Giù al Nord: gli ospiti. Marco Alfieri

Continua l’avvicinamento all’incontro varesino di Prossima Italia sul Nord.

Anche gli ospiti si delineano. Marco Alfieri sarà uno di quelli. Autore di Nord terra ostile. Perché la sinistra non vince. Varesino di nascita, è corrispondente de La Stampa.

Lo raggiungo – neanche a dirlo – mentre è diretto a Verona ad un incontro del Terzo Polo. Uno di quegli incontri in cui si è convinti che per dialogare con il Nord sia necessario passare per la Lega. Un errore fatto già molte volte dal Pd in questi anni: vi ricordate l’intervista di Bersani a La Padania? Ecco, appunto.

Non è con l’imitazione del leghismo, quindi, che si vince al Nord. Marco Alfieri mi parla proprio da quella autostrada A4 che va da Torino-Milano-Venezia, rappresentando metaforicamente tutto il Nord: “La risposta localista non funziona: non è necessario inseguire la Lega e contemporaneamente dare risposte para-leghiste. Allo stesso tempo non bisogna fingere che il problema non esista”.

Niente innovazione politica, niente Nord. Secondo Alfieri, il ragionamento ha radici profonde, lontane. “Il PD, dalla svolta della Bolognina ha smarrito le idee: da allora non c’è più stato una discussione vera sul contenuto della proposta politica. Contemporaneamente si sono persi i temi del Nord”.

Un esempio? “La sinistra ha sempre pensato che la piccola e media impresa fosse una sorta di escrescenza della grande impresa. L’ha ignorata perché era convinta che ci fossero lavoratori di serie B”. Sui temi delle c.d. PMI la Lega ci ha costruito un consenso decennale, riuscendo a mettersi in contatto con quell’universo economico e culturale.

Il centrosinistra, invece, in passato ha rinunciato in partenza a riflettere sulle domande delle migliaia di persone che abitano il tessuto produttivo del Nord. Appunto, le Lega che fine ha fatto? “In questo momento la parabola leghista vive una difficoltà per l’usura della classe dirigente e delle sue parole d’ordine non rispettate. Tuttavia, sarebbe un errore darla per morta: è un partito fisarmonica, che vive di alti e bassi elettorali. Quando mancano le risposte per il Nord, funziona come un sismografo: dà un segnale guadagnando consensi. La Lega è una forza di denuncia, non certo di risposta ai problemi: i problemi sono ancora tutti lì ma tuttora non vengono capiti”.

Il centrosinistra, quindi, sembra avere di fronte a sé un’enorme prateria dove queste risposte inevase si trovano. Non bisogna però dare risposte preconfezionate o semplicistiche: è necessario un lavoro politico profondo. Un lavoro per il quale il centrosinistra non sembra stia investendo. Dopo l’Assemblea nazionale di Busto Arsizio (dove il Nord veniva trattato come una sorta di landa desolata in stile Groenlandia), poco o niente.

“Non è un caso che i sondaggi registrino nei confronti dell’elettorato deluso del centrodestra un passaggio nel campo dell’astensione, piuttosto che un cambio di campo: il PD da queste parti non è ancora credibile” – ragiona Marco Alfieri.

Non ancora credibile. Fino ad oggi: non avete ancora visto cosa vi riserva Prossima Italia.

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22 thoughts on “Giù al Nord: gli ospiti. Marco Alfieri

  1. “La risposta localista non funziona: non è necessario inseguire la Lega e contemporaneamente dare risposte para-leghiste. Allo stesso tempo non bisogna fingere che il problema non esista”

    Non concordo con questo passo di Alfieri, perchè rischia di generare equivoci peggiori dei mali attuali, segnatamente nel PD, già piuttosto allergico a questi temi. La questione settentrionale è anche territoriale. Lo dimostra il fatto che i provvedimenti presi dal PD (a mezzo Professore) in questi giorni finiranno per incidere essenzialmente sulle tasche dei cittadini del Nord, e in particolare di quelli Lombardo-Veneti-EmilianoRomagnoli. Cioè quelli che producono, che hanno case accatastate, che hanno pensioni da lavoro dipendente con lunghe carriere alle spalle iniziate in età giovanile come operai ecc.

