La Padania delle baby-pensioni

Si parla tanto delle pensioni d’oro dei politici, ma vi ricordate le baby-pensioni? Sono quelle che sono state concesse a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 anche a chi aveva appena 14 anni di contributi, con una retribuzione a volte perfino pari al triplo della cifra versata con i contributi. A usufruirne furono centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. Oggi sono mezzo milione e passa, che costano allo Stato circa 10 miliardi di euro l’anno.
Difficile da raccontare ai giovani, che dopo le ultime riforme dovranno lavorare fino a quasi 70 anni e avranno una pensione che se va bene sarà pari al 60% della retribuzione. Ma la cosa curiosa è che a godere di questo regalo di “Roma ladrona” è la “Padania”, visto che il 65% dei baby-pensionati risiede al Nord. E tra questi privilegiati ci sono Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, che in pensione ci è andata quando aveva 39 anni, e l’europarlamentare leghista Francesco Speroni, uno dei fedelissimi del “Senatur”.
Sarà per questo che la Lega si oppone così strenuamente alla riforma delle pensioni?

P.S. anche per On the Nord

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58 thoughts on “La Padania delle baby-pensioni

  1. Dunque dunque…
    Centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, ergo in netta maggioranza cittadini del Sud venuti al Nord per lavorare nella P.A.. Molto probabilmente in grandissima parte pure attuali elettori del PD (sono infatti quelli che vanno bene quando la CGIL, sindacato dei pensionati del pubblico impiego, faceva le megamanifestazioni contro la secessione nella seconda metà dei novanta…)
    Se queste sono le argomentazioni si finisce a spararsi.
    Comunque, a prescindere dalle considerazioni di cui sopra, e prima che ci si debba mettere per davvero ad oliare kalashnikov, di grazia, una risposta dal PD di Vedano: siete favorevoli a tagliare queste pensioni?
    (pregasi non fare appello alla voce “diritti acquisiti”, in quanto lo stesso varrebbe per i capitali scudati che volete tassare per la seconda volta).
    Risposta scritta, cortesemente; e anche sul vostro sito. Altrimenti siete dei quaquaraqua (che bello, adesso che in Padania siamo mafiosi possiamo appellarci al diritto di libera lupara in libero stato e possiamo farci capire in modo chiaro con quelle preziose forme retoriche tipiche dell’Africa Europea)

    • Alessandro, te la canti e te la suoni. Sai tutto tu: i baby pensionati del Nord sono tutti meridionali, del PD e della Cgil. Chissà che ne penseranno Speroni e la moglie di Bossi, e probabilmente altri padani doc che ne hanno usufruito. Ecco, io magari le taglierei (anzi, toglierei) a Speroni, visto che prende già nuo stipendio di 7-8.000 euro di europarlamentare. O anche a Di Pietro (è un altro di quei privilegiati). Oppure le taglierei (e di brutto) a quei supermanager che ne hanno usufruito, come Rainer Masera (44 anni), Pier Domenico Gallo (45 anni) che portano a casa sui 18mila euro al mese e per l’ex vicedirettore generale della Banca d’Italia Mario Sarcinelli (48 anni), che prende 15 mila euro al mese. Alla moglie di Bossi, e a quelli come lei che prendono 700-800 euro al mese, cosa vuoi togliere? Al limite, chiediamo un piccolo contributo di solidarietà per un 2-3 anni.
      Riguardo ai capitali scudati, non è vero che se si tassano si vanno a toccare “diritti acquisiti”: i diritti non riguardavano future imposte, ma ulteriori accertamenti fiscali. Oltretutto, è giusto allora andare a toccare i diritti dei lavoratori (dipendenti e autonomi) con il contributo di solidarietà o con il blocco del TFR? Qui cmq trovi altre info a riguardo: http://pdvedano.blogspot.com/2011/08/niente-scuse-per-lo-scudo.html

      • “Alla moglie di Bossi, e a quelli come lei che prendono 700-800 euro al mese, cosa vuoi togliere?”
        Tutto. Io prendo 1050 euri netti al mese, pago il 27% di contribuzione INPS, e il sindacato mi ha detto che, per così come è fatta la legge oggi, questi contributi non mi danno diritto ad una pensione.
        Sinceramente: baby pensionati, andate a fanculo. Soprattutto quelli che poi ci fanno un altro lavoro, magari in “libera professione” di sto cazzo. E cumulano.

  2. Ma di cosa stiamo parlando? In Lombardia si contano 110.000 baby-pensionati. Cioè circa il 20% del totale. Possibile che a questi nobel della matematica non gli venga in mente che ci sono 1/5 di beby-pensioni per il semplicissimo fatto che in Lombardia c’è circa 1/5 della forza lavoro (e probabilmente, ai tempi, anche molto di più)? Cosa cazzo ci sarebbe di strano, dunque?

    Peraltro la Lega non era neppure uno spermatozoo quando furono varate le baby-pensioni. E – se volgiamo essere onesti – quello fu il tipico risultato di un lavoro nel più peino stile consociativo in cui le forze con la maggiore base popolare (PCI e DC) gudagnavano qualche spicciolo ai loro elettorati di riferimento, con lo stra-beneplacido dei sindacati. O No?

    In ogni caso non mi pare che le baby-pensioni – chiaramente una mostruosità – possano essere oggetto di alcunché in quanto, sfortunatamente, appartenenti ai “diritti acquisiti” che in Italia sono intoccabili, esattamente come non si possono mettere sulla strada 23.000 dei 25.000 dipendenti della Regione Sicilia come sarebbe opportuno e giusto volendo portare il rapporto dipendenti regionali/popolazione della Sicilia a standard lombardi.

    daniele,milano

    • Non si possono mettere sulla strada 23.000 dipendenti della Regione Sicilia, ma quanto meno si possono impiegare in maniera più produttiva. Anche reimpiegandoli in nuovi ruoli. Anziché tagliare, puntiamo sull’ottimizzazione delle risorse

      • Si ma Pino non è che 23.0000 sono comunque tantini?
        per quanto si debbano sfruttare efficacemente non si arriverebbe mai un un punto di efficienza… sono troppi.

        Pensioni baby? i frutti di un Italia in cui non si pensava al futuro…

      • “Non si possono mettere sulla strada 23.000 dipendenti della Regione Sicilia, ma quanto meno si possono impiegare in maniera più produttiva. ”

        E perchè no? Io fra un anno e mezzo sarò buttato per strada (oppure potrò lavorare gratis): tre anni di contratto, il massimo che sono riuscito ad ottenere due anni fa.

    • Mah: il 65% del totale delle baby pensioni al Nord a me sembra tanto.
      Cmq, hai detto bene: la Lega ai tempi non era neppure uno spermatozoo, e Bossi allora probabilmente non lavorava. Forse era impegnato a festeggiare la sua finta laurea.
      il decreto relativo alle baby pensioni è il 1092 del 1973 (governo Dc, Psi, Psdi, Pri, ministro Rumour, se non sbaglio): uno dei tanti errori del passato che oggi paghiamo con gli interessi.

  3. @Luca: hai ragione, sono tanti. Ma sai quanta spazzatura c’è per le strade di Palermo e Catania? Oppure, vai a visitare musei e monumenti in Sicilia: un po’ di guide turistiche in più non farebbero male. Di cose da fare se vuoi si trovano. Per carità, senza sminuire la professionalità e l’impegno di tutti i 25.000…

    • Pino, guarda che Napoli ha le montagne di spazzatura e, al contempo, un numero di spazzini esorbitante rispetto a Milano che è discretamente pulita. Se non ricordo male a Napoli (950.000 abitanti) ci sono circa 20.000 spazzini, a Milano (1.300.000 abitanti) circa 2.000. In Calabria (2.000.000 di abitanti) ci sono circa 11.000 forestali, in Fiuli V.G (1.200.000) se non sbaglio 174. Non parliamo delle guide turistiche e dei musei in Sicilia: un’inchiesta di Repubblica di qualche tempo fa raccontava di musei siciliani in cui c’erano più custodi che visitatori annui (roba che parlava di 600 milioni di costi in stipendi per custodi in Sicilia a fronte di 100 milioni di incassi… prova a indovinare chi li mette i 500 milioni mancanti).

      Il problema è proprio questo: ci sono regioni (direi quasi tutte centromeridionali) che nonostante abbiano molti più dipendenti nelle attività di servizio pubblico di altre (direi quasi tutte del centronord) offrono servizi molto più scadenti.

      Il risultato, pratico, è che non solo continui ad aumentare il debito pubblico per alimentare una macchina che ha dimensioni spropositate rispetto al servizio che “in teoria” dovrebbe offrire, ma che quel servizio fa pure più schifo anche di quello che “in teoria” dovrebbe essere con una macchina di dimensioni molto più ridotte.

      Questo “malfunzionamento” (per essere carini) lo pagano 3 volte i territori più efficienti:
      a) con un prelievo fiscale particolarmente elevato perché incorpora una quota parte delle risorse che servono alla macchina inefficiente degli altri;
      b) disponendo di servizi, prestazioni e investimenti pubblici assolutamente inadeguati rispetto a quanto corrisposto in tributi.
      c) pagando gli interessi sul debito che quella stessa macchina inefficiente produce perché non le basta neppure di fottere risorse agli altri ma ha bisongo di ulteriori risorse da scaricare sulle future generazioni.

      Io non vedo molte altre strade dal dire in maniera molto chiara e netta: “cari signori, alzzate il culo e lavorate, perché qui ci siamo rotti di farci fregare e, se pure non ci fossimo rotti, non abbaimo proprio più risorse da farci fregare salvo declinare tutti come infatti sta succedendo”. Per dirla con le parole della mia cara tradizione propagandista sovietica ai tempi del mito di Stakanov: “chi non lavora non mangia!”. Per dirla invece in una parola di oggi: “indipendenza!”.

      Ecco come si fa a essere comunisti e indipendentisti 🙂

      daniele,milano

      • A Napoli il problema della monnezza non sono gli spazzini che devono raccoglierla, ma dove poi depositarla.
        Cavolo, pensa se tutti quei dipendenti pubblici del Sud che tu qui segnali avessero fatto come quelli del Nord usufruendo delle baby pensioni… Scherzi a parte, è vero che cmq bisogna porre un freno a questi sprechi.
        Comunisti e indipendenti: mah… Io che più che indipendenza vedo egoismo. L’indipendenza è altra cosa, un valore ben più alto di quello che invece propugni tu, che mi sembra guardi essenzialmente alla propria panza (senza offesa)

      • @Pino

        se la panza è vuota non si mangia…..0 lavoro, 0 futuro……l’indipendenza non è egoismo
        (lo potrebbe essere).
        Ma non mi sembra poi che rimanendo tutti uniti (stringiamoci a coorte siam pronti alla morte e bla bla bla) vi sia tutta questa concordia.
        Comunque l’indipendenza è impossibile….siamo troppo scemi noi del nord : )…al massimo l’autonomia (si spera).

