Passaggio a Nord-Est (9) – Respect

Annunci

19 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (9) – Respect

  1. Anche se del Pd (roba da non credere) è stato subito zittito e ridicolizzato da tutti….

    P.s Grazie Lega! e grazie a tutti quelli che vanno dietro alla logica leghista !

    • Ma guarda Luca, io avevo forse letto distrattamente la notizia. Poi questa mattina, guardando un video sulla Festa dei Veneti a Cittadella, mi sono accorto che Davide Guiotto, presidente di Raixe, lo introduceva con grande enfasi e come ultimo prestigioso ospite sul palco della kermesse. Purtroppo il video si interrompeva proprio in quel momento, anche se mi sarebbe piaciuto vedere tutto il passaggio e ascoltare le parole di Cecchinato.
      Resta il fatto che, in mezzo alle varie critiche strumentali dei politici sui giornali, Cecchinato si è guadagnato la stima di Raixe, che è l’unica cosa che rimane e che conta.
      A mio parere Cecchinato merita davvero stima e rispetto per questa sua presa di posizione e, se possibile, ancora di più per la pacatezza e la serietà con cui l’ha presentata e argomentata.
      Ciao,
      Alex

      • Massimo rispetto per una persona del Pd che ha cercato di inserirsi in argomenti monopolizzati (e rovinati) dalla lega.
        Esprimevo delusione per le critiche piovute molte parti….addirittura nel tg locale la notizia è stata introdotta dicendo che destava stupore che tale proposta non fosse venuta da un uomo della lega.
        Tutto ciò che i leghisti toccano diventa m…..

  2. Se penso che la gloriosa Repubblica di Venezia aveva uomini che erano esploratori, commercianti, navigatori che giravano il mondo e oltre, fino ad arrivare in Cina, per scoprire nuove terre, nuove opportunità, conoscere nuovi popoli ed usanze, ed ora, dopo secoli, i suoi eredi si abbarbichino al fatto di parlare il dialetto in consiglio comunale… Beh, questo ci fa capire quanto stiamo andando indietro.

    • Ma non eri tu che dicevi che non si vive di solo denaro?
      I soldi… “no, se no sei un egoista”.
      La lingua… “no, se no sei uno che va indietro”.
      L’Indipendenza… “no, se no sei un nemico dell’unità”.
      Ti ricordo che la lingua veneta è la lingua in cui si esprime buona parte dei cittadini veneti (nuovi arrivati inclusi). E’ la lingua in cui si ballava e si cantava un tempo e lo si fa ancora oggi, sempre di più. E’ una lingua al contempo nobile e popolare, con cui si intendono l’alto borghese e il semplice operaio, la casalinga e lo studente, il pensionato e l’immigrato.
      La proposta di Cecchinato, ben lungi dall’essere culturalmente regressiva, è dimostrazione di grande vicinanza alla realtà quotidiana di uno straordinario territorio, che già negli anni venti del secolo scorso veniva definito con preoccupazione l’Irlanda della Penisola.
      Posizioni come le tue sono l’ultimo frutto di una retorica, spiace dirlo, nazionalfascista, che, lo ricordo, ha influenzato l’avvento del nazismo, ha combattuto la repubblica in Spagna, ha “gasato” e massacrato migliaia di africani ribelli, ha esiliato dissidenti ed ebrei, consegnandoli spesso alla barbarie nazista, ha mandato allo sfascio bellico un paese che già non se la passava troppo bene.
      Pino, la sinistra prima e durante il fascismo era antinazionale e antiunitarista. Cioè era dalla parte giusta. Prima ce ne facciamo una ragione, meglio è.
      Stammi bene,
      Alex

      • Eh sì, ciao Alessandro: adesso scopriamo che nei lager veniva mandato chi parlava in dialetto!
        Nulla da dire contro il dialetto (veneto e non solo), che considero una ricchezza. Per cui, se proponi un museo o una biblioteca per raccogliere reperti, oppure promuovere un’accademia per lo studio e la conservazione del dialetto, mi va anche bene: è cultura. E non mi dispiace nemmeno che venga divulgato e rilanciato presso i giovani: rappresenta un patrimonio del territorio dove sei nato.
        Però stare lì a disquisire sul fatto di parlare il dialetto in sede istituzionali, rivendicando chissà quale battaglia o ingiustizia… Scusa, ma mi fa un po’ cadere le braccia!
        Tra l’altro le poche volte che sono capitato in Veneto per lavoro, ho incontrato degli imprenditori che parlando con me intercalavano all’italiano termini e inflessioni dialettali. E la cosa non mi ha dato nessun fastidio. E non mi pare lo facessero di nascosto perché era vietato esprimersi in dialetto: per cui, di cosa stiamo parlando!?

