Se tre indizi fanno una prova, è tutto una buffonata

Abbiamo ospitato una lunga e appassionante discussione sulla recente dichiarazione di Napolitano, riguardante secessione, popoli e quant’altro.

Ho letto diverse cose interessanti, nel weekend. La prima parte da una questione pratica: per fare la secessione ci vuole consenso, un consenso bello ampio.

Nelle ultime elezioni regionali la Lega prese il 35% in Veneto, il 25% in Lombardia, il 17% in Piemonte e in Friuli, il 14% in Emilia, il 10% in Liguria. Questo in base ai dati delle elezioni passate, rispetto alle quali la prossima tornata farà registrare un bagno storico.

Bene, facciamo finta che la Lega abbia in tutto il Nord il 20-25%, il che non è, e tanto meno sarà. Facciamo ancora finta che tutto questo blocco ipotizzato sia disposto a seguire il Capo sulla folle strada della secessione: finora hanno votato per la Lega come partito italiano, ma chi dice a Bossi che questo capitale sia spendibile in tutt’altra avventura? Tutto ciò premesso, dove mai pensano Bossi e i membri del suo inner circle- assai più cauto è l’astuto Maroni- di trovare l’altro 75- 80%? Forse intimidendo con i 300 mila armati della Bergamasca tutto il resto dell’Italia del Nord?

L’autore non considera i movimenti indipendentisti oltre la Lega Nord e ritiene che per l’indipendenza ci sia bisogno del consenso del 100% dei residenti. Forse questi sono due passi falsi, ma la questione del consenso, ad ogni modo, è reale. Poi possiamo discutere quale tipo di maggioranza sia necessaria, ma a questo arriviamo dopo.

Altre tre cose, che stanno tutte assieme, mi fanno sorgere un grosso, gigantesco, immenso dubbio sull’esistenza del popolo padano. Possiamo porre come condizione di base che un popolo, per essere tale, deve perlomeno considerarsi tale? E possiamo ritenere che se un gruppo politico vuole la secessione di una porzione di Stato deve essere convinto, tanto convinto di volerla?

Al riguardo, Flavio Tosi:

Quindi, Tosi, lei non crede alla fuga nella secessione?
«Insisto: se Napolitano afferma che la Costituzione impedisce quella soluzione, dice il vero. La secessione non si può fare, non è praticabile. Poi, è un falso problema…».

Il presidente ha anche precisato che non esiste un «popolo padano»…
«Ma vogliamo finirla con questi argomenti? Ci portano solo fuori strada, rischiamo di deragliare, sulle parole, poi, sui concetti…».

Che pure hanno la loro importanza…
«Sì, ma mi sa dire in che modo ci aiuta parlare di popoli padani mentre l’intero paese rischia la bancarotta? E qui ecco il versante sostanziale che dà ragione al presidente: dobbiamo parlare di come fronteggiare la crisi, come trasformarla in un’occasione che accenda coraggio e inventiva, scongiurando che si trasformi in una irresistibile discesa agli inferi. Abbiamo bisogno di soluzioni concrete, di compiere passi sensati, accorti, per salvare le nostre città, i nostri territori, il nostro Paese, che voglio federale, certo, ma che va inteso come un Paese integrato, capace di promuovere correttezza e disciplina nei bilanci, negli investimenti, soprattutto nell’articolare il prezzo che i cittadini dovranno pagare per uscire dalla crisi…».

Scusi, ma molti dei suoi invocano altro, la secessione… «Proviamo a immaginare. In quale quadro possiamo intravedere la secessione? Stando così le cose, mi pare possibile solo nel caso tutto crolli, tutto si sfasci. Ma allora si tratterebbe di uno scenario da guerra civile. E guarda che c’è una strada maestra aperta sotto i nostri occhi, ed è una strada bellissima che non solo non fa a pugni con la Carta, ma ne sposa lo spirito e la lettera: il federalismo. Meglio di così. Questo è il percorso che mette assieme la riforma del potere in questo paese con i bisogni delle popolazioni, della gente, a questi ultimi dobbiamo pensare e senza perdere neppure un secondo…»

Poi, Gentilini, sindaco-sceriffo di Treviso:

«Questioni come la Padania sono un diversivo. È sempre stata un sogno, una aspirazione e resterà tale perché la realtà è diversa. L’Italia è una e indivisibile e Napolitano ha fatto un richiamo all’ordine».

