Chi salverà l’Europa, chi ci salverà

L’Europa è malata perché è come l’Italia. L’edificio dell’euro non funziona per gli stessi motivi per cui non ha funzionato l’unità d’Italia. Quando si impone un mercato e una moneta unica a territori che hanno enormi divari di produttività, di modernizzazione, di cultura civica, solo un processo di convergenza economica e sociale accelerata può evitare la formazione di squilibri drammatici. L’unificazione monetaria, infatti, sopprime l’unico meccanismo di riequilibrio incisivo, ossia la svalutazione della moneta nazionale. Private della possibilità di svalutare, le economie deboli tendono a importare più di quanto esportino, ed accumulano deficit e debiti pubblici sempre più grandi per potersi permettere un tenore di vita che va al di là di ciò che il Paese effettivamente produce. In queste condizioni, per mantenere gli squilibri c’è solo  la via della modernizzazione del territorio più debole, ma questa via – in Europa – è stata percorsa solo da alcuni Paesi dell’Est, e segnatamente dalla Germania orientale nell’ambito della riunificazione tedesca. Le economie deboli del Mediterraneo – Italia, Spagna, Grecia, Portogallo – sono entrate tutte nell’euro, ma ben poco hanno fatto per meritarsi l’appartenenza all’eurozona.

L’editoriale di Luca Ricolfi continua qui. Le conclusioni, però, le aveva già tirate Luigi Zingales, ieri:

La terza via d’uscita è la fine dell’euro. […] Il modo più indolore per realizzarlo sarebbe quello di far uscire dall’euro la Germania e i Paesi del Nord Europa, che formerebbero un nord-euro. Il nord-euro si apprezzerebbe immediatamente rispetto all’euro attuale, permettendo all’Italia di aumentare le sue esportazioni e di riprendere a crescere. […] Avremmo il rischio di inflazione, ma non quello più devastante del default. L’euro è stato un bellissimo ideale, ma lo si cercò di realizzare prima che ci fossero le condizioni necessarie per sostenerlo. Perché Paesi diversi possano vivere con la stessa moneta è necessario che siano integrati non solo nel mercato dei prodotti (come lo è l’Unione Europea) ma anche nel mercato del lavoro. Nel frattempo è meglio che seppelliamo la moneta unica prima che la moneta unica seppellisca per sempre l’idea di Europa.

Infine, un pezzo di Ilvo Diamanti, più politico:

Poi, soprattutto, è da vent’anni che il localismo, il familismo e il bricolage sono andati al potere. Interpretati dal partito delle piccole patrie locali: Nord, Nordest, regioni, città e quant’altro. E dal Partito Personale dell’Imprenditore-che-si è-fatto-da-sé. È da 10 anni almeno che lo Stato è stato conquistato da chi considera lo Stato un potere da neutralizzare. Da chi ritiene le Tasse e le Leggi degli abusi. È da 10 anni almeno che il pessimismo economico è considerato un atteggiamento antinazionale, un sentimento esecrabile che produce crisi. È da 10 anni almeno che “tutto va bene”, l’economia nazionale funziona, la disoccupazione è più bassa che altrove (non importa se è sommersa nell’informalità). E se oggi la nostra borsa e la nostra economia arrancano affannosamente – certo, insieme alle altre, ma molto, molto più di ogni altra – la colpa non è nostra, figurarsi. Ma degli altri: i mercati e gli speculatori – cioè, lo stesso. Perché non ci capiscono. Non tengono conto dei nostri “fondamentali”, solidi e forti.

Così dubito che gli italiani siano davvero in grado di affrontare la sfida di questo momento critico. Al di là delle colpe altrui, anche per propri limiti. Perché non hanno – non abbiamo – più il fisico e lo spirito di una volta. Perché oggi essere familisti, localisti, individualisti – e furbi – non costituisce una risorsa, ma un limite. Perché la sfiducia nello Stato e nelle istituzioni, oltre che nella politica e nei partiti: è un limite. (E non basta la fiducia nel Presidente della Repubblica a compensarlo.) Perché l’abbondanza di senso cinico e la povertà di senso civico: è un limite. Perché se a chiederti di cambiare è un governo fatto di partiti personali e di persone che riproducono i tuoi vizi antichi: come fai a credergli?

