Peccato, Maroni il 28 gennaio è al Parlamento del Nord

Roberto Maroni (in codice “quello bravo”) ha risposto piccato alla notizia della nostra convocazione di Giù al Nord. Tra recessione e secessione.

Mi sento di rassicurare ulteriormente l’ex Ministro.

A Varese non si parlerà di Lega. Piuttosto si parlerà di ciò che la Lega non ha fatto. Differenza non da poco.

Il contributo di Lynda Dematteo e di Alessandro Cè, che abbiamo simpaticamente chiamato il “pentito leghista”, va proprio nella direzione di raccontare le grandi contraddizioni leghiste, le domande inevase, i suoi fallimenti.

A Varese ci sarà soprattutto proposta che verrà anzitutto impersonificata attraverso i tanti amministratori che in questi anni hanno contribuito a costruire una proposta politica originale con idee innovative e soluzioni concrete: Eugenio Comincini, Ilda Curti, Stefano Boeri, Laura Puppato.

Poi ci sarà chi da tempo lavora sui temi concreti che interessano il Nord: Filippo Taddei (che, prima che tutti ne parlassero, ha proposto una diversa tassazione che valorizzasse il lavoro, penalizzando la “rendita” immobiliare) e Marco Stradiotto che da tempo afferma, dai banchi del Senato, il fallimento del federalismo fiscale in salsa verde.

Caro Ex Ministro, stia tranquillo: a Varese non ci saranno i “soliti sinistri”. L’incontro – come tutti quelli che abbiamo promosso negli ultimi anni – sarà aperto a chiunque abbia una proposta e un’idea intelligente, sia esso del PD o meno.

Fa poi sorridere che sia proprio Maroni a parlare di una sorta di
“persecuzione” verso la Lega. Dopo vent’anni di maggioranza negli enti locali e nel governo nazionale, ci sembra che i risultati leghisti si commentino da soli. Nessun attacco, quindi. Basterà raccontare lo stato delle cose.

La tentazione di invitare anche lei, caro Ministro, ci è venuta. Per lanciarle una sfida a fare una vera proposta per il Nord.

Poi abbiamo scoperto che aveva cose più importanti da fare: il Parlamento del Nord è convocato proprio per quel giorno.

L’invito, rivolto a tutti ma proprio a tutti, è quindi quello di animare Giù al Nord con i loro contributi e proposte. Partendo da Facebook e dal web (su questo sito o scrivendo a onthenord@gmail.com).

Chi non viene, si tiene il Parlamento del Nord.

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17 thoughts on “Peccato, Maroni il 28 gennaio è al Parlamento del Nord

  1. Premesso che credo che il teatrino di via sacco sia troppo piccolo per la giornata del 28 gennaio (e spero..di non sbagliarmi), io mi aspetto un’analisi del perché i rappresentanti del Nord, quelli della Lega su tutti, abbiano fallito così miseramente a portare in tutta Italia un certo modo di essere, nordico appunto. In Nord era il simbolo di una produttività moderna e svincolata da aiuti pubblici. Era il simbolo, anche, di un’accettazione dell’altro meno emotiva ma più pratica: i buoni lavoratori sono tutti cittadini del nord. In diciott’anni di Lega al governo di ciò non ho visto traccia,anzi. Personalmente credo per due motivi: uno è che molti leghisti non rappresentavano per nulla tale spirito e, due, perché tale spirito in realtà era solo fuffa.

    • No, sebbene la tua analisi sia interessante e in ampie parti condivisibile, il finale è sbagliato. E’ vero che moltissimi leghisti si sono dimostrati teste di cazzo (altro termine non mi viene), nonché corruttibili. Ma ce ne sono altrettanti che hanno ben rappresentato lo spirito del Nord. E, appunto, tale spirito non è solo fuffa, ma è realtà, altrimenti non si spiegherebbe come mai il Nord sia da sempre uno dei cuori pulsanti d’Europa, dove la gente arriva, lavora, migliora la propria condizione. Non è il Paradiso (dove sarebbe il Paradiso, del resto?), ma è uno dei luoghi migliori al mondo, sotto molti punti di vista.

    • Sulla Lega, sono in parte d’accordo.
      Su quello che chiami “lo spirito del Nord” che sarebbe “fuffa”, invece assolutamente No. E non è una “opinione”, sono i fatti a mostrarlo chiaramente. Se quello “spirito” non ci fosse, sarebbe abbastanza complicato spiegare, per esempio:

      – come abbia fatto la parte più dinamica del sistema economico, cioè quello delle aziende vocate all’export (dunque il Nord, che dell’exporta fa oltre il 70%), a sopravvivere a morte sicura come molti prevedenvano a casusa a) del rafforza mento della moneta seguito all’introduzione dell’euro e b) all’impossibilità di attuare svalutazioni competitive;

      – come possa stare in piedi questo stesso sistema economico con la pressione fiscale reale sull’imrpesa e sul lavoro di gran lunga più alta d’Europa e i servizi (giustizia, trasporti, pubblica amminsitrazione, energia, ecc.) più scarsi e più cari d’Europa; (cfr. esportazioni Istat, che non è leghista).