«I problemi, come ho detto a Bossi o al segretario veneto Gian Paolo Gobbo, sono altri: il popolo vuole avere certezze nel futuro, vuole che ci sia un futuro per i giovani. Anche stamani una giovane laureata è venuta da me a chiedermi consiglio. Di altro si potrà discutere quando la Lega avrà il 50% piu uno dei voti. Come in battaglia ci vogliono i numeri se non li hai sei destinato a crollare».

Da sottolineare, tra le parole di Gentilini “questioni come la Padania sono un diversivo”. Un diversivo, non so se mi spiego.

Infine, c’è una gran confusione di idee in provincia di Varese, culla della Lega.

I tre indizi sono: Tosi, Gentilini e la provincia di Varese. La conclusione sembra essere: qua di popolo padano non c’è traccia. Di basi per la secessione, guidata dalla Lega, neppure. Si sente puzza di presa in giro, di “diversivo”, per dirla con Gentilini.

Per concludere, ho letto un post di nonunacosaseria che affronta l’argomento dal punto di vista giuridico. Non mi trovo d’accordo sul concetto di popolo, perché piuttosto che di individui che hanno in comune una tradizione storica, un’identità razziale o etnica, una omogeneità culturale, una identità linguistica, affinità religiose o ideologiche, legami territoriali, una vita economica comune, elementi per i quali le accuse di razzismo e simili si sprecherebbero, preferisco pensarla così:

Si può parlare, quindi, di stato quando – questa è la possibile definizione – una popolazione, sottomettendosi a un potere politico, dà vita ad un ordinamento in grado di soddisfare i suoi interessi generali (difesa dal nemico esterno, sicurezza interna, giustizia, ordine pubblico, disciplina delle relazioni economiche…). In questo modo una popolazione diviene popolo, ovvero insieme di persone legate dal fatto di condividere tutte un’uguale cittadinanza, vale a dire una tendenziale uguaglianza di diritti e doveri di fronte al governo sovrano a cui si assoggettano. [Barbera, Fusaro, 2004].

In questo caso, se una parte della cittadinanza ritiene di non voler più fare parte dell’ordinamento giuridico di cui è stata parte fino a questo momento, potrebbe dar vita a un altro ordinamento giuridico. Dato che fino a prova contraria viviamo in uno Stato di diritto, bisognerebbe guardare alla Costituzione per dar vita a un altro ordinamento giuridico, altrimenti è il Far West, o la Jugoslavia, se preferite. E dato che la nostra Costituzione non contempla questa ipotesi, a mio modo di vedere rimane solo una via: cambiare la Costituzione. Si battano per questo i movimenti separatisti, perché il referendum è già Far West. Ecco la maggioranza necessaria di cui parlavo all’inizio: una maggioranza in grado di cambiare la Costituzione.

Ah, nel caso ci fosse qualche dubbio: no, non sono indipendentista.

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15 thoughts on “Se tre indizi fanno una prova, è tutto una buffonata