    • Si Pino ma non possiamo mica assumere a carico dello stato.
      Se questi 23 sono qualificati perchè non vengono assunti da privati?non ci sono? li creino loro, come si dice?, spirito imprenditoriale? al sud sarebbe ora….
      O sennò la regione Sicilia se li paga con i suoi soldini……
      Sui pensionati baby la penso come Valerio….andate a f….!

  4. @ Pino
    Le pensioni al Sud sono meno per il semplice fatto che al Sud ci sono meno posti di lavoro (e molto più sommerso). I dipendenti del Sud hanno fatto esattamente come quelli el Nord. Anzi, hanno fatto anche qualcosa in più: a) hanno accumulato una montagna di finte pensioni di invalidità; b) hanno vinto concorsi pubblici per voti di manica particolarmente larga; c) sono andati al nord per poi chiedere appena possibile il trasferimento al Sud lasciando servizi sottodotati al Nord e sovradimensionati al Sud; d) hanno incassato assegni di disoccupazione da braccianti mandando nei campi di pomodori gli immigrati irregolari a 5 euro al giorno salvo poi sparagli nella schiena quando si sono stufati.

    Quattro link pescati assolutamente a caso in google sui 4 argomenti appena citati.

    Pensioni di ivnalidità:
    http://www.ens.it/articolo.asp?ID=2272

    Voti
    http://www.ilgiornale.it/interni/favoritismi_maturita_sud_voti_piu_alti_ma_e_possibile/06-08-2009/articolo-id=372141-page=0-comments=1

    Trasferimenti
    http://milano.repubblica.it/dettaglio/la-grande-fuga-degli-insegnanti-invalidi-uno-su-quattro-parte-per-la-calabria/1623305

    Truffe a Rosarno
    http://luciobrignoli.wordpress.com/2010/01/16/calabria-truffa-allinps-tra-i-mandanti-di-rosarno/

    Qui invece trovi i conti dello Stato regionalizzati. il rapporto è un po’ vecchiotto (2004), ma non credo che le cose siano radicalmente cambiate da allora e comunque dovrebbe essercene una versione più aggiornata da qualche parte:

    http://www.portalecnel.it/portale/documenti.nsf/0/C12575C30044C0B5C125723C004C0124/$FILE/Regionalizzazione%20bilancio%20previdenziale%20italiano.pdf

    daniele,milano

      • La merda al Sud è sistemica, al Nord episodica e in quantità fisiologiche.
        Fattene una ragione Pino.
        Altrimenti è inutile qualsiasi analisi della realtà, inutile chiedersi quali siano le lingue dominanti in uno stato, le attività produttive, le religioni, le tradizioni alimentari, il grado di avanzamento tecnico, il livello di rispetto dei cosiddetti diritti civili, ecc.
        Stando al tuo metro di giudizio, Germania, Svezia e Olanda sono paesi fondamentalisti islamici, perchè ci sono molti fondamentalisti islamici. Quindi non hanno differenze con il Pakistan, giusto? In Padania ci sono dei corrotti e dei mafiosi, quindi la Padania è corrotta e mafiosa, esattamente come il Mezzogiorno… (sì, ciao)
        Una rondine non fa primavera, un caso di malagestione al Nord non lo trasforma in Sud.
        Il Nord produce, il Sud spreca. Il Nord tiene la baracca in Europa, il Sud l’allontana. Il Nord potrebbe stare in Europa esattamente come la Germania, il Sud ci sta esattamente come la Grecia.

  5. Sai Alessandro, è che ultimamente l’impressione è che il Nord in quanto a malagestione si stia avvicinando al Sud. Non c’è solo il caso isolato di Treviglio:
    c’è anche la Carrocciopoli di Brescia,
    c’è il Trota consigliere regionale,
    ci sono la falsa psicologa della Lega + la Minetti + il fisioterapista del Milan + il geometra di Berlusconi inseriti nel listino del Presidente.
    E pensa che il listino del presidente era stato creato ai tempi per permettere la presenza di personalità della cultura dell’imprenditoria dell’arte nel consiglio regionale. E già solo questo è l’emblema di cosa sta accadendo al nostro sistema. E di casi così ce ne sono ancora e ancora.
    Per non parlare gli sprechi: ce ne sono eccome anche qui, e ce ne accorgeremo più avanti.
    Le infiltrazioni mafiose non sono mai state così pesanti, la corruzione è più che mai ad alti livelli (e purtroppo questo sembra avvalorato dalla vicenda Penati), il clientelismo dilaga con casi che nemmeno ai tempi di De Mita, l’inquinamento ha superato i livelli di guardia. E secondo me ancora non abbiamo visto niente. Aspettiamo, ad esempio, di vedere quando scadono i titoli derivati che Regione Lombardia ha sul groppone: tra questi ci sono qualche centinaio di milioni di bond greci.
    Poi vogliamo dire che rispetto al Sud, che è peggio, noi siamo nel Paese del Bengodi? Facciamolo pure, però non è che ci fa stare meglio.

    • Allora:
      – bond Greci: sono alcune centinaia di milioni di Euro;
      – consiglieri supposte teste di cazzo: 100.000 Euro a testa annui circa per, facciamo tutta la maggioranza?, 40-50 persone, uguale 5 milioni annui;
      – baby-pensionati lombardi: 2 miliardi annui di spreco
      – carrocciopoli, partitodemocraticopoli, pidiellopoli, mafiosopoli varie: facciamo 20 miliardi all’anno (è una cifra priva di qualsiasi attinenza rispetto alle reali dimensioni di questi fenomeni, che sono del tutto insignificanti rispetto alla realtà economica lombarda, ma voglio essere generoso con le tue preoccupazioni).

      Benissimo: totale 25 miliardi a tirare questi problemi per i capelli facendogli fare tre giri del mondo (ma te l’ho detto, voglio stare largo per evitare contestazioni).
      Bene, 25 miliardi è la metà del contributo annuo che la società lombarda cede in “solidarietà” (leggasi “sfruttamento”) ai cazzari dell’Urbe e ai barbari del Mezzogiorno.

      Ma ti rendi conto che stiamo parlando del nulla?
      Ti rendi conto che, ben lungi dall’essere il paese di Bengodi (che poi dove sarebbe, la Norvegia con i ghetti e i Breivik forse?) la Lombardia è, molto semplicemente, una delle Regioni più produttive e più avanzate al mondo?
      Scusa la sincerità, ma tu, e non sei il solo in questo, tutt’altro, sei fermo ancora alla vecchia retorica anni novanta della Lombardia terronia d’Europa, una vecchia retorica che, non sapendo come contrastare le origini del leghismo, pensava di depotenziarlo sbeffeggiando il territorio che era alle origini del leghismo stesso, facendolo passare per uno dei tanti Sud del mondo. Beh, ti informo che, nonostante i molti difetti del nostro territorio, noi siamo nella fascia alta della classifica, in tutti i settori. E potremmo benissimo essere un’altra Svizzera, se solo avessimo i coglioni per farlo. Il problema è che noi NON ABBIAMO i coglioni; noi SIAMO i coglioni.

      A margine ti rammento che il benessere diffuso ed enorme su cui galleggiamo, benessere che in buona parte delle periferie delle capitali d’Europa ci invidiano, perchè lì vivono con i sussidi come in Basilicata e Calabria (vedasi i riots londinesi di queste settimane), questo benessere, dicevo, è frutto del sudore della nostra popolazione. Quindi continuare a dipingere i lombardi come stronzi (non come coglioni, perchè quello lo sono, lo siamo e lo sappiamo benissimo tutti) è un po’ irritante.
      Scusa la franchezza e la durezza, ma sarebbe ora che noi lombardi (bianchi, neri, gialli, terroni e polentoni) cominciassimo a svegliarci, invece di procedere con inutili tafazzismi territoriali in stile self-hate. Le condizioni dell’unità nazionale vanno ricontrattate, senza nessun cedimento all’autoflagellazione. Non siamo noi il problema dell’Italia, è il Lazio-Mezzogiorno il problema.

      • Quella della Lombardia è una grande popolazione, peccato che chi sta alla guida non la meriti. Sulle varie -opoli starei un pelo più alto dei 20-25 miliardi da te ipotizzati: secondo le stime di Bankitalia Tangentopoli ci costò ad esempio migliaia di miliardi (ed ebbe come epicentro Milano). Certo, quello era un fenomeno maggiore, però credo che tutte queste minori che continuano a saltare fuori raggiungano una somma di tutto rispetto.
        Poi ripeto: non mi interessa come stanno gli altri, né credo che sia la Lombardia (o anche il Sud o Roma ladrona) il problema dell’Italia: i problemi sono diversi e vanno risolti denunciandoli e non invece chiudendo gli occhi perché tutto sommato “dalle altre parti è peggio”. Iniziamo allora a svegliarci noi in Lombardia, proprio come dici tu.

  6. @ Pino (proseguo qui perchè dopo un certo numero non è possibile inserire “repliche”)

    Immagino che il computo, made in Bankitalia, dei “danni” dovuti a Tangentopoli sia in migliaia di miliardi di Lire. Cioè miliardi di Euro. Cioè ribadisco che le mie cifre sono certamente generose e sovrastimate. Lo dimostra il fatto che, ad esempio, nonostante i ciellini certamente mangino e la sanità certamente sia un bell’esempio di commistione fra interessi generali e particolari, nonostante questo il debito sanitario lombardo è pari all’1% di quello italiano complessivo. Mentre Lazio e altre tre Regioni del Mezzogiorno detengono da sole ben il 75% di tale debito (!!!!).

    In altre parole, caro Pino, puoi vederla (e girarla, senza offesa…) come vuoi, ma dato che i problemi dell’Italia, da un punto di vista gestionale, sono innanzitutto problemi di tenuta dei conti pubblici, è matematicamente provato che la Lombardia non avrebbe alcun debito significativo in chiave Maastricht (nè pensionistico, nè sanitario, che sono i due temi clou) mentre il Lazio-Mezzogiorno sarebbe già da un pezzo in default. Non tecnico, ma proprio conclamato. Ed è quindi matematico che ogni giorno operai, dipendenti, autonomi, imprenditori lombardi, quale che sia la loro origine, il loro credo, la loro visione del mondo, pagano gli sprechi e i vizi altrui. Non parliamo poi delle infiltrazioni mafiose, il cui cervello e le cui radici restano saldissimamente nel Sud (il Nord è solo terra di conquista, esattamente come il New Jersey dei Soprano).