    Del resto, per chi pensasse che il problema del Sud si risolve con presenza dello Stato e investimenti, ricordo che i compaesani di Zagaria, il capo dei Casalesi arrestato ieri, oltre a rammaricarsi, hanno rilasciato al telegiornale RAI dichiarazioni del tipo “Eh, la legalità va bene, ma se ci danno il lavoro, se no…”. Dichiarazioni da brivido che fanno il paio con quelle rilasciate dal neoministro per l’ambiente Clini, che del problema spazzatura a Napoli ha detto che si tratta di questione di ordine pubblico (come a dire: o usi la forza o questi non ti seguono).
    In amplissime aree del Sud il problema, quindi, non è di criminalità organizzata come fenomeno alieno che si incista nella società, bensì è di cultura diffusa che pretende che il lavoro provenga da terzi, ovvero dalla mafia stessa, dallo Stato oppure da qualche padrone lontano disposto a sperperare soldi, talvolta in parte pubblici, per aprire qualche cattedrale nel deserto. Tutto il contrario della cultura imprenditoriale di base tipicamente padana, di quel capitalismo molecolare insomma, ben descritto proprio da Alfieri nel suo fondamentale testo “Nord terra ostile”. Ostile alla sinistra che questo aspetto territoriale non lo vuole accettare, per l’appunto.

    Concludendo.
    O le risposte riformatrici, oltre che economico-amministrative, sono anche autonomizzatrici in senso catalano, oppure il vento del leghismo (anche senza Lega, fuori dalla Lega, oltre la Lega) continuerà a soffiare. Giustamente.

  2. Oh madonna, sembra di leggere i post dell’altro Civati, Pippo. Quante parole per dire così poco!
    Ma siamo ancora alla fase del “è necessario un lavoro politico profondo”? E’ da 20 anni che la “questione settentrionale” è stata posta, 20 anni che la Lega – come indicatore di quella questione – conquista posizioni nelle assemblee elettive e nelle giunte, 20 anni in cui si sono sfornate decine di libri, migliaia di pagine, ad opera degli autori più disparati e con gli approcci più diversi, 20 anni in cui Parlamento, Consigli Regionali e partiti hanno votato decine di proposte e provvedimenti.
    Possibile che non abbiate ancora una sola idea che sia una?

    Provo a darvi una mano, poche domande che richiedono una risposta semplice, un Sì o un No, vi prego di rispondere:

    1) Siete d’accordo che se un servizio o una prestazione pubblica costa 10 in un posto, costi 10 anche in un altro (criterio del fabbisogno standard)? Sì o No?

    2) Siete d’accordo che il governo di una regione, prima di andare a chiedere “in solidarietà” i soldi ai contribuenti di altre regioni provveda quantomeno a raccogliere quelli che i contribuenti della sua regione evadono (commisurazione dei flussi perequativi alla capacità fiscale di un territorio corretta secondo l’evasione stimata)? Sì o No?

    3) Siete d’accordo che vi sia la massima trasparenza nei flussi perequativi, cioè che si possa sapere immediatamente quanto versano i territori contributori netti e quanto prendono i territori destinatari dei fondi di perequazione (modello orizzontale di raccolta e distribuzione delle risorse)? Sì o No?