Perché, in fondo, questo Presidente Imprenditore – e viceversa – in campagna elettorale permanente, quando chiede sacrifici, rigore, equità, non ci crede neppure lui. Strizza l’occhio, come a dire: sacrifici sì, ma domani… Basta che paghino gli altri. Peccato che domani – anzi: oggi – sia già troppo tardi. E gli altri siamo noi. L’arte di arrangiarsi stavolta non ci salverà. Tanto meno Berlusconi.

Grazie a Daniele per le segnalazioni.

Update del 9 agosto: il Financial Times, poche ore fa, ha pubblicato un articolo che comincia così:

By buying Italian and Spanish debt, the European Central Bank has certainly done the right thing. The rise in Italian yields over the summer was less a play on Italy’s own difficulties – high levels of government debt, a bit too much “bunga bunga” – and more a reflection of existential concerns over the euro’s future.

E finisce così:

If the euro is not to share the rouble’s fate, its member nations will have to agree on a lot more than just the level of interest rates. They will also have to create a fiscal framework that allows for cross border transfers, resolves conflicts between creditors and debtors and supports the Bostonian principle of “no taxation without representation”. Some monetary unions work well. Sterling, after all, is the common currency of England, Scotland, Wales and Northern Ireland. Others, such as the rouble area, did not.

Buying Italian bonds is a good first step but the ECB, on its own, cannot solve the eurozone’s problems.

Annunci

29 thoughts on “Chi salverà l’Europa, chi ci salverà

  1. A leggere il pezzo di Diamanti, uno pensa: “Vuoi vedere che è colpa del Nord?”.
    Poi basta leggere cose come questa: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=12Z1SJ , e si capisce lontano un miglio (anzi, un Miglio) che la colpa di come stanno le cose è di quel Lazio-Mezzogiorno che si mangia lo stato, cioè i nostri soldi, nostri di noi lombardo-veneti-emiliani, un giorno dopo l’altro, pezzo per pezzo, da molti decenni a questa parte.
    La nostra “sola” colpa, peraltro gravissima, è quella di farci governare da una classe di ignoranti, presuntuosi, furbastri e traditori (PDL, Lega, terzopolisti, PD, comunisti e fasciodipietristi, nessuno escluso).

  2. Ma, io non capisco Diamanti.
    “Lo Stato un qualcosa da neutralizzare” ?? ma sta parlando di uno stato x, che ne so: Germania, Canada, Sizzera oppuresta parlando dell’Italia, quella degli ultimi 30 anni? l’Italia degli inciuci tra politica, finanza, grossa impresa? sovvenzioni, tangenti? dove la piccola e media impresa è nata e cresciuta malgrado lo Stato, dove la pressione fiscale è spaventosa? dove non si è fatto niente di concreto per “far partire il sud”?

    Non so, ma più leggo Diamanti, più penso che dica fesserie per gratificare quella fascia di persone che amano sentire ciò: imprenditore padrone, rozzo,zoticone del nord est che evade ecc

    Per quanto riguarda l’euro: perchè non proporre un euro 1 nel Nord Italia e un euro 2 nel Sud Italia, Grecia, Spagna, Portogallo?
    Perchè non fare ste benedette macro -regioni?
    Il NORD potrebbe benissimo stare nel club Euro 1…..

    @A. Storti

    Ah grande Miglio….altro che l’Ilvo.

  3. Dovendo scegliere una delle 3 opinioni propenderei per Diamanti, anche se i problemi che attanagliano l’Italia secondo me non dipendono solo da questi ultimi 10-20 anni (che li hanno cmq ulteriormente aggravati), ma vanno ben oltre (almeno una ventina di anni prima).
    La creazione di un’area euro-sud mi vede un po’ perplesso. E poi, siamo così sicuri che il nord-Italia riuscirebbe a reggere il confronto con le economie del nord-Europa? Quando faccio i miei viaggi in Germania, mi rendo conto subito che lì c’è proprio un altro livello, e lo si vede anche dalle piccole cose, dalla gente stessa. A meno che non ci sia un cambio totale anche a livello di classe dirigente (e qui mi riallaccio alla chiusura di Alessandro nel suo commento).
    Io sono dell’idea che tenere il sud in queste condizioni ha sempre fatto comodo proprio a “politica, finanza, grossa impresa”, per favorire i loro inciuci.
    La Germania è riuscita a unificare la parte est che veniva da almeno quarant’anni di politica assistenzialista e quindi era tutto da ricostruire; noi in 150 anni non siamo riusciti ad alzare il livello del nostro Mezzogiorno: la differenza l’hanno fatta senz’altro la volontà e la capacità delle rispettive classi dirigenti.

