Peggio della Sicilia

E’ la situazione della Lombardia riguardo la presenza della mafia sul territorio, secondo il giornalista Gianni Barbacetto: «La nostra regione è peggio della Sicilia perché qui c’è chi dice ancora che “la mafia non esiste” o chi ti dice che il pizzo da queste parti non si paga». E ancora: «Le cosche mafiose, le locali di ‘ndrangheta o le famiglie di camorristi non avrebbero potuto radicarsi nel territorio se non ci fossero stati imprenditori che al libero mercato hanno preferito la certezza di un appalto pubblico». E così interi settori economici sono finiti nelle mani dei mafiosi.
Un giudizio che può apparire eccessivo, ma già la stessa cosa avevano affermato personaggi come il senatore PD Nando Dalla Chiesa, il giudice Ilda Bocassini (che ha condotto l’inchiesta “Infinito”, conclusasi con 110 condanne) e il fondatore della associazione “SOS racket e usuraFrediano Manziqua sta succedendo quello che succedeva a Palermo o Reggio Calabria 15 anni fa, ma al sud oggi c’è più consapevolezza che al nord»).

P.S. anche per On the Nord

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35 thoughts on “Peggio della Sicilia

  1. Quindi l’infiltrazione mafiosa è colpa dei lombardi, come no.
    Come dire che la colpa del colonialismo era dei monarchi locali che vendevano schiavi in cambio di perline colorate. Avete capito? La colpa non era mica di chi gli schiavi li usava, bensì delle popolazioni indigene, perchè comunque qualcuno fra di loro gli schiavi li andava a cacciare… e certo, porcaccia, come abbiamo fatto tutti a non averci pensato…
    E’ agghiacciante il grado di imbarbarimento culturale in cui versa la sinistra del Nord, ormai siamo a giudizi degni del colonialismo più retrivo. Provo vergogna, imbarazzo, fastidio, rabbia.
    Tra l’altro è notorio che minacce, estorsioni, mezzi bruciati, cantieri oggetto di attentati ecc. sono tutti metodi legittimi per la stipula di regolari contratti preliminari.

  2. Dunque Barbacetto sarà certamente d’accordo anche sul principio secondo il quale una donna che la sera va in giro in mini e viene violentata “se l’è andata a cercare”.

    daniele,milano

    • No, piuttosto credo sia dell’opinione che se un uomo manda la sua donna a prostituirsi e poi si becca malattie veneree, non deve prendersela con chi gli ha infettato la compagna.

      • @pinoseltz

        ah, sì, giusto scusa… era solo una battuta. La realtà, come noto e arcinoto, è che i calabresi sono ‘ndranghetisti per colpa dei lombardi. Anche il terremoto di Messina del 1908 era colpa dei lombardi. Ah, e anche la crisi globale di oggi, come quella del ’29, è colpa dei lombardi. Sempre i lombardi hanno lanciato i meteorite che ha prodotto la scomparsa dei dinosauri e Adolf Hitler era il falso nome con cui si spacciava tal Giovanni Brambilla, lombardo come tutti i suoi sodali delle SS e della Gestapo. L’alluvione in Liguria è stata provocata da lombardi che buttavano giù catinate d’acqua al di là dell’Appennino, l’acqua alta a Venezia è colpa dell’apertura delle dighe lombarde in Valtellina, Bush padre e figlio si chiamano in realtà Cespuglio e sono immigrati negli Usa da Varenna per scaricare missili sull’Iraq, Gheddafi era di Induno Olona e Assad di Appiano Gentile. Come noto, insieme al nizzardo Garibaldi sulle barchette – di fabbricazione lariana – salpate da Quarto dei Mille c’erano 300 bergamaschi e sono stati loro a sparpagliarsi per il Mezzogiorno infettandolo con il virus della criminalità organizzata dando vita a Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Camorra, prima di sbarcare a Chicago con Luky Luciano (al secolo Luca Luciani, nato a Dalmine) per devastare l’East Cost con il contrabbando di alcolici terrorizzando la popolazione a suon di mitragliate.
        Porca miseria, che disastro dell’umanità ‘sti lombardi!!! E ora si lamentano pure se i pronipoti dei loro avi emigrati al Sud per far fortuna vengono a fargli saltare per aria un paio di macchine, pretendere due lire in cambio di protezione, acquisire quote di aziende sotto minaccia di morte… che pavidi, che stupidi, che popolo indegno! Un po’ di coraggio, suvvia baluba!, resistete alla mafia, prendete esempio dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania in cui da sempre intere folle si ribellano al primo segnale di presenza mafiosa.

