Lega Nord, quelli che le banche…

Schierarsi frontalmente contro il governatore Antonio Fazio non appare più possibile: «In effetti, sulla Credieuronord c’ è chi ha evitato che la situazione peggiorasse…» Il dietrofront della Lega sul mandato a termine del governatore e sui poteri di vigilanza sulla concorrenza bancaria – che i leghisti non vogliono affidati all’ Antitrust – si spiega anche così: con il salvataggio, da parte della Popolare Lodi, della minuscola banca nata grazie alle sottoscrizioni dei militanti leghisti. Salvataggio dall’ orlo di un fallimento che rischiava di coinvolgere un paio di sottosegretari e una mezza dozzina di parlamentari del Carroccio. Difficile non notare la coincidenza tra il giro di valzer della Lega sulla riforma del risparmio e l’ intervento della Lodi (guidata guarda caso da Giampiero Fiorani, uno dei pupilli di Fazio) nel crac Credieuronord.

Fonte: Credieuronord salva grazie a Fiorani e la Lega cambia rotta su Bankitalia, La Repubblica.

Nel 2005, la Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani interviene per rilevare Credieuronord. E Silvio Berlusconi cosa c’entra in tutta questa storia? «Fu lui a permettere l’intervento di Fiorani – spiega la Sapori -. In ogni caso i conti dissestati della Lega non derivavano mica solo dalla banca. C’erano già i problemi finanziari dell’Editoriale Nord, l’azienda cui facevano capo la radio, la tv e il giornale di partito. Il primo creditore di Bossi, poi, era proprio il presidente Berlusconi. Le innumerevoli querele per diffamazione che gli aveva fatto dopo il ribaltone del ’94, le aveva vinte quasi tutte. La Lega era piena di debiti. Si era imbarcata in un’interminabile serie di fantasiosi e poco redditizi progetti come il circo padano, l’orchestra padana. Non riuscivano a pagare i fornitori delle manifestazioni. Ricordo che allora erano sotto sequestro le rotative del giornale e i mobili di via Bellerio». Così, secondo il racconto della Sapori, il Cavaliere decide di ripianare i debiti del Carroccio. Facendosi dare, in cambio, la titolarità del simbolo del partito. «Glielo suggerì Aldo Brancher – ricorda la Sapori -. La titolarità del logo di Alberto da Giussano era di Umberto Bossi, della moglie Manuela Marrone e del senatore Giuseppe Leoni. Furono loro a firmare la cessione del simbolo. È tutto ratificato da un notaio».

Fonte: «Vi racconto perché Bossi è prigioniero di Berlusconi», Il Riformista.

Nel documento interno alla banca che dettaglia i termini dell’operazione compare una formula inequivocabile: “LINEA DI CREDITO DI LIT 20/MILIARDI, DI CUI LIT 2/MILIARDI DISTACCATI CON M/C IN FAVORE DELLA LEGA NORD”.

Che significa? Traducendo dal “banchese”, apprendiamo dal documento che l’operazione, varata dal “comitato fidi” della banca e definitivamente attivata dall’organo competente della Banca di Roma, il comitato esecutivo presieduto da Cesare Geronzi, concede l’apertura di credito a Forza Italia a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Silvio Berlusconi, che dunque si fa carico del rimborso del debito qualora Forza Italia si rivelasse insolvente, e un impegno del partito a “canalizzare” presso la banca i rimborsi elettorali incassati nei mesi successivi.

Fonte: Berlusconi pagò la Lega Nord. La Banca di Roma fece da tramite, Il Fatto Quotidiano.

Massimo Ponzellini, neo presidente della Banca Popolare di Milano, (“L’abbiamo nominato noi”, aveva declamato il leader del Carroccio) […] Ora sembra destinato a un ruolo chiave e principale nella partita della Lega per la conquista della finanza e delle banche del Nord. Anche perché la sua è stata la prima vera nomina, la prima scelta matura per il salotto buono del capitalismo espressa dal partito di Bossi. In fondo, un colpaccio per ambedue le parti. Per la Lega, vuol dire avere in portafoglio uno che conosce tutti quelli che si devono conoscere a est e a ovest di Suez (espressione dell’Aga Khan, che il nostro naturalmente conosce). Per Ponzellini, un nuovo, promettente porto da cui salpare con il vento in poppa. I porti che ha frequentato e le porte che ha aperto e chiuso sono state tante.

Fonte: Il banchiere delle Lega, L’Espresso.

LE MANI DELLA LEGA SULLE BANCHE

I suoi uomini sono saldamente piazzati nelle fondazioni che controllano le più importanti banche del Piemonte e del Lombardo-Veneto.