    • La differenza l’hanno fatta i tedeschi….

      Il nord è uno dei motori d’Europa e se si potesse mettere fine ai trasferimenti generosi al sud tutti ne guadagnerebbero.

      Tasse più basse, moneta svalutata per il meridione che favorirebbe l’economia e attrarrebbe capitali.
      Sarebbe la volta buona che giù possono scegliere un lavoro diverso dal posto pubblico.
      Il tutto in un ottica di macroregioni europee costituite su basi di omogeneità economica .

    • Secondo me l’unico valore del pezzo di Diamanti è che finalmente non parla di politici “cattivi”, come se i politici fossero marziani, ma chiarisce bene che i politici semplicemente rappresentano la comunità che gli elegge. Se l’Italia ha ‘sti politici è perché gli elegge. Sarebbe ora che come cittadini ci prendessimo le nostre resposanbilità.

      Sulla spaccatura dell’euro per me si tratta non tanto di dire se sia giusta o sbagliata, ma di prendere atto che è un’opzione che circola e capire come converrebbe comportarsi nel caso in cui si concretizzasse.

      Sono d’accordo con te che, guardando alla Germania o ad altri territori sviluppati d’Europa, ci sia ANCHE un dato culturale di cui tenere conto, e non solo degli indicatori economici e di sviluppo.
      Il punto – se volgiamo triste – è che se pure riuscissimo a tenere su questo territorio quei 50-70 miliardi che buttimao nel cesso della cosiddetta “solidarietà nazionale” pèrobabilmente non sapremmo bene che farcene o comunque non saremmo in grado di utilizzarli con i risultati di qualità che hanno altrove.

      Però ci sono almeno 3 considerazioni da fare:
      1) in ogni caso i dati sulla consistenza e sulle performace economiche di questo territorio sono oggettivamente di primissimo ordine non nsolo (sarebbe facile) rispetto al resto d’Italia, ma rispetto all’Europa. I recenti dati Prometeia-Intesa Sanpaolo sull’andamento dell’export italiano (+17% gen-mag 2011, secondo solamente al +17,7% della Germania) hanno quasi del miracolo (e considerando che oltre il 70% dell’export è generato dalle regioni del Nord e oltre l’80% dalle regioni del Nord-Centro escluso il Lazio, quando si parla di export italiano si parla di questi territorio, non di Italia). Il livello di internazionalizzazione e di competitività sui mercati mondiali del tessuto di imprese, particolarmente medie, lombardo-venete-emiliane è sicuramente tra i migliori in Europa, pur con tutti i suoi limiti. Ragionamenti analoghi potrebbero esser fatti sull’attrazione di capitali esteri o sul turismo. Si tratta di dati ancora più straordinari se pensiamo che questo sistema riesce a a produrre quete performace NONOSTANTE l’Italia, la sua pressione fiscale, la potenza della criminalità organizzata tutta di origine meridionale e l’enormità di risorse che deve cedere in cosidetta “solidarietà nazionale”.

      2) Un aprova della strordianria capacità delle imprese e dei lavoratori di questi territori è che tutte le funeste previsioni sulla fine della capacità competitiva che sarebbe arrivata con l’euro e l’impossibilità di sfruttare le svalutazionid ella lira come leva competitiva sono fortunatamente state smentite: questo sistema economico s’è modernizzato ed è rimasto assolutamente competitivo, nonostane l’euro e nonostante 2 crisi economiche globali che nel frattempo si sono succedute (sgonfiamento bolla new economy e sgonfiamento bolla immobiliare+ derivati). Significa avere una forza eccezionale.

