Passaggio a Nord-Est (19) – Noi e la Svizzera

La rivista Limes ha appena dato alle stampe un quaderno speciale dedicato alla Svizzera.

La lettura del corposo volumetto permette di affrontare in modo ragionato e approfondito l’insieme dei possibili confronti fra la nostra Regione Lombardia e la confinante Confederazione. Se ne possono trarre utili lezioni, a volte enormemente sorprendenti.

Lasciando a successivi interventi la disamina di tali confronti possibili, riteniamo preferibile limitarci, in questo primo giorno dell’anno 2012, a riportare alcune significative considerazioni svolte da Peter Maurer, segretario di Stato della Confederazione, nell’intervista d’apertura del Quaderno di Limes. Parole su cui riflettere, sia da parte unitarista, sia da parte indipendentista, con l’augurio che i prossimi 12 mesi avvicinino la Lombardia al referendum separatista, tappa decisiva nel cammino di emancipazione politica dall’autoassoggettamento allo stato italiano.

[Essere svizzero] significa primariamente essere cittadino di un paese multiculturale. Per me vuol dire […] essere europeo. E soprattutto significa sentirmi parte di una cultura politica molto particolare. Sono un uomo politico ed essere svizzero è anzitutto un’identità politica. Ciò che ho imparato in venticinque anni di diplomazia e contatti con il mondo esterno è che ci sono sempre temi su cui la pensiamo diversamente, anche con i nostri vicini. Perchè diverso è il nostro approccio. Vede, noi svizzeri abbiamo sempre il riflesso di pensare bottom up, dal basso verso l’alto.

Per quanto io sia parte di un’amministrazione centrale nell’ambito della Confederazione, il mio primo interesse, occupandomi di questioni internazionali, è di sapere che cosa dice la periferia, che cosa pensa l’opinione pubblica, qual è l’opinione delle parti coinvolte. Non ho un mio piano predefinito su come risolvere un problema. Questo è tipicamente svizzero. La mia esperienza di dieci anni a New York, alle Nazioni Unite, mi conferma che in genere i diplomatici degli altri paesi sanno subito quel che è giusto, quel che vogliono. Io, invece, quando ho a che fare con una questione, mi domando anzitutto: “Che cosa vuole la gente? Che cosa vogliono i miei concittadini, ma anche le altre parti interessate?”. Gli svizzeri pensano in modo processuale. Non hanno idee fisse. Vogliono risolvere il problema attraverso un processo che coinvolga tutti e produca un esito legittimato.

[…] Noi abbiamo un’amministrazione e una politica che si occupano anzitutto di mediare fra interessi diversi. Sul piano cantonale, nazionale e internazionale. Non c’è una visione svizzera di come il mondo debba essere organizzato. Né c’è una visione svizzera di come esattamente si debba organizzare il nostro paese. C’è solo un’idea di come si possano armonizzare i differenti interessi.

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10 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (19) – Noi e la Svizzera

    • Ciao Luca e buon anno. Grazie della segnalazione.
      Però c’è un equivoco. Non ho segnalato la Svizzera come paese dove emigrare. Io voglio trasformare l’attuale Regione Lombardia in un’altra Svizzera. Così come il Veneto potrebbe diventare un’altra Danimarca.
      I casi di questi stati dimostrano una cosa: che è posibile essere diversi e che, soprattutto, si è ciò che si vuol essere. Non è facile, ma non è nemmeno impossibile.
      L’importante è opporsi all’ineluttabilità dell’unitarismo italiano. Dio ci scampi e liberi dal tabù dell’unità d’Italia a tutti i costi. E, per favore, non emigriamo. Cambiamo le cose, ma non emigriamo.

      • Auguri Ale.
        Lo so, sarebbe bello prendere a modello la Svizzera .
        Per me (magari anche per molti altri veneti) la Danimarca è un altro esempio di come un piccolo Paese possa prosperare (come popolazione siamo li ).
        Emigrare? eh lo so che bisogna stare qui e combattere….ma certe volte…

  1. Però non sono molto d’accordo sul prendere a modello la Svizzera. Mi sembra che buona parte del benessere di cui goda sia dovuto ad attività molto luigine.
    Carissimi, colgo l’occasione per farvi anch’io i miei auguri.

    • Beh, certamente banche e finanza hanno un peso, ma guardare alla Svizzera ricordando solo questi due settori è un grande errore perché, al contrario, la Svizzera ha anche un settore industriale grande e potente e importanti imprese di servizi non finanziari, considerando che si tratta di un paesino di 7,8 milioni di abitanti – cioè meno della Lombardia – arroccato sulle Alpi.