LOMBARDIA: rispondono direttamente a Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni:

Massimo Ponzellini (Popolare di Milano); Luca Galli (Fondazione Cariplo); Rocco Corigliano (Fondazione Cariplo); Marcello Sala (Intesa Sanpaolo)

PIEMONTE è Calderoli a comandare, la cui consorte Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo ha piazzato una sua collaboratrice, Giovanna Tealdi, nel Consiglio generale della Fondazione Caricuneo, socia dell’importante gruppo Ubi Banca.

Rispondono direttamente a Roberto Calderoli e Roberto Cota:
Giovanna Tealdi (Fondazione Cr Cuneo); Giovanni Quaglia (Fondazione Crt Torino); Domenico De Angelis (Popolare Novara)

VENETO sono il governatore Zaia e l’ambizioso Flavio Tosi a farla da padrone sulle nomine nel Consiglio di amministrazione della Fondazione Cariverona, che ha quasi il 5% di Unicredit e che ha avuto un ruolo di punta nella cacciata di Profumo, tanto da aver suscitato i malumori dei loro compagni di merende lumbard che l’hanno presa come un’invasione di campo.

Rispondono direttamente a Luca Zaia e Flavio Tosi:
Amedeo Piva (Fed. Bcc Veneto); Giovanni Maccagnani (Fondazione Cariverona); Cesare Locatelli (Fondazione Cariverona); Damiano Monaldi (Fondazione Cariverona); Giuliano Lunardi (Fondazione Cariverona); Serena Todescato Serblin (Fondazione Cariverona); Michele Romano (Fondazione Cariverona); Paolo Richelli (Fondazione Cariverona); Claudio Ronco (Fondazione Cariverona); Sergio Genovesi (Fondazione Cariverona).

Fonte: Le mani della Lega su banche aziende ed enti pubblici, L’Espresso.

Il Carroccio oggi, grazie alle nomine delle Fondazioni che spettano ai sindaci, può influenzare le nomine di Intesa-Sanpaolo (di cui sono azionisti le Fondazioni Compagnia di San Paolo con il 9,8%, Cariplo con il 4,6% e la Cassa di risparmio di Padova e Rovigo con il 4,1%) e Unicredit (dove figurano Cariverona con il 4,9% e la Cassa di Risparmio di Torino con il 3,6%). «Le Fondazioni sono nate da banche di iniziativa pubblica e devono restituire al territorio le rendite di patrimoni costruiti con i soldi investiti da cittadini e imprese», insiste Tosi. Tutto bene, allora? Trionfa il capitalismo dal volto umano del Carroccio? Le contraddizioni fra capitalismi rischiano di essere solo teoriche, in realtà.

Le persone che siedono nei Cda di Spa pubbliche e private, sono sempre le stesse. La Lega, in fin dei conti, è alleata di Berlusconi che, da quando è presente in Mediobanca, rappresenta il “Grande Capitale”, non l’anarchismo anticapitalistico dei valligiani. C’è il sospetto che, in tempo di crisi, questi diversi capitalismi, in accordo con i territori della Lega, cioè gli Enti Locali, possano attuare una strategia comune, volta a ricavare facili rendite a spese dello Stato. Questa strategia si chiama “federalismo delle infrastrutture”.

L’esempio più succoso, al momento, è la BreBeMi, la concessionaria autostradale di proprietà di Province, Associazioni Industriali e Intesa Sanpaolo. La BreBeMi ha appena goduto di un ritocco dei costi gestionali del 300%, per grazia della Cal, il nuovo soggetto concedente (locale) subentrato ad Anas. La Cal, fra l’altro, è una creatura di Formigoni, di proprietà dell’Anas e di una Spa controllata dalla Regione Lombardia, la Infrastrutture Lombarde Spa, già lambita dalla indagini sugli appalti a favore di Impregilo e delle imprese cielline, nei casi Pirellone 2 e Niguarda. Altri affari lucrosi aspettano i comuni e le province del Carroccio, d’altronde; come i 94 km della Pedemontana Veneta. Perché, quindi, competere e liberalizzare quando sia i grandi gruppi finanziari ed industriali che i territori possono fare affari insieme? Tanto il conto lo paga lo Stato; alla faccia della “Roma ladrona”.

Fonte: La Lega Nord all’assalto delle banche, Terra.

“E’ chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo”.

Fonte: Bossi: “Vogliamo le banche del Nord. Premier leghista nel 2013? E’ possibile”, La Repubblica.

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