        daniele,milano

  3. @Daniele, scusa, ma stai estremizzando ancora più di Barbacetto, che comunque parla di alcuni imprenditori, non di tutto il tessuto socio-economico della Lombardia. Perché ci sono tanti imprenditori che purtroppo, come dice Alessandro, sono minacciati e colpiti dalla mafia, ma anche qualcuno che invece ne diventa complice perché ne trae vantaggio. E in effetti quando ci sono i processi, in mezzo alle centinaia di mafiosi, camorristi, ‘ndranghedisti condannati, spunta anche qualche nome di politico o imprenditore locali.
    Poi non so, probabilmente tu avrai altre esperienze rispetto a Barbacetto, Dalla Chiesa, Bocassini e Manzi per smentirli.

  4. Noto con dispiacere che molti utenti stentano a capire la denuncia che viene fatta sulla presenza delle organizzazioni criminali nel tessuto economico del nord. Inutile sottolineare che il giornalista Barbacetto a mio parere non voleva assolutamente dire che “è colpa dei lombardi (tutti) se la criminalità si è radicata al nord” (facile strumentalizzazione di persone che affrontano argomenti con poca serietà), ma credo invece che sostenga una verità inconfutabile, cioè la collusione di ALCUNI “pezzi” di imprenditoria e politica della nostra regione con interessi non certo trasparenti e legali. Anche i meno informati (come me) sanno che le mafie al nord principalmente vogliono reciclare denaro proveniente da attività illecite, comprando attività commerciali, palazzi, partecipando a gare per appalti pubblici ecc. Nel loro tentativo di immettere soldi sporchi nel circuito economico sano è pressochè inevitabile entrare in contatto con il tessuto economico del territorio. Facciamo un esempio: se un clan decide di partecipare ad una gara d’appalto pubblica (e vuole vincerla a tutti i costi con qualsiasi mezzo) cosa fa? 1) paga chi deve stabilere a chi verrà assegnato l’appalto 2) intimidisce o corrompe altri imprenditori che desiderano partecipare alla gara 3) facilitato dal periodo di crisi che ha messo in ginocchio molte aziende, si rivolge ad una di esse (che le serve per partecipare all’appalto) propone di prestare soldi senza impegno (usura) nel momento in cui l’imprenditore è “strozzato” dal debito maturato e intimidito da continue visite con minacce alla famiglia e all’attività, accetta di fare entrare con una percentuale di partecipazione all’azienda questi soggetti per ripagare il debito, ma in poco tempo si trova a lavorare per loro. Quindi tornando al nostro discorso, non è una questione di “colpa dei lombardi o no”, risulta miope e patetico analizzare un fenomeno di una portata così vasta in questo modo, a mio modesto parere quindi il problema è quello della corruzione, dell’intimidazione, dell’aver lasciato soli gli imprenditori in questo periodo di enorme crisi. Concludendo va bene cercare di interpretare le parole di un giornalista per cercare di capire cosa intendeva asserire, ma inventare un ragionamento “in toto” beh questo non è corretto, ma non per Barbacetto, ma per le migliaia di persone che questi problemi li hanno vissuti sulla loro pelle..
    saluti Michele da Milano

    • Sono d’accordo, inoltre Barbacetto (come anche Dalla Chiesa e Manzi) penso facesse anche riferimento alla mancanza di consapevolezza da parte di molta gente dell’esistenza di queste organizzazioni criminali sul nostro territorio: basti pensare ad esempio a quanto dichiaravano 1-2 anni fa la Moratti e il prefetto di Milano