    La tua posizione inerente l’obbligo morale di denunciare i “propri” vizi territoriali è rispettabilissima. Ma se essa si trasforma in autoflagellazione e se ad essa fa da contraltare la rinuncia pressoché totale a lanciare un chiaro “j’accuse” a chi i nostri soldi li sperpera in modo devastante e in quantità industriale, beh, allora tale posizione scade nel velleitarismo o, peggio, nel tafazzismo.
    Nella mia breve ma intensa carriera pubblica ho amministrato con la mia parte politica e ho criticato la mia parte politica, anche aspramente. Ma ho sempre tenuto dritta la barra sull’obiettivo della difesa del lavoro dei lombardi, che poi per me significa arrivare alla decostruzione dell’unitarismo statuale italiano, in quanto strumento di sfruttamento del lavoro dei lombardi. La difesa di tale unità a tutti i costi (e che costi, per Dio!), è invece il frutto avvelenato di cui, ahimè, la sinistra del Nord continua a cibarsi. E’ un peccato.

    • Va beh Alessandro, se pensi che le “pene” della Lombardia dipendano dal Sud, vuol dire che il boom, il miracolo economico sono accaduti quando l’Italia non era ancora unita…
      Poi, non si può ridurre a qualche cifra come fai tu le eventuali perdite che si hanno dal sistema delle tangenti o del clientelismo/nepotismo sfrenato. I danni sono molto maggiori: il Trota che occupa un posto in Regione lo toglie magari ad una persona capace che con le sue idee avrebbe potuto fare progredire il nostro territorio. Ma soprattutto, ciò che viene scalfito è la speranza e la fiducia della gente: il MERITO è stato da sempre il motore propulsore della Lombardia. Ci sono storie di imprenditori lombardi che fanno impallidire il “sogno americano”: gente venuta dal niente e che con le proprie idee, l’impegno, ha dato tanto a se stessa e alla propria gente. Ecco: oggi io queste cose non le vedo più. Noto un andazzo che si ripercuote in ogni settore e che ci porta verso un pericoloso declino. Lavoro per diverse aziende delle macchine utensili, e ormai anche le piccole e medie le vanno a costruire in Estremo Oriente: perché non c’è una politica efficace per appoggiare questo settore, perché manca una capacità di vedute, perché si guarda solo il profitto facile, perché mancando gli uomini capaci mancano le idee… E non credo che questo dipenda dal fatto che la Lombardia sia unita o meno all’Italia: lo dimostra il fatto che chi qui da noi lo urla da 20 anni a gran voce è per la maggior parte responsabile dei fatti che ti ho menzionato.

      • Ma non ti sfiora nemeno il dubbio che i nostri guai siano esattamente colpa della situazione giuridico-istituzionale in cui ci troviamo? Lo ha dimostrato conti alla mano Ricolfi, anche recentissimamente. Lo dimostra proprio il fatto che le delocalizzazioni vengono fatte a distanza di poche decine di kilometri, in piccoli stati di confine più civili e privi della burocrazia romano-borbonica.
        Non puoi nello stesso ragionamento accusare la Lega di dire stronzate e di non essere in grado di fare ciò che dice. Perchè è questo il punto: o la Lega ha avuto un programma giusto per vent’anni (sostanzialmente tirarci fuori dalla palude italiana) e non lo ha realizzato perchè è un partito di incapaci e trafficoni travestiti, oppure quel programma è svagliato e allora devi ringraziare proprio la Lega perchè ha truffato i suoi elettori tenendo in piedi l’Italia. Tertium non datur.
        Il declino che tu vedi è un’illusione ottica; la Lombardia è ancora oggi più dinamica della Germania. La politica è solo un ostacolo, altro che la soluzione! Certo, se la politica lombarda cominciasse seriamente (altro che Lega) a difendere gli interessi lombardi, di tutti i lombardi e non solo del salotto “luigino”, allora cesserebbe anche questa inutile e deviante visione tafazzista.
        Quanto al boom economico, insieme agli immigrati abbiamo preso anche i mafiosi. Gli immigrati non sono venuti a lavorare in condizioni di schiavitù ma sono stati accolti e integrati su un territorio in maniera incredibile (basti considerare il numero dei dirigenti e amministratori pubblici e privati di chiara origine meridionale che ci sono in Lombardia, per non parlare della gente comune, mista pressoché ovunque). Le immigrazioni sono sempre avvenute, come tuttora dimostra il fatto che badanti, colf, operai, piccoli imprenditori vengono da tutto il mondo: forse che facciamo stato unico con lo Sri Lanka?
        Dài, Pino, guardiamo alla realtà: la Lombardia è una Svizzera mancata, e proprio a causa dell’unità siamo, adesso, in quella roba lì. Il prima conta poco, se consideri che insieme ai supposti vantaggi “economico-industriali” abbiamo avuto le due guerre più devastanti e altre quisquilie simili. Guardiamo all’oggi, altrimenti son discorsi che valgono tanto quanto il celtismo più velleitario. Oggi la Lombardia è allo stesso livello dell’Europa che funziona e produce, il Lazio-Mezzogiorno sono come la Grecia. Restare uniti, soprattutto alle condizioni esistenti, significa solo che noi manteniamo un carrozzone di sprechi enormi, improduttività sistemica e criminalità organizzata dominante. Con buona pace di tutte le politiche pro-crescita, pro-sostenibilità sociale e pro-integrazione di cui avremmo bisogno come il pane. E invece giù tasse come piovesse per continuare a pagare il Lazio-Mezzogiorno e i suoi pubblici dipendenti finti.
        La Lega e Berlusconi sono solo equivoci e alibi. E in fondo lo stesso PD con il suo vecchio armamentario ideologico, del tutto inadeguato ad analizzare oggettivamente l’inconciliabile dualismo italico. Se ne esce con il coraggio e la lucidità, non con i moralismi e i tricolori. Il tempo stringe.

  7. Ale: la Lombardia più dinamica della Germania? Io ci vado spesso e faccio solo un piccolo esempio: lì i treni locali sono nuovissimi, in Lombardia i pendolari sulla tratta Varese-Milano viaggiano ancora su quelli che prendevo io quando andavo al liceo (e ti parlo di almeno 30 anni fa). Ecco: guardiamo davvero in faccia la realtà. E non credo proprio sia colpa del Sud unito… (http://pdvedano.blogspot.com/2011/08/fermagosto.html)
    Cmq sono d’accordo con te su una cosa: la Lombardia ha una grande tradizione di accoglienza.

    • Pino, se il PIL tedesco è in frenata vicino allo zero, mentre quello Lombardo consente a quello italiano di non finire direttamente sotto lo zero, qualcosa significherà. Poi, certo, il mio è un mezzo artificio retorico-contabile, perchè è chiaro che anche in Germania c’è chi tira e chi no, e alla fine ne viene fuori una media. Ma alla fine il discorso non cambia: la Lombardia tira come tirano le aree produttive tedesche. Peccato che là i soldi li tengano sul territorio in misura enormemente maggiore che qua. Dopo è abbastanza prevedibile che i nostri treni facciano spesso pietà, mentre i loro no.

      Ma attenzione… a titolo di puro esempio (dalla voce “Metropolitana di Milano” di Wikipedia, fonte certamente non separatista):
      “Finanziamenti
      La linea 1, rossa, della metropolitana milanese venne costruita tutta a carico dell’amministrazione comunale cittadina. La linea 2, verde, venne finanziata per più del 90% dal Comune e dallo Stato con un contributo di 1.575.000.000 di Lire. La linea 3, gialla, è stata cofinanziata da Stato, Regione e Comune.
      Con l’aumentare dei costi e con la costante diminuzione dei finanziamenti degli enti locali da parte del governo nazionale, l’ATM e il Comune non furono più in grado di costruire autonomamente nuove linee e chiesero finanziamenti allo Stato. Per questo motivo la M3 e il Passante Ferroviario soffrirono genesi lunghissime, con blocchi annuali dei finanziamenti e notevoli ritardi.”

      Pino, sai bene che non sono un separatista trinariciuto 🙂
      Non penso che la secessione della Regione Lombardia dallo Stato italiano e la costruzione di una Repubblica Lombarda indipendente nell’ambito dell’Unione Europea ci farebbero entrare nel Paese di Bengodi. E sono il primo a dire che il Trota dovrebbe darsi all’ippica, Formigoni alle public relations, buona parte dei politici tornare (se mai l’hanno fatto) a lavorare per davvero, ecc.
      Però non si può far finta che una Lombardia indipendente non starebbe enormemente meglio di quanto non stia oggi, in termini di messa a frutto delle grandi quantità di ricchezza qui prodotte e di possibilità di effettivo autogoverno. Anche perchè le classi dirigenti migliorerebbero sensibilmente, venendo a cessare lo stato di servilismo e soggezione, in primis giuridica, fra dirigenze “nazionali” e “locali”.
      Il fascismo ha inquinato le nostre coscienze, ubriacandoci di romanità, di culto del passato imperiale, di nazionalismo unitarista a tutti i costi. Probabilmente eravamo predisposti, del resto il fascismo è una malattia padana autoimmune, avendola generata proprio la cultura piuttosto provinciale di queste terre, mista al moralismo universalistico cattolico, che diviene molto pragmatico, direi molto maTTonico (ci siamo capiti…) a Roma, ma che da noi si declina in autoflagellazione…
      Per farla breve, comunque, la verità è che l’Italia unita nuoce gravemente alla nostra salute. Ora e adesso, in modo matematicamente quantificabile e mostruoso.
      Ma chissà perchè, buona parte dei lombardi pensano che il solo pensiero sia tabù o, peggio, vilipendio al feticcio dell’unità. Com’è che si chiama? Ah sì, ecco… sindrome di Stoccolma…
      Stammi bene,
      Alessandro

      • Alessandro, io non penso che le colpe siano tutta da una parte piuttosto che un’altra, ma che ci siano responsabilità condivise (seppure in proporzioni non uguali, certo).
        Ti faccio un esempio banale di come vengono gestite le risorse sul territorio: a Varese di recente è stata istituita un’Agenzia provinciale del Turismo. Erano già presenti un consorzio provinciale del turismo e la classica Iat: in pratica, se si tiene conto che ci sono un assessorato del turismo provinciale e uno regionale, ci sono più enti che turisti. A parte la creazione di poltrone, non se ne capisce l’utilità. Infatti, il 15 agosto a Laveno si è tenuto il consueto spettacolo di fuochi artificiali, che porta gente da tutta la provincia e oltre. Ogni anno venivano per questo organizzati treni speciali per consentire alla gente di viaggiare in comodità senza intasarsi nel traffico (l’accesso in Laveno è un vero e proprio imbuto) e doi potere tornare anche a notte fonda (i treni a Varese dopo le 22 non viaggiano più!). Quest’anno, niente treni speciali: tanti hanno dovuto rinunciare, tanti hanno preso il treno all’andata pensando che ci fossero anche al ritorno (visto che gli avvisi non erano presenti). Si è scoperto che questa mancanza è stata per una questione di 4.000 euro, un contributo che Trenord aveva chiesto al comune e che il comune non ha potuto (o voluto) dare. NESSUNO ne sapeva niente: gli assessori (turismo e trasporti) e l’Agenzia del Turismo neonata che dovrebbe curare proprio queste cose. In compenso, Trenord, che per i treni speciali aveva necessità di 4.000 euro, è presente al Meeting di Formigoni a Rimini con uno stand di 80.000 euro. Ecco, dimmi tu…
        http://pdvedano.blogspot.com/2011/08/fermagosto.html

    • Pino,
      mai sentito parlare di cause dirette, cause indirette, concause? E di risorse come quantità finita?