      3) Anche volendo allargare lo sguardo – come è giusto – al di là dell’economia, in ogni caso non mancano aspetti del tutto poistivi come le rilevazioni PISA-OCSE che collocano Lombardia e veneto ai vertici mondiali per qualità dell’istruzione oppure la capillarità e la diffusione dell’attivismo delle comunità locali e del terzo settore (non ci sono molti posti in Europa che possano contare su un terzo settore così forte come quello di cui disponiamo qui) o, ancora, anche nella Pubblica Amministrazione abbiamo casi di gestione particolarmente efficiente ede efficace, considerando che il rapporto tra dipendenti della PA in una regione come la Lombardia (e le risorse pubbliche dedicate) sono molto inferiori non solo – come ovvio – alla Sicilia o alla Calabria – ma anche ad analoghe istituzioni nel resto d’Europa, con settori di assoluta eccellenza come la sanità.

      Sono assolutamente d’accordo che il mantenimento di un certo sottosviluppo del Meridione è ANCHE funzionale a una parte di interessi del Nord, ma onestamente mi sembrerebbe disonesto affermare che sia il solo fattore per il quale c’è stata una tendenza al mantenimento dello status quo. E soprattutto quelgi interessi non sono “del Nord” ma di una parte del Nord, in “combutta” con interessi altrettanto forti collocati un po’ nin tutto il paese. Su questo ti consiglio di leggere “Luigini contro Contadini. Il lato oscuro della questione settentrionale” di Gabrio Casati.

      Infine, un appunto sulla Germania. Non è vero che la DDR venisse fuori da “almeno quarant’anni” di assistenzialismo. Questa visione dell’est comunista è davvero un po’ troppo ingenerosa, soprattutto se parlaimo della DDR che inq uel contesto era di gran lunga il paese più evoluto. Al contrario: la RFT è riuscita a inglobare la DDR proprio perché – come capita spesso nei paesi che abbiano avuto il socialismo reale – tra tanti guasti quei pesi avevano anche qualche gran vantaggio rispetto ad altri contesti: una popolazione molto bene istruita e una struttura industriale comunque solida e tecnologicamente non arretrata (come peraltro, in modo e misura diversi, dimostrano anche i paesi dell’Estremo Oriente, a partire dalla Cina, o quelli dell’America latina che abbiano non non abbiano conosciuto il socialismo). E soprattutto i tedeschi non hanno dovuto fare i conti con un piccolo guai che abbiamo nel Mezzogiorno e che, chissà perché, tendiamo sempre a dimenticare: la forza straordiaria della criminalità organizzata, sia in termini di attività economiche controllate, sia di occupazione generate, sia di consenso popolare e di radicamento culturale). Credo che persino i tedeschi avrebbero qualche difficoltà in quei posti. E infatti – differentemente da quanto hanno fatto in Slovenia, Croazia, Polonia, ecc. e pure in Lombardia o Veneto, laggiù non ci mettono piede.

      daniele,milano

      • Il dato dell’export italiano lo conoscevo anch’io, tanto è vero che ci ho anche scritto (http://pdvedano.blogspot.com/2011/08/limpresa-delle-imprese-italiane.html). Sicuramente un’impresa. Il fatto che poi riusciamo cmq a raggiungere i risultati più che lusinghiere che hai giustamente citato, non fanno altro che confermare che tutto sommato non siamo il popolo di bestie che tutti (anche noi masochisticamente) reputano: se ci mettiamo sappiamo farci valere in ogni campo.
        Altra cosa: è paradossale che il dato sull’export provenga dalla ricerca di una banca, visto che le imprese italiane (e parlo di quelle piccole e medie) soffrono in particolare per la mancanza di liquidità, dovuta proprio ad una chiusura delle banche a concedere crediti. Se le nostre banche avessero più coraggio, credo che le imprese italiane farebbero sicuramente meglio.
        Sulla situazione del sud, non do colpe specifiche al nord né a una parte del nord: è un po’ di tutti, dalla classe dirigente e (perché no) anche a chi gli ha permesso di occupare quella posizione (come dici tu).
        In Italia purtroppo non sono solo i tedeschi a non venire, e non solo al sud. Qui gli stranieri si trovano di fronte un sistema chiuso, e quelle aziende estere che provano a mettere piede da noi trovano un sacco di ostacoli: dalle leggi per difendere “l’italianità delle imprese” alla pachidermica burocrazia, per non parlare poi della pesante fiscalizzazione a cui non fa riscontro quasi nessun incentivo.