      • @pinoseltz: Quello che mi preoccupa maggiormente è proprio questo aspetto che hai appena menzionato, la mancanza di consapevolezza, che in fin dei conti è la loro vera forza. Se è come ho accennato precedentemente, cioè che le Mafie sono al nord per reciclare denaro, conviene a loro che non se ne parli, o che se ne parli in modo ironico sminuendo il problema, perchè grazie a questo comportamento loro possono agire indisturbati. Come può pensare di arginare questo problema un povero imprenditore che è stato incastrato da soggetti che fuori da ogni regola civile minacciano, corrompono, comprano e intimidiscono, se quando denuncia un fatto negativo come questo viene coperto da ilarità e superficialità? Non è forse un danno anche questo? Della serie “Cornuto & Mazziato”. Perdonate la franchezza..

    • Le parole di Barbacetto sono chiarissime, così come i titoli dei più svariati pamphlet usciti negli ultimi mesi in libreria, il cui senso comunicativo è trasmettere l’idea che Lombardia e Sicilia pari sono e che in Lombardia comanda la mafia.
      Queste tesi, oltre ad essere del tutto inverosimili, costituiscono un insulto, pesantissimo, nei confronti dei MILIONI di cittadini lombardi e delle migliaia di amministratori pubblici e di imprenditori che non hanno NULLA a che fare con le mafie.
      Altrimenti bisognerebbe dire che anche New York è come la Sicilia, il che sarebbe una stronzata colossale autoevidente.

      La sostanza reale del discorso è che, ben oltre le utilissime analisi e le utilissime inchieste, nessuno di questi autori punta il dito contro l’origine del cancro mafioso: il Mezzogiorno. E contro quel meccanismo mostruoso di nutrizione del male stesso che è il sistema di traferimenti pubblici, sotto le più svariate forme, mediante il quale ogni anno decine di miliardi di Euro vengono prelevati in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per essere poi sparpagliati malamente nel Sud, finendo per ingrassare innanzitutto boss e politici conniventi.
      Ricordiamoci che la Germania sta rieducando durissimamente la Grecia (in effetti la sta ridimensionando) lesinando dei PRESTITI. Ogni anno il Nord droga il Lazio-Mezzogiorno con TRASFERIMENTI a FONDO PERDUTO (in tutti i sensi). Passare anche per una popolazione senza spina dorsale che non combatte adeguatamente le infiltrazioni mafiose è decisamente troppo. Anche se ciò è forse vero, ma solo nel senso che l’unica lotta radicale alle mafie, quella che i Lombardi non hanno ancora mostrato di voler condurre, si chiama secessione, cioè eliminazione di quei trasferimenti che hanno reso le mafie del Sud le più forti al mondo, in quanto capaci di dominare intere Regioni cannibalizzandone le economie parassitarie.

      Se le mafie non sono soltanto un fenomeno di ordinaria criminalità, bensì un fenomeno culturale che attiene le coscienze delle persone, come in effetti è, allora la lotta non può che essere innanzitutto politica e sociale. La sola alternativa all’ipotesi secessionista è quella di un antagonismo diretto e violento nei confronti dei mafiosi. E’ il caso che i vari Er Pelliccia dimostrino se hanno davvero le palle o no. Io lotto per la secessione, chi vuole l’unità farebbe bene a capire che non si può essere garibaldini solo a parole. Altrimenti è pura vigliaccheria prendersela con l’imprenditore o il commerciante lombardi che non denunciano l’estorsione per proteggere la propria famiglia: loro non sono rivoluzionari. Chi invece mangia pane e contestazione (e pure estintori da tirare ai carabinieri) ha scelto per sè un altro ruolo nella società. Sia coerente. I ruspisti patriottici a buttar giù la casa di Don Ciccio nella Locride, e poche scuse.

