Passaggio a Nord-Est (8) – Orizzonti di gloria

In marcia verso il disastro.

Con la speranza che per allora i Lombardi capiscano la sola vera lezione che ci viene da questi 150 anni di storia: l’unità d’Italia è un errore. Tragico.

Nel frattempo, si salvi chi può.

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15 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (8) – Orizzonti di gloria

  1. L’articolo del Corriere, per me, segue pedissequamente la solita logica ragionieristica: basta tagliare i costi e tutto si aggiusta. Sbagliato, sbagliatissmo, perché quando si passa dai fogli Excel alla realtà, tagliare la spesa pubblica non significa mettere un meno davanti a un numero, significa togliere soldi a qualcuno.

    Esempio (classico): Sicilia e Calabria dispongono di circa 42.000 operai forestali, sui 63.000 dell’intero Paese. Ogni forestale calabrese dispone di 57 ettari da “curare”, contro i 7.000 di un suo collega del Friuli Venezia Giulia (che di forestali ne conta 50, di cui solo 20 fissi, con contratto annuale a tempo indeterminato, contro gli 11.000 della Calabria). Tra l’altro la Calabria ha, insieme al il più alto numero di forestali in rapporto alla superficie forestata anche il recordo degli incendi… un dato quantomeno “curioso”.

    E’ chiaro che la voce “forestali calabresi” sarebbe una di quelle che secondo l’ottica ragionieristica andrebbe immediatamente tagliata, probabilmente si ottrrebbero riusparmi oltre il 90% equiparando il numero di ettari per forestale della Calabria a quelli del Friuli.

    Se però uno passa dall’ottica del ragioniere a quella Politica deve anche porsi il problema di cosa ne sarebbe degli oltre 10.000 forestali calabresi mandati a casa, di quali sarebbero le conseguenze. Ora, in una Regione in cui circa metà del PIL è fatto dalla ‘ndragheta, un’organizzazione capace di controllare millimetricamente il territorio della regione, ho tanto l’impressione buona parte di quei 10.000 – oltre ad appiccare incendi di ripicca – finirebberoi dritti-dritti nelle braccia di quell’organizzazione mafiosa come manovalanza a basso costo.

    Moltiplicate il ragionamento per alcuni milioni di persone che – essenzialmente nel Mezzogiorno – vivono e fanno vivere le loro famiglie sostanzialmente di spesa pubblica inutile, di una sorta di carità di Stato (fatta naturalmente a spese di chi quelle risorse le produce, cioè i “Contandini” (nel linguaggio di Gabrio Casati) prevalentemente concetrati nel Nord, e immaginate l’immane casino che salterebbe fuori. Questa è fondamentalmente la ragione per cui in Italia – differentemente da UK, Irlanda o Islanda – tagliare la spesa pubblica è impossibile: il costo politico e sociale di quel taglio sarebbe mostruosamente alto.

    Non è un caso che si perseveri nella logica dei tagli lineari o di provvedimenti generali come l’abolizione delle provicne tout court. Con questa logica pagano sempre gli stessi: quando tagli il 10% in Lombardia – che è una regione a bassissmo tasso di spreco – vai a colpire la carne viva: riduci i servizi e le prestazioni pubbliche; la stessa oeprazione in Calabria, al massimo, riduce di un poco gli enormi sprechi. Allo stesso modo la demagogia dell’abolizione delle Province, colpisce indiscriminatamente enti assolutamente efficienti come la Provincia di Bergamo e disastri come la Provincia di Crotone. Con la differenza che in Calabria, oltre alle Province esiste anche un ulteriore livello intermendio tra Comuni e Province che invece non viene toccato.