  1. Due punti:
    1) penso che la posizione secessionista della Lega sia al contempo un diversivo per gli apparati, specialmente per quelli che provengono da destra come Tosi e Gentilini; questo fatto, tra l’altro, la dice lunga sulle origini della deriva pararazzista della Lega dalle Europee 1999 in avanti (traduzione per la sinistra del Nord: sarebbe stato bene fare molti accordi e trattative con la Lega su modi e forme dell’autogoverno territoriale, in quanto ciò avrebbe legittimato la parte sana e autenticamente progressista della Lega, marginalizzandone la parte bacata e parafascista; invece si è preferito fare muro contro muro e spingere Bossi nelle mani di Berlusconi e del nazionalismo finiano, e vabeh…; la Lega ha comunque milioni di colpe, sia chiaro)
    2) non concordo con la tuo chiosa finale, Stefano: trovo perfetta la citazione da Barbera e Fusaro, è esattamente quella la mia linea di nazionalismo civico e non etnico, di identitarismo socio-economico e giuridico. Però non posso concordare con la conclusione che ne trai relativa al fatto che solo seguendo il dettato costituzionale italiano si resta nel sentiero della pace e se se ne esce si finisce nel Far West; infatti l’art.5 della Costituzione è retaggio di un mondo che concepiva gli stati proprio come corpi organici e non come somma di individui, gruppi, relazioni e procedure, e infatti è un articolo illiberale e minatorio (allora l’Italia come stato è eterna e immutabile? non scherziamo); in secondo luogo il meccanismo di spinte centrifughe e controspinte centripete può comunque mantenersi nel binario della civiltà, come dimostrato da svariati esempi storici, fra cui Norvegia, Slovacchia, Montenegro, Québec, ma anche Catalogna, Paesi Baschi, Scozia, Fiandre. Compito della politica e di chi ha le idee lucide (e tu sei fra questi) è proprio quello di guidare i processi, scavando il letto di nuovi corsi se quelli pensati in origine risultano troppo vincolanti. La Storia la facciamo noi, non una carta, per quanto nobile e importante.
    Con stima, Alex
    p.s. hai sempre tempo per diventare indipendentista, sono molto fiducioso 😀

  2. Stefano, io nel tuo pezzo ci vedo due parti:

    1) le lunghe citazioni di frasi di esponenti leghisti, oltre che di Bragantini su Linkiesta (dove peraltro ho postato due commenti cercando di smontarne la tesi).

    2) quello da nonunacosaseria.

    Sulla prima parte onestamente non ho molto da dire: mi sembra il portato di quella che chiamo la vostra “Ossessione per la Lega” ben rappresentata dalla tag cloud qui di fianco dove il termine Lega primeggia incontrastato (il che – come quando Napolitano e Fini negano la Padania – non fa altro che rafforzare la Lega stessa, per come la vedo io, perché le “regala” il Nord e le sue Cronache). La Lega ha solo l’incontestabile merito di aver posto la questione. Ma la questione può essere trattata – anzi sarebbe sperabile che fosse trattata – al di là della Lega. (che è quel che proviamo a fare in tanti non leghisti anche qui). Un posto come quello su Napolitano – forse uno dei più commentati post di Cronache del Nord Italia – è bello perché esce dalla propaganda e parla dei fatti.

    Ed è per questo che trovo invece molto più interessante la seconda parte del tuo pezzo che – finalmente! – mette da parte la Lega.
    Hai naturalmente ragione – è banale dirlo – nell’affermare che la Costituzione italiana non permette la secessione. Trovo un po’ aleatoria la conclusione che ne trai: qualora una parte di cittadini intendesse dare vita a un nuovo ordinamento si concentri per cambiare la Costituzione perché il referendum è Far West o, peggio, Jugoslavia.

    1) Perché se cali questa conclusione nella realtà terrena sottraendola alla Luna, è evidente che se una parte di Paese – che è quella che mantiene il resto – intendesse cambiare la Costituzione per procedere a “dare vita a un nuovo ordinamento” non troverebbe mai e poi mai il consenso dell’altra parte (che ci guadagna dallo status quo) se non sotto una qualche “minaccia” (un po’ come è stato per la riscrittura del Titolo V o come probabilmente sarà per l’introduziuone in Costituzione del vincolo di bilancio chiesto dalla Germania… pardon, dalla BCE).

    2) perché quellka parte di Costituzione – come giustamente affermato da Valerio in altro post – è, per Costituzione, irriformabile.

    3) perché non capisco cosa c’entri il referendum col Far West e con la ex Jugoslavia (è l’opposto!)

