Un killer chiamato amianto

Broni (in provincia di Pavia) detiene un tragico primato: è l’area in Italia con il più alto numero di decessi per mesotelioma rispetto al numero di abitanti.
Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio (strato di cellule che riveste le cavità sierose del corpo: pleura, peritoneo, pericardio, cavità vaginale dei testicoli). La maggior parte dei casi di questo tumore è di natura respiratoria, ed è associato soprattutto all’esposizione all’amianto.
E’ l’amianto infatti la causa dei 40 morti all’anno a Broni, un dato purtroppo che sembra destinato a crescere. Tutto è nato dalla Fibronit, azienda nei cui capannoni si è lavorato l’amianto per oltre mezzo secolo e dove si produceva eternit diretto in tutto il Paese. Allora la fabbrica dava lavoro a tutto il paese, e non si poteva pensare certo che anziché benessere potesse portare dolore e devastazione.
Per primi hanno iniziato ad ammalarsi e morire i lavoratori che erano a contatto con le polveri mortali, poi anche le loro mogli che lavavano le tute da lavoro o, ancora peggio, i bambini di allora che oggi hanno 30-40 anni.
La fabbrica è chiusa da 20 anni, ma il pericolo è sempre presente: perché nella fabbrica dismessa ci sono ancora 300.000 metri quadrati di amianto da bonificare, e a quanto pare non ci sono i soldi (circa 30 milioni di euro previsti) né i siti idonei dove depositare l’amianto. E il problema amianto, di grosse proprozioni a Broni, riguarda anche la Lombardia: secondo Legambiente, nella nostra regione ci sono 80 milioni di metri quadri di coperture in amianto, una media di 8 metri per abitante.
Si dice che non si conosceva allora la pericolosità di questo materiale: intanto però, nel maxiprocesso Eternit, è stata chiesta una condanna a vent’anni di reclusione per disastro ambientale doloso e permanente e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, perché si ipotizza che la minaccia fosse nota e prevista dai vertici della società Eternit.

P.S. anche per On the Nord

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