Pensare l’impensabile

Ne avevamo accennato un paio di post fa: l’impensabile non è più impensabile. Ai commentatori già citati si aggiunge oggi Foreign Policy, con un lungo articolo:

Options now being openly debated even include a measure thought unthinkable a year ago: ending Europe’s 13-year experiment with a single currency. 

Edward Hugh giunge a questa conclusione dopo aver scartato la prima possibilità, cioè quella di dare vita a una Unione politica, economica e fiscale fatta e finita, e due ulteriori opzioni, rimanere dove siamo e smantellare l’Unione Europea. Se può essere consolante, siamo collocati al cuore della terza e ultima opzione, primi tra gli ultimi:

Fortunately there is a third alternative: The eurozone could be split in two, creating two separate (and unequal) euro currencies. Naturally, the composition of the groups would be a matter of negotiation because some countries do not easily belong in either one group or the other. The broad outline is, however, clear enough. Germany would form the heart of one group, along with Finland, the Netherlands, and Austria. It might even take Estonia, which has been making it pretty clear that it would also be up for the ride. Spain, Italy, and Portugal would naturally form the nucleus of the second group, with Slovenia and Slovakia being possible candidates. Some countries, Ireland and Greece for example, might simply choose to opt out.

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One thought on “Pensare l’impensabile

  1. Beh, benarrivato a FP. L’ipotesi della spaccatura in 2 dell’euro circola da almeno un paio d’anni.

    Focalizzandosi sull’Italia, un osservatore un po’ più attento di FP avrebbe anche colto diversi cenni al fatto che chi – tanto negli ambienti della finanza quanto i quelli politici e istituzionali – conosce gli indicatori di questo paese distingue molto nettamente tra una parte d’Italia che non solo rispetta in tutto e per tutto (compreso il debito/pil) i parametri di Maastricht, ma registra indicatori spesso di assoluta eccellenza e un’atra che è disastrosamente arretrata.

    Non c’è solo il “Bordello” dell’Economisti per definire l’area Lazio+Mezzogiorno con la sua mappa d’Euorpa ridisegnata secondo le performance economiche dei vari paesi, ma le affermazioni del ministro alle finanze Schäuble quando parla (p.es. su FT) della necessità per l’Italia di risolvere la questione del Mezzogiorno, perché il Nord invece non ha alcun problema o persino quele di Prodi quando (mi pare da Santoro) disse “fino a metà dell’Italia il nostro comportamento economico è come quello della Germania. E poi crolla a zero, non si muove”.

    Questo per dire che alla fine gli spaventosi differenziali strutturali che presenta l’Italia – unico caso in Europa per ampiezza tra valori e per ampiezza delle aree coinvolte – nelle condizioni di crisi di oggi rischiano tradursi da insostenibili tensioni a fattore di rottura. Perché quei differerenziali hanno un costo gigantesco.

    Nel momento in cui si dovesse arrivare alla creazione di due eruo, qualcuno per esempio dovrebbe spiegare a un’impresa del Nord il motivo per cui la sua bolletta elettrica o i suoi approvigionamenti di materie prime improvvisamente diventeranno molto più care (visto che con un euro-sud svalutato rispetto a quello attuale le improtazioni di materie prime costeranno molto di più). E allo stesso tempo – che forse è cosa ancor più importante – qualcuno dovrà spiegare agli imprenditori tedeschi (esportatori quanto quelli del Nord Italia) perché le imprese italiane improvvisamente guadagneranno in competitività internazionale svalutando la loro moneta.

    In più, in una fase di evidente crisi dell’Occidente e di spremitura dei contribuenti, 70 milairdi all’anno in più in tasca non risolvono i problemi, ma di sicuro non fanno schfo. Detto in altri termini, in questa fase il costo-opportunità di ogni singolo euro trasferito dal Nord al Mezzogiorno è molto più alto che in fase di crescita, tanto più se i NON risultati di quel trasferimento sono sotto gli occhi di tutti nelle foto delle montagne di pattume di Napoli.

    Quando nei primi anni Novanta esplose la Jugoslavia e contemporaneamente prese peso la Lega si dicevano due cose apparentemente distinte ma connesse: sul fronte della Jogoslavia i tedeschi stavano approfittando della disintegrazione di quello stato per guadagnare territori all’area del marco (e il sempre agognato sbocco al mare), su quello italiano alcuni circoli finanziari tedeschi puntavano qualche fiches aiutando il Carroccio a crescere, per lo stesso motivo.

    Se mai la prospettiva fosse davvero quella di creare due monete (una forte, in pratica un marco redivivo e una debole, una nuova lireta) non è escluso che quelle spinte (che poi sono di lunghissima deriva storica visto che le varie parti d’Italia sono stae sempre contese da potenze straniere) non tornino a farsi sentire.

    daniele,milano

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