Passaggio a Nord-Est (20) – La grande fuga

Mentre a Roma il governo PD-PDL-TerzoPolo continua imperterrito nella propria campagna di inasprimento fiscale, su al Nord le imprese fuggono.

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7 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (20) – La grande fuga

  1. Non vorrei essere troppo enfatico dicendo che quello qui riportato sia “IL” problema. Di problemi ce ne sono tanti in Lombardia e in giro per il mondo (a cui siamo fortemente interrelati e, quindi, ci riguardano), per carità. Però è senza dubbio uno dei principali problemi.

    E’ pazzesco quanto silenzio copra questo sistematico sterminio di imprese che è – concretamente – sterminio ci chi genera la ricchezza di cui poi TUTTI godono. E’ pazzesco come, di fronte all’atto suicida che sta compiendo questo disgraziato paese, il dibattito pubblico – politico e mediatico – sia occupato in blatere sulle liberalizzazioni dei taxi, gli stipendi dei parlamentari, le balle sul presunto freno all’economia rappresentato dall’art. 18 o altre gigantesche cazzate che all’occhio di una persona cerebralmente normodotata appaiono per quel che sono: inezie.

    Viene il sospetto che si parli di taxi, per esempio per non parlare di banche, delle loro responsabilità nell’attuare un modello di business prevalente che ha sostanzialmente privato il tessuto più sano delle imrpese italiane della possibilità di credito per investimenti, portando all’assurdo per cui il 90% del credito viene erogato al 10% delle imprese, peraltro tante volte senza alcun motivo se non quello delle buone relazioni e degli incroci azionari incestuosi tra azionisti delle grandi imprese e banche. Si parla della bufala dei taxi e dei farmacisti, per nojn dire che i costi dei servizi bancari e finanziari sono cresciuti del 109% da quando sono stati liberalizzati (1994). E si parla della “casta” dei politici e delle sue prebebnde per non parlare del vbero e proprio furto perpetrato ai danni di piccoli azionisti, lavoratori e fornitori dalla “vera casta” che è quella di grandi manager capaci di auto-ricoprirsi d’oro con stipendi e bonus plurimilionari anche quando le imprese da loro gestite crollano nel fatturato, nelle vendite, nella redditività e in Borsa.

    E si parla di taxi e farmacisti, per non parlare del fatto che questo governo – tanto quanto e forse più – di quelli che lo hanno rpeceduto, non è capace altro che di agire sul fronte delle entrate senza toccare un solo centesimo nelle spese a meno che non si tratti di spremere ancora i pensionati o tagliare lineramente la sanità anche a chi la sa gestire bene come la Regione Lombardia. Aumento di 2 punti dell’IVA, aumento retrattivo dell’Irpef, reintroduzione dell’ICI (ma non sugli immobili delk Vaticano, naturalmente), aumento dell’accise sui carburanti, aumento delle accise su gas ed elettricità, aumento dei pedaggi autostradali, aumento del tabacco e delle sigarette, costringere i pensionati a ritirare la pensione in banca pagando le commissioni, sgunzagliamento di GdF, Agenzia delle Entrate ed Equitalia contro bar e ristoranti che va benissmo, ma va molto meno bene quando invece non si fa altrettanto né per bloccare le elusioni miliardarie di banche, assicurazioni e grandi imprese, né per riportare a livelli non dico europei, ma almeno sudamericani quel buco nero civico che si chiama Mezzogiorno in cui è possibile che esista un’evasione del 45% sugli immobili o del 90% sulla Tarsu… per fare questo bastavano Tremonti o Visco, anzi, erano persino meglio.

    Non un provvedimento che si occupi di come ridurre la mostruosa pressione fiscale su imprese e lavoratori, non un provvedimento per l’efficientamento dei procedimenti civili e penali, non un provvedimento per lo snellimento delle procedure autorizzative, non un soldo per le infrastrutture laddove servono di più e, soprattutto, non un solo provvedimento teso a ridurre le enormi spese di risorse pubbliche in quelle amministrazioni che eccellenono nello sperpero, nel clientelismo, nell’inefficienza della macchina e nell’inefficacia delle politiche. NIENTE.