  5. Comincio dicendo che sono d’accordo sul fatto che le mafie abbiano avuto origine nel Mezzogiorno d’Italia. Credo che qui non ci piova.
    Mi sorge, però, un dubbio. A partire dagli anni ’70 una quota importante di mafiosi si è stabilita al Nord. Se in origine era dato per certo che i legami con le cosche al Sud erano intensi, a me viene da chiedermi se dopo 40 anni non si siano creati sistemi mafiosi, al Nord, completamente autonomi, che non hanno bisogno dei finanziamenti dello Stato al “Lazio-Mezzogiorno” (per dirla con Alex) ma capacissimi di mantenersi facendo “impresa mafiosa” solo al Nord. D’altra parte qui la ricchezza c’è, basta andare a prendersela direttamente. E quindi: Alex, ma sei sicuro che tagliare l’Italia in due – partendo dal presupposto (giusto) che l’origine del cancro mafioso sia al Sud – sia la soluzione a questo problema, se in realtà esistono al Nord nuclei in grado di agire in maniera completamente autonoma rispetto al Sud? Non credo che gli ‘ndranghetisti della Brianza abbiano bisogno dei trasferimenti dallo Stato. In questo senso mi sembra importante che aumenti la consapevolezza, anche rispetto ai nuovi modi e metodi di fare mafia, e che se ne parli.
    Ovviamente le mie sono tutte sciocchezze se invece cosche del Sud e del Nord sono ancora legate a doppio filo a livello economico-finanziario.
    (Per chiuderla con una battuta: ma non è che loro l’indipendenza l’hanno già fatta? :D)

    • Stefano sulla ndrangheta sbagli poichè i legami familiari con il paese d’origine lo mantengono.
      Il fine sono sempre gli affari che al Nord sono grossi, le ndrine lombarde sono autonome ma, ripeto i legami con i paesi d’rigine sono fortissimi.
      Per ora non c’è stata nessuna scissione, ed è logico quindi che la maggior parte della manovalanza ndranghetista in Lombardia è composta da emigranti e/ figli di emigranti, non dico che non ci siano lombardi però un elemento base della cultura ndranghetista è la il legame con la Calabria.
      Poi non so come ragionano i camorristi e i mafiosi siciliani, ma la ndrangheta è così:

      la ndrangheta è difficile da scardinare per la durezza dei legami familiari…..madri,padri,figli,zii, al Nord idem, la ndrangheta non è gangsterismo qualsiasi
      ha le sue “regole”.

      Vi consiglio questo documentario in parti sul tubo:
      parte 1:

      • Ok per i legami famigliari, ma se dopo 40 anni i legami famigliari sono stati ricreati al Nord e non hanno più senso, per le famiglie del Nord, legami finanziari con il Sud, recidendo i legami famigliari con il Sud non esiste la concreta possibilità che al Nord non cambi niente a livello di presenza e radicamento delle mafie?

      • No Stefano te lo assicuro, anche dopo 40 anni i legami con la Calabria sono saldi, oggi più che mai! le famiglie cambiano, si mescolano ma le regole del gioco sono sempre le stesse.
        Quando hai tempo guarda questo “docu”, la ndrangheta non la conosce nessuno, la si chiama in causa come se fosse cosa nostra o la camorra ma non è così ! è diversa!
        Ripeto il legame familisticoè il collante dell’organizzazione.

        Da min 5.33 San Luca (queste cose riprese le ho viste con i mei occhi).

  6. @Luca: ottimo contributo, La Santa è un documentario imperdibile per chiunque voglia cimentarsi nell’arduo compito di capire il fenomeno ‘Ndrangheta.

