La differenza tra Ricolfi e il Parlamento padano

Su On the Nord si è fatto spesso il nome di Luca Ricolfi, soprattutto per via del suo testo di analisi e denuncia “Il sacco del Nord”. Le sue conclusioni sono state costantemente assunte come argomenti per giustificare quelle che vengono comunemente identificate come le posizioni della Lega Nord. Il fatto che Ricolfi sia vicino agli ambienti del centrosinistra sembra avvalorare le sue tesi, secondo l’argomento del “e lo dice Ricolfi, che sicuramente non è leghista” o del “e lo dice Ricolfi, che è del Partito Democratico”.

Nella sostanza, le categorie di cui si avvale Ricolfi dividono la popolazione italiana in produttori e non produttori. Nell’editoriale scritto ieri Ricolfi, infatti, fa uso ancora di questa categoria:

Finché i nostri produttori di ricchezza avranno un handicap dell’ordine del 30% su tutte le voci di costo fondamentali (energia elettrica, imposte societarie, contributi sociali) il nostro tasso di crescita resterà sempre indietro rispetto a quello degli altri.

Ma ciò che mi ha più stupito è una sola frase. Un inciso, per la precisione, messo là, forse senza dargli troppo peso:

Mi auguro che il prestigio di Monti, il miglior presidente del Consiglio che il Paese poteva scegliere in questo momento, basti a convincere gli «altri», ossia istituzioni europee, mercati, investitori, a scommettere sull’Italia.

Eccola la differenza tra Ricolfi e chi si è asserragliato nel Parlamento padano.

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10 thoughts on “La differenza tra Ricolfi e il Parlamento padano

  1. Stefano, quando qualcuno – a partire da me – cita Ricolfi ricordando che si tratta di personalità di area PD, lo fa generalmente quanto alle analisi e non certo per lasciare intendere che sia un secessionista. Anzi, PROPRIO perché Ricolfi è senza dubbio contrario alal secessione, il fatto che spesso le sue analisi coincidano con quelle dei secessionisti avvalora la fondatezza di quelle analisi. La proposta e l’orientamento politico, sono altra cosa. E’ lo stesso discorso che può valere per Gabrio Casati, certamente non leghista (e anzi, a tratti, molto più a sinistra del PD), ma assolutamente allineato nell’analisi delle diversità Nord-Sud.

    Un nordista sostiene generalmente che Nord e Sud sono realtà completamente diverse. Uno può poensare che questa diversità sia ricomponibile all’interno di uno Stato unitario e questa è l’ottica p.es. di Ricolfi, altri invece sostengono che non lo sia (secessioinisti), ma sul punto di partenza non ci sono differenze, come ben dimostra la lettura di questo articolo che metto in link sul quale suppongo concorderai, visto che è di Ricolfi:

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=15G406

    daniele,milano

  2. Esatto, la differenza è proprio questa, Ricolfi pensa che la situazione sia ricomponibile, e questo lo distingue dai secessionisti.
    La cosa che mi fa pensare è che sia lui che la Lega sembrano avere particolare attenzione per i ceti produttivi e le loro difficoltà, ma ancora una volta la risposta a cui giungono è differente. La Lega che etichetta il governo Monti come il governo dei banchieri – in opposizione all’economia reale, in un certo senso -, e Ricolfi che parla di Monti come del “miglior presidente del Consiglio che il Paese poteva scegliere in questo momento”.

    • Sì, ma quello che volevo dire è che l’accostamnento tra Ricolfi e secessionisti su questo blog è sempre stato fatto rispetto all’analisi, mai sulle ricette. Il fatto che Ricolfi sia “unionista” avvalora e dà autorevolezza alle analisi secessioniste proprio perché Ricolfi (o Gabrio Casati che – con i suoi “Contadini” va un po’ oltre la classica divisione tra produttori e parassiti) e secessionisti stanno su fronti opposti quanto a soluzioni.

      Quanto al giudizio espresso da Ricolfi, è appunto un giudizio. Suo.
      Io non sono leghista, al contrario, sono comunemente “profilato” come appartenete alla “sinistra estrema”, eppure condivido la valutazione su Monti e il suo governo, insieme tra l’altro, ai fascisti di Casa Pound. E il fatto che si tratti di un “governo di banchieri” (detto per slogan) non è una valutazione, né un giudizio, è una constatazione oggettiva. A Ricolfi – che è un liberale del PD – stanno bene i banchieri, a me – che liberale non lo sono proprio mai stato – No.

      Detto questo questo, trovo – e ho avuto già modo di scriverlo qui – che ci sia una bella differenza tra non condividere una visione, un orientamento e un programma politico e non riconoscere legittimità a una visione, un orientamento e un programma politico. Tu spesso – mi permetto di ripeterlo – tendi, come molti nella cosidetta sinistra, non a constroargomentare visioni politiche che non condividi proponendone una alternativa, ma a togliere legittimità alle visioni politiche diverse dalla tua (segnatamente a quella della Lega). Ho sempre pensato che sia meccanismo – peraltro molto poco liberale e molto poco democratico – che gli ex comunisti hanno mutuato dallo stalinismo e i giovani della cosiddetta sinistra hanno mutuato dal pensiero unico del mercatismo. Riflettici.

      Nessuno qui si sogna di dire che una qualunque posizione del PD (o di nqualunque altra soggettività politica) non sia legittima. Casomai può affermare che non corrisponde ai suoi interessi né alla sua Weltauschaung, che significa avere una posizione contraria ma assolutamente rispettosa. E’ questo rispetto delle ragioni altrui che qui è difficile incotnrare. E il limite non riguarda tanto chi è convinto della propria idea – p.es. in materia di indipendenza – quanto di chi, volendola constrstare, non è in grado di capirne ragioni, genesi, dinamiche, esiti, che è il modo migliore per contrastarla.

      La secessione è un’opzione politica. Nessuno – che non sia figlio delloo stalinismo o del pensiero unico – pretende che sia condivisa dal 100% degli individui, ma quello che deve invece essere condiviso dal 100% degli individui in uno stato democratico e liberale è che quell’opzione sia assolutamente legittima.

      daniele,milano

    • @Stefano

      per me la lega ora come ora è allo sbando, ha fallito completamente e si è dimostrata come l’azienda per far soldi della famiglia Bossi e dei galoppini.
      Non bisognerebbe prenderla sul serio, se si va a votare non la voterebbe nessuno (se non qualche caso clinico).

  3. “Monti, il miglior presidente del Consiglio che il Paese poteva scegliere in questo momento”
    Infatti ci serviva proprio un becchino…

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