Se il ‘territorio’ fa paura

ilpofapaura

Non voglio fare lo spiritoso, perché non è proprio il caso e il momento, ma questo titolo della Padania fa riflettere.

Fa pensare perché sono vent’anni che si straparla di «territorio» e di «radicamento». Perché i simboli sono le «radici» e il «pratone». E l’«identità», anche. E le «ampolle» e il «Trota», pure, che fanno pensare al fiume, al «grande fiume», appunto.

Eppure nessuno ha pensato che ci fosse un problema ambientale. Chi ha governato, lo ha negato, consapevolmente, per anni. Tanta retorica, nessun intervento, per prevenire, per salvaguardare, per mettere in sicurezza (altra parola, la «sicurezza» che ha riempito le pagine dei giornali e le trasmissioni tv per anni).

Il verde era padano, al massimo, perché i verdi erano solo inutili rompiscatole. Anche a sinistra. E l’ecologia un di più, un pensiero ameno, per pochi eletti (che infatti eletti non lo sono stati più).

Anzi, chi parlava di difesa del territorio, di riduzione del cemento, veniva bistrattato. Perché l’edilizia. Perché le infrastrutture. Perché bisogna crescere, che poi nemmeno si cresceva, anzi.

Adesso, solo adesso, il «grande fiume», adottato come simbolo che divide e come minaccia per le genti del Mezzogiorno, fa paura. Già.

Pippo Civati – anche – per On the Nord

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8 thoughts on “Se il ‘territorio’ fa paura

  1. Cioè, in poche parole, ecco un modo per parlare ANCORA e SEMPRE della Lega Nord, anche quando si potrebbe, piuttosto, dedicare un miserrimo post a quella delinquente di sindachessa di Genova e a quel malefico partito che governa la città da decenni. Ma siccome è anche il proprio partito e ci son di mezzo dei morti, meglio di no, dài… parliamo della Lega Nord…
    (ovviamente non mi riferisco a questo pregevole blog, ma a quello di Pippo Civati, che quando fa queste cose mi fa girare le palle in maniera somma)
    p.s. io a Genova c’ero, ed è meglio che non mi esprima oltre

      • Troppo poca Stefano, troppo poca.
        Posso fare una citazione maliziosa? E’ questione di coraggio che manca (a Civati, naturalmente). Essere leader vuol dire non guardare in faccia a nessuno, se necessario. E di fronte al disastro genovese bisogna fare solo e soltanto questo: non guardare in faccia a nessuno e chiedere, senza indugio, che, terminata la fase di pura emergenza, le massime cariche lascino i loro scranni. Altrimenti non si capisce quando un sindaco debba sentire il dovere di dimettersi. E pure il prefetto.
        Non si tratta di fucilazioni pubbliche, sia chiaro, ma di dignità. E guarda che il mio non è nemmeno lontanamente un discorso di parte politica, perchè mi va benissimo che i Liguri si eleggano chi vogliono, sia anche di Sel se gli sta bene così. Però se un amministratore e un funzionario di governo sbagliano (gravemente), si dimettono.
        Ciao e stammi bene,
        Alex

  2. @Alex: il centrosinistra in Liguria (comune e Regione) ha le sue enormi responsabilità per aver partecipato alla cementificazione selvaggia e assurda (dare il permesso di costruire a 3 METRI DAI FIUMI è demenziale e delinquenziale allo stesso tempo).
    Ma teniamo conto anche dei fondi (più di 1 miliardo di euro) per gli interventi più urgenti della difesa del suolo (tra cui anche Genova) bloccati dal governo dal 2009, e messi a disposizione solo qualche giorno dopo il disastro alle Cinque Terre.
    (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1430&ID_sezione=274)

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