    Mi limito a queste, sono facili, dai!

    daniele,milano

      • Eh caro Dan, purtroppo è proprio così.
        Messi alle strette, i nostri amici latitano.
        Ed è un vero peccato, perchè se affrontassero questi nodi in modo chiaro e netto, senza troppe reticenze e senza tentennamenti, avrebbero bypassato in un colpo solo quell’enorme ostacolo che tuttora hanno sul proprio cammino, e che si chiama Lega Nord. Un ostacolo che pare farsi nuovamente insidioso, adesso che il partito di Bossi-Maroni sta tornando a fare giustamente il proprio mestiere, con buona pace del governo maggiordomico (pardòn, volevo dire tecnico).
        Attenzione, ho detto “bypassato la Lega”, non “imitato”.
        Non è che se la Lega qualche cosa giusta l’ha detta (secondo me parecchie cose giuste), allora quel qualcosa non si può più dire, perchè se no sta male. Questo è un comportamento da pirla, con la P della Pirelli.
        In ogni caso, mentre continuo a fare il mio duro lavoro politico di secessionista lombardo, confido ottimisticamente che i nostri tafazzi accettino la realtà delle cose e trovino, prima o poi, il coraggio di costruire una piattaforma “catalana” per la nostra Lombardia. Magari in tempo per Varese, a fine gennaio. Prossima Lombardia…
        Bonari saluti,
        Alex

    • Personalmente, sulla 1) e la 3) sono d’accordo, lasciando alcuni margini di oscillazione per i costi standard. La 2) non la capisco, nel senso che a) non mi pare che le regioni abbiano competenze in materia di evasione fiscale: prima bisognerebbe dargli le competenze e gli strumenti per poter fare una cosa del genere e b) se la misura vale a livello assoluto allora dovremmo chiedere misure simili anche a regioni che pur avendo dei livelli di evasione fiscale relativamente contenuti ricevono risorse da altre regioni. Se, invece, il senso della domanda era un altro, beh: rispondo sì, ma Daniele, dovevi porre meglio la domanda! 😀

      • Bene. Allora vorrei dirti 3 cose.

        1) Se sei d’accordo con il criterio del fabbisogno standard, sappi che nel momento in cui venisse realmente applicato il Mezzogiorno salterebbe per aria, perché con quel criterio dovresti – tanto per fare i soliti esempi – mettere per la strada qualcosa come 10.500 degli 11.000 forestali calabresi, 18.000 dei 20.000 netturbini di Napoli, 23.000 dei 25.000 dipendenti della Regione Sicilia, eccetera.

        2) Una delle linee della Legge Delega è quella di offrire ai Comuni (Comun i, in effetti, non regioni… qui si aprirebbe il fronte di quale federalismo vuoi, quello delle Regioni, come me, o quello dei Comuni, come la Lega) parte delle risorse derivanti dal recupero dell’evasione perché i Comuni hanno strumenti e competenze per agire (quando non paghi la TARSU o l’ICI è il Comune che si muove, non il Ministero delle Finanze). In ogni caso ho posto una questione di principio e se vuoi te la metto in altri termini: ritieni giusto far pagare – come avviene oggi – al contribuente lombardo che versa una buona parte delle sue tasse in “solidarietà” al cittadino calabrese anche quella quota di risorse di cui il cittadino calabrese è beneficiario non in quanto meno “ricco”, ma in quanto più evasore? In altri termini ancora: i flussi di perequazione sono stabiliti sulla “capacità fiscale” dei territori, ma se la capacità fiscale non è corretta per il tasso di evasione è chiaro che l’ammontare delle risorse destinate a un territorio beneficiario di “solidarietà” è sovradimensionato rispetto alle reali esigenze di quello stesso territorio e, dunque, i territori pagatori devono mettere più risorse di quanto ne sarebbero necessarie. Una situazione, peraltro, che finisce per incoraggiare i territori con evasione più alta a NON perseguire l’evasione fiscale, perché quanto è più bassa la loro capacità fiscale tanto sarà più alto l’ammontare di risorse a loro devolute. La domanda, al di là delle tecnicalità, è quindi sul principio.