    E allora – parlando di politica, che per me vuol dire “arte del possibile” pragmatismo, concretezza dei rapporti di forza e prassi, non principi astratti, metafisici e “lunari” – c’è una strada. Che è la strada dell’esercizio non violento (finché possibile) della forza. La forza, epr esempio, di tenere un referendum autorganizzato su vasta scala senza alcun valore legale (come in Catalogna); oppure dello sciopero fiscale; o ancora raccolta firme o voti nei consigli comunali e provinciali per indire referendum per passare a regioni a Statuto Speciale. Sono tutte strade che servono non a persuadere, ma costringere la controparte (al di là del suo consenso democraticamente espresso per via elettorale) a trovare una soluzione al problema, qualunque essa sia (esattamente come quando costringi un governo dotato di maggioranza a ritirare un provvedimento sull’art. 18 esecitando la forza di 3 milioni di persone in piazza). Ci sarà ben il modo di arrivare pacificamente a una mutazione dello status quo oppure vogliamo metterci sul piano di Caldarola sempre su Linkiesta che paventa la mobilitazione dell’esercito?

    daniele,milano

  3. La Costituzione non si può cambiare rispetto all’unità e all’indivisibilità dello Stato, è un” limite ” implicito.
    Il punto è : qualora vi fosse (non oggi, un domani, 20, 30 anni) un gran consenso per creare entità politiche (Stati) nuove come ci si dovrebbe comportare? passiamo sopra alle aspirazione della gente? oppure creiamo dei sistemi democratici per consentire (con regole ben definite) a tali
    volontà di esplicarsi concretamente.
    Forte sentire Tosi che dice che la secessione è un falso problema….Tosi l’è furrrbo!!ma tanto!

  4. Sì, ragazzi, lo so che i Principi fondamentali della Costituzione sono ritenuti immutabili. Quello che intendevo dire con tutto il post è che la volontà necessaria per attuare una secessione deve essere talmente forte e diffusa da essere paragonabile alla volontà di creare un nuovo ordinamento. E a me pare che questa volontà non ci sia: l’unico partito che al Nord potrebbe avere un peso determinante in questa direzione è completamente confuso e ripiegato su se stesso, al momento (e la prima parte del post voleva mettere in evidenza questo).
    Daniele, gli strumenti che hai citato (referendum, sciopero fiscale, ecc) sono sicuramente utili per creare questa volontà, per organizzarla, per far prendere coscienza. Ma una volta fatto tutto ciò, che ce ne facciamo? Come far valere tutto ciò all’interno della cornice del diritto?
    Dichiarare unilateralmente l’indipendenza a seguito di un referendum, per quanto mi riguarda, è Far West, perché il referendum non ha alcun valore, non è previsto dall’ordinamento giuridico vigente. In questo senso lo paragono alla Jugoslavia: si esce dallo stato di diritto, e quando si esce dallo stato di diritto le regole saltano tutte, si entra nella giungla. (Caldarola porta alle conseguenze estreme questo ragionamento, spero in maniera provocatoria). Se poi il referendum si vuole fare a livello squisitamente consultivo, beh, che sia fatto (lo avevo scritto anche in un altro post); anzi, che nessuno l’abbia organizzato, in 20 e rotti anni di “secessione, secessione!” la dice lunga sull’incapacità di organizzare la volontà di cui parlavo sopra. Il risultato del referendum, a quel punto, lo vorrete far valere da qualche parte? E come? Invocando l’autodeterminazione dei popoli? Sarà, ma ci credo poco.
    In sostanza – e questo era il senso del post – ma dov’è tutta questa volontà di secessione?
    Saluti unitaristi (faccio il verso ad Alex :D)
    Stefano

    • Sì Stefano, infatti hai ragione sulla fotografia dello status quo.

      Però – se dal marketing si torna alla Politica – il consenso si costruisce. Non è come pensare a quale prodotto sarebbe più acquistato dai conumatori per come dicono le ricerche, il “consumatore” te lo costrusci. Serve un Partito o qualcosa del genere, però.

      Il fatto che ora la Lega raccolga un potenziale elettorato separatista, di per sé non significa nulla. Quanto ci ha impiegato Berlsuconi sbucato dal nulla a conquistare larga parte dei partiti di governo della cosiddetta Prima Repubblica soffiando sotto il naso la vittora a noi Progressisti nel ’94? 4 mesi? E la Lega a passare dallo zerovirgola al 41% a Milano città nel ’93? L’importante è essere pronti a cogliere l’occasione quando si presenta.

