Via alle riforme: riapre il parlamento padano

Grandi riforme istituzionali. Dopo il trasferimento dei Ministeri a Monza (sì, ciao) riapre il Parlamento del Nord. Lo ha deciso questa mattina la segreteria politica della Lega Nord. Provvedimento d’urgenza:

A causa delle riunione della segreteria la Lega non partecipa oggi alle consultazioni del presidente in caricato Mario Monti con i gruppi parlamentari, consultazione sostituita da una telefonata di Umberto Bossi con Monti.

Prima seduta prevista per il 4 dicembre. Celti, ampolle e patrie immaginarie. Proprio quello che ci voleva per dare fiducia ai mercati.

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16 thoughts on “Via alle riforme: riapre il parlamento padano

  1. ma non bisognava ridurre le spese?
    significa che ora hanno i portaborse anche al nord?
    che usano al posto delle auto blu? trattori?

    stanno iniziando a costruire uno “shadow state” per poi dichiarare che si staccano?

    • Magariiii!!!! E’ che sono troppo scassati per farlo. Ma qualcuno – possibilmente di sinistra – lo dovrebbe fare!

      Se, come fecero la scorsa volta, ci saranno le elezioni epr il parlamento Padano, io comunque mi candido subito come Partito Socialista Indipendentista Padano, PSIP. L’unica cosa è che non ho capito se si debba essere iscritti alla Lega, perché nel caso – visto che da questo punto di vista quello è ancora un partito serio – tra iscrizione come sostenitore e passaggio allo status di militante deve passare almeno un anno e l’approvazione di sezione e direttivo provinciale, dunque un po’ troppo tempo.

      daniele,milano

  2. Come detto in preedente post, a me invece la decisione sembra quasi scontata e molto lineare con la scelta – peraltro comprensibile a tutti e per me anche giusta – di non appoggiare Monti.

    Se la Lega non vuole sparire dalla faccia della terra non può fare altro. L’onta per i rospi ingoiati con Berlusconi è troppo forte e sarà già difficle recuperare parte del consenso che sicuramente ha perso.

    Il fallimento della strategia del federalismo fiscale è certificata con la fine del governo (bastava leggersi le bozze via via presentate dei diversi decreti delegati e la stessa Legge Delega per capirlo). D’altra parte è impossibile far passare qualcosa che va contro gli interessi di una parte preponderante del Paese (i Luigini, il Palazzo, gli Assistit e le Mafie per usare la classificazione del libro di gabrio Casati), tanto più quando eprsino forze che dovrebbero difendere gli itneressi di parte del mondo dei produttori di ricchezza (“Contadini”, sempre secondo Casati) ti è contro, come il PD del Nord. Per me è sempre stata un’idiozia, politicamente parlando, pensare di garantire la sopravvivenza delle regioni produttive via federalismo fiscale. E’ chiaro che l’unica strada perseguibile sia quella dell’indipendenza, almeno a priori (poi, eventualmente, tratti e negozi, ma il punto di partenza dev’essere quello).

    In questo senso, ridare lustro al Parlamento del Nord, misconoscendo di fatto la legittimità del Parlamento nazionale ha molto senso. Qualunque forza politica “rivoluzionaria” istituzionalizzata parte sempre da da contesti extraistituzionali. Non è mica un caso che quel genio del ministro degli interni di Jospin (un socialista, mica Borghezio) ebbe a dire, “un certo grado di illegalità nella società è condizione necessaria di innovazione sociale, politica e istituzionale”. Una constatazione banale, ma molto raffinata se pronunciata da un ministro, soprattutto vista da un paese civilmente marcio in cui spopola il giustizialismo più becero.

    Anche i simboli – le ampolle, ecc. – hanno notoriamente una loro funzione in politica. Benché la cosidetta sinistra oggi assomigli di più al grigiore d’un ufficio bancario, nel suo profondo dovrebbe saperlo bene. Abbiamo vissuto per oltre un secolo di simboli e siamo decaduti quando non siamo più stati in grado di produrne (anturalmente correlati a delle idee forti, anche quelle andate perse a sinistra).