  7. A me sembra che né io né Alessandro abbiamo negato l’esistenza della mafia in Lombardia. Quel “la mafia non esiste” è stato affermato dal Prefetto Lombardi (peraltro molto poco lombardo a dispetto del nome) ed è una vergogna, esattamente come una vergogna è stato il rifiuto della gionta Moratti di varare una commissione di controllo sulle infiltrazioni in vista dell’Expo come suggeriva l’allora opposizione, così come è da sempre una vergogna la medesima affermazione così tipicamente diffusa del Mezzogiorno, benché a) nel corso del tempo siano nate forme di denuncia e resistenza e b) siano allo stesso modo nate forme forme di quasi rivendicazione ella “bontà” della rpesena mafiosa che sfociano spesso in aperti conflitti con nle forze dell’ordine e la magistratura.

    Detto chiaramente, frequento alcuni territori di questa regione in cui la rpesenza delle mafie è lampante, ho conosciuto persone cui è stata fatta saltare per aria la macchina, ho visto coi miei occhi arrivare strani soggetti dal napoletano a fare campagna in occasione delle elezioni per alcuni candidati e i camion targati RC, so esattamente dove si sono stabiliti i calabresi, dove i campani, dove i siciliani e so delle inchieste aperte per omicidi, atti di intimidazione, attentati, ecc.

    Quello che invece trovo oltre che analiticamente sbagliato, intellettualmente scorretto e complessivamente stupido è far passare i messaggio (Il Fatto Quotidiano, ottimo giornale per certi versi, ne è maestro) sulla “mafia lombarda” (era un suo titolo di qualche giorno fa).

    Diversamente da quanto dice Stefano qui sopra, i clan della ‘ndrangheta che hanno proliferato in Lombardia sono in tutto e per tutto dipendenti dalle scelte strategiche assunte dalle “centrali” calabresi. Anzi, quando qualcuno dei boss locali ha tentato di autonomizzare la propria organizzazione rispetto all’organizzazione madre calabrese è finito morto ammazzato (è il caso di Carmelo Novella, per esempio).

    Che poi le organizzazioni mafiose abbiano interlocutori locali – dei quali peraltro sarebbe opportuno leggersi le biografie per capire quanto siuano davvero “indigeni” – mi pare del tutto evidente per ragioni meramente oeprative: sarebbe impossibile per quelle organizzazioni alvorare senza avere referenti locali, in Lombardia come nel Nordrhein-Westfalia (p.es. Duisburg), a Milano come a New York (naturalmente con la facilitazione qui, diversamente dagli Usa o dalla Germania, della comunanza di lingua, cultura e soprattutto dalla presenza storica, vasta e radicata di grandi comunità di compaesani).

    L’equipoarazione Lombardia-Calabria è del tutto stupida per una serie di motivi, prima di tutto strutturali che solo un cretino non può vedere:

    1) diversamente dal Mezzogiorno, qui la criminalità organizzata ha decisamente meno potere di influenzare il complesso della società per il semplicissimo fatto che la quota di popolazione capace di mantenersi con attività legali è infinitamente ridotta: non c’è bisogno, qui, della mediazione del piccolo boss per avere un alvor, per avere un posto nella pubblcia amminsitrazione, per avere una finta pensione di invalidità e non c’è bisogno in maniera così diffusa quanto lo è al Sud di ricorrere a lavori e attività sommerse e illegali per tirare a campare. Né, guardando alla politica, c’è bisogno di rivolgersi alle mafie per disporre di pacchetti di consenso organizzati alle elezioni.

    2) il “grip” delle organizzazioni mafiose sulle decisioni pubbliche c’è, ma in misura molto inferiore che non nel Mezzogiorno, se non altro perché le mafie devono vedersela con concorrenti agguerriti per nulla mafiosi ma solo disonesti che da sempre sono capaci di orientare appalti e fondi pubblici.

    3) Diversamente che dal Mezzogionro, qui le mafie agiscono su due fronti: il primo quello tradizionale dell’intimidazione, del controllo minuto delle attività sul territorio e delle attività illegali (spaccio, sfruttamento della prostituzione, ecc.) molto ma molto meno invasivo che altrove; Il secondo – è quello del riciclaggio che invece al Sud sostanzialmente non esiste perchè semplicemente non esistono le attività economiche per farlo o comunque sono meno e più piccole (imprese e soprattutto finanza).

