In diretta da Varese, #ciaolega

17.50 – Giù al Nord finisce qui. No, è uno scherzo, ci si vede su On the Nord, mi raccomando.

17.38 – Tocca a Civati: “Il nostro partito ha il compito di cambiare la politica, da qui, anche nel Mezzogiorno”. “Quando parliamo di cambiare il porcellum – il porcellum l’ha fatto la Lega, compromettendo l’agibilità democratica – parliamo di un rapporto a tempo determinato dei nostri eletti. Dobbiamo lanciare una campagna contro la corruzione, e quindi ‘ndrangheta, movimento terra: la corruzione è un fatto morale ma anche economico”. Queste cose le facciamo con un’idea della politica dinamica e curiosa, senza pregiudizi ideologici. L’idea è di proseguire questo viaggio in una sorta di campagna pre-elettorale. “Dobbiamo provare a usare parole nuove e antichi valori”.

17.27 – Arriviamo alle conclusioni. Inizia Alessandro Alfieri che si impegna a raccogliere le istanze emerse in questa giornata, a condividerle e a fare squadra. “Non abbiamo l’ambizione di tirare le fila di tutto ciò che è stato detto, perciò mi limiterò ad alcune proposte”. Viene citata quindi la proposta sul consumo di suolo emersa nel pomeriggio, la riforma della legge elettorale per poter scegliere direttamente i propri rappresentanti (magari, così, riusciamo anche a pensare e applicare una politica industriale seria), il federalismo, come ne abbiamo parlato questa mattina,  e gli enti locali, in un’ottica di gestione associata dei servizi dando ai Comuni un incentivo molto forte di tipo fiscale. L’impegno a incentivare le società di mutuo soccorso.

16.55 – Bonomi e quindi Malpensa: “L’ultimo piano nazionale aeroportuale risale al 1986, il paleolitico”. “Il tema è la frammentazione delle attività svolte dai numerosi aeroporti, non il loro numero, il tema è quindi la pianificazione”. “Pensate che con il sistema politico attuale possa esservi un governo capace di fare una politica industriale? Un governo capace di giocarsi il consenso di alcune parti del territorio?”. “Le infrastrutture non sono che leve per la competitività di un territorio”.

16.40 – Scusate, mi sono perso Filippo Taddei (che ha esposto la sua proposta fiscale, dal mobile all’immobile) e Cristina Giudici. Ora, sul palco, dialogano Matteo Fenaroli, Giacomo Buonanno, Michele Graglia e Giuseppe Bonomi. Partiamo con la questione del cambiamento generazionale che molte PMI si trovano ad affrontare, e quindi la sfida del cambiamento che è da interpretare “non solo dal punto di vista della famiglia, per capire quali siano le necessità dell’impresa nel mondo di oggi. Fondamentale sapere che essere figlio di un imprenditore non vuol dire saper fare l’imprenditore”. “Il tessuto produttivo fondato su una miriade di piccole imprese ha soprattutto un grande valore, cioè la cultura di impresa, la storia del fare impresa, che non si inventa dal nulla”.

16.08 – Economia e liberalizzazioni. Marco De Allegri: “Basta con l’esame di Stato, che serve solo a consentire agli ordini professionali di regolare l’ingresso”. “La tutela dell’interesse pubblico si fa garantendo un numero minimo e non massimo di persone che offrano un servizio sul mercato. Oltre quel limite saranno gli attori del mercato a giocarsela tra di loro”.

15.52 – Economia e liberalizzazioni. Enrico Corali: liberalizzazioni, svantaggi e vantaggi per il consumatore e ricadute sull’economia reale. Da trattare con le pinze, perché esiste il rischio che si realizzino diversi paradossi.

15.38 – Nuovo modello di convivenza, tocca a Ilda Curti. Governare il cambiamento significa affrontare un lavoro immenso, e serve il coraggio necessario per guardare oltre le scadenze elettorali. “La città come un luogo dove si pensa di trovare, dove si trova una vitalità che non evita i problemi ma rende possibile macinarli, senza usare le taniche di benzina che creano consenso”. Insomma, il modello è quello torinese: “tenere insieme il giorno e la notte della città, è questa la ricchezza della città”.

15.30 – Ambiente e territorio. Paolo Pileri: “I consumi di suolo arrivano da una legge assurda, una vergogna a livello europeo, che ci permette di usare il bene per le feste di paese. E in secondo luogo viene utilizzato come potere, con il rischio della corruzione e del familismo amorale: i comuni sotto i 5mila abitanti sono in sofferenza urbanistica”. “Non esiste l’accordo con i privati in urbanistica, c’è bisogno di una volontà indifferente ai poteri economici”.

