Se i Piccoli non ce la fanno

Ci troviamo ad affrontare un passaggio storico di eccezionale portata, uno di quei momenti che per essere compresi nella loro interezza hanno bisogno di sedimentare, di poter essere guardati in prospettiva. Il tessuto sociale del Paese e, con esso, anche la sua tenuta territoriale, è sottoposto a uno stress di dimensioni eccezionali, perché eccezionali sono le difficoltà che i produttori si trovano ad affrontare.

Dario Di Vico e Luca Ricolfi, oggi, ci aiutano nel comprendere tutto ciò, attraverso una cronaca, quella di Di Vico, che si fa analisi. Sono parole strazianti quelle che raccoglie e lega insieme, che raccontano l’abbandono o la paura dell’abbandono che tanti piccoli imprenditori e artigiani stanno vivendo. Abbandonati da quelle banche con le quali, prima, esistevano rapporti di fiducia. Abbandonati e quasi ripudiati da uno Stato che viene percepito come “padrino”, principale creditore ma puntuale nei prelievi, e incapace di garantire i pagamenti tra i privati. Ci sono poi i “grandi”, accusati di percepire finanziamenti e incentivi alla ricerca per progetti assolutamente vuoti, e la concorrenza sleale di chi “produce fuori e poi scrive sulle scarpe made in Italy”. Alle banche e allo Stato si rivolge, quindi. Di Vico, perché sono loro a poter rimettere in moto il sistema, ridando fiducia, attraverso il credito e affrontando “lo scandalo dei mancati pagamenti della pubblica amministrazione”.

Ricolfi, invece, tenta un’analisi a tutto campo, mettendo in risalto alcuni dati che ritiene debbano essere centrali nel dibattito pubblico, per poter prendere decisioni sagge. In primo luogo, una pressione fiscale sull’economia regolare che non ha eguali nel resto del mondo, alla quale si associa “un sentimento di paura verso l’amministrazione pubblica”, che implica una sorta di timore anche quando non si è commessa alcuna violazione. Il secondo dato è la “strabica selettività della repressione dell’evasione”: il riferimento è a quel “quarto del territorio nazionale” dove l’intensità dell’evasione fiscale è più intensa, “in cui quasi tutto è in nero, dove si annidano gli abusi più clamorosi (compreso il caporalato e varie forme di sfruttamento del lavoro degli immigrati che ricordano i tempi della schiavitù)”. Su questo torneremo poi. Il terzo dato riguarda il contesto nel quale agiscono i produttori (siano essi imprese, autonomi o dipendenti):

Il tasso di occupazione, la produttività e la competitività non dipendono solo dai rapporti fra capitale e lavoro, come sembra suggerire l’attuale enfasi sulle relazioni industriali, ma anche da alcune fondamentali condizioni esterne all’impresa: il costo dell’energia, il costo del credito, i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, il costo degli adempimenti burocratico-fiscali, l’efficienza della giustizia civile. E’ ingenuo pensare che l’operaio tedesco, che guadagna di più di quello italiano, sia più produttivo essenzialmente perché più stakanovista o meglio attrezzato dal suo datore di lavoro. Il valore aggiunto di un’impresa è la differenza fra il valore della sua produzione e i suoi costi, e lo svantaggio dell’Italia su questi ultimi è abissale. Fatti 100 i costi unitari dei Paesi a noi più comparabili (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna), i costi dell’Italia sono circa 120 per la benzina, 170 per il gasolio, 250 per l’energia elettrica, 300 per i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, 400 per il rispetto dei contratti (senza contare gli ulteriori aggravi prodotti dalle recenti manovre «salva Italia»).

Di questo e di tanto altro parleremo “Giù al Nord, tra secessione e recessione”.

Annunci

One thought on “Se i Piccoli non ce la fanno

  1. Stefano, questo – il massacro dei produttori di ricchezza – è davvero il punto centrale, hai fatto bene a postare i due articoli (avrei aggiunto anche quello di Gallino su Repubblica a proposito del falso problema dell’articolo 18).

    Ora, chiunque non sia accecato dall’ideologia (o non abbia interessi concreti al mantenimento dello status quo), come Ricolfi o come Di Vico, non può non vedere che proseguendo in questa direzione – anche anche al di là del contesto internazionale, che pure è un aspetto che non può essere trascurato – l’Italia è finita. Se uccidi chi produce ricchezza (e da questo punto di vista a me pare anche centrale la distinzione ricordata da Ricolfi ne “I sacco del Nord” tra PIL mercato e PIL Pubblica Amministrazione, laddove il secondo è un “derivato” del primo) è evidente che l’intera baracca viene giù.