      • Nono, pinoseltz, vai a vederti i dati sugli investimenti diretti esteri in Italia. Putroppo da quando la materia è passata da ICE a Istat non si capisce più una mazza. Ma se corri un po’ indietro nel tempo troverai una ricerca Siemes-Ambrosetti (2007 mi pare) che ti darà qualche sorpresa: il 77% degli IDE sono concentrati tra Lombardia (49%) e Piemonte (28%), se ci metti il Nord-Est, vai ben oltre l’80%. L’incidenza degli IDE sul PIL – di cui si dice sempre che l’Italia è ultima – in Lombardia è esattamente uguale a quella tedesca.

        Se vai a beccarti le indagini di Camera di Commercio Milano vedrai che il 50% delle multinazionali estere con sede in Italia si trovano a Milano e dintorni. E se fai due passi epr la città te ne accorgi bene.

        Se Milano resta la seconda città al mondo non capitale di stato per numero di rappresentanze estere (consolati) dopo New York, una qualche ragione ci sarà, no? La ragione è che Milano fa da porta a quello straordianrio sistema di imprese assolutamente internazionalizzato e di eccellenza che sta nel Nord Italia.

        Poi fai un po’mente locale sulle operazioni degli ultimi anni, da Parmalat in dietro nel tempo. I francesi, in particolare, sono assolutamente presenti e forti un ventaglio molto ampio di settori: energia (p.es Edison-Edf e Acea-Gdf Suez, e sarebbe stata loro la partita del nucleare), banche, assicurazioni, trasporto aereo, trasporto ferroviario e persino trasporto pubblico locale (e sarebbe stato loro la partita dell’acqua), grande distribuzione, alimentare, moda. I tedeschi sono legati a doppio filo con tutta la meccanica del lombardi-veneto (che varrebbe la pena di ricordare che è il primo settore di export, alla faccia delle baggianate sul “made in italiy” visto solo come alientare, moda e design), oltre che, anche loro, con banche e assicurazioni. Gli inglesi hanno la borsa di Milano e a loro tempo nsi sono presi il secondo operatore di telefonia mobile dai tedeschi (omnite-mannesman, poi vodafone), gli spagnoli il primo (telecom), ecc..

        Quanto la fatto che non siamo un “popolo di bestie” perché abbiamo buoni risultati sull’export, tengo a ripetere: oltre il 70% dell’export italiano è fatto dalle regioni del Nord. Il dramma è cheil resto del paese, invece, non riesce a produree una mazza (per export e non solo epr quello). In ogni caso, al di là del dato Prometeia-Intesa Sanpaolo, arriveranno rpesto quelli dell’Istat (che non è una banca).

        daniele,milano

  4. E la cosa adesso sta iniziando a valere anche per il nord-Italia: molti nostri laureati (e non parlo solo dei grandi cervelli) iniziano a migrare all’estero. Magari in proporzioni minori rispetto al sud, ma sicuramente maggiori rispetto a 10-20 anni fa

    • Bene, ma proprio questo dovrebbe spingerti a vedere nell’eventuale spaccatura dell’euro un’oppoortunità per riprendere con forza un cammino di sviluppo economico e civile che in Nord Italia è di lunga deriva storica. Esattamente quello disegnato nella fantasiosa mappa dell’Economist linkata qui sopra da Luca.