      • Chi parlava sloveno sì, che veniva mandato in prigione. Oppure veniva bastonato.
        Adesso è lingua ufficiale in alcune sedi istituzionali italiane.

    • Guarda che il Veneto è fatto ancora oggi di “esploratori” “commercianti” e “navigatori che girano il mondo fino ad arrivare in Cina, per scoprire nuove terre, nuove opportunità, conoscere nuovi popoli ed usanze”.

      Solo che esplorano nuovi mercati, commerciano per lo più prodotti della meccanica o dell’arredo o del tessile anziché spezie. E lo fanno – oggi come allora e anzi di più – tra gli altri anche con la Cina dove sono capaci, molto più della media degli altri italiani (lombardi a parte) di trovare un sacco di nuove opportunità. Se non fosse così, il Veneto non sarebbe in testa (dopo la lombardia e insieme all’Emilia) per internazionalizzazione del suo sistema economico, soprattutto rispetto alla capacità di esportare.

      Inoltre non disdegnano affatto le nuove culture se è vero – come è vero, basta consultare l’Istat – che il Veneto è una regione con una presenza di immigrati extracomunitari più alto della media nazionale. Inoltre – basta leggersi il rapporto Caritas Migrantes – è anche una delle regioni italiane in cui funziona meglio l’accoglienza e l’integrazione. Infine, sempre a proposito di Cina, il Veneto è la prima regione – basta leggere i giornali – in cui gli Istituti Confucio hanno attivato corsi di cinese per gli alunni delle elementari (considerando che, tra l’altro, i Veneti registrano tra i migliori risultati nelle indagini PISA-OCSE sull’istruzioone).

      Infine, se il Veneto fa 60 milioni di pernottamenti/anno – basta leggersi i dati dell’osservatorio sul turismo – posizionansosi di gran lunga come prima regione turistica italiana (seguita da Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Lombardia) forse qualche capacità di accoglienza degli stranieri deve pur averla, qualche capacità di promovere il suo territorio (da Cortina a Iesolo, da Venezia a Verona, dal Garda alle Ville Palladiane) in giro per il mondo. O no?

      Tutto questo, invece, ci fa capire quanto stiamo andando avanti, soprattutto rispetto a qualche decennio fa, in cui il Veneto forse incontrava i tuopi favori elettorali, ma a) era con le pezze al culo, b) parlava dialetto per ingoranza e non per scelta, c) sfornava migliaia di immigrati costretti ad andare a trovarsi lavoro in mezzo mondo anziché accogliere immigrati italiani e stranieri come fa oggi e d) non vedeva neppure l’ombra di un turista né italiano né straniero, Venezia a parte. A me pare che sia oggettivamente di gran lunga meglio oggi.

      daniele,milano

      • Daniele, l’oggi è il frutto di quanto seminato ieri. Il domani invece sarà il prodotto del presente. La brillante situazione economica del Veneto che tu descrivi non è certo il frutto delle masturbazioni mentali sull’uso o meno del dialetto come lingua istituzionale o di tutte le altre trovate politiche (?) che stanno facendo chi governa oggi il Veneto. E purtroppo anche chi sta all’opposizione…

    • Pino non sarebbe mica obbligatorio esprimersi in veneto, sarebbe facoltativo….
      Senza tirare in ballo fascismo, penso che, malgrado i danni dei leghisti, una discussione sull’uso, l’insegnamento ecc delle lingue minoritarie andrebbe fatto.
      Magari riusciremmo a scrollarci di dosso molti luoghi comuni (ad esempio sulla pericolosità dei dialetti nei confronti della lingua nazionale) e dedicare un minimo di tempo a questo argomento importante (a mio avviso) con toni sereni e calmi, senza secondi fini politici (secessione ).
      P.s : eredi della Repubblica di Venezia non ci sono, il Veneto non farebbe parte dell’Italia se ci fossero.

