I dati, vogliamo i dati!

Stavo leggendo alcune cose interessanti sulle nuove migrazioni (che probabilmente confluiranno in un post) quando mi sono imbattuto in questa lettera al direttore di Varese News, il cui passaggio centrale è:

Ma nessuno pensa al lombardo puro sangue che, a causa di disgrazie familiari, economiche, sociali, si trova a dover sopravvivere con uno stipendio misero e inadeguato alle sue esigenze?

Fino a poco tempo fa c’erano i servizi assistenziali, i servizi sociali, i servizi di opere benefiche che ci pensavano, oggi queste risorse non sono piu’ sufficienti per far vivere decorosamente uno di noi, perchè? Perché ormai sono dirottate verso i meno abbienti che oggi, più degli altri, risultano essere gli extra comunitari. Le attenzioni, le sovvenzioni,  gli sguardi delle pubbliche amministrazioni, sono rivolte prima a loro e poi, se c’e’ spazio, tempo e soldi, ai cittadini residenti.

Ci sono poi dei passaggi periferici che preferisco non riportare.

La lettrice conclude la lettera chiedendo l’apertura di un dibattito serio. La mia risposta è stata questa:

Egregio Direttore,
ho letto con attenzione la lettera della signora Mariapia riguardante le risorse destinate agli immigrati, che, stando alla ricostruzione della lettrice, sarebbero sottratte ai “lombardi puro sangue”. Pur non condividendo tale espressione, riconosco, come anche lei ha fatto, che Mariapia ha posto la questione con garbo ed è questo che mi ha stimolato nel formulare una risposta, cogliendo l’invito a una seria riflessione.
Perché questa riflessione sia obiettiva – come la stessa Mariapia auspica – e di portata generale, credo che sia corretto partire da dei dati, evitando di mettere alla base del ragionamento singole esperienze, che potrebbero non essere completamente rappresentative della realtà generale.
I dati che propongo sono tratti dalle edizioni 2010 e 2011 del Dossier Caritas Migrantes, nella cui sintesi ad uso della stampa si legge che “il saldo tra i versamenti degli immigrati all’erario e le spese pubbliche sostenute a loro favore è ampiamente positivo (1,5 miliardi di euro secondo una stima del Dossier) e questa somma, secondo altri calcoli sarebbe ancora più elevata”. Il dato è effettivamente sconvolgente; da ciò risulterebbe che il contributo degli immigrati regolari allo stato sociale è ampiamente positivo, dando alla collettività più di quanto ricevano (Il Dossier stima circa 10 miliardi di uscite a fronte di oltre 11 miliardi di entrate). Certo, il dato non tiene conto degli irregolari, ma questi sono una netta minoranza, ammontando a circa 420mila (un decimo del totale) e, con andamento altalenante, in diminuzione rispetto ai primi anni 2000 (dati: Fondazione ISMU). Volendo fare un calcolo spannometrico, potremmo sostenere che le spese a favore degli irregolari potrebbero essere coperte dall’avanzo generato dai regolari. Però questo è, appunto, solo un calcolo spannometrico.
In tempi di crisi, manovre e riforma delle pensioni, vorrei inoltre citare un altro dato. Gli immigrati sono in larghissima parte in età lavorativa. Solamente il 22% di essi ha meno di 18 anni e solamente il 2,3% ha un’età superiore ai 65 anni (Istat). In ragione di ciò nel Dossier Caritas Migrantes 2011 si legge che “il sistema pensionistico regge anche grazie agli oltre 7 miliardi annui di contributi pensionistici pagati dagli immigrati”.
Non credo di avere in tasca delle certezze assolute, ma credo che sia giusto confrontarsi con questi dati se si vuole affrontare una seria riflessione.

Ringrazio il Direttore per l’ospitalità e l’ascolto e ringrazio Mariapia per gli stimoli offerti.

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3 thoughts on “I dati, vogliamo i dati!

  1. Penso che i lombardi dovrebbero essere “leggermente” alterati dalla stratosferica sottrazione di risorse (e relative possibilità di vita e progettazione ) da parte dello stato italiano, nessuno in Europa si trova in tale condizione. La regione vanta un bilancio attivo in ambito pensionistico (circa 60 miliardi di euro) , dov’è l’emergenza pensioni in Lombardia? (se fosse uno stato potrebbe aumentarle…).

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