      Ecco, allora, se tu vuoi regalare un trenino elettrico ai tuoi figli e hai in budget 100 euro, ma qualcuno arriva lì a sfilartene un po’ per darli a me che voglio fare lo stesso, il trenino che tu potrai regalare ai tuoi figli avrà un circuito più breve, meno vagoni e meno locomotive. Non mi pare così difficile.

      Ora, personalmente sono anche assolutamente d’accordo a sfilarti di tasca una parte dei tuoi 100 euro per consentire a una famiglia che non potrebbe permettersi di regalare il trenino ai figli di farlo. Il principio di redistribuzione e quello di progressività, per quanto mi riguarda, non sono affatto in discussione.

      Solo che i principii vanno poi calati nella realtà. E la relatà sta dicendo un paio di cosette:
      1) che la quantità di euro che ti stanno sfilando dal portafoglio togliendoli al budget per il trenino deiu tuoi fili e darli a me per i miei, ha raggiunto in Lombardia, Veneto ed Emilia livelli del tutto sconosciuti a qualunque altra regione in Europa;
      2) che io, anziché regalare un trenino ai miei figli, uso quegli euro per giocarmeli al videopoker lasciando i miei figli a bocca asciutta;
      3) che – uso il termine per semplicità – la “globalizzazione” ha di molto accresciuto le pressioni competitive sul tuo lavoro e la crisi ha enormemente accresciuto l’incertezza circa il fatto che tu possa in futuro ancora disporre di 100 euro per il trenino dei tuoi figli, dunque il costo-opportunità di ogni euro che ti viene sfilato di tasca per darlo a me è molto più alto che in passato.

      Fuor di metafora: la Lombardia cede i “solidarietà nazionale” tra i 32 e i 77 miliardi anno (secondo tu prenda i calcoli per esempio di Ricolfi – un PD – o di Unioncamere del Veneto). Hai idea di quelò che si potrebbe fare ogni anno per le opere e i servizi ferroviari a favore dei pendolari lombardi con una frazione di quelle risorse ogni anno? Da questo punto di vista, l’obbligo costituzionale di solidarietà tra i territori della Repubblica è una causa indiretta del pessimo servizio pe i pendolari lombardi.

      Ammettiamo pure – e sarei d’accordo ad affermarlo – che se pure la Lombardia potesse contare intermanete su quelle risorse nona vrebbe la capacità, le competenze e la cultura per finalizzarle a un servizio qualitativamente simile a quello delle ferrovie Svizzere. In ogni caso è molto difficile – direi impossibile – sostenere che con quelle risorse il non sarebbe comunque migliore di quello di oggi. In questo caso, le risorse cedute in “solidarietà nazionale” sono quantomeno una concausa del pessimo servizio reso ai pendolari oggi ai pendolari lombardi (che comunque ho l’impressione che sia meglio di quello offerto ai pendolari siciliani, peraltro).

      Ogni cittadino lombardo versa – secondo le fonti citate prima – tra i 3.200 e i 7.800 euro/anno in cosiddetta “solidarietà nazionale”. Siccome i contribuenti rappresentano circa 2/3 della popolazione, significa che il contribuente medio lombardo versa in “solidarietà” tra i 4.800 e gli 11.700 euro/anno.

      Provo a mettertela in chiave personale: siccome sono un contribuente molto al di sopra del contribuente lombardo medio, a spanne diciamo che il mio contributo in “solidarietà nazionale” sia almeno intorno ai 7.200 o 17.550 euro/anno (ho moltiplicato, stando stretto, per 1,5 i valori medi). Ora:
      – non c’è alcun contribuente mio omologo in Europa che versi così tanto (in un Land ricco come il Bayern il prelievo in solidarietà – inteso come residuo fiscale – si aggira intorno al 3,5-4% del PIL contro valori tra il 10% e il 20% di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna);

      – Differentemente che nel resto d’Europa, le risorse che mi vengono sottratte non vanno a sviluppare territori arretrati (p.es. l’ex DDR) ma ad alimentare circoli viziosi per cui il pattume nelle strade di Napoli anziché diminuire nel corso del decenni aumenta (un esempio che racchiude l’essenza della spesa pubblica nel Sud, incommensurabilmente più sprecata di quanto non lo sia in Lombardia, e anche per questo ti consiglio di leggere Ricolfi che pure non è un pericoloso secessionista);

      – le pressioni competitive cui è sottoposto il mio lavoro sono enormemente aumentate neglòi ultimi anni, per non parlare dell’incertezza generata da un crisi che non mette in dubbio la solidità della Lombardia (magari solo quella!) ma dell’Europa e degli Usa! Ogni euro che mi viene sottratto – qualunque sia la ragione, giuusta o sbagliata – oggettivamente “pesa” di più di quanto non pesasse alcuni anni fa, perché mi sottrae margini per accrescere la mia competitività o per affrontare fase di profonda crisi.

      Mi spieghi in ragione di quale cavolo di motivo dovrei continuare a versare il mio contributo in “solidarietà nazionale” in queste condizioni, o quantomeno, un contributo di tali esorbitanti dimensioni? Ti prego di spiegarmelo perché a me veramente sfugge e – ripeto per essere chiarissimo – non metto minimamente in dubbio la giustezza del principio di solidarietà e di quello di progressività. Spiegalo non solo per me, ma perché ho l’impressione che questa sia la condizione che vivono molti contribuenti lombardi, sopra o sotto la soglia dell’imponibile medio.

      Spiegamelo, però, senza ricorso alla retorica poatriottarda, agli inni e agli sventolii tricolori. perché quelli – in mancanza di ragioni di reciproca convenienza – sono solo folklore.

      daniele,milano

      • Secondo me non sono tanto le dimensioni del contributo (che siano 5, 30 o 70 miliardi), quanto il fatto che poi questo si disperda e non venga sfruttato a dovere (tradotto: qualcuno se lo magna). Perché se quanto dato fino ad oggi fosse stato ben speso, avremmo un Paese intero che funzionerebbe. E a guadagnarci ci sarebbe di sicuro la Lombardia: quindi ecco perché (a mio modo di vedere) la soluzione non è la secessione, ma semmai unificare il Paese anche dal punto di vista morale e di efficienza. E si può fare: certo però che se anche qui si prende una brutta piega…
        Ad ogni modo, adesso arriva il federalismo: per cui perché preoccuparsi? In futuro, da quanto promesso (e credo anch’io possa essere così) le risorse dovrebbero stare più sul territorio.
        La domanda che faccio io, invece è questa: posso affermare che anche in Lombardia avvengono degli sprechi e le cose a volte non funzionano come dovrebbero? E’ così sbagliato fare queste segnalazioni, con la speranza che queste denunce riescano magari a fare aggiustare le cose?

  8. Non hai risposto alla mia domanda: in nome di quale cavolo di ragione continuare a finanziare il principio di Unità nelle condizioni date (descritte precedetemente), con vantaggio reciproco per pagatori e beneificiari?

    Per rispondere alla tua: certo che si può – anzi si deve! – affermare che anche in Lombardia (come in qualsiasi parte del pianeta) ci sono sprechi e le cose non funzionano come dovrebbero. Non mi pare che qualcuno abbia mai affermato il contrario. Però -se vuoi veramente che quelle affermazioni abbiano senso ed efficacia- devi fare almeno due passettini ulteriori:

    1) CONTESTUALIZZARE LE TUE AFFERMAZIONI. P.es.: se dici che in Lombardia c’è un problema di disoccupazione giovanile, dici sicuramente qualcosa di vero, ma se inserisci quel dato dentro il contesto nazionale ed europeo e dentro il costesto della crisi economica che tutto il mondo (e in particolare l’Occidente) sta vivendo, allora ti rendi conto che un tasso (in sé per sé grave) del 9,3% di disoccupati 15-34 anni in Lombardia è molto meno grave – anzi, si potrebbe dire positivo – rispetto al 15,5% nazionale, al 25,1% del Mezzogiorno, al 15,1% della zona EURO, certo peggiore del 7,9% tedesco, ma molto migliore del 14,7% francese, e comunque non molto distante dal tasso frizionale che avresti in fase di piena occupazione (intorno al 3-4%), considerando che si tratta di disoccupazione giovanile nel corso della più grave crisi economica che l’Occidente ricordi da quasi un secolo. Un territorio che riesce a mantenere un tasso di disoccupazione giovanile attorno al 9% in queste condizioni, con una bassa incidenza di postio derivati da spesa pubblica, e quando mica la Grecia, ma la Francia sta intorno al 15% è un territorio a suo modo assolutamente straordiario poer forza e vitalità economica. Il che, naturalmente, non cancella né le difficoltà di quel 9%, né le peroccupazioni per il futuro e la necessità di porvi rimedio, né la giusta volgia di fare meglio, magari meglio anche della Germania.
    Qui: http://www.confartigianato.it/index.asp#

    2) INDIVIDUARE CAUSE DIRETTE, INDIRETTE E CONCASUSE. P.es.: proprio come nel caso delle tue osservazioni sul servizio per i pendolari. Se dici che fa schifo, hai senz’altro ragione. Ma se non ti rendi conto che la bassa qualità delle prestazioni sociali, dei servi pubblici e degli investimenti pubblici in Lombardia (dunque anche del servizio ferroviario per i pendolari) dipendono almeno in parte (e non marginale) dalla scarsità di risorse pubbliche disponibili dovuta non alla scarsa produzione di risorse primarie, né da un livello particolarmente elevato di prechi, ma da un prelievo forzoso di una questità assolutamente esorbitante – rispoetto a qualiasi altro contesto europeo – di risorse da “devolvere” in “solidarietà nazionale”, allora rischi di non vedere una delle principali ragioni per le queli quel servizio fa schifo come, giustamnte, osservi. L’osservazione, in quel caso, rischia di rimanere fine a se stessa o, peggio, di dare luogo a ssoluzioni inevitabilemenete intuili o addirittura dannose.