      • Come ho risposto in seguito ad Alessandro, sono d’accordo con te sulle lingue minoritarie (anche se non mi piace chiamarle così), e non credo affatto che i dialetti siano un pericolo per la lingua nazionale, visto che quest’ultima in buona parte deriva proprio da quelli. Però esasperare i toni lo trovo esagerato, visto che non ne vedo affatto la necessità

      • @ Luca
        Concordo con la sostanza delle tue osservazioni. Non però con quella sulla necessità di affrontare il discorso senza secondi fini. L’unificazione linguistica italiana, buona o brutta che sia, è stata fatta proprio a scopi politici. E l’ostilità alle lingue “locali” è stata da sempre l’altra faccia della questione. E’ la stessa identica situazione che ha vissuto il catalano in Spagna. Al di là di un certo estremismo che a taluni potrebbe persino sembrare fanatico, in Catalogna la difesa della lingua è un caposaldo della difesa degli interessi geopolitici catalani (cioè innanzitutto di autogoverno istituzionale ed economico).
        Non è detto che la difesa della lingua locale porti alla secessione, ma ad una decostruzione del contesto unitario come lo conosciamo sì, ed è inutile nasconderlo. Del resto, mi pare che molti critichino, a ragione, la Lega proprio perchè non ha portato a casa concreti risultati in tema di autogoverno. Autogoverno che resta un obiettivo fondamentale e una necessità ineludibile per le nostre Lombardia e Veneto.

        Quanto al fascismo, non l’ho tirato in ballo per gusto di paradosso, bensì perchè c’è un rischio tremendo nell’attuale cultura di sinistra e sedicente antifascista. Quello di non capire che il fascismo è una tappa cruciale e di svolta nel processo di costruzione dell’unità nazionale. Suggerisco la lettura dei saggi di Emilio Gentile per comprendere questo passaggio.
        Invece a sinistra si finge ormai che il fascismo sia un prodotto alieno, capitato chissà come nella storia d’Italia (unita). Basti pensare a tutta la retorica sul sangue versato per la patria nella prima guerra mondiale: forse che il movimento dei Fasci, l’arditismo, la questione sudtirolese non sono proprio il frutto di quella guerra?

        Da ultimo, e così rispondo a Pino, non si tratta di esasperare alcun tono: si tratta di fare delle scelte e assumersi delle responsabilità: se i Veneti non cominciano a difendere la propria lingua storica ed effettiva oggi, saranno certamente un po’ meno Veneti già a partire da domani. Il fatto che una cosa tanto semplice e importante l’abbia rilevata un umile consigliere locale del PD, personalmente mi emoziona e mi dà speranza.
        Chiarito questo, per me si può ricominciare a parlare di soldi 🙂

  3. @Alessandro: il problema è che i Veneti non hanno nessuna necessità di difendere la propria lingua (o dialetto, come si preferisce chiamarlo), perché non c’è nessuno che glielo vieta. Parlare però in dialetto in ambiti istituzionali implicherebbe dei problemi di tipo pratico e legale, mi sembra ovvio: tra l’altro il volgare italiano nacque secoli fa per sostituirsi al latino che era la lingua utilizzata nei documenti ufficiali e legali. E siccome non tutti sapevano il latino (anche i mercanti benestanti), si pensò ad una lingua che potesse essere compresa da tutti: per affari, commercio, atti notarili, documenti ufficiali ecc. (http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_volgare). Noi, dopo secoli, così per capriccio, vogliamo tornare indietro…

    • @Pino
      condivido la tua riflessione per questioni di praticità.

      Il discorso si fa interessante per quanto riguarda la scuola, dato che c’è una notevole opposizione all’insegnamento della storia “veneta” e dell’idioma veneto per questioni politiche relative alle centinaia di cretinate leghiste degli ultimi decenni.
      Insegnare il veneto a scuola non significherebbe cantare :” me conpare giacometo el gaveva un bel galeto” ecc, bensì studiare le “vicissitudini” storiche di tale lingua, le differenze con l’Italiano e i punti di contatto ecc ecc, insomma CULTURA.

      @Ale

      Io penso che veneto e italiano possano “stare insieme” convivere e influenzarsi a vicenda. L’ostilità verso le lingue locali oggi c’è grazie alla lega nord, il fatto che i veneti conoscano l’italiano è positivo preoccupa il fatto che il veneto non viene tramandato per questioni assurde e miti (da noi ben consolidati) come quello della lingua dei “poareti” e ignoranti….se si potesse intervenire prima di tutto nella concezione del veneto come lingua da difendere e da coltivare nelle sedi opportune sarebbe una gran bella cosa.

      La secessione è un altro discorso, affrontare il tema linguistico per secondo fini secessionisti è legittimo ma lo è altrettanto per chi lo tratterebbe invece per questioni unitariste, ossia ripensare l’identità italiana in senso federale (molteciplità culturale = ricchezza nazionale).

