Mafia a Varese, non a Milano

Ieri sera, a Varese, ho imparato diverse cose, grazie alla presentazione del libro “Mafia a Milano” – con la presenza degli autori Mario Portanova e Gianfranco Rossi -, organizzata da Prossima fermata Varese in collaborazione con Varese in Europa e Libera.

Uno dei passaggi più interessanti è stato affrontato da Agostino Abate, Sostituto Procuratore di Varese. La domanda a cui tentava di rispondere era: perché proprio a Varese? Già, perché il libro si intitola “Mafia a Milano”, ma potrebbe benissimo intitolarsi “Mafia a Varese”. E’ in un paese della provincia di Varese, Buguggiate, che si stabilisce il primo capobastone della ‘ndrangheta emigrato dal sud, Giacomo Zagari, proveniente da Gioia Tauro. Franco Coco Trovato passerà per casa Zagari, a Buguggiate, per poi spostare il proprio raggio d’azione nel lecchese, dove nel 1990 scoppierà la “guerra con i Batti”, che avrà conseguenze fino a Tradate. A Tradate, infatti, viene ucciso Roberto Cutolo, figlio del boss Raffaele Cutolo. Roberto era stato allontanato dall’autorità giudiziaria dalla Campania e dalle regioni confinanti: “ma ci sono tante altre regioni, tra il Lazio e la Lombardia – osserva Abate -, e ci sono tanti altri posti, in Lombardia, oltre Tradate. E’ evidente che a Tradate poteva essere offerta protezione al figlio di Raffaele Cutolo”. Poi c’è l’operazione “Bad Boys” a Lonate Pozzolo, comune ai margini di Malpensa, che, secondo il racconto degli autori del libro, è indistinguibile da un paese della Calabria. Quando si entra nei bar di Lonate si respira la stessa aria tesa. E c’è Cavaria, dove nel 2009 è stato ucciso un imprenditore dei trasporti. E Varese, la città giardino, con i bar sigillati. E poi, infine, c’è la Svizzera, l’operazione “Dirty money”: due finanziarie di Zurigo che falliscono e pare siano state gestite da membri della ‘ndrangheta. C’è il nucleo specializzato della Polizia svizzera che scrive che le organizzazioni criminali italiane usano la Svizzera – e quindi il sistema finanziario internazionale – per riciclare denaro: l’appoggio di esperti del settore economico-finanziario è diventato, nel frattempo, cruciale.

La domanda, dicevamo, è: perché proprio qui, tra la provincia di Varese e quella di Lecco? Abate individua due motivazioni, di diverso ordine. La prima riguarda gli interessi economici che fanno dell’Insubria una zona unica: periferia di Milano, periferia del Piemonte, periferia della Svizzera e, quindi, del mondo. “Con le dovute proporzioni – dice Abate – controllare questa regione è come controllare l’Afghanistan: crocevia, passaggio obbligatorio”. Se questo motivo risponde al perché la criminalità organizzata abbia scelto questa zona, ora rimane da rispondere al quesito più cupo: perché la criminalità organizzata è riuscita ad attecchire proprio qui? Ecco, la risposta di Abate è preoccupante: “a Varese c’è un humus favorevole. Di cosa ha vissuto storicamente un’ampia fascia, quella più a nord, della provincia di Varese se non – anche – di contrabbando? E’ sufficiente studiare la posizione topografica di alcune case per rendersene conto. Lo stesso Zagari riuscì facilmente a inserirsi in questi traffici, esportando bergamotto in Svizzera e importando ben altre sostanze. Il contrabbando è un’attività che crea meccanismi da anti-Stato”. Il parallelismo, piuttosto facile, è tra nord e sud Italia, da una parte, e provincia di Varese e Canton Ticino dall’altra.

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