15.15 – Ambiente e territorio. Dino De Simone: il PGT di Varese sarà un PGT a consuntivo.

15.02 – Ambiente e territorio. Eugenio Comincini (Sindaco di Cernusco sul Naviglio) Parla del governo del territorio e della costruzione di un PGT per fermare il più possibile la spinta all’urbanizzazione.

15.00 – Siamo ripartiti. E’ toccato a me presentare l’aggiornamento di “Un Po di contraddizioni – Il libro verde della Lega”, che trovate qui.

13.40 – Siamo andati un po’ lunghi. Ci vediamo nel primo pomeriggio, intorno alle 14.30.

13.02 – Il federalismo al tempo della crisi. Alessandro Cè: “Non mi sento pentito della Lega, mi sento tradito dalla Lega, per la mancanza di atti conseguenti”. “Il federalismo va fatto per superare il dualismo e per affermare il principio di responsabilità”. “Mi sono accorto che non c’era più, da parte della Lega, l’idea di andare verso il federalismo quando, nel 2003, la devolution era quasi fatta e la Lega ha ceduto alle pressioni dell’UDC”. “La Lega si era venduta a Berlusconi”. “In Regione Lombardia, se ci sono delle società anonime che prendono appalti pubblici, quelle società non devono più prendere appalti pubblici, questa è la politica delle persone serie, di quelle persone che vivono la politica come sacrificio. Quindi: corruzione, clientele, inefficienze”. “Una tassa che sia completamente comunale, e una tassa che sia completamente regionale”.

12.49 – Il federalismo al tempo della crisi. Enrico Borghi (Anci): “La Lega nasce dal desiderio che la politica liberasse e non accompagnasse il Paese”. “Non può esistere in natura un federalismo prodotto dal centro, serve un patto tra i territori, dal basso, non è sufficiente occupare il palazzo”. “Dobbiamo trovare le condizioni per cui se la Lombardia può correre, deve correre, ma non a discapito della Calabria, viceversa, perché se il Sud non funziona è un problema anche per il Nord”. “Invece che svendere il patrimonio pubblico, per abbattere il debito, valorizziamo questo patrimonio pubblico e collettivo”.

12.26 – Il federalismo al tempo della crisi. Marco Stradiotto: “Autonomie locali e i comuni sono gli enti più virtuosi”. “Esiste una situazione di trasferimenti di risorse che va modificato”. “Nel 2001 Lega e PdL hanno sbagliato a non agganciarsi alla riforma del Titolo V della Costituzione: andava fatto allora, perché nel breve periodo il federalismo comporta spese maggiori, non minori”. “Nel federalismo comunale così come è stato pensato non esiste il pago, vedo, voto“. “L’errore più grave sarebbe abbandonare il federalismo proprio ora”. Stradiotto propone una modifica ai flussi previsti dal pacchetto federalismo, per dare maggiore autonomia ai comuni, “la parte migliore della pubblica amministrazione”. Conclusione con un grafico e arrivando all’obiettivo: abbattere la spesa corrente di 100miliardi e aumentare la spesa in conto capitale di 50miliardi, per tornare a essere competitivi.

12.26 – Il federalismo al tempo della crisi. Marco Alfieri: “E’ un errore pensare che il federalismo sia marginalizzato”. Alfieri cita alcuni dati, tra cui il residuo fiscale, l’incidenza della spesa pubblica sul PIL per ciascuna regione, la discrepanza tra redditi e consumi, l’intensità dell’evasione fiscale. “E’ immaginabile avviare un percorso di crescita del Paese sulla base di queste discrepanze? Così torniamo al nodo del federalismo, sempre che si voglia uscire uniti dalla crisi”.

12.10 – Tocca a Lynda Dematteo, introdotta dal sindaco di Sesto Calende (si scherza). “Premetto che Bossi è un idiota, nel senso etimologico del termine. Idiota perché uomo del contado, apprezzato dalle persone della periferia che si meravigliano della sua sicurezza”. “Si tratta di una vera e propria leggenda, che paragona Bossi a Alberto da Giussano”. I leghisti hanno l’intelligenza di usare a proprio favore i commenti negativi che vengono fatti su di loro, per disprezzarli. “La maschera di Bossi è prima di tutto una voce cavernosa, capace di esprimere la rabbia dei suoi seguaci”. “I leghisti urlando ‘Bossi, Bossi!’ come si gridava ‘Duce, duce!”. La Padania scredita l’Italia, invece di contribuire a innovare il Paese per la costruzione di una nuova unità geopolitica.