    Una precisazione. Le quantità, invece sono determinanti. Se un amico o un familiare è in diffocltà è ti chiede un aiuto, qualunque persona decente fa di tutto per darlo. Ma se l’aiuto richiesto supera una certa quota del tuo reddito e del patrimonio non puoi darlo senza mettere seriamente a repentaglio a) il tuo livello di benessere e, soprattutto, b) le tue porspettive di mantenere o mkigliorare quel livello. Se guadagni 1.000 euro al mese e quell’amico te ne chiede – per dire – 500 al mese per aiutarlo, ragionevolmente gli diresti di No, non per cattiveria, né per egoismo, ma perché semplicememente non ce la faresti. Se quell’amico, poi lo becchi a spendere i sodli che gli hai prestato al casinò, allora è normale che ti incazzi, ma vedo che almeno questo lo riconosci.

    daniele,milano

  9. P.S.:
    Pino, non è sbagliato fare osservazioni su quello che non funziona in Lombardia, ma, se si vuole fare “Crinaca dal Nord Italia”, forse oltre alle brutte notizie ogni tanto sarebbe carino segnalare anche quelle buone. E allora mi chiedo, come mai nessuno ha notato i dati positivi sulla disoccupazione giovanile in Lombardia difusi recentemente da Confcomemrcio o i dati più che positivi sull’andamento delle esportazioni nella prima metà del 2011 (+17%, cioè quanto quelle tedesche), che significa un buon andamento delle imprese del Nord, visto che oltre il 70% dell’export è prodotto dal Nord?
    Possibile che ci sia sempre qualcosa di cui lamentarsi e mai niente da cui compiacersi?

    daniele,milano

  10. Sei distratto Daniele, perché appunto ogni tanto qualche notizia buona l’ho data.
    Sulla disoccupazione giovanile non mi pare sia il caso di considerarlo un dato positivo: dire che stiamo meno peggio di altri (sempre che poi corrisponda a realtà) non significa stare bene, e vedo che in parte concordi.
    Quelli relativi all’export invece sono dati positivi (io cmq ne ho parlato qui -http://pdvedano.blogspot.com/2011/08/limpresa-delle-imprese-italiane.html-, anche se non in termini di Nord).
    Sul principio dell’unità: dire che se funziona il Paese ci guadagna la Lombardia mi pare sia una risposta chiara. E’ lo stesso principio su cui la Germania Ovest si è mossa con l’ex-DDR.
    P.S.: non credo proprio che il servizio per i pendolari faccia schifo per le risorse che diamo al Sud: anni e anni fa -quando ero uno studente pendolare- le risorse erano meno rispetto ad oggi, ma in rapporto la qualità dei treni era nettamente migliore.

    • Pino,
      – non capisco gli incisi tipo “sempre che corrisponda a realtà”. Non t’ho raccontato una visione che ho avuto stanotte, t’ho citato una ricerca Confcomercio basata su dati Eurostat con tanto di link. Se cominciamo a dubitare anche dell’attendibilità degli istituti di ricerca comunitaria, tanto vale parlare di calcio.

      – sei distratto almeno quanto me: ho detto e ripetuto che il 9% è un dato in sé grave, ma il senso dell’esempio che facevo è che la gravità in termini assoluti è un dato soggettivo, metre la gravità in rapporto a quanto accade agli altri è und ato più oggettivo. Se sei sei l’unico sopravvissuto di un incidente aereo in cui muoino 150 persone, anche se poerdi una gamba si può dire che hai avuto culo o No? Se 3/4 dell’Europa – Europa, non Somalia – sta messa peggio della Lombardia in termini di disoccupazione giovanile nell’ambito di una crisi in cui si parla di default degli Usa, si può dire che il dato è RELATIVAMENTE positivo o No?

      – bravissimo a parlarne sul blog, nel precedente intervento però ho fatto esplicito riferimento a “Cronache dal Nord Italia”.

      – Dire che se il Paese funziona la Lombardias ci guadagna è un’ovvietà, soprattutto nel momento in cui ci cacciamo 70 miliardi all’anno in ‘sto Paese. C’è il piccolo problemino che è 150 che non funziona, non si capisce perché mai dovrebbe cominciare a farlo ora, tanto più nel quadro della crisi strutturale che sta vivendo l’Europa e l’Occidente tutto. Ti ricordo che la RFT – che è assai più ricca e potente dell’Alta Italia, ci ha impiegato 20 anni a quasi-recuperare la DDR che era a sua volta messa meno peggio di quanto non lo sia il Mezzogiorno, in una fase complessivamente di crescita economica.

      – Quando eri studente pendolare (30 annni fa se non ho letto male) il saldo delle risorse devolute al Mezzogiorno era comparativamente molto inferiore a quello di oggi, per il semplice fatto che stai parlando di un’altra epoca e di un altro mondo, quando – a fronte dello sforzo fiscale richiesto alle regioni del Nord – il Mezzogiorno ha rappresentato prima un bacino di manodopera a basso costo per le grandi imprese del Nord, poi un loro mercato di sbocco. Il fatto che oggi puoi avere manodopera straniera a salari ancora inferiori o al limite spostare gli stabilimenti all’estero, il fatto che il peso della grande industria manifatturiera si sia di molto ridotto e il fatto che con la liberalizzazione dei mercati dei beni al Sud (come ovunque) si possano comprare prodotti di ogni parte del mondo ha cambiato radicalmente le cose. Non so se te ne sei accorto.
      In più, 30 anni fa questo paese ricorpiva una posizione fondamentale negli equilibri geopolitici del mondo e alle sue classi dirigenti era concesso fare di tutto, compreso espandere il debito ai livelli che conosciamo. Poi è crollato il Muro di Berlino, poi è scomparsa l’URSS e l’Italia geopoliticamente non conta quasi più un cazzo (ora ci stanno spazzando via anche dalle sponde mediterranee del Nord Africa, unico spaizietto che ci eravamo ritagliati a partire da Mattei). Non so te ne sei accorto.

      Come vedi la questione dei treni pendolari può essere messa dentro un sistema di coordiante spaziotemporali un filino più complesse. Questo è il lavoro dell’analisi politica.

      E comunque non hai ancora risposto alla domanda che è: in nome di che cosa puoi anroca chiedere uno sforzo di “solidarietà” alle regioni del Nord alle condizioni date? Rispecifico i punti delle “condizioni date” perché mi pare ti siano sfuggiti:
      – entità del prelievo fuori da qualsiasi dimensione accettabile in qualsiasi altro territorio europeo (3-4 volte superiore!!!)
      – efficienza ed efficacia della spesa pubblica al Sud diastrosamente sotto qualunque livello accettabile, peraltro non da stamattina, ma da decenni;
      – contesto generale che vede il Nord sottoposto a una pressione competitiva tale e a un tale livello di incertezza per i quali rinunciare a ogni euro da devolvere in cosiddetta “solidarietà nazionale” significa rinunciare a un euro utlie – a scelta – per a) diminuire il debito pubblico e i relativi interessi, b) diminuire la pressione fiscale, c) aumentare la qualità e l’efficacia delle prestazioni, dei servizi e degli investimenti pubblici. Tutte policy utili a garantire il mantenimento o il milgioramento delle performance competitive di questo territorio e del relativo benessere conseguito

      Anche perché a furia di mungere così avidamente e cosìm ciacamente la vacca, la vacca riuschia di schiattare. E allora mi dici tu come fare “solidarietà nazionale” e rispettare il principio di Unità nel momento in cui il Nord non fosse più in grado di produrre le risorse sufficienti? Cosa accadrebbe se domani la Lombardia si comportasse come il Lazio e cominciasse fare debiti sanitari proporzionalmente uguali? Chi pagherebbe il debito di una Lombardia con 27 miliardi di debito sanitario? E se cominciasse ad assumere forestali per arrivare agli “standard” calabresi, raggiungendo in breve la formidabile cifra 110.000 operari forestali chi gli pagherebbe lo stipendio a questi qui? E chi darebbe a Milano un miliardo e mezzo all’anno per NON raccogliere montagne di pattume per le sue strade? Chi pagherebbe gli stipendi di una Regione di quasi 10 milioni di persone che volesse disporre di un numero di dipendeti analogo a quello della Sicilia che ne ha circa 25.000 con 5 milioni di abitanti, passando dagli attuali 4.000 a circa 50.000?

      Ti segnalo che, oltre una certa quota di PIL devoluto in “solidarietà nazionale” esiste una correlazione diretta e inversa tra risorse devolute in solidarietà nazionale e crescita del PIL. Più amunetano le prime e più diminuisce la seconda. Come storicamente dimostrato correlando da un lato i tassi dic rescita nelle diverse regioni pagatrici d’Europa e dall’altro lato correlando l’andamento della crescita delle regioni foprti del Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) negli ultimi 20 anni con la quota di PIL destinata alla solidarietà nazionale. Vogliamo continuare così?

      Dunque, in nome di cosa? con quali CONCRETE porspettive di reciproca convenienza le regioni del Nord dovrebbero continuare a sostenere questo sforzo (CONCRETE rispetto all’evidenza storica, alle condizioni politiche ed economiche attuali in Italia e alle condizioni del quadro economico mondiale)? Se sei in grado di offrire una risposta a questa domanda, oltre a essere tu un geniuo, mi converto in un minuto nel più strenuo difensore e nel più accesso propagandista dell’Unità nazionale. Lo giuro!

      daniele,milano

      • Quindi 30 anni fa, quando o “il saldo delle risorse devolute al Mezzogiorno era comparativamente molto inferiore a quello di oggi, per il semplice fatto che stai parlando di un’altra epoca e di un altro mondo, quando – a fronte dello sforzo fiscale richiesto alle regioni del Nord – il Mezzogiorno ha rappresentato prima un bacino di manodopera a basso costo per le grandi imprese del Nord, poi un loro mercato di sbocco”, l’unità andava bene, adesso no.
        Beh, Daniele, allora mi chiedo: perché cazzo devo pagare le tasse alla Lombardia? Ueh, una parte di quello che pago finisce a chi lavora meno di me! E anche nel mio Comune è lo stesso: mi tengo tutto in saccoccia e mi arrangio da me.
        E cmq, ci sono altri valori che contano nella vita, mica solo euro, pil e redditi! Il “primum vivere” non fa parte della mia filosofia di vita e non mi piace affatto: si fosse sempre ragionato così, oggi l’umanità sarebbe più povera e arretrata.
        Sul fatto che l’Italia sta per essere tagliata fuori dal Mediterraneo, me ne sono accorto, oh se me ne sono accorto: mica è avvenuto casualmente o ” a nostra insaputa”. Il Mediterraneo ce lo siamo giocato noi, con la politica nulla di questi ultimi anni.
        Poi sul fatto che non ho scritto quel post sul blog: non è che posso mica sempre scrivere su On the Nord (giusto anche per non “rompere” più di tanto), e poi quell’articolo non era dedicato specificamente al Nord…
        Sui dati relativi a ricerche, sondaggi ecc., permettimi di avere sempre qualche dubbio a riguardo, perché non è la prima volta che la realtà è tutt’altro.
        P.S.: riguardo all’incidente aereo, avrò sì culo a rimanere vivo (pur se con una gamba sola), ma mica per questo posso dire che il viaggio è andato bene.