        3) il modello “orizzontale” nella raccolta e redistribuzione delle risorse di perequazione è stato ferocemente combattuto da tutte le regioni beneficiarie con un forte sostegno da parte del PD (allora, in particolare, dalla Lanzillotta): la ragione è molto semplice: con quel modello – che era lo stesso adottato dal Decreto 56/2000 sulla spesa sanitaria – si rendono assolutamente trasparenti i flussi di chi mette e chi prende risorse. E questo dà molto fastidio, perché fare chiarezza su questo punto significa fare chiarezza sul fatto che l’Italia senza la Lombardia, il Veneto e l’Emilia (ma basterebbe solo la Lombardia) verrebbe giù come una pera cotta, cioè nessuno in Italia potrebbe permettersi gli standard di servizi/prestazioni/investimenti pubblici attuali senza quelle 3 regioni (ma basterebbe che venisse meno il contributo della sola Lombardia per far saltare per aria i conti del Paese). rendere questo trasparente significa che i cittadini/contribuenti lombardi prenderebbero “troppa” consapevolezza… c’è qualcuno a cui ‘sta cosa non piace. E infatti il Decreto 56/2000 è stato modificato e oggi non possiamo più sapere quale sia il contributo della Lombardia alla “solidarietà” in materia di spesa sanitaria (oltre 100 miliardi all’anno per l’intero Paese, mica briciole) che, per la cronaca, era oltre il 50% del fondo perequativo.
        Sono contento che tu sia d’accordo – diversamente dal tuo partito – che sia meglio disporre della massima trasparenza su chi mette e chi prende risorse.

        daniele,milano

    • Ragazzi, eccomi. Perdonatemi ma anche io devo fare i regali…Ci sono, non scappo dalle risposte. Anche se le domande mi sembra presumano già una risposta.
      Su quanto scrive Alessandro: “O le risposte riformatrici, oltre che economico-amministrative, sono anche autonomizzatrici in senso catalano, oppure il vento del leghismo (anche senza Lega, fuori dalla Lega, oltre la Lega) continuerà a soffiare. Giustamente.”
      Sono convinto che non sia l’autonomismo (che in questi anni è stato solo localismo carnevalesco) ciò che il Nord ha chiesto in questi anni. Lo dimostra il fatto che quando si parla di secessione anche gli elettori leghisti intimamente si fanno una risata. Sanno che la secessione non avverrà mai.
      Ciò che chiedono è uno Stato più efficiente e più giusto. Che risponda alle domande di semplicità amministrativa e burocratica. Ho sempre visto il federalismo in questo senso. Non come un sistema che ha l’obbiettivo (piuttosto vendicativo, a dir il vero) di “fare per conto proprio”.
      Proprio per questo, non ho problemi a dire che alle tre domande di Daniele rispondo con tre sì.
      Quanto alla mancanza di idee, mi sembra un’osservazione piuttosto ingenerosa. Da anni cerchiamo di dare delle risposte (parlo per me e, credo, per Stefano e Pippo: per tutto il PD non posso). Da mesi questo sito (soprattutto grazie a Stefano) propone quotidianamente idee, domande, risposte, in una parola contenuti. Non dico un applauso, però…
      Se pretendevate un programma di governo da un post (che peraltro non aveva la finalità di fornire delle risposte) è ovvio che siete delusi.

      • Salve, volevo chiederle alcune cose.
        Quando dice: “Sono convinto che non sia l’autonomismo (che in questi anni è stato solo localismo carnevalesco) ciò che il Nord ha chiesto in questi anni. Lo dimostra il fatto che quando si parla di secessione anche gli elettori leghisti intimamente si fanno una risata.”