    E’ chiaramente quest’ultima – cioè il riciclaggio e l’investimento di capitali illeciti in attività “pulite” – l’attività di gran lunga più preoccupante, perché è quella che uccide il tessuto economico, allo stesso modo in cui un cancro uccide un corpo di per sé sano. In un caso (l’investimento in imprese) questa attività avviene spesso con modalità per cui lo stessso imprenditore “target” manco si accorge di quello che sta succedento: tipicamente si tratta di imprese in difficoltà cui un mediatore apaprentemente del tutto affidabile e “normale” propone una soluzione (um mediatore finanziario, un consulente, magari qualcuno della banca); se se ne acorge preferisce far finta di non veere o per paura o perché pressato dall’urgenza di uscire dalle sue difficoltà. In altri casi – quelli più consistenti dal punto di vista dei volumi – non si tratta di piccoli imprenditori, ma si trata di società finanziarie e di consulenza legale di altissimo profilo, magari succursali italiane di multinazionali estere che vedono nei capitali illeciti l’opportunità di incamerare enormi quantità di soldi e di vendere servizi ad altissimo valoire aggiunto. Secondo SOS Imrpesa le mafie nel loro complesso “fatturano” in Italia 135 miliardi/anno, stiamo parlando del 7-8% del PIL. Quell’enormità di soldi non finisce né sotto il amterasso del boss, né nella sola acquisizione di una catena di risotranti o di un’imrpesa edilizia: finisce dritta sparata nei circuiti della finanza globalizzata con meccanismi di occultamento sofisticatissimi che solo le più alte competenze presenti sul mercato sono in grado di fornire. Non ho alcun elemento concreto epr affermarlo, ma è del tutto ragioinevole che dentro questi traffici siano implicate le più grandi banchee i più grandi studi legali del paese. Peccato che pochi parlino di questo aspetto, peccato che poche indagini riescano a selare questi meccanismio. Peccato che nessuno si ponga il problema di chiedere conto a quei soggetti della provenienza di aporte dei loro introiti, del patrimonio che gestiscono e del profilo dei loro clienti.

    Tutto ciò detto è veramente offensivo, violento e stupido ricoprire di merda un intero territori in cui cui la stragrandissima maggioranza delle persone non ha nulla a che vedere con il propagarsi delle mafie nel Nord Italia, proprio perché i responsabili di quella propagazione sono prima di tutto i mafiosi – che con questo territorio non hanno nulla a che vedere… scorretevi i cognomi di quelli coinvolti nelle inchieste – e quei pochissimi “indigeni” dotati delle competenze, dei canali e delle capacità per approfittare dei flussi di capitali illeciti.

    Perseverare in questa linea demente di equiparazione oltre che gretto è anche il miglior modo per far sì che le mafie continuino il loro sporco lavoro per il semplice fatto che con un’analisi sdbagliata anche le soluzioni saranno sbagliate.

    daniele,milano

    • Daniele, ma stai tranquillo! Nessuno vuole infangare la “sacralità” della Lombardia. Semplicemente Barbacetto richiamava le responsabilità di quei politici e imprenditori locali che si sono resi complici della mafia e, soprattutto, denunciava la mancanza di consapevolezza di questa minaccia in buona parte della popolazione.
      Io ho avuto modo di ascoltare di persona Frediano Manzi, che affermava né più né meno le stesse cose di Barbacetto, e ciò che più lo amareggiava, oltre all’abbandono da parte delle istituzioni, era l’indifferenza della gente. E Manzi è uno a cui la macchina l’hanno fatta saltare davvero, per cui suppongo che se parla così qualche ragione dovrà pur averla. Così come Barbacetto, che su questo cose ci studia e ci indaga. E non credo né che siano dei cretini e neppure che “odino” la Lombardia…