      Io penso che la crisi globale sia – per una prospettiva indipendentista in Italia – una grandissima occasione. Perché il costo opportunità del finananziamento del principio costituzionale di unità e indivisibilità della Repubblica (tuti i pricnipi costituzionali hanno un costo!) è troppo alto e non solo in termini di “costi vivi” (per così dire), ma di costo-opportunità: cosa potresti fare per mantenerti competitivo in queste condizioni economiche con ogni euro che versi (e ne versi più di chiunque altro in Europa!) per territori (che evadono più di ogni altro in Europa!) dove i problemi prealtro NON si risolvono da 150 anni (come ben dimostrano le montagne di pattume a Napoli e altri 1000 casi che potremmo elencare)?

      Un’altra formidabile occasione sarebbe data da una deflagrazione del Belgio o dall’affrancarsi della Scozia da Regno Unito, perché mostrerebbe che la spearazione non è una fantasia di qualche pazzo, ma è qualcosa di concretamente possibile in Europa, persino per paesi (UK) molto ma molto più antichi e solidi dell’Italia. D’altra parte non avevo mai riflettuto sul fatto che dal 1900 a oggi gli Stati al mondo siano passati da 60 a oltre 200 come scritto nel pezzo linkato da Luca. E’ un dato strabiliante! E perché dovremmo stare fuori da questa tendenza, soprattutto qui in Europa dove abbiamo l’Unione che è fonte di diritto per il 70% delle leggi prodotte dagli Stati e che – se vogliamo che leuro non salti – sarà fondamentalmente responsabile della spesa pubblican (duqnue dei bilanci) degli Stati membri? A cosa serviranno a quel punto gli stati nazionali per come li abbiamo conosciuti fino a oggi?

      Chi, invece, ha una prospettiva unionista – secondo me – deve dimostrare a) la sua sostenibilità economica, b) la sua convenienza per tutti c) la sua giustizia. Perch oltre che insostenibile, il peso del principio di indivisibilità per il Nord è anche profondamente ingiusto (ed è qui che non capisco la sinistra ufficiale… è quando difende i forestali calabresi e attacca invece le piccole e medie imrpese e il lavoro autonomo cui sarebbe “cosustanziale” – per usare i termini di Visco – l’evasione).

      Tu – per esemplificare – devi spiegare a me che a) lavoro come una bestia, b) non evado un centesimo, c) raggiungo la “liberazione fiscale” dopo 7 mesi 7 di lavoro, in nome di che cosa dovrei continuare a versare una montagna di soldi (ma davvero una montagna di soldi) “in solidarietà” a un mio concittadino calabrese che a) evade b) precepisce un finto assegno da bracciante agricolo disoccupato c) se ne sta in pianciolle mandando a lavorare nei campi i “negri” pagandoli 2 lire e poi gli spara anche dietro. Perché? Ho fatto un esempio puntuale, ma è un dato sistemico.Poi mi devi dire in base a quale cavolo di dato puoi pensare che questa situazione oggettiva possa radicalmente cambiare a) dopo che è così e anzi peggiora, da decenni, b) in concomitanza con una crisi economica di dimensioni gigantesche e con caratteristiche strutturali c) se proprio a causa di quel prelievo non dispongo degli strumenti per milgiorare le mie capacità di produzione di ricchezza d) con il cancro mafioso che (proveniendo proprio dal Sud e mi pare incontestabile) sta pervadendo il tessuto economico nell’abito del quale io produco. E, se riesci a speigarmi tutto quanto detto sopra, mi devi spiegare anche il “come” cambiereti la situazione, perché tutte le ricette formulate fino a oggi (sono state tante e messe a punto anche da gente competentissima e in fase di dorte crescita economica) hanno puntualmente fallito.

