Passaggio a Nord-Est (16) – Stato italiano, abbiamo un problema

MILANO – Se hanno ragione gli investigatori milanesi, a tenere le chiavi dei tesori dei clan in Calabria c’era una sorta di “dottor Jekyll e mister Hyde” in toga: da magistrato ha sequestrato quasi un miliardo di euro alle cosche, ma stamattina è stato arrestato in una inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano con l’accusa di aver agevolato proprio la ’ndrangheta nella sua veste di presidente della sezione «Misure di prevenzione» del Tribunale di Reggio Calabria. Al giudice Vincenzo Giglio, 51 anni, presidente anche di Corte d’Assise, esponente di spicco della corrente di sinistra di «Magistratura democratica», docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria, il procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e i sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci contestano non il reato di concorso esterno nell’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma le ipotesi di reato di «corruzione» e di «favoreggiamento personale» di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante (articolo 7 del decreto legge 152/1991) di aver commesso questi reati «al fine di agevolare le attività» della ’ndrangheta.

Prosegue qui.

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4 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (16) – Stato italiano, abbiamo un problema

    • Visto il livello accurato dell’analisi, ben sintetizzato dal titolo, si potrebbe tranquillamente parlare di necessità di espulsione di tutti i cittadini di origine meridionale presenti a Milano. O anche di mettere Babbo Natale sotto processo per circonvezione di incapaci. O urlare, tutti insieme, con liberatorio entusiasmo, “New York Palermo degli Stati Uniti!”

      Se invece si vuole essere seri, allora basta rilevare che le prime concrete azioni di Pisapia, sindaco senza palle, sono state quelle di aumentare tariffe e tasse comunali, nonché di prospettare la rapida messa in vendita di beni pubblici, allo scopo di racimolare altri soldi oltre a quelli, tantissimi, che i milanesi versano annualmente a quella puttana truffatrice che ha nome Roma (“ciudad de mierda”, parafrasando una dotta citazione calcistica).
      Soldi che in buona parte finiscono proprio, tra gli altri luoghi, in Calabria, naturalmente nelle tasche dei boss e dei loro numerosissimi clientes. Che poi vengono a bruciare i tritovagliatori nel Lodigiano, i locali notturni nel Milanese, le ruspe in Brianza.

      Cattivoni milanesi e lombardi (terroni onesti inclusi, certamente non pochi): lavorate, pagate e tacete. Perchè se alzate la testa vi beccate pure dei mafiosi, dei conniventi o dei vigliacchi.
      The show must go on, baby!

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