      • No, pino, non sto tranquillo. Perché locuzioni quali “la Lombardia è peggio della Sicilia” parlando di mafia – utlizzata da Barbacetto e poi per dare titolo a questo thread – alla luce di quanto detto lasciano passare un messaggio stupido e violento. Se è fatto consapevolmente chi li usa va mandato affanculo, se fatto inconsapevolmente va compatito e corretto.

        daniele,milano

    • Ottimo, io non ho la tv e queste chicche me le perdo. Grazie per averlo postato. Io alcuni di quei posti li conosco abbastanza bene. Ed è per questo – per quell’imprenditore intervistato cui hanno portato via il locale, come i tantissimi cui hanno portato via con gli stessi metodi le attività – che mi girano vorticosamente i coglioni quando si cerca di far passare il concetto di “mafia lombarda” e di orde di “imprenditori lombardi conniventi e corresponsabili”. Non che non esistano, ma rispetto alla dimensione del fenomeno, alle dinamiche usuali di proliferazione del fenomeno mafioso, sono ai limiti dell’irrilevanza, al contrario di quanto non lo siano i bosso e i loro tirapiedi tutti, sempre, senza alcuna eccezione calabresi.
      Sarebbe carino che chi blatera a vanvera di “mafia lombarda”, di “lombardia peggio della Scilia”, “di colpa di chi fa affari con le mafie” (e non dei mafiosi), contasse fino a10 prima di dire o scrivere ‘ste cazzate e avesse un po’ più di rispetto per chi subisce, inerme e impotente, l’avanzata di questo cancro che nulla, ma proprio nulla ha a che fare con la cultura, la storia, le tradizioni, la mentalità di questo territorio chiamato Lombardia, evidente fion troppo aperto, generoso e integrante di quanto al contrario non si dica.

      Se delle complicità si vogliono trovare, vanno cercate nelle banche, nelle società di intermediazione finanziaria, nei migliori studi di consulenza legale in pieno centro di Milano (e di Londra, di New York, Francoforte, ecc.), non tra i vicoli di Sant’Antonino a Lonate Pozzolo: ma nessuno ha le balle per farlo perché oggettivamente è difficile e rischiosissimo: ti servono competenze tecniche elevatissime, strumenti sofisticati e, se anche dovessi averli, forse non tutti (legittimamente) hanno l’intenzione di compiere una scelta foriera di rischi fatali per lui e per i suoi famigliari o collaboratori. Dopotutto, questo coraggio non c’è stato – pur con lodevoli eccezioni – neppure nei territori che hanno dato vita alle mafie, non si capisce in base a quale assurdo principio paranazista di superiorità etnica dovrebbero averlo territori che fino a ieri non sapevano neppure dove stessero di casa. In ogni caso, scommetto che questo coraggio no lo avrà neppure il nuovo governo.

      daniele,milano

      • Non solo: esistono anche altre logiche di sistema oltre a quelle citate da te. Ad esempio, settimana scorsa a “Report” il presidente dell’Osservatorio delle mafie in Brianza ha accennato alla spartizione di potere che a suo dire esiste in Lombardia tra cooperative rosse e Compagnia delle Opere (la puntata era dedicata al caso Penati). Non voglio certo dire che siamo di fronte a un’associazione di tipo mafioso (sarebbe assurdo quanto esagerato), però non è che una cosa così sia proprio regolare e trasparente.

  8. @ Stefano

    a scanso di equivoci, non ho risposto alle tue osservazioni su ‘ndranghetisti “lombardi” e calabresi perchè Dan mi ha preceduto con le sue, in cui mi ritrovo.
    Aggiungo solo che il punto non è se la secessione può sconfiggere la mafia qui da noi. Il punto è se la secessione può sottrarre alle mafie là dove nascono e dominano (al Sud quindi) enormi flussi di denaro: ed è così. Chiaramente se affami il mostro nella sua tana, i tentacoli perderanno di forza.
    Ma, sia chiaro sempre a scanso di equivoci, la secessione serve per dare alla Lombardia una spinta globale enormemente maggiore, con riferimento a tutti i settori socio-economici. Il problema mafia è solo una delle questioni.

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