      – come abbiano fatto questi territori ad accogliere e integrare in un tempo (pochi anni) che non conosce uguali in Europa e tutto sommato bene (senza particolari difficoltà, segregazioni o violenze), anzi molto meglio che non in altre regioni italiane e che in altri paesi europei, una massa di immigrati che in Italia ha superato (in rapporto alla popolazione autoctona) la media di paesi come la Francia e che in alune aree del Nord ha ormai abbondantemente superato il 20%. (cfr. Caritas Migrantes, che non è leghista).

      Quello che invece mi sembra allarmante è che questa capacità (o “spirito”), sta perdendo sempre più colpi, da un lato ertamente per la crisi economica, ma dall’altro (e soprattutto) perché il Nord non può reggere indefinitamente uno sforzo così pesante in nome di una supposta “solidarietà” che assomiglia molto diu più a un sistematico saccheggio (per dirla con Ricolfi, che leghista certamente non è).

      Solo una notazione in chiusura. Se per “Lega al governo” ti riferisci al governo nazionale, è forse il caso di ricordarsi che nei18 anni cui fai riferimento, la Lega al governo c’è stata 9 mesi tra il maggio 1995 e il gennaio 1995, 5 anni tra il giugno 2001 e il maggio 2006 (4 anni e 11 mesi, per l’esattezza), e 3 anni e mezzo tra il maggio 2008 e il novembre 2011, per complessivi 9 anni e 2 mesi. Gli altri 8 anni e 6 mesi (dunque solo 8 mesi in meno che saranno presumibilmente abbondantemente recuperati con il Monti 1 sostenuto da Pd, PdL, UdC e IdV) trascorsi dal maggio 1994 a oggi sono in capo al centrosinistra (Prodi 1, D’Alema 1, D’Alema 2, Amato 2, Prodi 2) o a governi tecnici sostenuti anche dal centrosinistra (Dini, Monti). Il luogo comune del “ventennio di dittatura berlsuconiana”, a parte l’evidente cretinata della “dittatura” (che a dispetto della leggerezza con cui il termine viene pronunciato è cosa seria dove normalmente chi osa dissentire viene fucilato) è una delle tipiche balle accreditate dai giornali che si ciucciano tutti per la pigrizia di non fare due conti o per la malafede di volerlo lasciar credere al popolo bue.

      daniele,milano

      • Daniele, sulla prima parte economica assolutamente d’accordo.
        Sulla seconda un po’ meno, al di là del calcolo matematico sulle legislature.
        È indubbio che esista un enorme responsabilità. Per il Prodi 1 il mio giudizio è positivo: negli ultimi anni è stato l’unico ad agire con cognizione di causa. Il Prodi 2 è stato un calvario sin da subito un po’ per l’insipienza Del csx un po’ per numeri risicati. Quindi quantomeno la Lega ha la responsabilità di 9 anni di governi con maggioranze bulgare e 20 anni di governo locale. Risultati? NESSUNO.

      • Daniele, invece io avrei da ridire 🙂 che secondo me “ventennio berlusconiano” è un termine che ci sta, perché anche se B non ha governato per venti anni è pur sempre vero che la sua figura ha condizionato un’era politica, vedendo lui al centro della scena pubblica, anche quando si è trovato all’opposizione. I risultati si sono visti, più sul piano “culturale” che su quello politico. Ieri pensavo che per le dimissioni di Malinconico non c’è stato neppure il tempo di indignarsi. La Lega, a un certo punto della sua vita, ha deciso di allinearsi completamente – ma proprio completamente! – con B e per questo, nell’immaginario comune, è difficile non accostarla al “ventennio berlusconiano” (seppure nei primi tempi ci siano stati degli strappi).
        Sull’abuso del termine “dittatura” sono completamente d’accordo.