  11. Certo che finché il Mezzogiorno rappresentava un bacino di manodopera e un mercato di sbocco per la grande impresa del Nord l’Unità andava bene e oggi No! Allora c’era una reciproca convenienza, naturalmente in termini capitalistici (se vuoi mettere in dubbio il capitalismo ti avviso che ti seguo e ti supero in un secondo!): da un lato si facevano profitti, dall’altro si guadagnavano posti di lavoro e capacità di consumo. Quando il giochino ha cominciato a scricchiolare (in nome dei grandi valori unitari risorgimentali forse?), è bastato aumentare a dismisura il debito pubblico per garantire i primi alla grande impresa del Nord e i secondi al Mezzogiorno. Quando invece il giochino s’è rotto del tutto, non c’è santo che tenga: l’Unità non ha basi concrete (mica valori, scusa il materialismo ma questa è la mia derivazione politica) su cui poggiare. I principii (a partire dall’uguaglianza) sono cose bellissime, ma hanno dei costi. Se sei in grado di coprire quei costi puoi dare sostanza a quei principi, altrimenti restano tante belle paroline stampate su un pezzo di carta che si chiama Costituzione, per quanto belli e alti siano.

    Ripeto: questo livello di prelievo mette in serie difficoltà la possibilità stessa che il Nord possa produrre risorse primarie, al di là di come possano poi esssere redistribuite, come ben dimostrano i bassi tassi di crescita che si registrano da almeno 20 anni. Se questa generazione di risorse si blocca, mi spieghi come pensi di poter sostanziare il tuo bellissimo principio di “solidarietà nazionale”? I forestali calabresi non vivono d’aria né di alti principi: vogliono iun cacchio di stipendio, punto. E’ su questo che vorrei sentire un’ipotesi, mica sulla bontà del principio che non discuto e neppure mi interessa.

    L’ho già scritto ma vedo che non l’hai recepito: non metto assolutamente in questione il principio secondo cui chi ha di più paga di più alla collettività per supportare chi ha meno. Figurati se lo faccio: parto dalla considerazione che la proprietà privata sia un furto.

    Quello che metto in questione è la sostenibilità di quel principio nelle forme in cui è concretamente attuato e nel quadro delle condizioni reali esistenti oggi. Sostenibilità economica e anche sostenibilità politica, perché nelle forme in cui è concretamente attuato, quel principio è anche concretamente ingiusto, oltre che assolutamente inefficace come quotidianamente ci ricordano i mucchi di rusco nelle strade di Napoli.

    daniele,milano

    P.S.:
    Sui dati: bene, la prossima volta che sarà necessario conoscere i dati sulla disoccupazione, proverò a interpellare una fattucchiera, chiassà se con l’interpratazione del volo delle rondini sapra dirmi qualcosa di più attendibile dell’Eurostat. Su che cavolo bisogna basarsi se non su dati secondo te? Sulle sensazioni? Sulle apparizzioni in sonno? Sulla singola storia individuale che ci ha raccontato di aver sentito sul tram un amico?
    Naturalmente è legittimo dubitare dei dati, ma non così a cazzo: vai a studiarti la premessa metodologica delle indagini, individua i punti critici e rifai i rilevazioni e conti con strumenti e secondo criteri che a te sembrano più attendibili e oggettivi. Io non lo so fare, perciò mi fido – ragionevolmente- di quel che leggo. Così si dubita delle statistiche, il resto è fuffa.

    P.S.2:
    sull’incidente aereo. Non mi pare di aver detto che la Lombardia sia il milgiore dei mondi possibili, né che tutto va bene madamalamarchesa. Ho detto che se ragioni contestualizzando i dati, il fatto che in un momento di crisi economica profonda, diffusa e prolungata la Lombardia registri valori RELATIVAMENTE (cioè i relazione agli altri) bassi è sintomo della forza del suo sistema produttivo, come del resto confermato dal più alto incremento dell’export registrato in Europa dopo quello tedesco, segnato dall’Italia (che in questo caso coincide largamente con il Nord). Trovo francamente sbalorditivo contestare un’evidenza di tale banalità.

    daniele,milano

    • La risposta pensavo di avertela data: sì all’unità d’Italia perché credo in questo valore, così come credo nella Costituzione. Troppo comodo che 30 anni fa sì e adesso no: gli stati e i valori come la democrazia e la libertà non si basano sui costi e sulla convenienza, altrimenti vale anche il ragionamento che ho espresso prima sul fatto del perché debba pagare le tasse alla Lombardia e non tenermi invece tutto in saccoccia: io lavoro più degli altri e perché mai le mie tasse devono finire per pagare i servizi a chi lavora meno di me? Oppure, perché io devo pagare le tasse ed altri invece le evadono? Allora evado anch’io!

      • Oh Madonna, ma non ci credo! Allora, facciamo così: anch’io credo fermamente nell’unità d’italia, tutti i giorni mi metto la camicia rossa piena zeppa di coccardine tricolori ed entro in ufficio fischiettando la bellissima musica dell’inno di Mameli. Ok?

        Bene, una volta che ci credo fermamente in ‘sto cavolo di valore, se non voglio rimanere su Plutone, forse vale la pena di vedere come si traduce nella relatà. Ci siamo fino a qui?

        Il passaggio di “traduzione nella realtà” del nostro splendido valore risorgimentale, passa per un paio di articoletti della Costituzione che sanciscono l’indivisibilità della Repubbliche, nonché gli obblighi di solidarietà economica. Titorna, più o meno?

        Ok, “solidarietà economica” significa che c’è qualcuno che caccia la grana affinché lo Stato provveda a chi ne ha meno. Trovo questo principio ancora più importante dell’Unità nazionale stessa, se la cosa ti può interessare. Ci sei?

        Non mi pare che la grana piova dal cielo, né che sbocci sugli alberi a primavera. Solitamente “nasce” dal combinato disposto dell’utilizzo (sfruttamento?) di alcuni fattori produttivi che un vecchio con la barba bianca qualche anno fa ha cercato di analizzare con una certa precisione, i principali si chiamano Capitale e Lavoro e la grana si chiama Valore aggiunto. Siamo d’accordo? Perché se per casop conosci l’albero da cui raccogliere gli euro ti chiederei cortesemente di indicarmelo che ci vado subito.

        Bene, quindi siamo arrivati al pounto di capire che affinche il nostro grande e bellissimo valore di Unità possa tradursi in realtà e non rimanere per aria tra i valori da sbandierare alle festicciole di commemorazione dei 150 anni, ci vuole qualcuno che lavori. Giusto?

        Sì dà il caso che chi lavora – per una serie di sfortunate vicende storiche che non è qui il caso di ripercorrere – sia in questo Paese (diversamente da altri) territorialmente tendenzialmente concetrato in poche regioni. Lo dicono le statistiche, forse inattendibili, ma secondo me se lo chiedessi alla Sibillla ti direbbe lo stesso. ci sei?

        Questa peculiare caratteristica di concentrazione dei fattori produttivi, politicamente consente un artifizio, se vuoi una forzatura che consiste nel trasporre diritti e doveri dagli individui ai territori, benché ciascuno di noi sappia benissimo che la realtà sia naturalmente più articolata. Ma la puntualizzazione delle articolazioni è lavoro academico, non politico. Penso che su questo si possa ragionevolmente concordare, dal momento che la politica lavora su generalizzazioni e minimi comuni multipli. Ok?

        Dunque l’estrazione di risorse dai produttori è la fonte primaria che consente allo Stato di provvedere alla redistribuzione delle ricchezze necessarie a mantenere il nostro amatissimo valore dell’Unità nazionale. Semplice e lineare, no? Senza quelle risorse il nostro valore, o meglio la sua traduzione in realtà, ce lo potremmo mettere in quel posto. Giusto?

        Ora – come accennato numerose volte nei precedenti commenti – mi pare che si possa affermare che:
        a) il livello di estrazione di risorse dai produttori (e dunque, per semplkicità dai territori in cui quei produttori si concentrano), abbia raggiunto livelli che non esistono in alcuna altra regione d’Europa. Se alla Lombardia fosse richiesto uno sforzo pari a quello della Baviera nel finanziare il principio di solidarietà nazionale, mancherebbero nelle casse dello Stato almeno una ventina di miliardi (nell’ipotesi minima che è quella di Ricolfi ne “Il Sacco del Nord”, Guerini e Associati). Corretto?
        b) che all’atto pratico quella gigantesca quantità di risorse sottratte ai produttori non si è tradotta da quando esiste in una effettiva garanzia del principio di solidarietà nazionale, né nulla lascia pensare che possa tradurvisi nel futuro piùà prossimo. La persistenza del divario è lì a dimostrarlo. D’accordo?
        c) che le condizioni al contorno entro cui si svolge il prelievo e la redistribuzzione delle risorse sottratte ai produttori (al di là della sua efficacia) siano enormente mutate nel corso degli ultimi anni e senz’alòtro imparagonabili ai tempi in cui il nostro bellissimo valore di Unità si affermò. Banale, no? Ecco, questo radicale cambiamento delle condizioni al contorno (e anche dello stesso profilo dei produttori) ha generato una situazione entro cui quel prelievo tende a diventare insostenibile, nel senso che – anche volendolo fermamente mantenere in nome dell’altissimo principio dell’Unità – i produttori cominciano a non essere più in grado di garantirlo perché la loro capacità di crescita è attaccatta contemporaneamente dalle maggiori pressioni competitive, dalla crisi economica e dal crescere del prelievo stesso. Ci sei?

        Ma allora, se questi benedetti produttori cominciano a soffocare (o ad andarsene altrove) che ne è del nostro magnifico, superlativo, fantastico, civilissimo principio di Unità? E se per caso appartieni ai produttori, perché dovresti votarti al suicidio accentando inerme di essere soffocato anziché andartene (se puoi) o mandare affanculo il valore di Unità o, per lo meno, rivederne un attimo i termini concreti di attuazione? A cosa serve continuare a rimarcare la nostra incrolabile fede nel principio se attorno tutto sta andando a puttane? Me lo spieghi?

        daniele,milano

  12. “E cmq, ci sono altri valori che contano nella vita, mica solo euro, pil e redditi! Il “primum vivere” non fa parte della mia filosofia di vita e non mi piace affatto: si fosse sempre ragionato così, oggi l’umanità sarebbe più povera e arretrata.”
    Pino, vaglielo a spiegare ai cittadini del Sud, che ragionano solo in termini di “quanto ci date, quanto ci pagate, ecc. ecc.”
    Comunque, stante la situazione di puro sfruttamento attuale ai nostri danni e stante la natura fascista (ripeto: FASCISTA) dello stato italiano, l’unica soluzione è la non-collaborazione.

    • Ecco, appunto. Ma che cacchio c’entra la “filosofia di vita” o quel che piace o non piace: qui c’è da pagare lo stipendio a 11.000 forestali calabresi. Ci sono i soldi? No. Finita lì, di cosa stiamo parlando? C’è mica niente da aggiungere, sennò sembra il bambino che fa il capriccio perché la mamma gli compri la macchinina: se non ci sono soldi non si compra, basta.

      daniele,milano

      • Allora facciamo la guerra di secessione per i 110.000 forestali calabresi? Li facciamo scontrare con i 100.000 fucili bergamaschi di Bossi? Se non ci sono i soldi (perché il Nord e la Lombardia ne hanno giusto per loro, vista la crisi) non si pagano e impareranno a rendersi autonomi, visto che poi ci sarà l’agognato federalismo (cosa di cui quando parliamo di queste cose sembriamo dimenticarcene).