      Sei in grado (tu, o chiunque) seriamente a questi 3 ordini di domande? Se sì, allora la secessione – per me – non ha senso. Se No, invece, a me pare che la prospettiva secessionista sia in grado – certo con dubbi e imperfezioni – ma di offrire qualche risposta. Qualche risposta magari parziale e incerta, ma che è comunque di più dello zero che per ora mi apre di vedere nelle alternative e del -100 delle varie retoriche risorgimentali o simili tanto pompose quanto inconsistenti.

      Spero di aver chiarito che la Lega, in ‘sto discorso, è roba del tutto marginale di cui, francamente, mi interessa pochissimo.

      daniele,milano

      • Senza offesa Daniele, ma stai molto molto banalizzando la questione con triti e ritriti luoghi comuni. C’è la monnezza a Napoli, nessuno lo nega, ma c’è anche Salerno che è tra le prime città nella raccolta differenziata. Il nostro “contributo di solidarietà” andrà al finto bracciante calabrese, certo, ma in parte: ad esempio, da dove arrivano le centinaia di milioni per il nuovo ente creato apposta per Brancher (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/a-brancher-160-milioni-di-euro/2159120)? E l’evasione, purtroppo, c’è anche al Nord.
        Poi non parlerei di cancro mafioso, piuttosto di virus: però, anche qui, se non previeni e anzi fai di tutto per prendertelo, che ti lamenti poi a fare? Nel processo contro i rifiuti tossici sepolti in Campania, c’erano 94 imputati, tra aderenti alle cosche e imprenditori del Nord: IMPRENDITORI DEL NORD, consapevoli di ciò che facevano. Per fortuna non sono tutti così, altrimenti sai quante Santa Giulia ci troveremmo qui in Lombardia!
        Il discorso che fai di giustizia fiscale è l’unica cosa seria su cui discutere, ma come ha scritto Luca in un precedente commento, il federalismo fiscale (che si chiama appunto fiscale) può portare equilibrio. E sinceramente parlare di secessione del Nord contro l’oppressione dei forestali calabresi fa davvero ridere. Ripeto, senza offesa.

      • La parte che ho trovato illuminante dello scritto di Daniele è quella relativa alle spiegazioni dovute ai cittadini lombardi o veneti sui costi/benefici del mantenimento dell’unità italiana. E attenzione, io penso che la sinistra debba porsi questo problema proprio in relazione al “suo” popolo di riferimento. Mi spiego meglio.
        Negli ultimi quindici/vent’anni la sinistra ha progressivamente indentificato fra loro, in maniera sempre più spinta e cieca, tre soggetti che restano tutto sommato ben distinguibili: Lega Nord, elettorato di riferimento di quest’ultima (a grandissime linee, popolo delle partite IVA ed elettorato ex DC-PSI), popolazione lombardo-veneta tout court. Questa identificazione si legge in trasparenza in moltissimi commenti diffusi in internet, commenti che addebitano le presunte o vere colpe dei primi due soggetti anche al terzo -tipici casi, i presunti rifiuti del Nord sversati al Sud, oppure l’evasione fiscale del piccolo commercio, oppure ancora il cadreghismo tipico degli apparati belleriani-.

        Ma, se facciamo pulizia di questa sovrapposizione indebita fra soggetti diversi, possiamo provare a considerare la tipica figura di elettore di sinistra, ovvero il lavoratore dipendente del settore privato (quello pubblico andrebbe trattato a parte). Ebbene, ammesso e non concesso che questo lavoratore evada zero -del resto al massimo evaderà qualcosa su uno straordinario incassato in nero o qualche lavoretto saltuario, di più è difficile- è a lui che la sinistra deve spiegare perchè i suoi salatissimi contributi previdenziali devono essere versati nel calderone INPS romano per pareggiare il buco generato dagli allegri trattamenti per i postini abruzzesi o dal fatto che a Lecce sono più i pensionati dei lavoratori, proprio in quel Sud dove la popolazione è più giovane; è a lui, al lavoratore dipendente lombardo, che la sinistra deve spiegare perchè la nostra Regione è chiamata indirettamente a contribuire al buco sanitario laziale compensando tale contributo con maggiori ticket qua da noi; è a lui e alla sua famiglia che bisogna spiegare perchè qui paghiamo tutti la TARSU e a Napoli la paga il 12% della popolazione, ma poi è la Lombardia a contribuire, proprio con le trattenute fiscali sulla busta paga del lavoratore stesso, ai finanziamenti straordinari al comune campano per il disastro rifiuti.

