L’urlo silenzioso del nord Italia

Proviene da una serie di imprenditori e Marco Alfieri lo ha raccolto. Le preoccupazioni principali riguardano il blocco del sistema bancario, il ritorno alla stretta creditizia del 2008-2009, ma anche la palese incapacità e scarsa coesione del Governo, assolutamente non in grado di offrire soluzioni credibili,  e quindi di restituire serenità e fiducia.

Daniele Marini, dell’Università di Padova, ritiene che le voci del Nord-Est, non stiano raccontando “un divorzio dalla politica, come all’inizio degli anni ’90”, ma anzi, una maggiore domanda di politica “in grado di regolare lo sviluppo ed eticamente responsabile”. Una domanda che nasce soprattutto dalla disillusione causata dal governo sulla carta più nordista e più rappresentativo del nord Italia della storia repubblicana; l’elemento di svolta è “la distanza tra le promesse e le realizzazioni”:

Perché quanto più elevata è l’aspettativa, tanto maggiore sarà il senso di frustrazione se le aspettative non trovano risposta, ancorché minima. Gli investimenti nelle infrastrutture: non pervenuti. Il federalismo e l’autonomia: non pervenuti. Progetti di possibile crescita, come la candidatura di Venezia per le Olimpiadi del 2020: rigettati malamente. E l’elenco potrebbe allungarsi ancora. La disillusione verso la politica aumenta anche perché, nonostante tutto, le imprese hanno investito in innovazione in questi difficili anni. Hanno saputo presidiare i mercati esteri. Lo spirito combattivo e positivo non manca. Le energie non sono venute meno.

Tornando all’articolo di Alfieri, le domande insoddisfatte che provengono dal nord sembrano rimaste sostanzialmente le stesse che seppe cogliere la Lega alla sua nascita. Gli imprenditori parlano di necessità di abbassare le tasse su imprese e lavoratori, di tagliare le spese improduttive, di snellire la burocrazia, di investire in innovazione e in ricerca, di sostenere il Made in Italy e di farlo attraverso programmi di sostegno ai settori strategici. Un imprenditore parla addirittura di patrimoniale.

E la distanza tra il nord Italia e questo governo viene sancita, quasi definitivamente, oserei dire, dalla lettera che il sindaco leghista di Macherio ha inviato al Corriere.

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One thought on “L’urlo silenzioso del nord Italia

  1. Marco Alfieri fa bene il suo mestiere di cronista del territorio..
    Anche gli imprenditori fanno bene il loro mestiere quando chiedono di ridurre la pressione fiscale sul lavoro, investire in ricerca, infrastrutture, ecc.

    Chi invece non fa bene il proprio lavoro – mi spiace dirlo, perché ne ho enorme stima, senz’altro più stima che verso giornalisti e imprenditori – è la Politica.

    Perché se il giornalista raconta e l’imprenditore esprime le sue esigenze è la Politica che deve offrire le risposte. In questo caso la risposta della Politica – soprattutto quando sta all’opposizione e non ha responsabilità di governo – è ripetere a papaera per esempio quanto dicono gli imprenditori: “bisogna investire in ricerca”. Questa è una pirlata, perché la Politica deve dire COME investire in ricerca e, nel mondo reale che è fatto di risorse limitate, A CHI TOGLIERE RISORSE PER INVESTIRE in ricerca.

    Questo la Politica non lo fa per il semplice fatto che nessuno oggi può permettersi di dire l’unica cosa che ci sarebbe da dire: TAGLIARE SPESA PUBBLICA IMPRODUTTIVA SIGNIFICA METTERE PER LA STRADA DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI PUBBLICI ESSENZIALMENTE NEL MEZZOGIORNO. Cosa che implica – oltre a un elevato costo sociale e di sofferenze individuali – anche un concretissimo rischio di ordine pubblico, specialmente in alcune regioni, e, naturalmente, perdita di consenso.

    Se mai ci fosse qualcuno che pure volesse assumersi il rischio, in Parlamento semplicemente non ci sono i numeri per attuare una politica del genere, bastano 3 Scilipoti (o Mastella, tanto per essere politically correct) per farti saltare il Governo. Dove pensi di andare?

    Gli unici che potrebbero dire qualcosa sono:
    – La Lega, che però dovrebbe pagare il prezzo di uscire dal governo
    – L’opposizione che nona vendo responsabilità di alcun genere può sparare le cacchiate che crede, ma non ha né la cultura né le palle per farlo.

    In questo modo la strada è segnata: o affonda il Paese intero (la Vacca del Nord stramazza, spolpata dai suoi mungitori troppo ingordi), oppure scatta il “si salvi chi può” e c’è un’Italia che si può e un’altra che invece non può.

    daniele,milano

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