Non tutti i cinesi vengono per nuocere

Il Financial Times, per primo, ieri ne ha data notizia:

Italy’s centre-right government is turning to cash-rich China in the hope that Beijing will help rescue it from financial crisis by making “significant” purchases of Italian bonds and investments in strategic companies.

Tra le strategic companies rientrano Eni ed Enel, per dire. Colui che ha partorito l’idea di venderci ai cinesi è Giulio Tremonti.

Un folto gruppo di rappresentati dell’ industria delle scarpe europea con cartelli e bandiere ha protestato contro l’ avanzata dell’ export cinese davanti alla sede della Commissione di europea. Tra loro spiccava l’ insolita presenza di un vicepresidente del Consiglio, l’ italiano Giulio Tremonti.

Era il giugno 2005, e gli amici di Giulio Tremonti – che è sempre la stessa persona, nessun omonimo – tappezzavano le strade con manifesti come questo:

Ora elimineranno “merci”, e resterà “No all’invasione di Cinesi”, così, giusto per fare un po’ di opposizione a se stessi, che gli riesce molto bene.

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3 thoughts on “Non tutti i cinesi vengono per nuocere

  1. Tremonti è stato uno dei pochissimi politici stranieri – dopo Nixono se non sbaglio, e prima di Prodi – a essere stato invitato per una lezione alla Scuola centrale del partito Comunista Cinese, il più prestigioso luogo di formazione della classe dirigente di quel Paese. AH buone credenziali e gode di rispetto da quelle parti, differentemente che qui.

    Onenstamente – se volgiamo fare discorsi seri e non propaganda – non vedo particolare contraddizioni tra stabilire connessioni stabili con la Cina e opporsi all’invazione dei prodotti cinesi.

    Intanto, è interesse della Cina, almeno quanto dell’Italia, intervenire affinché l’Europa e l’euro non affondino: sono semplicemente -e giustamente- terrorizzati da questa prospettiva, che sarebbe devastante per loro, visto che basano gran parte della loro crescita proprio sulle esportazioni. Se crollano Europa e Usa, a chi vendono i loro prodotti? Gli altri Brics non bastano di certo.

    Il loro intervento sui titoli italiani, per noi è importantissimo, perché servirebbe a controbilanciare il potere acquisto nel tempo in particolare dalla Francia che detiene buona parte del debito italiano collocato all’estero e, anche per questo, è molto influente in Italia (i franesi si stanno comprando tutto!). Questo Tremonti lo sa benissimo e fa bene ad aprire ai cinesi, almeno quanto fecero benissimo tutti i governi italiani di destra e di sinistra a stabilire rapporti stabili con gli arabi e con i russi per controbilanciare la forza delle altre potenze europee e degli Usa. Non è un caso che i cinesi e i russi fossero fortemente contrari – come in fono lo era l’italia anche se non ha avuto la capacità di assumere una posizione netta anti-anglofracese – all’intervento in Libia.

    Sul fronte delle improtazioni a me pare del tutto ragionevole pretendere che chi vuole vendere su mercati di paesi in cui esistono alcune (per noi) basilari regole di civiltà sul rispetto del lavoro e il rispetto dell’ambiente, adotti misure almeno tendenzialmente analoghe: perché sfruttando il lavoro e inquinando indiscriminatamente come si fa in Cina è chiaro che i nostri prodotti non potranno mai competere con i loro, salvo non si decidesse di abolire granazie e tututele del lavoro e normativa ambientale anche qui.

    Non si capisce perché l’Unione Europea possa vietare l’improtazione di merci potenzalmente nocive per i consumatori europei e invece non vieti l’importazione (o non ponga dazi) su merci nocive per i lavoratori cinesi e per l’ambiente. Mi spiegate cosa c’è di male in questa posizione? Siete forse liberisti, per cui ciascuno può fare quel cazzo che vuole sempre e comunque? E’ quella libertà lì che vi piace? E sareste di sinistra per questo? Mah.