        In poche parole, sgombiamo il campo dalla Lega, da Berlusconi, da CL e da Formigoni, dagli imprenditori, dai lavoratori autonomi (ci sono pure io), dai commercianti lombardi e veneti, insomma dai cattivi (veri o presunti). Prendiamo la massa di lavoratori dipendenti, ben pagati o sfruttati, a tempo determinato o a vita. A loro, che strutturalmente sono il popolo di onesti pagatori di tasse cui la sinistra dice di guardare, a loro che sono una massa pazzesca qui al Nord, a loro che sono buoni e presentabili (concedetemi un po’ di retorica).
        A loro, una cazzo di spiegazione la volete dare o no, amici piddini?
        Oppure anche per i politici piddini vale il motto “prendi le tasse e le cadreghe e scappa”?

        Cordialmente, Alex

      • @ pinoseltz

        Pino, ho scritto – se vuoi enfatizzando, ma neppure troppo – la sequenza su un caso singolo a titolo esemplificatorio (come scritto a chiare lettere). Esemplificatorio di un dato sistemico che, come ben sai poerché riportati con tanto di fonti numerosissime volte su questo sito, qualunque indicatore tu voglia prendere – e al di là dei casi singoli – rappresenta questo Paese. La politica si fa per generalizzazione, per unione dei relativamente diversi, per categorie. Quando parli di lavoratori o di imprese, di ceto politico o classe dirigente economica, di lombardi o di sardi, di cinesi o americani è ovvio che generalizzi. Se generalizzi meno fai un ottimo lavoro, magari sociologico, antropologico, ma non politico. Se puntualizzi fino infondo, caso per caso, fai un elenco telefonico.

        Conosco benissimo Salerno e, aggiungo, anche Avellino che non è da meno in raccolta differenziata, ma la generalità del Mezzogiorno non c’è dubbio che sia meno progresita per questo idicatore. Ci sarà sicuramente un ospedale decendete in Calabria come uno schifoso in Toscana, ma la genralità della sanità calabrese è un disastro mentre la generalità di quella toscana funziona bene. Ci sarà una ASL del Lazio in pareggio, ma complessivamente il Lazio fa da solo oltre il 50% del debito sanitario nazionale con i suoi 15 miliardi cumulati, mentre la Lombardia hanno debiti minimi e addirittura avanzi di gestione. Eccetera, eccetra. Non è “banalizzazione” per luoghi comuni, è esemplificazioni di caratteri generali con singoli casi, qualcosa di un po’ diverso. Capisci?

        Quando mi parli di Brancher, mi stai dicendo che anche al Nord ci sono gli sprechi. Bravo, sai che scoperta! Però il tasso di spreco al Nord è semplicemente irrilevante rispetto a quello del Sud: la quantità fa la differenza. Ma soprattutto compi un errore logico, se lo contrapponi al caso onestamente insostenibile dei forestali calabresi: lo stipendio del finto forestale lo pagano in larga parte lombardi, veneti ed emiliani, lo spreco di Brancher anche, dunque non campani, calabresi e siciliani.

        Il federalismo fiscale è un’illusione, perché se fosse realmente applicato il criterio dei costi standar e il criterio del dimensionamento dei flussi collegato all’evasione fiscale tu dovresti licenziare almeno 10.500 degli 11.000 forestali calabresi, 23.000 dei 25.500 dipendenti della Regione Sicilia, ecc. Che è chiaramente impossibile, politicamente, socialmente e per ragioni di pubblica sicurezza.

        Quanto ai rifiuti tossici, una domanda: com’è che finiscono in Campania e non, poniamo, in Umbria o in Friuli o in Basilicata? Ci sarà qualche “specificità” locale, o No?