        Mi sembra che vi sia confusione tra autonomismo e indipendentismo (sono due cose diverse). Ha numeri che possano confermare l’ ilarità delle persone rispetto all’indipendenza? mi spiego, se la secessione è” la pagliacciata leghista” è ovvio che tale partito faccia pochi proseliti al riguardo.
        Ma l’indipendenza in salsa “verde” non è l’unica, forse è la più mediaticamente conosciuta (se si può dir così), ce ne sono altre.
        La domanda di efficienza statale da parte di molti cittadini del Nord corrisponde al federalismo? ma cosa si intende nel Pd per federalismo è da una vita che non lo capisco . La gente chiede molte cose (autonomia- federalismo- efficienza) ma le persone sanno di cosa stanno parlando? oppure (grazie a decenni di politica di gran livello) sono un pochettino confuse? Ricordo una puntata di “report” dove gente interpellata per strada diceva :
        1 vorrei un federalismo solidale che valga per tutta Italia.
        2 un altro: il federalismo deve unire e non dividere
        e molte altre “opinioni” (se così si possono chiamare).
        Per non parlare della confusione terminologica (direi orwelliana) dei politici, persino i leghisti (aveva ragione il buon vecchio Miglio quando diceva che Bossi e co. di federalismo non hanno mai capito niente, anzi non gli fregava nulla).

        Che ne dite voi del Pd di sta roba qua?:
        http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/179

        il testo completo :
        http://www.micheleboldrin.com/Papers/fed_italy.pdf

      • “voi del Pd”
        No, dai, queste esrpessioni qua mi danno fastidio.
        A chi lo chiedi? Ad Andrea Civati, consigliere comunale di Varese? O vuoi la posizione ufficiale del PD?
        Sì, chi è iscirtto ad un partito democratico può avere idee diverse da quelle del partito nel complesso.

      • Lo chiedo a Civati in questo caso .
        Voi del Pd è espressione che qualifica un dato di fatto, ossia : voi iscritti, sostenitori del Pd in questo blog.” Voi del Pd” ti da fastidio? non volevo causarti questa sensazione.

      • Caro Civati, mi fanno piacere i 3 Sì. Mi rendo conto che altri sono nella posizione di poter dimostrare fattivamente coerenza con quei punti, più di un consigliere comunale.

        Per esempio l’altro Civati, Pippo, che siede in Consiglio Regionale. Il quale suppongo che NON sia d’accordo con questi 3 punti. Altrimenti non mi spiegherei il perché del suo voto di astensione su una Proposta di Legge al Parlamento votata dal Consiglio Regionale della Lombardia qualche anno fa, che li conteneva quasi tutti.
        Linko in merito un bell’articolo di Gabrio Casati: cfr.: http://gabriocasati.org/?p=100

        L’osservazione sulla mancanza di idee era precisamente legato a questo. Fa piacere sapere che c’è qualcuno che ritenga che “è necessario un lavoro politico profondo”, ma la domanda è: fino a oggi, invece, cosa avete fatto? Perché, visto che è 20 anni che si parla di Questione Settentrionale, oggi sarebbe forse il momento di raccogliere i frutti di un “lavoro politico profondo” e mettere sul tavolo delle proposte, per esempio relative ai 3 punti delle mie domande oppure ai punti contenuti nella Proposta di Legge al Parlamento del Consiglio Regionale della Lombardia o ancora delle altre 1.000 analisi, proposte, disegni di legge, piattaforme politiche eccetera sfornate pressoché da chiunque in questi 20 anni, No?

        daniele,milano

        P.S.: apprezzo il lavoro fatto sa Stefano e da OnTheNord (altrimenti non scriverei tanti commenti). Ma questo non c’entra con l’attività di produzione di analisi e soprattutto di proposte sul federalismo fiscale. Qui si fa soprattutto un po’ di lavoro politico di propaganda anti-leghista (l’ho già detto cento volte a Stefano, a me pare che ci sia una vera e propria ossessione nel PD per la Lega), solo qualche volta compare qualche numero su cui fare analisi e ancora più raramente proposte per definire progressivamente una piattaforma politica.

    • Luca, ovviamente non ho statistiche che dimostrino la mia posizione. La mia è una opinione politica. Non credo che gli elettori del Nord percepiscano la proposta secessionista leghista come realista.
      La Lega raccoglie consensi intercettando un sentimento di protesta che ha radici profonde. E che non credo trovi nell’indipendentismo la sua ragione fondamentale.
      Riconosco che esistono altre posizioni indipendentiste. Obiettivamente non mi sembra abbiano avuto una grande penetrazione.
      Il federalismo lo vedo come uno delle modalità con cui rispondere alla domanda di uno stato più efficiente. Per questo la prospettiva è radicalmente diversa da quella della Lega. Il federalismo non può essere una chimera o una panacea.

