Cambiare il Nord per cambiare il Paese

Qui si trova il 61,3 % dei residenti, il 63 % delle imprese industriali e il 71 % del terziario avanzato.
Numeri e dinamiche che si concentrano soprattutto sull’asse Torino-Milano-Trieste e in basso a Genova e Bologna. Numeri che mutano quella che negli anni del capitalismo molecolare è stata la questione settentrionale. Questione che tornano a osservare e praticare la Cisl dei contratti territoriali e la Lega delle identità territoriali. Il sindacato convocando a Milano un seminario delle Cisl del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, discutendo con i presidenti delle regioni di coesione sociale e di impatto della crisi sul tessuto manifatturiero. La Lega con i suoi bellicosi propositi di giocarsi l’opportunità di essere l’unica opposizione. Un crinale delicato fatto di “nordismo dolce” e “secessione dolce” ai tempi dell’euro a velocità variabile.

Qualche giorno fa Aldo Bonomi così definiva il il Nord Italia sul Sole24Ore.

Secondo Bonomi la questione settentrionale con la crisi economica e finanziaria torna al centro della riflessione politica, sociale ed economica.
La situazione è profondamente mutata rispetto al passato.

Berlusconismo e leghismo si sono imposti coalizzando il milieau terziario milanese con le periferie territoriali contro un mondo fatto di élite urbane e ceti medi riflessivi incardinati al welfare.
La crisi ha incrinato l’unità di questo blocco politico-sociale fino ad arrivare allo “strappo” di questi giorni tra Confindustria Veneto e la Lega tornata all’opposizione. Un cambio di equilibri che a mio parere riporta la questione settentrionale alla sua originaria natura di questione sociale.

La crisi ancora una volta diventa l’occasione per cambiare il Paese. E per proporre un’idea di politica che superi la secessione e la recessione, ma che proponga anche una modificata idea di società. Bonomi crede che la questione settentrionale in questo senso riguardi la coesione sociale della comunità Paese.
Come a dire che se si trova un’armonia per il Nord tutto il Paese ne beneficierà.

Questione settentrionale, dunque, come tema della coesione interna alla polis. Una tendenza positiva, che dall’idea di de-regolazione rifà i conti su come cercare di tenere assieme crescita economica e coesione sociale. Una tendenza che può rappresentare una possibilità di uscita dal tunnel di una crisi che è epocale e quindi culturale e politica. Dovendo scegliere, a fronte del ritorno sul territorio della lega, sono più d’accordo con gli industriali del Veneto e con le Cisl del Nord che pongono attuale la questione sociale ed economica del grande Nord dentro la crisi. Da come ne uscirà mutato dipenderà molto il destino del Paese, di tutto il Paese.

Inutile dire che Aldo Bonomi sarà a Varese il 28 gennaio per l’iniziativa Giù al Nord. Il Nord tra secessione e recessione.
L’incontro che il Nord aspettava da vent’anni.

Annunci
Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized da andreacivati . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su andreacivati

Sono nato l’8 gennaio 1986. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Bocconi, lavoro in uno studio legale di Milano. Dal 2011 sono Consigliere Comunale di Varese, tra i più votati candidati del Partito Democratico. Mi occupo di urbanistica, consumo di suolo e trasporto locale. Faccio politica perchè mi piace e perchè detesto l'espressione "sono tutti uguali".

8 thoughts on “Cambiare il Nord per cambiare il Paese

  1. Meno male, cambiamolo questo Nord che è solo un danno per tutto il sistema paese Italia.
    Firmato: i 62mila dipendenti del comune di ROMA CAPITALE, i forestali calabresi, quelli siciliani…
    Auguri per l’iniziativa, ma penso proprio che andrà a finire come da vent’anni a questa parte (visto che li citate): si parlerà male della lega e del pdl (e fin qui, ok),si dirà che un pochino in più di autonomia non fa male (e fin qui, decisamente male), si farà la premessa che comunque l’unità d’italia non è da mettere in discussione ecceccstraecc (evito di commentare). Ovvero niente di nuovo sotto il sole. Il PD rimarrà quello di prima, qualsiasi altro partito rimarrà quello di prima, la costituzione italiana rimarrà quella di prima, le regioni rimarranno quelle di prima… cosa serve parlare, se va tutto a ramengo per errori che continuano da 20 (ma magari fossero solo) e più anni? Ammetterete almeno d’essere sempre stati zitti su queste tematiche? Farete mea culpa (per il nulla che può servire, almeno mantenere la faccia)?