  13. @Daniele, che devo dirti, per me non è SOLO una questione di soldi, altrimenti come ho già scritto mi dichiaro più figo e più furbo di altri, che lavoro e guadagno di più, e allora perché devo mantenere chi vale meno di me? Me ne potrei anche andare, però poi capito in un altro stato dove mi si ripresenta lo stesso problema. Perché non mi basta mai avere le saccocce piene di soldi, e anche lì magari c’è gente che lavora e guadagna meno di me e mi tocca mantenerla. E allora via, secessione anche lì, oppure vado via ancora. Così alla fine a furia di secessioni rimango da solo, e allora diventa un po’ dura prendersela con qualcun altro se le cose non vanno bene. O magari a furia di trasferirmi finisco per andare su Plutone, su nell’alto dei cieli, dove magari incontro un signore con la barba, che non è Marx, e mi ricorda che non di solo pane vive l’uomo. Magari io sarò troppo idealista o perfino ingenuo, però un’idea di Paese e nazione non si può basare solo sulla convenienza e sul Pil, e il fatto che tutto sta andando a puttane è dovuto proprio al fatto che negli ultimi 20 anni è stato questo il pensiero dominante.

    • A me dell’altro barbuto con la barba bianca frega un tubo. Ma sono questioni personali.

      Mi rendo conto di essere prolisso, dunque non me la prendo affatto se per caso non leggi quel che scrivo. Evidentemente non hai letto, altrimenti avresti capito con non ne sto facendo una questione solo di soldi e neppure – l’ho ripetuto ad nauseam – che metto minimamente in dubbio il principio di solidarietà e quello di progressività anteponendo quello di convenienza, anche perché sono corollari diretti di quello di uguaglianza.

      Non ripeto nulla a ‘sto giro. Rileggiti quello che ho scritto se vuoi perché da quel che scrivi o non hai letto o non hai capito.

      daniele,milano

      • E comunque quello là dice “non di solo pane vive l’uomo”, mica “non di pane vive l’uomo”. C’è una differenza enorme: per vivere ti serve anche altro, ma senza dubbio ti serve il pane.

        daniele,milano

      • No Daniele, non fai una questione di soldi. Infatti nei tuoi commenti parli di convenienza, di 30-70 miliardi che paghiamo ecc.
        Non so, forse sei tu che dovresti rileggerti i tuoi commenti.
        Cmq, io non sto dicendo di continuare così, ma di trovare altre strade (ed una può essere il federalismo) proprio per salvare l’unità d’Italia. Intanto, noi come Lombardia cerchiamo di continuare a dare il buon esempio.
        P.S.: il pane ti serve, ma prima viene altro: è questo che intendeva quel Signore con la barba. Altrimenti non si vive, ma si sopravvive. E non è la stessa cosa.

  14. A parte il fatto che la secessione non passa necessariamente per una guerra e a parte il fatto che il federalismo è l’esatto opposto della secessione, nel caso la secessione non la fai per 11.000 forestali calabresi (contro i 174 friulani), ma perché:

    1) ti sei rotto i coglioni di pagare – solo come Lombardia – tra 32 e 77 miliardi/anno per NON risolvere un tubo (compresi gli incendi forestali di cui la Calabria col suo esercito di forestali pagati da noi ha pure il record nazionale!), senza che peraltro nessuno si sogni neppure di dirti grazie, ma al contrario – oltre a essere saccheggiato – vieni normalmente ricoperto di insulti tipo razzista, egoista, evasore, ignorante, barbaro, gretto materialista, ecc.

    2) se pure non ti fossi rotto i coglioni di pagare in termini di principio, non hai più le risorse per farlo in termini concreti, perché un prelievo di quell’entità (al di là del suo uso e della sua efficacia) ti sta semplicemente affondando, privandoti della capacità di produrre risorse competendo non solo nei confrontid ella Cina, ma anche delkla Baviera che paga 1/4 di quello che paghi tu in “solidarietà nazionale” (peraltro, almeno con la soddisfazione che pagarlo serva a qualcosa e con la soddisfazione che quel tuo sforzo sia unanimente riconosciuto dall’intero Paese). E una volta affondato non solo resterai tu a pancia vuota, ma ci resteranno anche i forestali calabresi, dunque quale sarebbe il senso dal punto di vista degli unionisti: muoia Sansone con tutti i Filistei? Ma siamo scemi?

    Mi sembrano due motivi sufficienti quantomeno epr farci una pensata.

    daniele,milano

  15. No Pino, non si tratta di fare (per ora?) la guerra.
    Si tratta però di assumersi il ruolo politico e storico di mettere in chiaro e di urlare a squarciagola queste cose alle “masse”, per far loro prendere coscienza, di modo che possano finalmente togliere la testa da sotto la sabbia e agire di conseguenza (referendum, non guerra).
    Questo è stato il ruolo che la sinistra, fino all’avvento della tirannide fascista, si è storicamente arrogata in questo disgraziato “Paese”, quello di criticare un’unità fatta con lo sputo e calata dall’alto a forza di baionette, massacri di contadini e sfruttamento dei lavoratori per costruire élites monopolistiche (il salotto “luigino”). Il problema è che questo ruolo è stato disconosciuto dalla sinistra dopo la fine della guerra e, per giunta, a causa del dominio demo(nio)cristiano, i “contadini” meridionali si sono trasformati in gran parte in popolino stipendiato, peraltro connivente con il baronato mafioso. Si è così formata una tenaglia sfruttatrice fra monopolisti parassiti e masse lazial-meridionali parassitarie: in mezzo ci siamo noi, la gran parte dei cittadini lombardi (con gli amici veneti ed emiliano-romagnoli), senza distinzioni di razza, credo, lingua, origini, convinzioni politiche, attività lavorativa.
    E’ ora che la sinistra del Nord si riprenda il compito storico di rovesciare il paradigma unitarista: la nazione può anche essere una, lo stato no. Avanti di questo passo la nostra Regione finirà male, uno dei quattro motori d’Europa si spegnerà. Già ci pensano le leggi dell’economia globale a soffiare contro, perchè dobbiamo continuare a farci del male da soli?
    Chi se ne frega del Trota, di Bossi, di Berlusconi, di Penati, del PD, della Lega! Mi interessa la terra in cui sono nato, in cui scelgo ogni giorno di restare a vivere, questo straordinario paese di Lombardia: lo vogliamo salvare insieme o preferiamo lasciarlo spegnersi piano piano, schiacciato dall’incoscienza che domina la sua popolazione, incapace di comprendere l’insostenibilità dello sforzo di “solidarietà” cui è sottoposto? Diamoci una scelta: restare a far parte dello stato italiano o diventare una Repubblica indipendente nell’UE (saremmo comunque più popolosi della Svizzera, dell’Austria, di tutti i Paesi scandinavi e della somma di quelli Baltici, e via dicendo…)
    Promuoviamo tutti insieme un dibattito vero su questa scelta, superiamo i tabù, la questione dei valori risorgimentali che sono in realtà molto più fascisti di quanto non vogliamo ammettere (lo sai, per fare solo un piccolo esempio, che la legge sull’esposizione obbligatoria del tricolore dagli edifici pubblici venne adottata solo in epoca fascista?)
    Non chiedo che si propugni la secessione, chiedo solo che la questione venga posta al centro dell’agenda politica, e che ci si ponga l’obiettivo di arrivare ad un referendum chiarificatore. Altrimenti il veleno nazional-fascista che trangugiamo dai tempi della scuola elementare continuerà ad impedirci di fare chiarezza con noi stessi, su ciò che siamo, ciò che possiamo essere, ciò che, soprattutto, vogliamo essere.

    • Scusa Alessandro, ma il tanto agognato federalismo (come esiste in Svizzera, Germania ecc.) non può essere la soluzione? Io penso che se fosse fatto con criterio andrebbe benissimo e salverebbe capra e cavoli (Italia e Lombardia).

      • A mio modesto parere no, Pino.
        No perchè da noi prevale una cultura centralista, insopportabilmente centralista, che di fatto sterilizza qualsiasi ipotesi di rispetto delle differenze: non mi riferisco a questioni etniche o storiografiche, ma a pragmaticissime differenze normative forti, come quelle che caratterizzano i federalismi autentici: codici civili/penali diversi, sistemi fiscali diversi, ecc.
        E, soprattutto, no perchè non puoi costruire un sistema federale autentico quando una parte territoriale ritiene che il saldo dei contributi statali a proprio favore non debba comunque variare. Questa parte, che bara al tavolo da gioco, cioè il Lazio-Mezzogiorno, risulta determinante a livello parlamentare per annacquare qualsiasi tentativo di federalizzazione del sistema. Non è un caso che la Lega continui a fallire in questa battaglia, ormai peraltro di fatto accantonata. Ma non è che allora gli altri l’abbian fatta propria, tutt’altro.
        In effetti, il federalismo obbligherebbe il Lazio-Mezzogiorno ad abbasare il proprio tenore di vita e ad elevare enormemente il proprio livello di produttività (quella vera si intende, non quella dei posti pubblici che non rispondono alle esigenze della società, se non a quelle prettamente assistenziali). Per contro, la Lombardia aumenterebbe il proprio standard amministrativo e potrebbe tranquillamente permettersi abbassamenti dell’imposizione tributaria.
        A margine: il suicidio non è un valore, mi pare che lo dica proprio il signore con la barba bianca… 🙂

  16. Sì Ale, però come dice giustamente Daniele, se non ci sono più soldi (se ghe ne minga, per intenderci) che fai? Se poi come dici tu prevale la logica centralista, reputi facile il distacco del Nord? Tra l’altro, mai come in questi 20 anni abbiamo avuto tanti ministri lombardi (in particolare in questo ultimo governo): allora, siamo sicuri che a barare sia solo il Lazio-Mezzogiorno? Secondo me, o il federalismo o al crac: su questo concordo con Daniele. Però il crac è una soluzione che non mi piacerebbe. Altra cosa: il post in questione su cui stiamo commentando mette in evidenza che anche nel Nord c’è una bella produttività di posti pubblici

  17. @ Pino
    allora parliamo lingue diverse. Scrivo dei 32-77 miliardi perché in questo mondo – mica là dove starebbe l’altro barbuto – un principio costituzionale, sia esso l’indivisibilità, l’obbligo alla solidarietà, l’assistenza sanitaria, l’educazione, la casa, eccetera eccetera eccetera, COSTA!
    E l’ho scritto, hai letto? Se sì, perché continui ad anteporre alti discorsi di principii etici e morali anziché entrare nel vivo di come generare e distribuire le risorse per garantirli?

