio, il vuoto di visioni) dell’antiberlusconismo naturalmente emerge con tutta la sua forza dirompente: un percorso che riprenda le impronte della socialdemocrazia europea è chiaramente inconciliabile con un altro che si colloca, anche se non formalmente al PE, nell’ambito della tradizione popolare europea.

        A questo, anturalmente, devi agggiungere le necessità puramente tattiche tipiche (e non lo dico assolutamente con diprezzo) della politique-politicienne. Ipotesi: se domani mattina venisse giù Formigoni, definitivamente silurato dalle Procure, e se un’alleanza Lega-PdL in Lombardia tenesse (benché con il PdL fortemente indebolito), l’unica vera chance di vittoria per il PD sarebbe quella di costruire un fronte unico da SEL a Terzo Polo, passando per l’IdV. Unica chance, perché i numeri sono quelli che sono: Lega-PdL alle regionali 2010 avevano complessivamente il 58%, mentre PD, Pensionati, SEL, IdV, Verdi, PSI il 34% e l’UdC 3,8%. Pur sperando in un crollo del PdL (considerando che Fini se n’è già andato e scontando le difficoltà tanto dei ciellini quanto dei laici), se mai il centrosinistra volesse replicare una sorta di effetto-Pisapia a livello regionale per superare il centrodestra partendo da quel risultato dovrebbe almeno includere Il Terzo Polo (cioè quel 3,8 dell’Udc più qualcosa portato dai finiani). Tu ce li vedi i leader di questa carrettata di partiti con relative corernti e sotto-correnti produrre in tempi rapidi (cioè senza il lungo eprcorso di accreditamento di Piaspia a Milano, primarie, eccc.) un’opzione unitaria in grado di presentarsi con qualche credibilità (e anche di reggere più di una settimana al governo)? A me pare dura.

        daniele,milano

  2. ok, mandiamoli pure a casa anche questi qui
    chi mettiamo?
    bertinotti no, è ormai decotto
    di pietro e il suo tutti in galera?
    vendola con le sue poesie e i suoi assessori ladri?
    riesumiamo pecoraro scanio?
    i verdi e la loro guerra interna per bande?
    la banda dalema e i suoi splendidi quarantenni?
    o draghiamo la tv (santoro, gruber, fazio, gabbanelli, travaglio, …)?
    grillo, dandini, crozza, che ne dite?

  3. il progetto di Ichino è ESTENDERE le protezioni dal licenziamento ingiustificato a TUTTI i lavoratori, anche i parasubordinati e le finte partite IVA
    fingere di non saperlo è una brutta cosa
    permettere alle aziende di ridurre gli organici prima di entrare in crisi è un sistema per tutelare il lavoro
    e di attirare investimenti
    non sarà risolutivo ma non farlo mi sembra sciocco
    “già ma PRIMA bisogna fare BEN ALTRO…”
    (cominciate a tagliare e io vi dò i soldi, dice la merkel ai greci
    prima dacci i soldi e poi noi tagliamo, dicono i greci
    già, così poi voi continuate come prima, risponde la cancelliera
    ma se non cacci gli euri noi si muore, rispondono quelli…
    uovo e gallina assistono attoniti)

    • Ichino o non Ichino. Monti è stato chiarissimo in merito a quanto vuole fare “…e questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato, tutelare un po’ di più chi, oggi, è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”.

      A parte il fatto che sarei curioso di capire quali sarebbero tutte ‘ste “ipertutele”, dal 1997 a oggi abbiamo avuto due “grandi” riforme del mercato del lavoro: il “pacchetto Treu” sul cui disastro -e chi ha fatto il co.co.co. come il sottoscritto sa bene di cosa parlo – è il caso di stendere un velo pietoso, se no altro perché è frutto della sedicente “sinistra” al governo; la “Legge Biagi” (Legge Maroni per l’esattezza) del 2003 che avrebbe dovuto essere la traduzione in norma del “Libro Bianco sul Lavoro” di Biagi, appunto, ma che “purtroppo” ha tradotto solo la prima parte (riforma del mercato del lavoro) e non la seconda (riforma degli ammortizzatori sociali).

      Chi al terzo giro di (contro)riforme non ha ancora capito com’è il giro, o è un pirla o ha interessi del tutto opposti (legittimi, ma opposti) a quelli di chi lavora. Questa volta “prima vedere cammello”, cioè, PRIMA mettono sul piatto un po’ di miliardi/anno per sostenere il lavoratore flessibile quando non ha fonte di reddito da lavoro, POI, eventualmente, vediamo come ricambiare per la terza volta le forme di impiego. Tutelare di più chi oggi non è tutelato è naturalmente giusto. Ma è un credito che vantano i lavoratori dal 1997 e dal 2003 NON un prezzo che va fatto pagare, ancora una volta, ad altri lavoratori. I soldi, ‘sta volta, vadano a pigliarli altrove. Non è “benaltrismo” è una sacrosanta richiesta di giustizia sociale.

      Non faccio dell’articolo 18 un feticcio. Se fosse per me il 95% dei forestali calabresi e 2/3 abbondanti dei dipendenti della Regione Sicilia andrebbero messi alla porta seduta stante. Ma, appunto, cominciamo a distinguere un po’ tra la generalità dei lavoratori e situazioni puntuali (per quanto macroscopiche). Perché se solo uno di questi professori puzzoni avesse mai messo piede in una fabbrica (e vorrei ricordare che siamo una potenza manifatturiera, alla faccia dell’evanescente “immateriale”) si vergognerebbe di dire le bestialità che dice.

      Rimane comunque il fatto che affermare che “l’articolo 18 vale 200 punti di spread” è – per dirla con Fantozzi – “una cagata pazzesca”: Rimane comunque il fatto che i professori non hanno ancora spiccicato una parola sulla criminalità organizzata che forse è un problemuccio un po’ più rilevante per la crescita di questo paese che non l’articolo 18 (e meno male che era Berlusconi il mafioso!), né detto una parola a proposito del fatto che le RC Auto (liberalizzate nel 1994) sono le più care d’Europa e hanno un peso leggermente maggiore su imprese, famiglie e lavoratori di quanto non ne abbiano le edicole o i taxisti. Davvero, trovo inquietante e direi sospetto il fatto che questo governo sia così omertoso riguardo alle mafie. Fa veramente pensare… fa pensare che 140 miliardi di giro d’affari della criminalità organizzata facciano troppo comodo alle banche e alla finanza (cioè agli “azionisti di maggioranza” di questo governo) per permettere ai professori anche solo di dichiarare di voler fare qualcosa in merito.

      Se continuano così, me questi fanno rimpiangere la “Seconda Repubblica” almeno quanto quella ha fatto così schifo da far rimpiangere la prima.

      Spiace vedere che il partito della presunta “sinistra” italiana non sia capace di dire neppure un decimo di quanto è in grado di dire la SPD: “alle prossime elezioni, il nostro nemico non è la Cancelliera Merkel, sono la finanza internazionale e le disuguaglianze sociali”.

      daniele,milano

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