11.50 – C’è ancora una questione settentrionale? Maurizio Martina: “Venti anni fa, in quegli anni, ci siamo sentiti messi all’angolo dal cambiamento. Era una cosa fine, e noi non l’abbiamo colta. Ma la modernità ha rotto quello schema”. Su Malpensa: “Forse è vero che la Lega ha fatto da sindacato del territorio, ma se ne ricorda solo quando è all’opposizione”.

11.46 – #giùalnord potremmo avere una sorpresa:

11.30 – C’è ancora una questione settentrionale? Aldo Bomoni: “Il leghismo ha stimolato un di più di ragionamento”. “Primo deficit politico: la Lega ha messo il dito nella crisi della comunità, lo spaesamento – restare letteralmente senza paese. E così quei territori che erano margine sono diventati centro, con la crisi del fordismo”. Il secondo deficit politico è rispetto alle PMI e agli artigiani. Inoltre la Lega ha scavato all’interno della “composizione di popolo”, nei sindacati, ad esempio. “I leghisti sono stati gli imprenditori politici della paura”, mentre noi nascondevamo la polvere, come sull’immigrazione.

Le tre grandi discontinuità che stiamo vivendo: 1) “Siamo nella fase storica della crisi profonda del capitalismo molecolare, e la Lega è in difficoltà per questo”, ci troviamo ora nel capitalismo delle reti, “che significa ENI, ENEL… e non so se Monti riuscirà a scardinarlo”. 2) Una crisi delle comunità, la Lega non è riuscita a creare le comunità venete o lombarde. 3) E’ cresciuto, in questi venti anni, un “terziario straccione, le partite IVA, quelli che chiamiamo precari”, che sono quelli che hanno votato Pisapia.

La sfida è mettere in piedi un nuovo capitalismo, mentre la Lega vuole rinnovare il “capitalismo molecolare”. “Far tornare la finanza a investire nell’economia reale”. Il PD deve mettersi in mezzo, non solo nelle aree metropolitane, deve contaminare le aree verdi che stanno attorno.

11.12 – C’è ancora una questione settentrionale? Laura Puppato: “La musealità del Nord è il conservatorismo. Il Nord ha concesso una delega in bianco alla Lega, che si presentava come movimento e come garantista delle genti e del loro territorio”. Un’idea quasi ossessiva che è diventata la morte di questi territori: “se qualcuno ti dice che sei il migliore, perché dovresti essere stimolato a cambiare tutti i giorni?”. “La Lega, invece di accettare la sfida del mercato, sul merito e sulle capacità di creatività, propone la svalutazione competitiva assicurata dal ritorno alla Lira”. “Il PD torna a essere uno strumento di questo Paese se è in grado di cancellare le rendite di posizione, le clientele: il Nord non si può permettere di vivere sotto una cappa di piombo di questo genere”. In Veneto è stata registrata una crescita incredibile dei reati di concussione e corruzione: “il tema della legalità come tema nazionale, perché non è sufficiente un tessuto sociale sano e solido”.

10.55 – C’è ancora una questione settentrionale? Giorgio Gori: “Esiste un disagio di natura economica e una sensazione di insicurezza”. “C’è un’altra questione, sottostante: la lontananza dalle questioni collettive”. Con la crisi dei partiti è nata un’Italia corporativa, arroccata in difesa di segmenti dell’elettorato. “Delegando agli altri la cura dello Stato ci rendiamo irresponsabili”. Gori cita Ciampi: “Quanto più ci si disinteressa della vita pubblica, tanto più si indeboliscono lo spirito di solidarietà e la capacità di comprendere la condizione degli altri”.

10.46 – Seguiteci anche su Twitter. Hashtag: #giùalnord

10.35 – C’è ancora una questione settentrionale? Dario Di Vico: “Dobbiamo riconoscere un debito culturale nei confronti della Lega. Dopodiché, il primo nordismo sembra aver terminato la sua spinta propulsiva”. La risposta della Lega, al momento, è statica, basata su una concezione museale del Nord, come area da conservare. Qui c’è lo spazio per il centrosinistra (magari con ricambio generazionale). “Le risposte, al territorio, le devi dare”, studiando anche i frigoriferi.

10.20 – Cominciamo. Introducono Tommaso Valle (ViE) e Andrea Civati (Prossima Italia). “C’era una volta, qui al nord, la Padania. L’invito, per oggi, è a dare delle risposte precise, superando le risposte localiste e idiote”. A seguire, il saluto del segretario provinciale del Partito Democratico, Fabrizio Taricco.