    Piuttosto che dileggiare, anche se non si è d’accordo, è molto meglio capire.

    Quanto all’ultima osserrvazione, Steano, io vorrei che ti soffermassi un attimo su quanto dici. Diomio, ma possibile che ci siamo tutti così rimbambiti da subordinare una scleta politica (e anche in qualche modo la democrazia) alle “rassicurazioni” per i cosiddetti mercati che, poveretti, evidentemente sono un po’ in ambascia?

    Con questa filosofia, c’è chi dice che non si possa andare a elezioni (in Italkia, perché in Spagna chissà perché si dice esattamente il contrario) perché i mercati “non tollerano” perdite di tempo. Ma mi chiedo: e se per caso nella primavera del 2013 i mercati fossero ancora “irritati” cosa dovremmo fare, posticipare la fine della legislatura fino a quando si tranquillizzano? Ma che follia è?

    Ma non trovi che il problema sia esattamente il contrario: è urgente e indispensabile che la Politica e gli Stati pongano mano alle regole che guidano i mercati per frenarne l’impeto devastante? Tutti elogiano Draghi (Goldman Sachs, come Monti, come Prodi, come Gianni Letta, ecc.), ma nessuno ricorda che quel signore è stato piazzato più di due anni fa alla presidenza del Finacial Stability Forum da Tremonti e non ha combianto una mazza, non è riuscito a produrre un sola virgola di cambiamento delle regole, niente di niente, nonostante a tutti fosse chiaro (ci siamo già dimenticati?) che questa crisi devastante è frutto del dilagare delle logiche speculative finanziarie e della deregulation portata avanti dai governi liberisti (a partire da Clinton), dalla Commissione Europea, dall’FMI e dal WTO nel corso degli anni Novanta.

    Il punto vero è che con il governo diretto da parte degli uomini della finanza (qui come in Grecia) stiamo andando dritti sparati verso quel modello di decisione pubblica esemplare per il capitalismo di mercato che è la Cina. E la cosa più triste e sconfortante è che tutti plaudono gaudenti a questa catastrofe, festeggiano la propria condanna. COme chiudeva ieri il Prof. Sapelli un bell’intervento su Linkiesta, dellla giustizia sociale pare non interessarsi più nessuno: Qui anche quelli sedicenti di sinistra parlano di mercati, nessuno di giustizia sociale. In questo quadro – ti dirò – menomale che c’è la Lega. Almeno qualcuno capace di dire un No.

    daniele,milano

    • Ciao caro Dan, non condivido tutti gli aspetti del tuo ragionamento, ma la gran parte sì.
      Aggiungo che è veramente sconcertante osservare come i partiti che sono a favore dell’unità italiana intoccabile siano i primi a sostenere un governo dei banchieri franco-tedeschi, che ha il solo scopo di espropriare la sovranità statuale repubblicana.
      E dicevano che una Padania indipendente, o un Lombardo-Veneto, o queste due Regioni singolarmente, sarebberro finite nell’area d’influenza del “marco”… certo, ma almeno con la dignità e soprattutto con la forza (conti in ordine!) di poter decidere in proprio fisco, welfare, codici commerciali e del lavoro, ecc. Invece, tenendoci il putrescente statone unitario, con annessa zavorra Lazio-Mezzogiorno (una vera e propria MagnaGrecia-GreciaCheMagna) ci stiamo consegnando mani e piedi a Merkozy e alle loro banche straindebitate con titoli spazzatura. E le elezioni? Perdita di tempo… certo certo, come no…

      Hasta la secession, siempre!
      Un caro saluto,
      Alessandro

      • Ciao Ale,
        lo so che una volta indipendenti siederemo nelle opposte parti dell’emiciclo! 🙂

        Per ora, però, avanti. Dopotutto sulle montagne a combattere per la Repubblica c’erano comunisti e monarchici fianco a fianco. Ora ci saranno comunisti e liberisti.