    Se parliamo di principii costituzionali senza parlare dei relativi costi, i casi sono due: o siamo dei gran filosofi (non so tu, io di sicuro non lo sono) oppure sembriamo una cumpa di barboni che parla di menù imperiali per la cena di stasera senza avere il becco d’un quattrino. Il punto non è il menù – su cui peraltro mi pare che potremmo in larga parte convergere – ma come raccimolare 2 soldi per permettercelo. E’ chiaro detto così?

    Allora, Alessandro nel suo commento fa riferimento a “Luigini” e “Contadini”. E’ un riferimento molto preciso, in paricolare a un libro di Gabrio Casati uscito qualche mese fa. Lì dentro c’è una proposta di soluzione al problema che non è la secessione, per esempio. Personalmente non ci credo molto, e forse neppure l’autore. Tu ne hai altre, al di là delle affermazioni di principio?

    Cioè: tu legittimamente contesti la secessione e lo fai non adducendo ragioni pratiche ma di princio. Benissmo. Quel che ti chiedo è: ponendo di condividere anche i tuoi principi, quale sarebbe una soluzione concretamente perseguibile per garantire l’Unità garantendo nel contempo la sostenibilità del prelievo sui produttori (e anche la sua equità, che è un altro principio su cui credo tu possa concordare)? Quando scrivo “concretamente perseguibili” intendo una proposta realizzabile in tempi ragionevolmente brevi (in modo da evitare che i produttori restino soffocati), una proposta riempita di contenuti e di numeri (entità del prelievo, soggetti sottoposti al prelievo, sua destinazione, meccanismi di garanzia dell’efficacia della spesa, ecc.).

    Parli di “federalismo”. Bene. Secondo te il modello di federalismo che sta procedendo al suo iter in Parlamento inciderà davvero sulla situazione correggendo il disequilibrio territoriale nella raccolta e nella distribuzione di risorse pubbliche? Con quali meccanismi in particolare? E sarà davvero utile – in tempi brevi – a migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica in particoalre nel Sud? Con quali meccanismi in particolare? Soprattutto: ammesso che l’ipotesi di federlaismo che sta portando avanti questo governo possa essere una soluzione (e una soluzione in tempi ragionevolmente brevi), tu credi davvero che passerà? Quali forze pensi che saranno sufficienti a farlo passare e quali secondo te vi si opporranno soccombendo?

    Infine. Una domanda che resta in sospeso, ma messa in forma diretta: tu ritieni GIUSTO (prima ancora che sostenibnile) il fatto che un cittadino lombardo medio venga sottoposto non a un prelievo in generale (e ci mancherebbe altro!) ma a un TALE prelievo di risorse, nonché a una TALE incongruenza di prestazioni, servizi e investimenti pubblici corrispondenti, anche al di là del fatto che quel prelievo sia bene o male utilizzato (ed è pessimamente utilizzato)? Riconosci una qualche ragione, oltre che legittimità (su questo non si discute) nella rivendicazione di maggiore equità fiscale o ti semnbra solo il lamento di un branco di egositi che non mirano ad altro che a riempirsi sempre di più le saccocce (per dirla con le tue parole)?

    RSVP

    daniele,milano

    • In parte ho già risposto alle tue replicando ad Ale. Cmq penso che il federalismo possa essere la soluzione. Su quello attualmente in iter al Parlamento ho qualche dubbio, perché penso che debba essere altamente migliorabile. Non chiedermi però numeri e contenuti: ecchecavolo, sono mica un premio Nobel!
      Poi certo, sono d’accordo sull’equità fiscale (se non altro perché le tasse le pago anch’io e me ne rendo conto), così come sono consapevole del fatto che il “TALE prelievo di risorse” non dipende solo dal Sud parassita, ma anche dagli evasori del Nord e da quegli sprechi che purtroppo si fanno anche da noi.
      Poi Daniele, io sono contrario alla secessione e dubito che possa avvenire. Però se accadesse per decisione della maggioranza del popolo, non ne sarò felice ma ne prenderò atto. Ma SOLO per decisione della maggioranza del POPOLO. Tieni conto però di una cosa, che ho già scritto ad Alessandro: la classe dirigente che in pratica degli ultimi 20 anni è quella che guiderebbe il Nord in caso di un’ipotetica secessione, visto che c’è una numerosa schiera di ministri del nord, lombardi in particolare. E allora la domanda è: meglio la secessione o un cambio totale di classe dirigente?

  18. “Poi certo, sono d’accordo sull’equità fiscale (se non altro perché le tasse le pago anch’io e me ne rendo conto), così come sono consapevole del fatto che il “TALE prelievo di risorse” non dipende solo dal Sud parassita, ma anche dagli evasori del Nord e da quegli sprechi che purtroppo si fanno anche da noi.”

    Concludendo.
    Ho capito che hai una mente del tutto qualitativa, ovvero che non contempla nei criteri di rilevanza e priorità il superamento di soglie quantitative come dato a sua volta qualitativo utile alle valutazioni. Il fatto che il “tasso di spreco” – così come definito da Ricolfi ne Il Sacco del Nord… l’hai letto? – sia in Lombardia del 2,8% e in Calabria del 50,2% per te non conta: sempre spreco è, Lombardia e Calabria sostanzialmente pari sono. Il fatto che il parassitismo – sempre come definito dallo stesso libro, e lo cito perché l’autore è notoriamente di area PD e non leghista né secessionista – sia in Lombardia sotto al 15% e in Sicilia oltre il 45%, ugualmente, non conta.

    Mi apre un po’ diffcile adottare tale criterio in Politica – ma potrei dire in qualunque nattività che implichi decisioni, cioè prese di posizione – perché non è in grado di stabilire priorità.

    A ragionare in questo modo fai fatica a distingure tra Germania e Sicilia quanto a “tasso di mafiosità”, perché senz’altro anche in Germania ci sono fatti che segnalano presenza di mafie. Fai fatica a distinguere tra il servizio offerto da FS e quello di SBB-CFF, perché senza dubbio presino in Svizzerà capita che un treno possa arrivare con qualche minuto di ritardo, un vagone con il riscaldamento rotto, uno scompartimento sporco. Eccetera. Così come – e ne abbiamo aprlato – fai fatica a distinguere tra una regione che ha il 9% di disoccupazione giovanile e una che ne ha il 25%.

    Rimarcare che “anche da noi” ci sono sprechi ed evasione significa non essere in grado (o non volere) vedere che se l’1% dei terni in Svizzera (sparo a caso naturalmente) arriva in ritardo, la puntualità NON è un problema, se il 50% dei treni in italia arriva in ritardo invece è una priorità, volendo parlare di servizio ferroviario. Analogamente, se in una regione hai il tasso di evasione fiscale inferiore ai paesi più sviluppati e civili, la lotta all’evasione non è un dato politicamente rilevante né una priorità d’azione, se invece è il quadruplo allora la questione fa problema e necessita di interventi.

    Non volgio né coprire sprechi, parassitismi ed evasioni che pure ci sono in LOombardia (come pure in Svezia, d’altra parte), né affermare che in generali non debbano essere perseguiti. Ma POLITICAMENTE non sono rilevanti né dal punto di vista analitico e neppure da quello programmatico, tanto per la loro ridotta entità (relativa), tanto perché pur a fronte della loro esistenza non comportano la totale debacle dei servizi pubblici (a partire da sanità, raccolta rifiuti e trasporti), differentemente da quanto avviene in altre regioni. Affermare il contrario a me pare del tutto folle, analiticamente infondato e programmaticamente inutile se non dannoso.

    Se invece la sottolineatura è voluta, dunque di matrice fondamentalmente propagandista e con intenzione mistificatrice per mettere Lombardia e Calabria nello stesso calderone (da questo punto di vista), allora, che dire? Mi pare una propaganda così smaccatatamente grossolana da risultare del tutto inefficace e addirittura controproducente perché in grado di alimentare spinte esattamente opposte.

    daniele,milano

    • Ma ho mai detto che Calabria e Lombardia sono sullo stesso piano? Questo sito si chiama ON THE NORD, e io parlo di quanto accade al Nord. Poi, se proprio ti fa piacere, ogni volta che denuncerò uno spreco o un fatto mafioso accaduto in Lombardia (rarissimi, perché qui è il paradiso…) scriverò alla fine: ma fa niente, perché in Puglia, Sicilia, Congo belga e quant’altro è peggio che da noi. Va bene così? Ecco, adesso ritorna pure alle letture di Ricolfi

      • OnTheNord a mio parere dovrebbe significare anche (e soprattutto) difendere gli interessi del Nord (in particolare del Lombardo-Veneto).
        Oltre a criticare ciò che non funziona e oltre ad elogiare ciò che funzona, bisogna darsi delle priorità POLITICHE. Il famoso “che fare?” leninista.
        Se la priorità consiste nel combattere i guasti lombardi, allora non ci siamo. La priorità, proprio sulla base dell’analisi dei dati, è una e una soltanto: combattere lo sfruttamento a cui siamo sottoposti, proprio per causa nostra (e così ho già messo dentro chi ci governa e chi eleggiamo). Ovvero rovesciare il paradigma unitarista e scegliere una strada catalana per noi.
        Ripeto: è una questione di priorità. Che poi significa di come e dove investire le energie e il limitato tempo a disposizione. Se son qui a scrivere è perchè penso si possa ancora fare, se mi sono sbagliato, pazienza. Tanto di delusioni i lombardi me ne hanno già date talmente tante che una in più non fa differenza.
        Ciao, Alex

  19. Sembra che la vincitrice del record delle più giovani sanguisughe d’Italia sia Giovannella Scifo, ex impiegata dell’ufficio di collocamento di Modica in provincia di Ragusa.
    http://www.carmeloparrinelli.it/?p=1957
    Infatti ad appena 40 anni era già in pensione, dopo 18 anni e 10 mesi di finto lavoro. Bisognerebbe anche chiedersi come abbia fatto ad entrare in servizio nell’ufficio di collocamento a soli 20 anni, chi la ha assunta e in base a quali meriti.
    Poi bisognorebbe scoprire dove ha trovato l’invalido di cui doveva occuparsi, se era un vero invalido o un finto invalido.
    Poi sarebbe bene capire se è mai stata a far finta di lavorare nell’ufficio di collocamento, far finta perchè gli uffici di collocamento in Sicilia non hanno mai collocato nessuno.
    Poi bisognerebbe scoprire se è la stessa Giovannella Scifo che si occupa di arte, perchè a giudicare dal curriculum che ha nella sua home page, questa è stata dappertutto tranne che in ufficio.
    Si invitano i lettori a dare informazioni dettagliate su questa baby pensionata e su altri baby pensionati della regione Sicilia, aggiungendo dei commenti a questo post.
    Per combattere bisogna conoscere il nemico, rompete il muro dell’omertà.
    Ringraziamo tutti per la collaborazione.

  20. Pingback: Baby pensionati « Buseca

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