      • @Andrea
        Ma la lega sostanzialmente cosa ha di federale? nulla, è solo uno spot che ripetono da anni a vuoto .
        La lega è “feudale”.

        Cosa ne pensi delle proposte di modifica costituzionale nel primo link ?
        Ci sono documenti ufficiali (e non) del Pd rispetto a proposte di riforma dello Stato in modo federale? chiedo, perchè non lo so .

      • Questo è il sunto ufficiale della politica del PD sul tema.

        Autonomia locali: più cooperazione meno competizione

        Le nostre idee su Federalismo, risorse e riordino dei poteri.
        È necessario rimettere sui giusti binari la riforma autonomistica, guardando ad essa non solo come un passaggio ineludibile sul cammino del riassetto politico-istituzionale e del risanamento della finanza pubblica: essa è anche uno strumento essenziale per la ripresa economica, per una più forte competitività del sistema italiano, per assicurare la coesione sociale.
        Dobbiamo pensare a rafforzare l’azione degli Enti locali nelle zone più difficili del Paese con meccanismi di sostegno “fra pari” (diffusione delle migliori pratiche tra Comuni, Provincie e Regioni) e di affiancamenti propriamente federali (non solo poteri sostitutivi, ma strumenti di governance condivisi).
        Gli obiettivi più volte sbandierati dal Governo, il riordino delle competenze, la semplificazione dei livelli amministrativi, il risparmio virtuoso della spesa aggregata sono stati tutti disattesi.
        Al di là di qualche fiammata demagogica, che non ha esitato a cavalcare le più negative campagne di delegittimazione dei poteri locali e regionali, i risultati sono nulli. È il federalismo delle chiacchiere, non dei fatti concreti.
        Partiamo dai cittadini.
        La riforma autonomistica è tutt’altro che un derby fra gli amministratori dello Stato e quelli delle autonomie. Bisogna mettere al centro della riforma il cittadino, il bisogno di regole, di semplicità, di partecipazione. È l’occasione per migliorare le istituzioni e, al tempo stesso, per coinvolgere i più ampi strati della cittadinanza, e in particolare i giovani, le donne e il volontariato.
        Rigore e sobrietà nella politica e nella pubblica amministrazione.
        Il sistema delle autonomie che risulterà da questa riforma dovrà essere meno costoso di quello che si è consolidato fino a oggi, senza far mancare le risorse per i servizi essenziali. Noi difendiamo strenuamente il valore e la dignità delle istituzioni, degli amministratori e dei lavoratori pubblici, della rappresentanza politica democratica contro ogni campagna populistica e strumentale. Proprio per questo proponiamo senza esitazione l’esigenza di sobrietà e di rigore nell’uso delle risorse. E con essa l’urgenza di individuare soglie oggettive di riferimento (nazionali e internazionali) cui agganciare i limiti massimi di spesa per il governo locale, per la rappresentanza, per l’amministrazione attiva. Proporremo anche meccanismi di responsabilità individuale e collettiva in caso di sforamento di questi tetti.
        Lo Stato dimagrisca a Roma e nei territori.
        A Roma e nei territori, lo Stato deve riorganizzarsi e dimagrire notevolmente. Esiste una grande quantità di uffici, sedi decentrate, rappresentanze varie di ministeri, agenzie statali e enti parastatali che assorbono risorse ingenti in modo improduttivo e talvolta si sovrappongono alle competenze locali.
        Superiamo duplicazioni e confusioni.
        La riforma deve ottenere il superamento delle duplicazioni, delle sovrapposizioni di competenza, della confusione di ruoli tra Stato, Regioni ed Enti locali. Purtroppo ancora siamo lontani da questo traguardo. Non inseguiamo l’ideale astratto e non praticabile di liste rigide di competenze separate tra i diversi livelli istituzionali.
        I poteri concorrenti non sono una maledizione se ben congegnati e gestiti nell’ottica della leale cooperazione interistituzionale.

