Ci passano sulla testa: il caso Malpensa – Singapore Airlines

Sulla base di un articolo di Roberto Rotondo, pubblicato sul Corriere, e della recente “Amaca” di Michele Serra che ha riacceso il dibattito su Malpensa (e di alcuni commenti On the Nord) ho fatto alcune ricerche sul caso “Malpensa – Singapore Airlines”. Ho cominciato dallo stesso Corriere e poi sono andato su Repubblica. La chiave di ricerca che ho immesso è “Passera Singapore Airlines”, perché al centro della vicenda c’è il ministro allo Sviluppo Economico, alle Infrastrutture e ai Trasporti. I risultati, però, sono stati molto deludenti. Mi ha dato molte più soddisfazioni Linkiesta.

Quando ancora era in carica il governo Berlusconi, Singapore Airlines, efficiente e prestigiosa compagnia aerea di Singapore, ha fatto richiesta per poter potenziare una propria tratta. Nella sostanza si tratta della possibilità di poter caricare nuovi passeggeri a Malpensa e far proseguire verso New York il volo che, tutti i giorni, collega Singapore a Milano. Si verrebbe così a creare una sorta di ponte aereo Oriente – Occidente, con al centro Milano. Singapore – Milano – New York, un’ipotesi quantomeno allettante dal punto di vista economico, soprattutto in questo periodo. Gli argomenti che Passera ha portato per motivare il rifiuto della richiesta della Singapore Airlines sono di due tipi. Il primo fa riferimento al fatto che la nuova rotta non aggiungerebbe nulla di nuovo, perché la tratta Malpensa – New York è già servita. Il secondo è di respiro comunitario: un vettore extra-UE danneggerebbe i vettori comunitari e l’Unione Europea non sarebbe d’accordo. Per rispondere sono sufficienti poche righe, in prestito da Linkiesta:

Sullʼultimo argomento Passera ha torto: Singapore Airlines da anni fa scalo a Francoforte sulla rotta per New York JFK, volata ora con lʼammiraglia della flotta, lʼAirbus 380 a due piani dotato di ampie, lussuosissime poltrone letto in Business Class e addirittura di scompartimenti chiusi e privati per i fortunati passeggeri che pasteggiano a caviale e champagne in prima classe. I prezzi sono allʼaltezza, i raffinati cinesi di Singapore non puntano sul dumping né sul low cost per fare concorrenza sleale alle “compagnie comunitarie” per cui Passera si preoccupa. Ma di chi si fa paladino il ministro? Lʼunica compagnia comunitaria che vola da Milano a New York è la figlioccia Alitalia di cui IntesaSanpaolo è stata la levatrice e che pare godere allʼinterno dello Stato di una lobby inossidabile.

C’è da aggiungere un documento con il quale la stessa Commissione Europea smentisce le parole del ministro, e che operazioni del tutto simili non sono state ostacolate in Germania, Gran Bretagna, Belgio e Spagna. Ed è inutile ricordare che Intesa SanPaolo, quando Passera vi ricopriva il ruolo di amministratore delegato, fu advisor dell’operazione di salvataggio di Alitalia. Il ministro sembra aver fatto una figuraccia, corroborando le voci di chi vede un conflitto di interessi alla base di questa scelta.

Sempre da Linkiesta possiamo ricavare un bilancio delle ricadute economiche:

Il piano di Singapore Airlines presumibilmente era spostare lo scalo da Francoforte a Malpensa, che dopo lʼabbandono di Alitalia nel 2008 non presenta quei problemi di congestione che sono critici per quel tipo di volo. Insieme al gigante dei cieli sarebbero arrivati a Milano le tasse aeroportuali che ora vengono incamerate dallʼaeroporto tedesco, posti di lavoro per i dipendenti di Malpensa cassaintegrati, la SEA avrebbe aumentato i suoi profitti, i conti dello Stato avrebbero visto più tasse incassate e meno sussidi pagati. LʼItalia avrebbe azzeccato un biglietto vincente della lotteria a spese della Germania, ma tutto è stato sacrificato per proteggere Alitalia, nei giorni in cui si impone la liberalizzazione urbi et orbi.

Insomma, non male. Mentre il dibattito si concentra sulla “lobby dei tassisti” e sull’articolo 18 che scoraggerebbe gli investimenti dall’estero, eccola qui, facile facile, un’opportunità per liberalizzare una fetta di mercato (facendo entrare, tra l’altro, un vettore di primissima qualità) e per attrarre investimenti.

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6 thoughts on “Ci passano sulla testa: il caso Malpensa – Singapore Airlines

  1. Ottimo post Stefano. Tutti i giornali oggi aprono con la pagliacciata di Monti sul fatto che l’articolo 18 bloccherebbe la crescita (ma quanto ci stanno pigliando per il c…?!!!).

    Tanto per dire, una tratta intercontinentale come la Malpensa-New York operata giornalmente – che implica un investimento nell’ordine di alcune decine di milioni di euro/anno da parte della compagnia – genera circa 800-1.000 nuovi posti di lavoro (tra diretti, indiretti, indotti on-site e off-site). L’equivalente di una fabbrica e neppure tanto piccola! E il governo impedisce che nascano ‘sti posti di lavoro proprio mentre nel varesotto ci sono decine di fabbriche in crisi (Whirlpool vuole licenziare 600 dipendenti solo in provincia di Varese!).

    Qualche volta, quando passo dall’aeroporto di Bruxelles mi capita di vedere una schiera di aerei di Jet Airways, una compagnia indiana che ha scelto di fare di Bruxelles un suo piccolo hub europeo che collega 5 città indiane (Delhi, Mumbai, Calcutta, Bangalore e Chennai) con 3 destinazioni nordamericane (New York JFK, New York EWR e Toronto). E ha potuto farlo proprio perché il governo belga ha concesso loro il diritto di prosecuzione dall’India verso Stati Uniti e Canada. Se la competenza in materia fosse della Commissione Europea – come dice Passera – possibile che nessuno della UE se ne sia mai accorto, visto che l’ho notato io che non vado proprio tutti i giorni a Bruxelles?!!!

    Tra l’altro, ogni anno da Milano e dintorni 130-140.000 persone volano verso New York passando da altri hub europei (Francoforte, Parigi, Amsterdam, Londra, ecc.) andando a creare ricchezza e posti di lavoro là, invece che qui. E’ assurdo che non si consenta a Singapore Airlines di compiere la tratta Malpensa-New York, sapendo peraltro che il servizio offerto è molto migliore di quello notoriamente “spartano” offerto dalle compagnie americane presenti a Malpensa (American Airlines, Continental e Delta) e anche di quello di Alitalia (che vola solo 4 volte alla settimana da Malpensa a New York e non ha, come non hanno le americane, il servizio di first class).

    daniele,milano

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