        Va che poi ce le daremo! 🙂

        Saluti socialisti indipendentisti

        daniele,milano

      • Per fortuna da indipendenti voi starete dalla parte sfigata dell’Adda. Grazie a Dio.
        Coi vostri cari Bossi e Maroni e pure Berlusconi.

    • Ma certo che li dileggio, perché non conteranno nulla nel parlamentino di Mantova, i loro No saranno no al vento. E’ la Lega adesso a dileggiarsi da sola con questo tentativo goffo e maldestro di recuperare la verginità – e quindi consenso elettorale – nel momento in cui l’Italia va a rotoli. Se ne tirano fuori, rifiutano qualsiasi responsabilità, rifiutano di prendere misure impopolari, tirano fuori la secessione e vedrai che daranno fondo al peggio del peggio per fare il pieno alle prossime elezioni. E tutto ciò nonostante siano tra i responsabili del disastro, perché incapaci di fare nulla. E se il federalismo era irraggiungibile spiace, ma sono stati loro a prometterlo a suon di proclami (quando invece mi sembra che il centrosinistra abbia fatto molto di più, in questa direzione, standosene zitto zitto). Comunque, Lega a parte (poi, Daniele, la Lega non è un partito serio: non fanno i congressi!), rispondo con un post che stavo già mettendo giù.
      p.s. al 2013 con i mercati così non ci si arriva.

      • Stefano, a me invece sembra che paradossalmente la Lega abbia ottenuto molto di più quando aveva meno voti, stava all’opposizione e apriva i battenti il parlamento del Nord con 4 milioni (6 milioni secondo loro) di padani che andarono a votare le loro rappresentanze. Ottenevano di più perché la politica (bada bene, la politica, non la politica istituzionale) è un gioco di forze e 4 milioni di persone che partecipano a elezioni formalmente illegali contano. Paradossalmente possono contare persino di più che non quando votano alle elezioni regolari. Tant’è che nel breve volgere di pochi mesi il governo allora in carica vara – a pochi giorni dalle elezioni e con una maggioranza risicatissima al Senato – una riforma costituzionale che è rimasta per gran parte inapplicata perché se lo fosse stata si sarebbe dimostrata dirompente per l’unità del Paese. Quel voto al parlamento “vero” c’è stato anche per l’esistenza di un Parlamento “finto”. Esattamente come la difesa dei lavoratori è stata molto più efficace quando la sinistra era all’opposizione e portò 3 milioni di persone in piazza (costringendo il Governo e il parlamento a fare subito marcia indietro sull’abolizione dell’articolo 18) che non quando la sinistra era al governo (pacchetto Treu) e forse di quando sarà a dare l’appoggio esterno a Monti che tra le altre cose scassinerà l’ultimo brandello di lavoro tutelato e garantito.

        Sul fatto che il tentativo di recupero di consenso della Lega sia disperato, ti do ragione e l’ho già scritto.

        Infine: ma mi spieghi cosa cavolo hai da recriminare sul fatto che la Lega non si assuma responsabilità nel “salvare il Paese”? La Lega è CONTRO il Paese, da sempre, perché cacchio dovrebbe salvarlo? Ma tu chiederesti mai alla FIOM di salvare Marchionne?
        Quando Rifondazione mollò il centrosinistra, tutti noi pensammo che fece bene a mollarlo. Io non avrei mai più votato PRC se quelli avessero sostenuto D’Alema, perbacco! Ma possibile che non sia più legittimo il dissenso? Tu puoi anche non essere d’accordo – e ci mancherebbe! – ma riconosci che qualcuno possa non essere d’accordo con te? Dico, ma i nipotini del PCI diventano stalinisti proprio quando si chiamano “Democratici”? Va che è ben curiosa ‘sta cosa, eh!

        Senti, capisco che la questione dei mercati sia importante, però:

        1) intanto il problema non è salvare il Paese, ma COME salvare il paese: massacrando i produttori di ricchezza come vogliono fare ‘sti qui oppure, per esempio, andando prima di tutto a prendere i soldi dove ci sono cioè tra quel 10% di famiglie italiane che detiene il 45% della ricchezza?