        Sulla criminalità organizzata. E’ curioso che quando si parla di Mezzogiorno – che è il contesto sociale, culturale e storico che ha dato vita alla mafia – si dica che è “vittima” della mafia e quando si parla di Nord – dove non mi risulta ancora sia mai stato arrestato un Brambilla capoclan – si dica che è “connivente”. Davvero curioso.

        Se si fa sintesi di quel che dici, sostieni che: il Sud è pieno di rifiuti per colpa del Nord che ce lis carica e che il Nord si sta mafiosizzando per colpa del Nord che è connivente. Non ti pare una visione leggermente distorta? A me sì.

        daniele,milano

  5. Stefano grazie per aver ospitato la lunga ed interessante discussione di un paio di post fa. io ti suggerirei di aprire un forum, perchè ad un certo punto avevo perso il filo ed il tuo blog riserva cmq spunti interessanti.

    Sono molto d’accordo con Alessandro sul discorso tra sinistra e lega. si conferma che a sinistra han pensato solo ai cazzacci loro, nel 1999 era già tardi, bisognava pensarci prima ma appunto a sisnistra avevano i cazzacci loro da sistemare.

    Daniele sono d’accordo anche con te che la lega ha il merito di aver posto la questione. Ma l’ha posta male, con una comunicazione di male in peggio ed idee poco chiare, da questo nasce l’ossessione per quei messaggi più “boutade” da vaccari che serie proposte condivisibili. Fossero stati più pragmatici, coerenti e meno politicanti avrebero ottenuto più risultati. Per dirla, come la vedo io, se ci lega fosse solo gente come maroni o come i politici intervistati nel pezzo, senza i pirla che spruzzano spray sui treni dove si siedono i neri, che parlano di fucili o alzano il dito medio, che deragliano e lo fanno deragliare .. avrebbero avuto più risultati.
    Il progetto federalista è certamente comprensibile, discutibile e magari sostenibile, peccato che hanno buttato tutto all’aria.

    Magari la prossima generazione di politici leghisti … ma se l’avanguardia è il trota .. sèm à post!

    Saluti altermondialisti
    Hasta siempre

    andrea

  6. @daniele: si p vero il numero degli stati è aumentato il maniera incredibile ma eravamo in tempi e politiche un pò diversi. Si creavano e disfavano colonie, si comprava e vendeva gente, la guerra era sempre la prima opzione. La maggior parte degli stati creati praticamente sono colonie che hanno ottenuto l’indipendenza.

    Mi sembra cmq incredibile come ci sia più volontà a creare stati per ragioni prettamente economiche quando “popoli” ambiscono a stati autonomi da tempo ma hanno la porta inesorabilmente chiusa.

    E’ cmq innegabile che “fare” e “disfare” è ancora possibile. Vorrei però suggerire ai separatisti di allargare le vedute e di non ridursi alle diatribe nord-sud. La costituzione può essere cambiata da fuori, se ci sono le dovute pressioni e il giusto consenso. Belgio e Scozia sono due esempi lontani, molto lontani (le loro ragioni sono anche enormemente culturali) che non vedo davvero accumunabili al problema nordista.

    Magari la situazione nei svariati territori dell’ex unione sovietica può essere d’aiuto, georgia,ossezia … guardate come l’influenza esteriore può decidere ancora enormemente il corso degli eventi.

    E infatti guardando da fuori la comprensione esteriore della situazione è quella di una diatriba tra … topi! Non mi stupisce che con la lega non si va lontano.

    Ma soprattutto decidete bene prima cosa volete, perchè se non lo sapete voi nessuno vi aiuterà.
    Secessione, federalismo, sconti fiscali, carcere duro x i mafiosi…

    • Si ma tanto alla fine è e sarà sempre colpa del nord….

      qui siamo troppo scemi: non riusciamo a cambiare lo stato italiano e non sappiamo nemmeno avere il coraggio di cambiare….tocca sempre sentire che tutto il mondo è paese che la mafia sta anche al nord (sembra te lo dicano con soddisfazione), che la colpa è dei Savoia ecc ecc…..
      quanto aveva ragione sto prof….

      Via dall’Italia se si ha occasione….

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