    daniele,milano

    • Se non sbaglio i cinesi detengono già una cifra attorno al 13% del debito italiano collocato all’estero (non mi ricordo la fonte). Ti chiedo, senza essere malizioso, se credi che una quota maggiore di debito italiano in mani cinesi sia la soluzione migliore, con la Cina che nel frattempo cercherà di “comprarsi tutto” quel che c’è in Europa (soprattutto snodi commerciali, sembrerebbe) e nel frattempo mantiene un tasso di cambio sottovalutato e condizioni lavorative pessime: quello che si prospetta è l’impero cinese esteso a tutto il mondo, in queste condizioni. Cioè, perché la Cina dovrebbe essere meglio della Francia? Tra l’altro, la Francia diminuirà la sua esposizione sull’Italia, credo, e il peso della Cina potrebbe crescere ancor di più in termini relativi.
      Dal punto di vista politico, poi, la vedo piuttosto dura per l’Unione Europea riuscire ad imporre misure di restrizione alle importazioni che comportano provvedimenti interni alla Cina, nel momento in cui la Cina stessa interviene per salvarci dalla catastrofe. Così come dal punto di vista ambientale, la normativa internazionale è talmente vaga, non prevede sanzioni o comunque non vengono eseguite, che sembra sempre dura per l’Unione Europea, in queste condizioni, giocare un ruolo importante.
      Quello che viene da dire, a me, ventenne, è che le colpe sono della classe dirigente di questo paese – e forse anche dell’Occidente -, che non ha saputo guardare al di là del proprio naso e affrontare con gli strumenti adeguati questi fenomeni quando si presentarono in origine. Adesso è tardi, e dispiace, perché sarà proprio la mia generazione a pagare.

      • Certo che il peso relativo e assoluto della quota di debito detenuto dalla Cina potrebbe aumentare. Il punto non è definire se sia meglio i cinesi o i francesi, il punto è definire un equilibrio tra detentori esteri del debito italiano tale per cui nessuno di loro sia eccessivamente prevalente (è evidente che la Francia in termini di sviluppo civile sia meglio della Cina!). La tradizoonale amicizia italian vero gli arabi, sul fronte delle relazioni internazionali) non è (era?) determinata dal fatto che si preferissero gli arabi ad altri, ma dall’esigenza di disporre di carte da giocare nelle relazioni con i nostri partner europei e gli Usa. Sigonella docet.

        Quanto ai margini di manovra che avrebbe l’Europa per imporre dazi, è chiaro che quanto più peserà la Cina nella finanza e nell’economia europea, tanto più difficile sarà imporli. Però è acnhe vero che ogni partita fa in parte storia a sé. Proprio oggi in Gazzetta Ufficiale europea è pubblicato il provvedimento di stabilizzazione per i prossimi 5 anni dei dazi sulle piastrelle cinesi (una tassa del 69,7%!!!), nonostante giusto qualche giorno fa i cinesi fossero in giro per l’Europa a proporsi come acquirenti di titoli di Stato.

        Sempre in Commissione è aperta una partita importante che riguarda l’applicazione dell’Emission Trading System al settore aereo, che comporterebbe il pagamento da parte di tutte le compagnie del mondo con collegamenti verso l’Europa. Il punto non è la normativa internazionale sull’ambiente, ma quello che con le normative locali puoi fare per costringere gli altri ad adeguarsi ai tuoi standard. E’ chiaramente una “mission quasi impossible” per l’Europa che ha i più alti standard del mondo. Ma se non lo facciamo noi non lo faranno certo gli USA e men che meno i Brics. Vale la pena comunque provarci.

        Infine, sulla classe dirigente. Io credo che quella di queto paese – e intendo la classe dirigente tutta, non solo quella politica, anzi mi verrebbe da dire molto di più quella economica, sociale e culturale – sia complessivamente pessima. Però:

        a) i danni veri creati in questi anni e fortemente pregiudizievoli per il futuro vengano innanzitutto da chi conta un po’ più dell’Italia nel mondo: Usa e elites europee, non certo Berlusconi che non conta una mazza o comunque dall’Italia che – avendo perso la Seconda Guerra e non avendo le dimensioni della la Germania – è sempre stato un paese a sovranità limitata.

        b) in termini generali, una classe dirigente è tale perché evidentemente chi non né fa parte non ha le capacità di diventarlo. E’ come lamentarsi dei politici: ti fa schifo il governo? candidati e governa tu se sei capace. Se governa un altro vuol dire che non sei capace e allora ti becchi chi c’è, senza lagnarti troppo. Io la penso così. Idem sulla gerontocrazia: se i “vecchi” comandano – che poi non è neppure così vero – e comandano male, perché i “giovani” non li scalzano, anziché lagnarsi pretendendo assurdamente che si facciano da parte spontaneamente?

        daniele,milano

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