      • “Il federalismo lo vedo come uno delle modalità con cui rispondere alla domanda di uno stato più efficiente”. Ok, c’è invece chi crede che il federalismo sia uno delle modalità con cui aumentare gli sprechi, poiché aumentano i centri di spesa.
        Il nome glielo abbiamo dato, ma come dev’essere riempito il federalismo secondo te?

      • “Il federalismo lo vedo come uno delle modalità con cui rispondere alla domanda di uno stato più efficiente. Per questo la prospettiva è radicalmente diversa da quella della Lega. Il federalismo non può essere una chimera o una panacea.”

        A me pare esattamente il contrario: sei assolutamente allineato con la prospettiva della Lega che è precisamente quella di rispondere alla domanda di uno Stato più efficiente.
        Quando la Lega pone il tema del federalismo fiscale – perché è giusto riconoscere che di questo tema si parla grazie alla Lega che ne ha fatto un issue politica rilevantissima in questi anni – lo fa, appunto, con la proposta del criterio del fabbisogno standard, con la commisurazione dei flussi perequativi sull’evasione stimata, con l’ineleggibilità degli amministratori “spreconi”, ecc. Cosa sono queste se non proposte per avere uno Stato più efficiente?

        Il punto – temo – è che nel PD queste cose possono solo essere dette a chiacchiere, per il semplice fatto che nel PD – diversamente dalla Lega e nonostante le buone amministrazioni emiliane e toscane – se tu dici queste cose devi fare i conti con i Loiero, i Bassolino, i Veltroni-Rutelli (buco del Comune di Roma) e i Marrazzo (buco della santià del Lazio) o quella parte di partito siciliano che sta con Lombardo, ecc. che sono invece portatori di istanze (nel concreto, non a parole!) che connotano uno Stato altamente inefficiente, sprecone, ingiusto, fallimentare e talvolta probabilmente compromesso con la criminalità organizzata.

        Finché nel PD non si costituirà un gruppo (corrente?), capace di una feroce critica di quelle esperienze politiche e amministrative (PD del Nord?), sarà impossibile per quel partito perseguire concretamente una prospettiva di costruzione di uno Stato davvero efficiente.

        Quando poi la Lega passa all’indipendentismo, credo che non faccia altro di constatare che non sia possibile raggiungere quell’obiettivo in tempi ragionevoli stando dentro una cornice unitaria (e mi pare che i suoi ripetuti tentativi stando al governo nazionale l’abbiano ampiamente dimostrato). Non so se sia davvero così, io certamente la penso così.

        daniele,milano

      • Valerio.
        Cooperazione ok, “rapina” no (Lombardia-Veneto-Emilia-Romagna).
        Io sono molto favorevole alla competizione tra enti come in Svizzera e sulla questione della moltiplicazione dei centri di spesa basterebbe semplicemente porre dei principi fondamentali “al centro”.
        Il criterio dei comparti separati, per quanto riguarda le competenze (competenze esclusive), è assurdo, meglio il principio di sussidiarietà .

  3. Sul federalismo fiscale:

    (interessante dal minuto 8.00 in poi con l’intervista al Prof Antonini che le norme le ha scritte che dice chiaramente che l’autonomia finanziaria sta a “0” , e poi lo si chiama federalismo ).
    ( P.s dal minuto 13.00 si parla di costi Standard dove si sostiene la discutibilità del criterio, degna di essere ascoltata l’intervista al prof. Bordignon,al min0.30 nel secondo video. )

    • P.s

      secondo video dal minuto 14.34, le opinioni dalla strada del tipo :
      “IO SONO CONTRARIA AL FEDERALISMO PERCHE’ LO ASSOCIO A BOSSI e non sono d’accordo così D’ISTINTO perchè penso che la SEPARAZIONE non vada bene”…..

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