    Il passo analitico successivo è porsi la domanda: perché i produttori vengono massacrati attraverso un prelievo fiscale mostruoso, costi dei servizi pubblici esorbitanti, livello delle prestazioni e degli investimenti pubblici miserrimo? La risposta – e qui lo dico con Gabrio Casati – è quell’enorme quantità di risorse serve a mantenere altri che non producono un tubo di niente. Questi altri sono:

    1) quelle grandi imprese che nel corso degli ultimi 20 anni hanno deciso di abbandonare – molto ben aiutate dai vari governi, soprattutto di centrosinistra, onestamente – il terreno faticoso e accidentato della competizione sul mercato per dedicarsi alla fornitura di servizi in monopolio od oligopolio (autostrade, energia, trasporti, ecc., cioè i “Luigini”), stabilendo in combutta con il governo le tariffe e spremendo gli utenti (tra cui normali consumatori, ma anche lavoratori e imprese che, come dice Ricolfi, pagano quei servizi molto di più dei loro competitor europei).

    2) il “Palazzo” genericamente inteso, cioè quell’insieme di funzioni necessarie a garantire ai “Luigini” quelle protezioni e quei profitti.

    3) l’enorme schiera degli “assistiti”, cioè tutti quelli che vivono prevalentemente di sussidi, trasferimenti e posti di lavoro garantiti dallo Stato (falsi invalidi, impieghi pubblici eccedenti rispetto ai servizi che la pubblica amministrazione è chiamata a coprire, “aiuti” per le più disparate attività spesso fittizie, ecc.), la cui funzione prevalente è quella di garantire il consenso al “Palazzo” (voti, in una parola).

    4) quel fenomeno di cui non parla mai nessuno ma che è determinate per capire l’Italia e che risponde al nome di “criminalità organizzata”, le mafie che derivano buona parte dei propri introiti proprio accaparrandosi risorse pubbliche (p.es. appalti) o da una scarsa efficacia dei controlli e della lotta all’illegalità (droga, armi, ecc.), la cui funzione è principalmente quella di garantire consenso al “Palazzo” attraverso la garanzia di pacchetti di voti controllati, ma che inevitabilmente finisce anche per alimentare con quantità spaventose di denaro anche il circuito di una parte dei “Luigini” (è ridicolo pensare che le banche, per esempio, non c’entrino niente con la reintroduzione nel circuito legale di qualcosa come 70 miliardi di “utile” stimato delle mafie).

    Tutti gli altri sono – con le parole di Casati – i “Contadini”: quei lavoratori che beccano salari infimi rispetto ai loro omologhi stranieri perché bassi in sé e perché tassati di più, quei lavoratori cui nel tempo sono state tolte tutele e garanzie; quegli imprenditori che pagano tasse mostruose senza ricevere nulla in cambio e anzi dovendo fare i conti con una burocrazia elefantiaca e con un accanimento del fisco (GdF, Agenzia delle Entrate ed Equitalia) davvero schifoso; quegli utenti di servizi pubblici (siano essi famiglie, imprese, lavoratori) qualitativamente pessimi rispetto al loro costo.

    Quello che Di Vico non dice, Ricolfi in parte dice (ma con molto pudore) e Casati dice chiaramente è che – per come si è storicamente configurata l’Italia – la stragrandissima maggioranza dei “Contadini” (e in particolare dei produttori di ricchezza “primaria” o di PIL mercato come lo chiama Ricolfi) è concentrata al Nord, mentre la stragrandissima maggioranza degli altri, dei parassiti (non dei “Lugini”, ma certamente del “Palazzo”, degli “Assistiti” e delle “Mafie”) è concentrata al Sud. QUESTO – per me – E’ IL CUORE DELLA QUESTIONE SETTENTRIONALE.

    Siccome i Parassiti, complessivamente, sono di più e soprattutto sono più in grado di esprimere rappresentanza e potere, questo è il motivo per cui tutti i governi, compresa questa baggianata del governo”tecnico”, non sono capaci (qui i riferisco soprattutto ai governi Berlusconi-Lega) o non vogliono (qui mi riferisco più ai governi di centrosinistra e sedicenti “tecnici”) prendere altro che provvedimenti che massacrano i “Contadini”: le privatizzazioni di patrimonio pubblico venduto per quattro lire agli amici “Luigini”, le finte liberalizzazioni che tutt’al più vanno a incidere su categorie marginali come i taxisti, l’aumento delle tasse, ovviamente solo per chi le paga (dall’Iva all’Irpef, all’Irap, ecc. tutte colpiscono oggettivamente molto di più il Nord), la “flessibilizzazione” (leggi precarizzazione e riduzione di salari e tutele) del lavoro, l’accanimento fiscale e burocratico (Equitalia in primis), un’azione lasca e inefficiente degli enti di controllo e sanzione (antitrust, magistratura, ecc.), l’inserimento brutale di manodopera immigrata (per fare concorrenza a lavoratori italiani che non accetterebbero mai salari così bassi e tutele così scarse… una volta a sinistra, quando ancora c’era qualcuno in grado di ragionare si chiamava “esercito industriale di riserva” e serviva a fottere i lavoratori), un’azione “leggera” di contrasto alle mafie (onestamente con l’eccezione dell’ultimo governo Berlusconi, grazie a Maroni), l’ostracismo assoluto all’introduzione del federalismo fiscale e in particolare dei costi standard.