        2) Caro, se viene giù l’Italia, un minuto dopo viene giù l’euro, un minuto dopo l’Unione Europea, un minuto dopo l’intero sistema monetario mondiale (nel frattempo, magari, si spaccherà anche ‘sta pagliacciata di paese che va avanti claudicante da soli 150 anni). Sarà terribile, ma forse allora capiremo che il capitalismo di mercato va forse un tantino aggiustato. Cosa vuoi che ti dica. La storia sicuramente non finirà con la fine di ‘sto delirio finanziario, epr quanto cruenta potrà essere la transizione.

        daniele,milano

  3. Daniele, ma certo che sono d’accordo che i soldi bisogna andare a prenderli dove ci sono senza massacrare i produttori. L’ho già detto, sposo completamente la proposta di Prossima Italia per la patrimoniale (non una tantum, eh) per alleggerire la pressione fiscale sui redditi.
    Il riferimento al fatto che al 2013 non ci si arriva con i mercati così è proprio legato alla possibilità di collasso dell’intero sistema: con tassi insostenibili avremmo ceduto tutta – ma proprio tutta, fino all’ultima briciola – la sovranità. Per questo mi sembra meglio agire per tempo, per evitare misure peggiori. (Poi, per tempo… Vent’anni ci sono stati per cambiare le cose…).

    Questa sulla Lega che non si assume le responsabilità di salvare il Paese non la capisco. Dal punto di vista formale la Lega ha fatto parte fino a ieri del Governo del Paese ed è razionalmente da escludere che volesse il suo fallimento.
    Dal punto di vista sostanziale la Lega ha abbandonato la secessione da tempo, per attuare il federalismo. Anzi, no. Ha mantenuto la denominazione “per l’indipendenza della Padania”. Però, allo stesso tempo, lavora per il federalismo e si è imposta il federalismo come unico obiettivo di mandato, al costo di ingoiare le leggi bavaglio, i processi brevi, le scappatelle di B, eccetera. Gli obiettivi (federalismo e secessione) sono inconciliabili, il che lascia supporre che siano una manica di farabutti impostori, con l’unico fine di rimanere attaccati alle poltrone, oscillando tra gli estremi secessione-federalismo a seconda del momento. Il fatto che si ritirino a Mantova a me sembra confermare questa lettura. Oppure sono pazzi.

    Poi, dai, stalinista io…

  4. Bene, se sei d’accordo col non pestare sui produttori, allora non puoi essere d’accordo con Monti e l’accolita di liberisti-finanziari che si porta dietro, mi spiace. Sono proprio loro che hanno massacrato, a livello globale non solo qui, i produttori creando i più alti livelli di disuguaglianza dal Dopoguerra a oggi. Decidi da che parte stare: “con chi ruba nei supermercati o con chi li ha costruiti, rubando”.

    Mah… quanto ad attaccamento alle poltrone, onestamente credo che il PD non abbia nulla da invidiare a nessuno, vero? C’è gente – tanta! – lì dentro che sta in Parlamento da quando io avevo 14 anni, vuoi come PCI-PDS-DS, vuoi come DC-Popolari-ecc., vuoi come PSI. Guarda Amato, che adesso lo spacciano per tecnico ed è stato vicesegretario del PSI, iscritto DS e PD, parlamentare per innumerevoli anni, presidente del consiglio col pentapartito e con il centrosinistra, ministro enne volte e ora rischia pure di farsi la stagione dei “tecnici”!!! Dunque?

    Sulla credibilità della Lega, ti ripeto, sono abbastanza d’accordo con te, pur riconoscendo (e sono sicuro che lo riconoscerai anche tu, anzi lo riconosci implicitamente in quel che scrivi) che ha sempre vissuto sull’ambiguità federalismo/secessione, esattamente come noi siamo sempre vissuti sull’ambiguità democrazia/comunismo. Stavamo in uno Stato democratico per farne uno socialista… ci sono molte più affinità di quanto non si voglia far credere, tra noi (noi comunisti, intendo, non voi democratici che comunque siete nati da noi) e la Lega.