    • Cioè, Baldovino, su On the Nord ospitiamo una rubrica indipendentista, pur non essendo indipendentista né io né la maggioranza di coloro che contribuiscono a far funzionare il blog, giusto per fare un esempio.
      Saluti,
      stefano

  2. Certo, vi rendo merito di questo. Polemizzo unicamente sul tipo di strategia adottata non dal PD lombardo, che è un’ovvio dipartimento di quello romano, anche se guidato da un lombardo (a chi interessa: nato a Piacenza, terra culturalmente lombarda, inoltre il cognome “Bersani” vuol dire “Bresciani” e sposato con una concittadina, al contrario dei progenitori di Trote), ma proprio degli “innovatori” che vogliono parlare di “Nord” con appunto, spirito innovativo. Proporrete un’innovazione del modello stesso di PD per essere davvero un “sindacato del Nord”, o farete l’ennesima scatola di cartone? Formulerete una proposta seria di “autonomia” almeno, e vi batterete fino alla morte per essa, o si faranno due chiacchiere sui Comuni che effettivamente dovrebbero avere giusto un pelino più di autonomia (e chi non la vorrebbe?), la sburocratizzazione dell’apparato statale (e chi non la vorrebbe?). Farete insomma notare che la Lombardia è un gigante economico e un nanetto politico? Queste mie critiche ve le faccio perché, fino a prova contraria, il PD prende legnate allucinanti in Lombardia, e un Pisapia non fa primavera. Formigoni rimarrà lì per altri 50 anni, se continuate così.
    Stefano, non ti definisci indipendentista, e lo capisco e rispetto. Ma almeno sei autonomista? E cosa vuol dire per te, autonomismo? Partiamo da qui.

  3. Rispetto lo spirito dell’iniziativa, però.
    Però parlare di Nord e di secessione (e anche di recessione, certo) e non avere fra gli invitati a dibattere almeno un sostenitore dichiarato dell’ipotesi separatista è un errore.
    Vent’anni fa esatti, non ancora maggiorenne, andai con mio padre a Sesto San Giovanni per assistere alla presentazione del volume “La disUnità d’Italia” di Giorgio Bocca, da poco edito per i tipi di Garzanti. Il volume rappresentò uno dei punti più alti -e caustici- del dibattito a sinistra sulle spinte separatiste in Padania. In quell’occasione non ricordo fossero presenti esponenti della giovane Lega Lombarda. Non ve n’erano, credo, nemmeno alla Casa della Cultura di Milano in altro analogo incontro, svoltosi in quello stesso periodo e sulle medesime tematiche.
    Ma eravamo, per l’appunto, nel 1991.
    Peraltro proprio in quegli anni sarebbe stato Gad Lerner a “sdoganare” televisivamente la Lega, con uno dei primi battaglieri programmi giornalistici, “Milano, Italia”, non per nulla rimasto famoso proprio per l’impostazione apertamente tesa al confronto diretto fra opinioni antagoniste. Non è un caso che lo stesso Lerner, in un lungo articolo uscito su Critica Marxista sempre nella prima metà dei Novanta, teorizzasse la necessità di aprire il confronto mediatico televisivo agli esponenti leghisti, anche per depotenziarne la carica eversiva -o supposta tale, aggiungo io…-.
    E quindi mi chiedo, e vi chiedo: ma come, sono passati vent’anni da allora, ormai esistono molteplici voci pro-indipendenza, il mondo è veramente 2.0 e dimostra di poter cambiare in maniera radicale con tempi oltremodo rapidi, la società conosce evoluzioni relazionali, comunicative e tecnologiche inimmaginabili fino a pochi anni fa, e in un parterre composto da dieci ospiti non si trova spazio per una (e dico UNA) voce a sostegno dell’unica ipotesi politica chiaramente presente nel titolo dell’iniziativa?
    Nessuno pretende che dirigenti o militanti di partito e sociologi invitati si schierino per quell’ipotesi, ma almeno, santo Dio, che si riconosca alla stessa la dignità di esistere in quento obiettivo politico, e non semplice accadimento nella sfera del possibile. Altrimenti, oltre a dubitare fortemente che si tratti dell'”incontro che il Nord aspettava da vent’anni”, sono certo che ne serviranno altrettanti per arrivare, finalmente, ad un sano CONFRONTO.

    Cordiali saluti e Buon Anno,
    Alex

    p.s.: pronto a rimangiarmi dalla prima all’ultima parola se gli organizzatori della manifestazione la apriranno formalmente anche a chi non la pensa come loro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...