      Detto chiaramente: sarebbe tanto bello se risucissimo a “civilizzare” il “Bordello”. Ma: 1) mi pare che questi 150 anni di unificazione abbiano al contrario dimostrato che c’è il rischio di “imbarbarire” il Nord (vedi l’invasione pervasiva e potente della criminalità organizzata, sia essa sicliliana, calabrese, campana o pugliese) e 2) non mi pare che – di fronte alla gigantesca crisi che stiamo vivendo come Occidente – ci siano i tempi “tecnici” per un’operazione che, ammesso che sia possibile, prenderebbe un tempo nell’ordine dei decenni quando servono soluzioni sostanzialmente immediate. Insomma, primum vivere.

      daniele,milano

      • Parliamoci chiaro: giusto dire che i politici che abbiamo li abbiamo votati noi, ma così nello stesso modo se la criminalità organizzata è qui, non è perché ci ha invaso, ma perché qualcuno gli ha aperto la porta. A meno che non pensiamo che se qualcuno è corrotto non è colpa sua, ma della mafia che lo ha tentato.
        Il fatto poi che tanti giovani del nord migrino a cercare fortuna all’estero, sta a significare che anche qui lo sviluppo ha iniziato a frenare.

      • Scusa ma come fai ad associare una meccanica elettiva (la costruzione della classe politica rappresentata nelle elezioni) e l’estendersi di un fenomeno che fa della violenza e dell’illegalità la sua cifra costitutiva? Entrare in politica potrà essere difficile, ma nulla te lo impedisce. Entrare in un clan è semplicemten impossibile se non appartieni a una determinata famiglia. Di Brambilla capomandamento non mi pare ce ne sia ancora stato uno. O sbaglio?

        Quanto all’emigrazione di “cervelli” dal Nord, tenderei a ragionare con in mano almeno qualche dato. Io non ce l’ho. E’ chiaro che se i dati – non l’esperienza personale – mostrassero una dinamica di crescita impetuosa delle “fughe” non controbilanciate da altrettanti arrivi (dall’Europa come dal Sud, dal resto del mondo sviluppato come dai paesi più arretrati) il problema andrebbe focalizzato e affrontato.

        E’ probabile che esista e credo che alla base ci siano fattori come salari netti inferiori a quelli percebibili altrove, difficoltà di accesso ad alcuni servizi di base (a partire dall’abitazione) oltre che un evidente svantaggio linguistico soprattutto nei confronti dei paesi dove si parla inglese o spagnolo che possono contare evidentemente su platee di potenziale “domanda” infinitamente più grandi di quelle dell’Italia.

        Nelle ultime stime di Unioncamere Veneto il residuo fiscale pro capite lombardo è di 7.778 euro/anno. Ora, ti rendi conto di quali politiche potresti mettere in atto se quegli oltre 70 miliardi/anno fossero in capo a Regione Lombardia (che ha un bilancio di circa 20 miliardi)? Riduzione della tassazione sul lavoro e sull’impresa, investimenti in ricerca e innovazione, infrastrtture e ammodernamento della PA, politiche abitative e potenziamento del welfare, ecc. Rimarrebbe naturalmente il fattore lignuistico, ma ben controbilanciato da una qualità della vita complessivamente molto buona e ambita (per il clima, per il cibo, per la varietà dei paesaggi, per l’apertura la generale cordialità e lo spirito di accoglienza delle persone, per i bassi livelli di criminalità comune, per la presenza percepibile di storia e cultura millenaria, per la ricchezza del tessuto di imprese, persino per i buoni standard di alcuni servizi pubblici e per tutte le altre cose positive che comunque ci sono su questo territorio). Se una regione come il Veneto è leader di attrattività turistica con oltre 60 milioni di pernottamenti/anno e una piccolissima regione come il Trentino Alto Adige è seconda con 42 (28 BZ, 14 TN), l’Emilia è 4a con 39 dietro alla Toscana (41) e la Lombardia 6a con 27 dietro al Lazio (28) senza avere Roma e neppure Venezia, Firenze o Napoli, mentre regioni molto più grandi del Trentino e che potrebbero contare su patrimoni assolutamente straordinari e molto più vari del Veneto come la Sicilia sono in fondo alla classifica, qualche ragione ci sarà? O sono i turisti a essere cattivi e legaioli? E’ colpa anche inquesto caso del Nord cattivo ed egoista o ci saranno delle cacchio di responsabilità locali?

        Ma perché dobbiamo sempre farci carico di tutte le disgrazie di questo paese, fustigandoci i colgioni a mo’ di penitenza, senza neppure avere la minima soddisfazione che questo nostro gigantesco sforzo venga quantomeno riconosciuto in modo chiaro e netto?

        daniele,milano

        .