      A parte quindi Credit Suisse, Ubs, Swiss RE, ecc, ricordo alcune delle più importanti imprese multinazionali svizzere, molte delle quali sono tra le top 100 europee oppure imprese minori ma leader mondiali di settori di nicchia:
      – Glencore (commercio materie prime)
      – Nestlè (alimentare)
      – Novartis (farmaceutica)
      – Roche (farmaceutica)
      – Actelion (farmaceutica)
      – ABB, Asea Brown Boveri (elettrotecnica)
      – Schindler (meccanica)
      – Logitech (informatica, peraltro nata come spin-off del Politecnico di Losanna grazie a due studenti di Stanford e a un manager Olivetti)
      – Adecco (risorse umane)
      – Holcim (cemento)
      – Swatch (orologeria)
      – Rolex (orlologeria)
      – Synthes (biomedicale)
      – Lonza (biotecnologie)
      – Syngenta (chimica)
      – Richemont (orologeria e gioielleria, proprietaria tra gli altri dei marchi Montblanc e Cartier)
      – Victorinox (metallurgico)

      Al di là delle imprese con proiezione internazionale, la Svizzera dispone di imprese per un mercato inevitabilmente locale che sono veri e propri gioielli: senz’altro le ferrovie, universalmente riconosciute come le migliori al mondo oppure anche l’industria ella produzione energetica che pone la Svizzera al rpimo posto in Europa per energioa da fonti rinnovabili (innanzitutto ideroelettroco) o ancora Le Poste (con un’efficienza inarrivabile e capace di gestire anche un capillare servizio di pullman) e Swisscom (proprietaria tra l’altro di Fastweb).

      Importantissima anche l’industria della costruzione e le imprese di engineering, basti pensare all’enorme sviluppo prodotto dal programma Alptransit che inaugurerà tra poco – dopo il nuovo Lötschberg – il Nuovo Gottardo (il tunnel più lungo del mondo, un’opera assolutamente all’avanguardia).

      Fondamentale – e questo la dice lunga sulla grande tradizione industriale della Svizzera – la potenza della ricerca e dello sviluppo, a partire dalle attività dei Politecnici, senza naturalmente far torto a eccellenze mondiali come il Cern.

      Non è qui il caso di parlare del settore turistico (ma chiunque abbia mai messo piede in Svizzeera ne avrà potuto cogliere la qualità assoluta) né dell’incredibile quantità e varietà delle istituzioni e delle attività culturali (tra cui meravigle come il Zentrum Paul Klee e la Fondazione Beyeler entrambe per altro di Renzo Piano).

      A dispetto dei luoghi comuni (banche, cioccolato e orologi), la Svizzera è invece un paese estremamente variegato nella sua struttura economica, altamente internazionalizzato e culturalmente avanzato. A parte il fatto che un piccolo paese (confederale!) in cui convivono da sempre comunità che parlano 4 lingue e con una quota del 22,1% di residenti stranieri (1,7 milioni su 7,8) è di per sé un esempio unico di multiculturalismo.

      Non se lo ricorda quasi mai nessuno, ma la Lombardia (e duqnue l’Italia) deve moltissimo agli svizzeri. Non solo eprché hanno costituito il più importante ponte (innanzitutto culturale) con l’Europa continentale, ma perché è prima di tutto grazie a loro che qui si è sviluppata l’industria che fa della Lombardia, a sua volta, un’eccellenza. Senza Svizzeri nons arebbe mai esistito un motore di innovazione come il Politecnico (modello tedesco, originariamente si chiamava Collegio Svizzero), una scola di formazione di tecnici come la Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri, un centro di diffuzione primario di cultura tecnica come la casa editrice Hoepli, una banca decisiva per lo sviuluppo delle imprese come la Banca Commerciale Italiana (insieme a Credito Italiano e Banca di Roma) fondata con capitali svizzeri, austriaci e tedeschi, due trafori decisivi per raggiungere i mercati ricchi dell’Europa ben prima che si costruisse un mercato decente in Italia come il Gottardo e il Sempione e naturalmente una serie di imprese svizzere di ogni settore (soprattto meccanico e farmaceutico, cioè due settori di cui la Lombardia è leader) trapiantate qui.

      Non è certo un caso se il Consolato Generale di Svizzera di Milano rappresenti la più grande porzione di territorio svizzero al mondo fuori dai confini della Confederazione!

      Quindi, Viva la Svizzera!!!

      daniele,milano

      • 10, 100, 1000 Dan!
        (e 2 Svizzere, una rossocrociata, l’altra verdefiorata…)

        p.s.@ Stefano: il pregiudizio antisvizzero è uno dei peggiori lasciti del culturame mazzinian-mussoliniano; non lo dico per farne una polemica personale, Stefano, ma proprio perchè io stesso mi rendo conto di non conoscere quasi niente della Svizzera, almeno fino a qualche mese fa, e mi rendo conto di come siamo supponenti noi “italiani”, nei confronti di un paese avanzato in tutti i campi come la Confederazione, noi con il culto degli statoni giganti, dello stato etico, degli “alti ideali patriottici”, della solidarietà coi soldi altrui -che siano quelli di noi lombardi verso il Sud o quelli dei tedeschi verso gli stati mediterranei-, ecc. ecc. Noi abbiamo causato indirettamente la seconda guerra mondiale, loro no. Basterebbe questo a dire molte cose del nefasto unitarismo italiano, che ebbe il proprio culmine esattamente durante il ventennio, con tutti gli annessi e connessi. Prima di giudicare la Svizzera dovremmo giudicare la nostra storia unitaria, e non alla maniera dei pamphlet retorici di Re Giorgio.

  2. @Stefano
    la Svizzera risulta interessante se consideriamo il suo sistema federale che avvicina i cittadini alle istituzioni e che tende alla democrazia diretta. Inoltre tutte le culture vengono rispettate e tutelate.
    In questo senso è un modello.

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