Gli immigrati pagano il nostro debito

Senza il contributo degli immigrati all’economia del nostro paese anche il fardello del debito pubblico diventa più difficile da sostenere.

Giorgio Napolitano, 15 novembre 2011.

E ora, via! Dagli addosso, al Presidente e all’immigrato.

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3 thoughts on “Gli immigrati pagano il nostro debito

  1. Come è noto, sono un grande sostenitore dell’integrazione e non ho alcuna preclusione nei confronti dell’immigrazione in sè. Mi pare però che il commento del signor Napolitano, messo così, sia molto barcollante, dato che il contributo all’economia dei cittadini stranieri dovrebbe essere parametrato ai costi che la pubblica amministrazione sostiene a loro vantaggio o per via della loro presenza (dalle scuole pubbliche alle carceri, dalla sanità pubblica alle case comunali, ecc.). Per non parlare delle altissime rimesse che gli immigrati versano nei paesi d’origine, e che rappresenta un flusso netto di capitali cash che escono da qui e vengono spesi altrove (è anche questa un’esternalizzazione, o un trasferimento di capitali, peccato che solo se i soldi vanno in Svizzera la cosa desti attenzione…)
    Comunque sia, una recente ricerca della Fondazione Moressa, richiamata dal Sole di qualche giorno fa, ha messo in luce che l’IRPEF media annua procapite dei lombardi-non-italiani è superiore a quella di calabresi e circonvicini. Insomma, come dico da tempo, la Repubblica Lombarda la farà anche la nostra “legione straniera”. Come è giusto che sia, e con buona pace di Napolitano.

    • “Il saldo tra i versamenti dell’immigrato all’erario e le spese pubbliche sostenute a loro favore è ampiamente positivo (1,5 miliardi di euro secondo una stima del Dossier) e questa somma secondo altri calcoli sarebbe ancora più elevata”. Fonte: Dossier Caritas Migrantes 2011.

      • Grazie Stefano della sollecita risposta.
        Mi permetto comunque di nutrire qualche dubbio in proposito: come dice il Dossier Caritas, si tratta di stime, e quando si parla di stime bisognerebbe capire quali elementi vengono utilizzati per formarle, dato che la quantificazione delle spese è certamente difficile. Ricordo che Alesina, alcuni anni fa, quantificava esattamente al contrario il rapporto fra incassi e uscite.
        Comunque sia, un dato è incontrovertibile: dato che la stragran parte dei cittadini stranieri è “padana” (e specificamente lombardo-veneta), il residuo fiscale che hai citato si traduce, ancora una volta, in un esproprio statuale romano ai danni della nostra società.
        Con la beffa ulteriore che i servizi di cui beneficiano principalmente i nuovi cittadini lombardi sono pagati da Regioni e Comuni, mentre la maggior parte delle loro tasse sono destinate allo Stato.
        La conclusione è sempre la stessa: l’unità italiana è ormai un male di per sè.

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