    Il fatto di essere più o meno implicitamente secessionista non ti impedisce affatto di stare in Parlamento, né al governo. Almeno finché qualcuno non si prende la briga di dichiararti incostituzionale, ma visto che non lo si fa con in fascisti sarebbe curioso che fosse fatto con i leghisti, soprattutto perché dispongono di una forza elettorale che è difficile cancellare con un provvedimento, salvo creare rischi democratici assai più forti che non tenendoseli dentro.

    In ogni caso, la Lega – secondo me sbagliando – ha scelto il federalismo come misura di mediazione tra la secessione che riteneva soluzione ideale ma politicamente non praticabile nel breve e lo status quo che riteneva insostenibile. Mi pare una scelta sbagliata nel senso di inefficace, ripeto, ma legittima. Fallita quell’opzione (e a me pareva fallimentare fin dall’inizio) probabilmente tornerà alla secessione. Mi pare altrettanto legittimo (e onestamente anche una strada obbligata). Di sicuro non può certo sostenere un governo di salvezza nazionale, sarebbe un suicidio politico. E chiedere a uno di suicidarsi mi pare una pirlata senza senso.

    In ogni caso mi pare davvero molto incivile, ma proprio tanto, e anche pericoloso tacciare di farabutti e impostori gli avversari politici. E’ una brutta china, davvero non molto distante dallo stalinismo. Nella fattispecie, poi, è anche una enorme stupidaggine, perché se anziché vomitare odio sui leghisti tu provassi a conoscerli scopriresti che tra loro magari c’è anche qualche farabutto e qualche impostore (come del resto nel PD, vero?), ma anche tantissime persone per bene, civili e intelligenti (come nel PD e ovunque), a partire dal nostro comune amico Alessandro che conosci e che è stato militante e amministratore leghista, come molti miei amici che posso presentarti quando vuoi che sono militanti e amministratori o come me – e mi conosci – che sono stato semplicemente un elettore leghista e non mi sento affatto né barbaro, né così ignorante, né preso per il culo da degli impostori farabutti.

    daniele,milano

    • Su Monti credo che sia la decima volta che lo scrivo, e nel post è scritto grosso come una casa: ho dubbi anche io sul suo cv, ma penso che non si potesse rischiare oltre.

      Se critichi il PD in quanto ad attaccamento alle poltrone, con me sfondi una porta aperta, apertissima.

      Che diamine, Daniele, lo so che i leghisti non sono tutti farabutti impostori, ho decine di amici leghisti, ma questa roba dello sfilarsi in questo momento, per tornare a strillare “secessione”, a me suona troppo populista e demagogico.