      Io non penso che parlare una stessa lingua sia caratteristica necessaria per l’esistenza di una Nazione, quest’ultima è :”un modo di sentire”….
      Nazione poi è. secondo me, una grande “costruzione mentale” di comodo frutto di altri tempi; non esiste, esistono uomini e donne e nell’epoca odierna la cultura è un qualcosa di molto complesso, vario e unisce persone in giro per il mondo e che parlano lingue diverse.

      Comunque W San Marco!

    • @ Pino

      Guarda che nel 1861 l’italiano lo parlavano correntemente e nella vita quotidiana meno persone di quelle che avevano il diritto di voto, già minoranza infinitesima della popolazione.
      Quanto alla necessità di difendere la lingua veneta, è chiaro che nel contesto attuale non si tratta di opporsi a divieti d’uso, che nella vita quotidiana non esistono (ma negli atti consiliari di fatto sì, e questo è già un limite). Si tratta di difenderla dalla naturale estinzione conseguente al fatto che, se non la promuovi, soccombe.
      E’ inutile fingere che la politica italiana e il sistema istituzionale italiano non abbiano come obiettivo implicito e non dichiarato anche quello di eliminare la lingua veneta. Altrimenti che senso avrebbe tutelare il bilinguismo valdostano (il francese non ha certo bisogno di per sè di protezioni…), peraltro abbastanza inventato, dato che lì parlerebbero occitano e certo non francese parigino, e poi opporsi a qualsiasi riconoscimento formale della lingua veneta come idioma da promuovere?
      E perchè in Svizzera tutelerebbero il romancio?
      Con tre lingue non avrebbero certo bisogno di complicarsi la vita, no?
      Pino, l’argomento della ricchezza culturale non può essere usato solo quando abbiamo a che fare con i nordafricani o con i cinesi. I Veneti si stanno arrabbiando, e se si continua a lasciarli alla Lega non ne verrà fuori niente di buono.

      • Ale, rileggiti i miei commenti sulla ricchezza culturale del dialetto: non mi sembra di avere scritto di non difendere il veneto e promuovere l’africano o il cinese (a parte il fatto che di questo passo il mandarino mi sa che saremo costretti a impararlo…). Se un immigrato vuole continuare a coltivare la sua lingua e le sue usanze, faccia pure, ma è un sua scelta, che rispetto ma che non vado di certo a promuovere o perfino finanziare: la tolleranza è questa. Il dialetto (tutti i dialetti, non solo quello veneto), come ho già ripetuto, va tutelato e conservato (e non difeso, che è un altro concetto) perché è un nostro patrimonio culturale. Mi auguro di essere stato chiaro.
        @Luca: insegnare a scuola la storia locale e il dialetto (e questo ovviamente varrebbe per tutte le regioni) non lo trovo fuori luogo, e sono d’accordo con te: sarebbe cultura. L’importante è che diventi un di più, e che una sua eventuale introduzione non vada a scapito di altre materie. E neppure che il dialetto sia imposto: come hai scritto tu in un precedente commento, deve essere facoltativo se uno vuole parlare il dialetto.

      • @Pino

        Logico che l’insegnamento di questa materia dovrebbe essere aggiunto e non dovrebbe eliminarne altre.
        Tutte le regioni? chi vorrà direi, in Friuli hanno fatto una paio di leggi per tutelare le minoranze venete, in Sicilia da quest’anno dovrebbero esserci dei corsi di siciliano a scuola, insomma chi vuole (a mio parere più si è meglio è).

        Parlare italiano in consiglio comunale non significa che il veneto non si debba parlare, anzi.

      • “Se un immigrato vuole continuare a coltivare la sua lingua e le sue usanze, faccia pure, ma è un sua scelta, che rispetto ma che non vado di certo a promuovere o perfino finanziare:”
        Per fortuna nel PD non c’è spolo gente come te, ma anche gente che è pronta a finanziare con soldi pubblici eventi di promozione delle culture degli immigrati.
        http://www.antoniobertoncello.it/discorsi/discorsi-di-antonio-bertoncello-sindaco-2004-2009/anno-2004/festa-immigrati
        Per fortuna che viene anche eletta.

  4. @Valerio: leggi meglio me e anche quanto segnali. La promozione delle culture è un’altra cosa da quello che dicevo io, e te lo spiega benissimo il sindaco di Portogruaro: “Vogliamo anche promuovere la conoscenza reciproca, avviare scambi culturali e, soprattutto, corrispondere, nei limiti delle nostre possibilità, alle molte richieste di interventi solidaristici”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...