    Le difficoltà di operari tagli rappresentano il motivo per il quale lo senario più probabile che ci si prospetta di fronte è quello che la “vacca” costituita dai “Contadini” finisca per schiattare, piuttosto che non un chimerico sviluppo (civile e culturale, ancor prima che economico) del Mezzogiorno che aspettiamo da 150 anni. L’alternativa – ma è un’alternativa probabilemnte più simile alla digregazione della Jugoslavia che non alla divisione pacifica della Cecoslovacchia – è la secessione. Un quadretto nient’affatto tranquillizzante.

    daniele,milano

    • Caro Dan,
      come sai io seguo spesso e molto volentieri i tuoi ragionamenti.
      E anche in questo caso, la logica “politica” del tuo discorso è ineccepibile.
      Però devo farti osservare che fra 0 e 100 esistono molte gradazioni, e quindi anche fra 0 e 10.000 forestali calabresi licenziabili esistono moltissime gradazioni (10.000, per l’appunto, forse anche di più, se consideri che, ad esempio a livello aziendale, i tagli sono spesso accompagnati da buonuscite, ecc.).
      Quindi a mio parere è possibilissimo procedere con tagli non-lineari e anche non-irrealizzabili.
      In fondo mi pare proprio questo il senso del discorso tecnico-finanziario che faceva Ricolfi nel celebre “Sacco del Nord”: si deve saper tagliare dove serve davvero, producendo al contempo azioni amministrative che dimostrino il senso di quei tagli (quindi, per fare un esempio, se mentre tagli forestali faciliti l’avvio di imprese al Sud, darai modo al settore privato di riassorbire manovalanza). Lo so che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma bisognerà pur cominciare.
      E’ possibile comunque che io stia solo sognando cose impossibili. Nel qual caso, meglio cercare la più vicina armeria? 🙂

      • Naturalmente. Però Alessandro, tu sai quanto me che tra 0 e 100 lì non si è mai riusciti a tagliare neppure 1, mica 100, 50, 30 o solo 10. Al contrario, la spesa tende ad aumentare (esattametne come il residuo fiscale delle regioni pagatrici). E aumenta allo stesso modo anche la potenza delle organizzazioni criminali.

        A propostio dell’aumento della spesa, leggi qui:
        http://www.linkiesta.it/e-alla-regione-sicilia-e-sempre-l-ora-delle-baby-pensioni

        Al contempo non c’è un solo, minimo, microscopico segnale di capacità di produrre una qualche forma di reazione civile. Ti pare che in 17 (diaciassette!!!) anni di “emergenza” (emergenza?!!!) rifiuti in Campania si siano viste mille manifestazioni, anche violente, contro la realizzazione degli impianti di smaltimeno e non un solo corteo che manifestasse un grado minimo di civismo raccattando 4 sacchi di pattume per portarli davanti al Comune di Napoli?

        A me pare che qui territori siano sostanzialmente irecuperabili a un percorso normale di modernizzazione e civilizzazxione, almeno seguendo criteri standard di inserimento degli stessi in un consesso democratico e di economica di mercato.
        E’ triste constatarlo, fanno paura le conseguenze di tale constatazione, è impressionante vedere quanto questo fatto ci costi in termini di sviluppo e di ricchezza (come paese e come Lombardia), è spaventoso scorgere segni sempre più consistenti di un’avanzata di quella cultura mafiosa anche da noi, ma a me pare davvero così.

        daniele,milano

    • Tra l’altro la Calabria ha, insieme al il più alto numero di forestali in rapporto alla superficie forestata anche il recordo degli incendi… un dato quantomeno “curioso”.

      Non è curioso, ma “opportuno”, perché se non ci fossero gli incendi non verrebbero rinnovati i contratti ai forestali…

      • Infatti, era ironico. Sono in molti a sostenere che quegli incendi sono prodotti per il rinoovo dei contratti stagionali dagli stessi forestali.

        daniele,milano

    • In ogni caso, in Irlanda c’è stata una politica assistenziale ancora peggiore di quella italiana (ricordo in una vacanza di un po’ di anni fa la gente pagata per sorreggere i cartelli stradali, o i sussidi di disoccupazione che manteneva almeno la metà della popolazione)

