L’emergenza strutturale sulle coste italiane

“Anche se io spero che questo momento non debba mai venire, questo problema potrebbe diventare talmente enorme che dovremo porci il problema di usare anche le armi”. Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e attuale Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, 12 aprile 2011, parlando delle prospettive dell’ondata migratoria generata dalla primavera araba.

“Ma scusate, in Libia non si stanno usando le armi? No, allora, le armi o si possono usare o non si possono usare. Bisogna vedere se si usano bene o si usano male. Noi siamo invasi, c’è gente che viene in Italia senza permesso, violando tutte le regole, beh, a questo punto bisogna usare tutti i mezzi per respingerli. Eventualmente anche le armi”. Francesco Speroni, europarlamentare, 13 aprile 2011.

“Ci riescono in Spagna, Grecia e Croazia. Dovremmo riuscirci anche noi, ma usando il mitra”. Daniele Stival, assessore della Regione Veneto, 24 febbraio 2011.

Se ricordate, era proprio questo il clima che si viveva. Un’orda di invasori e noi che avremmo dovuti essere pronti, fucili in spalla. “Uno tsunami umano”, lo definiva l’ex Presidente del Consiglio.

Cosa è rimasto di tutto ciò? Sono rimasti 51.811 migranti, sbarcati sulle nostre coste nei primi 7 mesi del 2011 (Fondazione ISMU), per scemare nei mesi successivi. “Un vero e proprio boom rispetto all’anno precedente in cui se ne contano in tutto 4.402”, scrivevano i giornali, partendo dai dati giusti (quelli proposti nella tabella qui sotto) ma giungendo alla conclusione sbagliata. Il dato straordinario, infatti, era proprio quello del 2010, che confermava un trend discendente degli sbarchi, considerando che nel 2009 questi erano stati poco meno di 10mila. La crisi si faceva sentire e l’Italia era un paese sempre meno attraente, anche per i migranti.

Anno Sbarchi (Ministero dell’Interno)
1998 38159
1999 49999
2000 26817
2001 20143
2002 23719
2003 14331
2004 13635
2005 22939
2006 22016
2007 20165
2008 36951
2009 9573
2010 4406

Se guardiamo ai dati a partire dal 1998 e fino al 2009 possiamo osservare come il numero di migranti sbarcati sulle nostre coste sia oscillato tra (poco meno di) 10mila e 50mila e, guardacaso, il dato più elevato è incoincidenza di un’altra crisi, la guerra in Kosovo. Il 1999, tra l’altro, era stato preceduto da un anno caratterizzato da un numero elevato di sbarchi (oltre 38mila) e da un 1997 particolarmente critico, a causa dei disordini in Albania: se in quei casi si potevano abbozzare argomenti sulla “saturazione” della capacità di accoglienza dell’Italia, lo stesso discorso non si può fare per il 2011, preceduto da due anni di bassa pressione sulle coste (meno di 15mila sbarchi in due anni).

Torniamo all’Albania, per dare una dimensione agli sbarchi del 2011: tra il 7 e l’8 marzo 1991 arrivarono, nei porti di Brindisi, Bari ed Otranto, 25.708 albanesi, dei quali circa 20mila solo a Bari. Per farsi un’idea: 20mila in un giorno a Bari nel 1991 contro 22mila – stimati dalla Caritas – nei primi 4 mesi del 2011. E, nel 1991, arrivarono altri 20mila migranti albanesi in agosto. Stesse cifre nel 1997, anno funestato dal drammatico incidente nel canale di Otranto, nel quale morirono 88 persone. Ai tempi, Silvio Berlusconi, commentò così l’accaduto:

“Vorrei che tutti gli italiani avessero avuto l’incontro che ho avuto io con questa gente che ha perso tre figli, che ha perso la moglie, che sperava di venir qui a trovare un paese libero e democratico in cui poter lavorare, in cui potersi affermare. Ecco queste son cose che noi non possiamo permettere che succedano più nel nostro paese”.

Altroché “orda”, quella dei primi mesi del 2011. A fronte di uno dei più grandi sconvolgimenti politici che abbia riguardato il Mediterraneo viene confermata la falsa emergenza, o meglio, “l’emergenza strutturale” che vede il nostro paese incapace di affrontare con serietà la questione migratoria.

Annunci

3 thoughts on “L’emergenza strutturale sulle coste italiane

  1. ottimo post Stefano, complimenti. Chi bazzica nel settore umanitario ha già tirato un mezzo sospiro di sollievo quando è apparsa la nomina di un Ministro alla Cooperazione, che malgrado non abbia risorse, è un buon punto di partenza.
    Nello specifico del tema immigrazione io preferirei che fosse trattato prima sotto l’aspetto solidarietà (quindi perchè no ministero cooperazione che credo includa affari umanitari) e solo successivamente quello della sicurezza. Gli strumenti, a livello europeo ed internazionale, per poter rispondere adeguatamente a questi problemi esistono, solo che da noi si fa fatica ad applicarli o non si vuole farlo per precise ragioni politiche.

    Ancora sul tema ti segnalo il link del rapporto sui migranti di Caritas, che in Italia svolge un accurato lavoro di monitoring: http://www.caritasitaliana.it/home_page/pubblicazioni/00002486_Dossier_Statistico_Immigrazione_Caritas_Migrantes_2011.html

    A me personalmente vedere tunisini ed egiziani (che durante la crisi libica avevano problemi pure a casa loro) che accoglievano e aiutavano i rifugiati libici alle frontiere mi ha fatto parecchio effetto. Dovremmo forse rivedere le classifiche legate allo sviluppo umano…

  2. Pingback: Ve la ricordate l’«orda»? | [ciwati]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...