    Io spero vivamente che, anche grazie al vostro lavoro, qualcuno a sinistra (o in quel che ne resta) abbia il coraggio di dire queste cose, perché fino a oggi, non lo ha fatto nessuno (forse anche perché sarebbe andato in conflitto diretto con tanta parte dei partiti di cosiddetta sinistra che hanno governato per un paio di decenni al Sud). Altrimenti – per quanto facciano schifo le modalità e per quanto poco efficace sia stata fino a oggi la loro azione – l’unica alternativa politica (concretamente di sinistra tra l’altro, da questo punto di vista) politica è e resta la Lega.

    Dal punto di vista – molto più importante rispetto alla politica – dei processi materiali, o qualcuno comincia a rappresentare i “Contadini” e a ribaltare di 180° l’indirizzo di tutte le politiche cui ho accennato prima oppure gli scenari sono solamente due: 1) il Paese va in vacca una volta compiuto lo sterminio dei produttori di ricchezza perché non ci sarà più trippa per nessuno; 2) a qualcuno – e io sono uno di questi – gireranno talmente tanto le balle e apparirà talmente concreto l’esito nefasto di come le cose sono andate fino a oggi, che deciderà che piuttosto che crepare strangolato per finanziare i Parassiti, meglio mandarne affanculo una bella parte proclamando l’Indipendenza. Sono consapevolissimo che ci sono anche “Contadini” al Sud, sono consapevolissimo che i “Luigini” non sparirebbero e che le gli affari con le Mafie non conoscono confini, ma, quantomeno, un bella fetta di risorse destinate agli “Assistiti” e al “Palzzo” la potremmo risparmiare. Considerando che il declino non può essere un programma politico per nessuno, l’unica alternativa politica programmatica accettabile, in mancanza di una sinistra che abbandoni l’asservimento ai Parassiti (e la stupida pregiudizale anti-leghista e la fideistica, ideologica e insensata adesione all’unitarismo italiano a prescindere) che ha tenuto fino a oggi è la secessione.

    Il fatto che qui – insieme a tanta inutile propaganda antileghista frutto più di un’ossessione psicopatologica che altro, per me – si cominci a parlare di questioni vere e concrete, mi fa sperare ancora un po’. Buon lavoro.

    Saluti socialisti, contadini e , nel caso, indipendetisti
    daniele,milano

  2. a Daniele,
    capisco la tua rabbia,lecita e giustificata;incomprensibili parte delle cause che indichi e infine la soluzione finale (pur non auspicata,così sembra, da te).
    Intanto l’ostracismo al federalismo fiscale ha nome e cognome:Giulio Tremonti del quale uno dei migliori amici e da esso ritenuto molto intelligente,è Umberto Bossi.Guarda caso l’uno ministro dell’economia,l’altro delle riforme,(ripeto riforme).Purtroppo a noi italiani la memoria passa più veloce della notte.Devi sapere che la prima pietra certa del federalismo l’ha posata Prodi nel lontanissimo 1996;la proposta Calderoli non fa altro che riprendere quel progetto di legge.Dopo di che la tua ancora di salvezza ,la Lega,ha governato per ben 8 anni attaccata a l’amo di Berlusconi e alla lungimiranza di Tremonti che non ha mai voluto presentare il costo per introdurre effettivamente il federalismo fiscale.Ti ricordo altresì che il miglior alleato della Lega a tale scopo,il federalismo fiscale, è stato il PD attraverso Chiamparino ed Errani.Il problema è che la Lega al governo si preoccupava di tutto tranne che di federalismo.
    Sulla secessione è inutile farsi illusione.Non è possibile e il nord ne otterebbe solo svantaggi:l’economia italiana si basa troppo sulla domanda interna e le banche del nord sono troppo piene di denaro proveniente dal sud.La domanda è:vai a vendere gli spaghetti ai francesi o ai tedeschi?Altra cosa fuori dai denti!Sai esattamente qual’è il rapporto di evasione fiscale tra nord e sud,a cominciare dalla Lombardia?Sai quante migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e non, il nord ha scaricato in Campania?Sai quanti miliardi di € il nord ha munto dallo stato per progetti fittizi al nord e sopratutto al sud ?
    Al sud invece abbiamo una grande colpa:aver avuto,voluto anche, una classe dirigente e politica incapace ,scialacquona,subdola e connivente;fatte le debite eccezioni.
    I meridionali sono capaci di fare crescere il grano in mezzo alle pietre.
    Neanche i governi PDL-Lega hanno voluto invertire minimamente la pietrificazione del meridione.
    Lasciamo stare gli arresti eccellenti durante il ministero Maroni;forze di polizia e magistratura,ai quali quei governi hanno tagliato drasticamente i fondi,hanno rischiato la pelle.Una pelle meridionale,mentre al nord mafia e n’drangheta penetravano il tessuto economico e politico nel silenzio assoluto della Lega baluardo del nord produttivo,ma talmente immiserito da avere bisogno dei soldi della lavanderia del denaro sporco.
    Insomma Daniele facciamoci la guerra tra poveri e coloro che ci fottono ci sguazzano.
    Ciao
    Angelo,Bologna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...