9.45 – Siamo quasi pronti per metterci in viaggio. Seguiteci, da Trieste a Torino.

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4 thoughts on “In diretta da Varese, #ciaolega

  1. Ci sarà qualcuno che parla alle imprese? Se no che c’andiamo a fare?
    Il mio piccolo contributo da prossima Italia.
    A proposito di prateria del nord

    riprendo dal blog di ciwati il seguente passo:
    Abbiamo tutta una prateria, davanti. O meglio, abbiamo tutta una pianura davanti, che va da Torino a Trieste, costellata da piccoli (spesso micro) imprenditori, con l’orecchio teso. Sono gli stessi sui quali la Lega ha costruito il proprio consenso, e sono gli stessi ai quali dovremo dare risposte precise, un minuto dopo che il governo Monti e lo stato spread-emergenziale sarà finito, quando la politica, lavate le proprie vesti, tornerà al ruolo che le compete.

    L’attenzione che la sinistra rivolge alla piccola e media impresa è la stessa che il PCI emiliano si ricordava doverosa in occasione delle elezioni ,comunali,provinciali,regionali e politiche .
    Tra una elezione vinta e l’altra pure,della piccola e media impresa (il famoso ceto medio)non fregava niente a nessuno.
    La contraddizione è intrinseca della sinistra: l’impresa è un soggetto non classificabile oppure di destra.

    Escursus filosofico:
    non è sempre importante discutere della cosa in sé,(dell’impresa)ma del senso da dare alla cosa (l’impresa.)

    La funzione dell’impresa può e deve configurare per la maggior parte della propria azione un veicolo di progresso ,di benessere,di sviluppo delle idee e della innovazione;della formazione e della informazione;del finanziamento dello stato e della società;della relazione tra le persone;del senso di squadra (team,staff,brainstorming,ecc…)di leadership democratica.
    L’unico aspetto neutro e strettamente individuale è il profitto (dividendo) al netto delle imposte.
    Non invento nulla.L’etica del capitalismo non l’ho inventata io;la cito semplicemente.

    Quanto sopra può essere,naturalmente ,ribaltato nel senso socialmente opposto.
    L’unica cosa che non può essere ribaltata è il profitto.
    Il primo senso è di sinistra,il senso opposto è di destra +/- conservatrice,+/- autoritaria.

    L’impresa è necessaria;l’imprenditore è indispensabile.Non tutti possono farlo.
    L’imprenditore è persona tenace,coraggiosa,geniale. Non ha orari di lavoro;spesso sacrifica la famiglia (a torto).Il più onesto crede che può fare a meno dello Stato.(senza convinzione)

    Qual’è la differenza tra una multinazionale che sfrutta la foresta amazzonica e la Fiat di Marchionne?
    Risposta:nessuna!
    Entrambi non hanno uno Stato che fissa regole e le fa rispettare.(infrastrutture,ricerca,attrattiva di investimenti,giustizia civile,burocrazia certa ed efficiente,pubblica amministrazione di servizio,alto tasso di criminalità).

    Eppure Marchionne sarebbe uno da tenersi stretto.(il discorso necessita di altra sessione)

    Non ho voluto.qui,fare l’elogio dell’impresa;semplicemente affermare che il valore dell’impresa non fa parte del patrimonio culturale ,innanzitutto,e politico del PD:quante volte Bersani ha pronunciato la parola impresa in un contesto di programma di governo,negli ultimi tre anni ?

    Se vogliamo ,e dobbiamo,percorrere la prateria del nord imprenditoriale,dobbiamo “sentire “le necessità della impresa “tout court”,micro,piccola,media e grande.
    Un esempio:la vicenda Ideal Standard di cui la Serracchiani ha abbondantemente relazionato.
    Quando un’impresa fallisce o chiude parte o tutti gli stabilimenti,occorre sapere “perchè”

    Le cause possono essere molteplici.(anche questo argomento merita altra sessione,tutta di natura squisitamente politica ,sociale e filosofica)
    L’assunto è che l’impresa ha una funzione sociale (assunto di sinistra);la causa del fallimento o della chiusura dev’essere di dominio pubblico.Solo così possiamo capire come si può governare appieno l’economia reale e fornire i servizi essenziali per un sostegno non assistenziale all’impresa . Non aspettando il minuto successivo alla fine dello spread-emergenziale del governo Monti,bensì coltivando sin d’ora una cultura di governo nella quale si riconosce buona parte della imprenditoria nazionale ed internazionale.

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