  2. @ Pino

    A proposito dell’Irlanda.
    Gli Irlandesi hanno sicuramente delle caratteristiche che a volte ti verrebbe voglia di prenderli a sberle (lo dico io che li ho sempre guardati con tanta ammirazione per ciò che dirò fra poco). Ma su una cosa penso che nessuno possa dir nulla: gli irlandesi erano, non solo per colpa propria, gli straccioni dell’intero Commonwealth -già Impero britannico, già Corona, già Repubblica cromwelliana, ecc. ecc.-
    Insomma, peggio del Mezzogiorno. Ebbene, gli Irlandesi hanno condotto una lotta, a tutti i livelli (culturale, politico, sociale, militare e paramilitare, diplomatico, economico persino) per ottenere la possibilità di decidere da sè il proprio destino. E le loro differenze rispetto agli inglesi erano e restano, in fin dei conti, molto più simboliche che non effettive, certamente non maggiori di quelle che esistono fra un calabrese e un lombardo (basti pensare che l’unione fra corone e territori datava centinaia di anni quando l’EIRE ottenne l’indipendenza, altro che il secolo e mezzo tricolore).
    Loro hanno scelto di essere indipendenti, i “nostri” usano l’unità d’Italia come strumento per parassitare.

    @ Dan

    Mi spiace leggerti pessimista (o forse realista, direbbe mio padre…)
    Forse hai ragione.
    Se può servire a qualcosa, questa domenica a Brescia nasce il partito indipendentista lombardo “proLombardia-Indipendenza”. Chissà, magari una pacifica strada d’uscita la si troverà. O forse no. Chissà.
    Con l’occasione ribadisco l’invito agli amici di OnTheNord: lanciamo un’iniziativa comune per sostenere l’indizione di un referendum separatista per la Lombardia. Lo so che può sembrare una provocazione, ma è l’unica mossa ragionevole fra le alternative altrimenti in gioco: disastro economico o secessione violenta.

      • Nemmeno gran parte dei “terù” (espressione lombarda orientale… :-D), almeno fino agli inizi del secolo scorso: http://it.wikipedia.org/wiki/Suffragio_universale#In_Italia

        Capisco che tu ti riferisca ad eventuali limitazioni in vigore espressamente per gli Irlandesi nel contesto dell’intero Regno Unito, ma la sostanza non cambia molto, tenuto conto anche delle politiche specificamente paracoloniali espresse nei primi anni post-unitari dai Saboia nelle Due Sicilie. Insomma, le ragioni per rivendicare la propria autodeterminazione i meridionali le avevano eccome, ma hanno preferito cannibalizzare l’apparato pubblico. Forse perchè hanno un ceto borghese di quaquaraqua.

        Viva il Leone e Viva la Leonessa!

  3. @Daniele: lascia stare, che in Irlanda ci sono certe faide. Quando ci fu la guerra civile, ci fu chi ne approfittò per regolare conti tra i vari clan-famiglie.
    E non a caso, dall’immigrazione USA dopo la mafia italiana vi era subito quella irlandese (spesso in lotta per l’egemonia).
    @Alessandro: referendum separatista? Essere governato dalla stessa gente come italiano o come lombardo non credo cambi molto: perché continuiamo a dimenticarci che nel governo italiano c’è la percentuale più alta di ministri lombardi che mai c’è stata nella storia.

    • Posto anche che i lombardi al governo siano i peggiori della storia (il che è comunque tutto da dimostrare), pensi che allora essi siano rappresentativi per forza del 100% della popolazione? Ma allora perchè fai politica, scusa?
      Io penso che Pisapia sia solo un furbetto, ma credo che chi lo ha eletto pensi che sia meglio della Moratti. Allora Milano capitale di una Lombardia indipendente entrambe guidate dalla tua sinistra non sarebbero meglio di adesso? (dal tuo punto di vista, ovviamente)
      Inoltre, ti ricordo che la Lombardia è già oggi in media con l’Europa (sia economicamente che a livello di efficienza della P.A., almeno in relazione ai poteri disponibili), quindi la secessione servirebbe per esprimere tutto il nostro potenziale e per ridurre drasticamente i flussi perequativi che ci facciamo sottrarre. Perchè di questo passo, cioè con il furto annuo di miliardi di Euro che tolleriamo e ci autoimponiamo, cominceremo a declinare. E a finire nella serie B dell’Europa.
      Meglio stare meglio, meglio l’indipendenza.

      • Tutto bello Alessandro…… manca una cosa che mancava anche nel cosidetto Risorgimento: “il popolo”.
        L’Italia è un paese allo sfascio….(Lombardia, Veneto,Emilia Romagna ecc)

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