      • @ Stefano e Andrea

        Non so, a me quell’espressione non piace perché è assolutaoria delle responsabilità micidiali della sinistra, dal mio punto di vista assai peggiori di quelle di Berlusconi. “Ventennio Berlusconiano” può essere un ottimo slogan da propaganda, attività rispettabile ma notoriamente bugiarda. Il fatto che Berlusconi fosse al centro della scena anche quando stava all’opposizione (tutto da vedere… personalmente – e non sono uno disattento alla politica di solito – non ricordo una mazza di Berlsuconi tra il ’95 e il 2001… qualcuno m’aiuta? cacchio ha fatto in quel periodo?) a me fa pensare più al “Ventennio di vuoto pneumatico della sinistra”. Ma se proprio dovessi definire questi ultimi 20 anni mi verrebbe più da dire che è stato, in Italia, il Ventennio del dominio incontrastato dell’ideologia libersita (incarnata a parole dal centrodestra e dal centrosinistra anche nei fatti) il cui fallimento (col suo merdosissimo lascito) abbiamo oggi tutti quanti sotto gli occhi, nonostante qualche pirla continua a parlare a vanvera di presunti benefici delle liberalizzazioni (presunti perché i fatti dicono l’opposto, cfr: CGIA Mestre su liberalizzazioni e aumento dei prezzi), delle privatizzazioni (Telecom, autostrade, Alitalia e altri furti del genere), delle deregulation (soprattutto sul lavoro, Treu+Biagi docet) e altre amenità di questo tipo tornate in gran voga con ‘sta disgrazia di governo qui, oggettivamente il più destrorso degli ultimi 20 anni.

        daniele,milano

    • In effetti il Santuccio potrebbe essere piccolo (tiene 200 persone). Certamente lo spero…:-).
      Lo abbiamo preferito ad altre sale più grandi perché permette a chi parteciperà di non sentirsi escluso ad ascoltare ma anzi partecipe.
      La forma circolare permette a tutti di sentirsi coinvolti, esattamente quello che vorremmo comunicare.

  2. Le risposte che mi avete dato confermano che sul tema sarebbe bello si parlasse al santuccio. Mi avete fornito dati e giuste analisi. Sui diciott’anni della Lega di governo: evidente approssimazione ma comprendente anche i governi locali (da Milano alle regioni del nord). In alcuni casi si è visto uno spirito nuovo, poi però si è smarrito. Io ho detto molti leghisti, intendendo appunto non tutti e forse neanche la grande maggioranza: conosco personalmente persone che sotto il simbolo della Lega hanno amministrato veramente bene e con spirito di sacrificio. Penso però che “lo spirito del nord” (brutto termine, ma nel momento non me ne viene altro: però ci siamo compresi) non è entrato nella prassi amministrativa, neanche dei nostri comuni. Probabile che le tesi di Ricolfi siano corrette, devo però capire quale sia la forza politica che possa far cambiare il vento in tal senso: la Lega, insisto, sul punto ha fallito(aggiungerei: a mio parere…ma pare banale dato che sto scrivendo io:)
    Grazie

    • Le tue riflessioni mi stimolano molto, e vorrei avere più tempo per rispondere, ma ahimè devo contribuire allo stipendio dei dirigenti della Regione Sicilia…
      Battute amare a parte, vorrei gettare in questa discussione un’ulteriore elemento, sulla scorta delle tue osservazioni su governi locali leghisti e spirito del Nord.
      Secondo me bisogna stare molto attenti a ciò che intendiamo con spirito del Nord, perchè ci sono modi diversi di interpretare questo concetto. Quando ero al governo con la Lega il mio sindaco cominciò, potrei dire, almeno nei primi anni, suo malgrado, a dover concepire gli interventi edilizi privati anche come strumento per fare cassa. E’ esattamente ciò che è capitato alla gran parte dei comuni padani delle fasce metropolitane. E questo perchè? Semplice: perchè, anche se i nostri comuni sono sostanzialmente virtuosi nell’uso delle risorse, non hanno mai visto restare sul territorio quote significative di imposte principali (IRPEF, IRES o IVA); la finanza è sempre stata autonoma e fondata su tributi propri malconcepiti e su addizionali odiose, proprio perchè tali e non sostitutive.
      Le ristrettezze di cassa e il suddetto spirito del Nord (cioè una gestione improntata prevalentemente al bene collettivo, al di là dei tanti interessi di parte fisiologicamente rappresentati e soddisfatti), hanno quindi spinto tantissimi sindaci padani e, fra di loro, tantissimi borgomastri leghisti, a trasformarsi in ragionieri prussiani, perfetti esattori e rastrellatori di risorse sul territorio. A titolo di esempio, quando è nata mia figlia, il “saluto” del mio Comune, ormai piddino, è stato l’invio di una cartella Tarsu integrativa di 10,00 Euro, roba che a Napoli non sanno nemmeno cos’è (80-85% di evasione Tarsu, ho detto tutto).