    E poi, non so se avete notato, non una sola parola su quel piccolo problemino da 140 miliardi di euro/anno che va sotto il nome di criminalità organizzata. Un silezio tombale che ha il sapore dell’omertà e della connivenza.

    Ma come pensano questi signori – e i partiti che gioiosamente tengono in piedi il governo tecnocratico (non tecnico!) di professori e banchieri – che si possa innescare una crescita solida e duratura senza sgravare le imprese almeno di una parte dei cappi che le stanno uccidendo (tasse, burocrazia, mancanza di servizi adeguati a costi competitivi, mancanza di credito e pressioni della criminalità organizzata)? Con i taxi? Con le farmacie? Con le edicole? con la cacchiata dell’articolo 18? Ma come si fa a bersi ‘ste pirlate?

    daniele,milano

    P.S.: ah, a proposito del presunto spirito liberalizzatore di questo governo. qualcuno ha seguito la vicenda della concessione a Singapore Airlines della possibilità di mettere il volo Malpensa-New York in prosecuzione del Singapore-Malpensa? Com’è che lì il governo non liberalizza niente? Com’è che i paladini della contestazione dei conflitti d’interesse di Berlusconi qui non spiccicicano una parola a proposito del conflitto del Ministro dello Sviluppo Economico? persa la voce? O semplicemente ipocriti?

    • Caro Dan,
      tu hai messo per iscritto il finale che a me è rimasto nella tastiera: la vicenda di Malpensa e della mancata concessione a Singapore Airlines è una della porcate più grandi a cui abbiamo assistito in questi mesi di governo Monti. Nel lessico politico e basso-cronachistico la porcata per definizione è la legge Calderoli, ma nella realtà delle persone che lavorano, producono, viaggiano, mandano avanti insomma la nostra Lombardia e, grazie ad essa, pure la baracca tricolore, la vera porcata è l’atteggiamento omertoso e mafioso del governo verso Malpensa.
      Aggiungo solo una postilla sull’articolo 18. Squinzi della Mapei, che non è proprio il primo pirla che passa per la strada, ha detto chiaramente che in questo momento storico l’ultimo dei suoi pensieri è l’articolo 18, mentre il primo è la tassazione, quel Total Tax Rate che nelle dedcine di stati in cui Mapei è presente è pari al 34%, mentre qui, nella “patria”, è al 50%. Ricolfi l’ha spiegato bene: oggi ci sono tantissime imprese, grandi, medie e piccole che in altri mercati sarebbero perfettamente in grado di correre, mentre qui vanno in perdita, mentre all’estero ce ne sono altrettante che, se pagassero le tasse a Roma, sarebbero già ampiamente fuori mercato.

      Ma naturalmente il problema sono la legge elettorale, il bastone e la carota della Fornero, le battute cretine di Monti e di qualche suo viceministro, i ladri di PD e PDL. E ovviamente la Lega.

      La mucca lombarda non sta bene, è ora che il PD lombardo faccia scelte coraggiose. Ma come diceva la Serracchiani? “Il coraggio che manca”, no? Appunto.
      Comunque, giusto per spiegare meglio cosa intendo, basterebbe ad esempio che componenti del PD lombardo cominciassero a dire: “a queste condizioni di prelievo fiscale e di redistribuzione territoriale l’unità è in discussione”. Non sarebbe un proclama separatista, bensì la presa d’atto che la secessione diventa inevitabile se non cambiano radicalmente le cose.
      In redazione, se ci siete, battete un colpo. Mi pare che di una presa di posizione del genere si possa discutere, o no? Senza indugi, però, perchè migliaia di lavoratori stanno perdendo il posto, le aziende scappano, se non si introducono immediati incentivi fiscali per trattenerle (riduzione del Total Tax Rate) la fritatta sarà fatta e dopo non si può tornare alle uova.

      Ciao,
      Alex

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