      • Senti un po’, Lega a parte così togliamo l’ossessione dal campo, facciamo che fossi io in parlamento, eletto per il Partito Comunista. Io non appoggerei Monti con queste motivazioni:
        E’ da 30 anni che c’è da “salvare il Paese” ed è da quasi 30 anni che ogni volta il modo di “salvare il Paese” e “spingere la crescita” e “favorire la competitività” significa: accordi tra parti sociali o leggi penalizzanti per i lavoratori (abolizione della scala mobile 1984, accordo del 23 luglio 1993, pacchetto Treu Legge Biagi, ecc. ecc.) i cui salari, infatti, continuano a calare in rapporto al PIL (mentre profitti e rendite crescono) e la cui condizione d’impiego continua a essre sempre più precaria; progressiva distruzione del sistema previdenziale (“riforma Dini” e “riforma” Maroni) con la certezza della sostenibilità finanziaria delle pensioni ma al contempo la certezza dell’insostenibilità sociale delle stesse (perché quando tra 30 anni avrai una caterva di ex co.pro e p.iva con assegni da 300 euro al mese vogliov edere cosa succede), sistematica delapidazione di patrimonio pubblico (dalle privatizzazioni degli anni Novanta fatte dal centrosinistra, alle operazioni “ship” – mai nome fu più azzeccato – per la cartolarizzazione degli immobili pubblici), abbattimento degli istituti di protezione delle fasce sociali più deboli (dall’abolizione dell’equo canone operata dal centrosinistra, alle riduzioni ed esternalizzazioni del welfare operate da tutti), continuo accanimento fiscale sui produttori di ricchezza reale (dai lavoratori ai piccoli e medi imprenditori, visto che quelli grandi possono eludere legalmente avvalendosi delle più sofisticate competenze in materia). Bene, questo insieme di misure è stato attuato in piena coerenza non con chissà quali dettami scientifici, ma con un preciso indirizzo culturale e politico che va comunemente sotto il nome di washington consenus, o neocoservatorismo o neo liberismo di cui Mario Monti e le società, le istituzioni, gli enti e le organizzazioni per cui ha lavorato (dalla Bocconi a Goldman, da Bilderberg Group alla COmmissione Europea, fino alla piuù antica Trilaterale) sono stati i principali elaboiratori e propugnatori insieme a IMF, WB, WTO, ecc.
        I risultati, tra gli altri, sono stati: un auemento verticale delle disuguaglianze sociali e la devastazione della crisi finanziaria che viviamo oggi (ma potremmo anche metterci la guerra in Iraq e molto altro).
        Ora, sarà legittimo opporsi a un governo ispirato a questi principii e portatore di quelle istanze senza essere tacciati di codardia, porca vacca? Dire che chi si oppone non è responsabile, appartiene alla stessa logica secondo la quale la FIOM avrebbe dovuto appoggiare Marchionne per “senso di responsabilità” (salvo poi scopire, come oggi, che il piano di Marchionne era una “suggestione” e non un impegno, come sosteneva, evidentemente a ragione, la tanto vituperata FIOM). Opporsi a questo governo epr chi la pensa così è un dovere, un atto di assoluta coerenza e di assoluta responsabilità verso gli interessi rappresentati e le idee professate. Al contrario, sarebbe il sostegno al governo a risultare opportunista, poltronaro, e fondamtalmente atto di incoerenza e tradimento del mandato di rappresentanza e delle idee professate. Sarebbe dunque un suicidio politico e non si può chiedere a nessuno di suicidarsi e di rinnegare tutto quanto ha sostenuto, per nessuna ragione al mondo. PUNTO.

        Io invece temo che questi viscidi richiami alla “responsabilità” nascondano invece il timore che il “brand” opposizione – notoramente molto remunerativo in termini di consenso e sicuramente ancora di più in vista delle misure che il prossimo governo vorrà prendere secondo la sua ideologia – diventi una “esclusiva” leghista e della sinistra-sinistra, ragion per cui sia il PD che il PDL sono terrorizzati dalla richiesta di Monti e Napolitano di partecipare direttamente al governo e pongono strenua resistenza.

        Piuttosto, se proprio dovessi dire la mia, ma non è mia abitudine sindacare sulle sclete altrui per rispetto, ci sarebbe da chiedersi come mai questa presunta sinistra di governo abbia da tempo rinunciato a rappresentare gli interessi di quella parte di produttori da sempre suo riferimento sociale, preferendo invece asservirsi alle piùà regressive e antisociali idee e politiche del mainstream mercatista che ci ha portato a questo disastro.

        daniele,milano

  5. Ragazzi, però, non fate come l’altra volta: strillare strillare e poi, via! attaccati al carro di Berlusconi, ben sistemati a Roma. Restatevene nelle nebbie e fatela, ‘sta secessione, con elmi, ampolle, quote latte, bistecche d’orso, trote e soli delle Alpi. E non mettete scuse, se Monti non dovessse arrivare a Natale. Ah, un’ultima cosa: per favore, curate di non aderire a Schengen: così possiamo mettere le quote per quelli che volessero scappare a sud.

    rita

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