      Vengo dunque al punto: questo spirito del Nord che ha tenuto grandissima parte dei Comuni padani nella fascia dei virtuosi, finanziariamente parlando, al di là della colorazione partitica delle varie giunte, è dunque uno spirito buono al 100% oppure non è forse l’ennesimo chinarsi al potere romano e alla sua totale allergia a qualsiasi forma di reale autogoverno?
      Lega o non Lega, Berlusconi o meno, Prodi o no, PD giù al Nord o su al Sud, non è che noi padani siamo molto svizzeri o bavaresi solo quando dobbiamo autotassarci a beneficio degli sprechi altrui? Ma quando si tratta di rivendicare il diritto a non farci spogliare delle nostre risorse siamo dei perfetti ciula?
      E allora aggiungo: in una prospettiva autenticamente di sinistra (io ricordo ancora le scirtte “ATM gratis” o le proposte di biglietto unico per l’area metropolitana, per dire) non sarebbe molto più rivoluzionario, ma anche molto più saggio e soprattutto meno cretino, cominciare a rivendicare vere forme di autogoverno alla catalana, cioè soldi nostri sul territorio nostro, e non tasse aggiuntive, proprio per poter cominciare a costruire una società più umana e meno vessatoria, più inclusiva e meno caotica, più intelligentemente welfarista e meno cretinescamente masochista?
      Insomma, spirito del Nord per tenere in piedi gli sprechi della Magna Grecia e far fare bella figura in Europa al carrozzone italico, o finalmente spirito del Nord per far fruttare qui le risorse che qui produciamo?

      Scusate la prolissità. Spero di essere stato comprensibile.

    • @gianmarco

      Sì, io sono d’accordo con te sul fatto che la Lega abbia fallito. Probabilmente lo sono meno nel giudizio tranchant sulle ragioni e sulla sua completa inadeguatezza.

      Primo, perché è riduttivo pensare che i destini di un paese – tanto più con il grado di interdipendenza di oggi – dipenda dalla politica in generale, che io vedo, al contrario, debolissima; parlerei piuttosto di classi dirigenti, e qui vedo molta più responsabilità – per dirne una – dei vertici delle banche o dei professori bocconiani, parte dei quali passati al governo a sostituire una politica, appunto, troppo debole.

      Secondo, perché nell’ambito della politica, mi pare un po’ eccessivo aspettarsi chissà quali rivoluzioni da un partito locale che ha raramente superato il 10% a livello nazionale. Sarebbe come pigliarsela col PRI per i fallimenti della c.d. Prima Repubblica… un po’ ridicolo, con tutto il rispetto per i repubblicani.

      Questo non significa non vedere i limiti oggettivi della Lega, un partito cresciuto forse troppo in fretta per poter esprimere le capacità cui eravamo abituati dalla solidità dei partiti della Pirma Repubblica (perché, quanto a quelli della Seconda, oggettivamente, fanno tutti un po’ schifo, compresi quelli di sinistra o sedicenti tali). Il primo limite, per me, è la sua totale inconsistenza dal punto di vista della politica estera, primo e fondamentale punto di costruzione di una posizione politica.

      Né non vederne gli errori, primo tra tutti – per me – il pendolamento tra progetti assolutamente inconciliabili tra federalismo e secessione (laddove, personalmente, sono d’accordo con il secondo per il semplice fatto che il primo è sic rebus stantibus inattuabile).

      In ogni caso – pragmaticamente – se pure sono d’accordo sul giudizio di fallimento della Lega, onestamente mi chiedo, vista la situazione, quale altra forza politica presente oggi in Italia non possa essere definita altrettanto e spesso anche più fallimentare. Il minestrone si fa con le verdure che ci sono, mica con quelle che piacerebbero. Per inciso, un banchiere e un puttaniere tendono entrambi a non piacermi, ma dovendo scegliere tra i due, probabilmente scelgo il secondo, che almeno non mi fotte.

      Non sono, invece, affatto d’accordo con te nel far confusione tra governi nazionali e locali.

      Primo perché hanno compiti e poteri del tutto diversi.

      Secondo perché, adottando la tua logica, allora il PD sarebbe un progetto tanto e forse persino più fallimentare dal momento che ha governato lungamente (molto di più del centrodestra) tutte le più disastrose regioni italiane dalla Campania alla Calabria, passando per il Lazio (Sicilia a parte, ma adesso è riuscito a mettersi d’accordo persino con Lombardo!), non solo senza cambiarle, ma probabilmente riuscendo nella mirabile impresa di peggiorarle. Mentre, al contrario, le regioni che hanno visto anche la Lega al governo – con tutti i limiti che vuoi – rimangono comunque tra le migliori del Paese (insieme direi all’Emilia).

      daniele,milano

  3. E se io arrivo a Varese alle 10.30 trovo posto?
    (la colpa del ritardo è unicamente dovuta al pessimo funzionamento dei trasporti pubblici ambrosiani, fino alla dogana di Treviglio si viaggia a velocità doppia)

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