  5. @ Pino
    Il tuo errore di analisi, se mi consenti, è che pensi che la mafia bussi alla porta prima di entrare. La mafia non bussa, al massimo fa “proposte che non si possono rifiutare”. Il fatto che molti politici vadano a braccetto con i mafiosi dipende da due fattori: la meridionalizzazione “etnica” dei rappresentanti locali eletti nel Nord (non è che i mafiosi mettono parenti in politica in Calabria e Sicilia e non nelle grosse ènclaves dell’hinterland milanese o torinese); la natura furbetta e servile delle nostre classi dirigenti, che in parte rispecchia analoghe propensioni della popolazione autoctona. Lombardi e vicini non sono popoli violenti, ma sono servili (salvo rari ed assolutamente eccezionali momenti storici). Ciò si traduce in un atteggiamento spesso passivo di fronte all’invasione manu militari mafiosa. Chiamiamola pure vigliaccheria, ma certo non connivenza o, peggio, collaborazione attiva. Quest’ultima è di piccolissime minoranze. Mentre non sono piccolissime minoranze i delinquenti fra la popolazione meridionale e fra quella lombarda di origine meridionale. I mafiosi sono tanti (troppi), perchè la cultura meridionale E’ mafiosa, cioè è impregnata di un alto tasso di mafiosità: lo diceva Falcone, e lo dice una semplice osservazione empirica della realtà, nonché un’osservazione delle conseguenze sul piano socio-economico: dove la mafia è autoctona, l’economia non cresce, dove è allogena l’economia l’assorbe, purché entro certi limiti.

    Tutto sta a capire se questi limiti li vogliamo superare, col rischio di compromettere per sempre il nostro sano tessuto “laburista”, per via di un assurdo tafazzismo, motivato da un inutile e dannoso moralismo antinordista (“noi nordici siamo egoisti, siamo inquinatori, siamo freddi, siamo razzisti, siamo cattivi, ecc.”… sì, siao). Vogliamo sacrificare tutto ciò che di buono c’è nel Nord, in nome del tricolore e di una solidarietà verso la Magna Grecia che è ormai da lungo tempo semplice autosfruttamento, a favore di un sistema economico del tutto improduttivo e marcio, nonché asservito alle mafie? Mentre scriviamo, a Londra cè una piccola guerra civile, come già accaduto a Parigi. Nel Nord abbiamo il 10% di stranieri, ma queste cose non si vedono nemmeno lontanamente, perchè, così come abbiamo integrato nei fatti un sacco di terùn, fra cui mio nonno di Napoli, allo stesso modo stiamo oggi faticosamente ma positivamente integrando tanti lombardi e veneti e piemontesi ed emiliani non italiani. Vogliamo regalare ancora miliardi alla Calabria parassita e togliere fondi ai nostri enti locali per permettere un’integrazione effettiva?
    Vogliamo regalare anche i disperati o i poco di buono non italiani alle nostre mafie, che non aspettano altro?

    Continuiamo a tenerci l’Italia unita e il disastro è l’unica prospettiva certa. Non è pessimismo, questo, è solo realismo. Se molti giovani del Nord emigrano, lo si deve proprio al fatto che l’Italia unita fa scappare la gente. Da sempre. Primum vivere.

    Cordialmente,
    Alessandro Storti

  6. @Daniele: “E’ colpa anche inquesto caso del Nord cattivo ed egoista o ci saranno delle cacchio di responsabilità locali?”
    Ma qualcuno ha parlato di nord cattivo e egoista? Che il Nord vada meglio del sud in Italia non si discute, così come ci sono seri problemi di gestione locale al sud (basti pensare solo alla munnezza di Napoli).
    Sui dati che citi, vedremo con il federalismo. Io non credo che la cosa sia così matematica e semplice come la fai tu, nemmeno se fossimo indipendenti.

    “Entrare in un clan è semplicemten impossibile se non appartieni a una determinata famiglia”
    Sì, però FARE ENTRARE un clan negli appalti per prenderti la tua tangentina è una cosa possibilissima e che si fa molto volentieri. E teniamo conto ormai che anche qui la nord ‘ndrangheta e mafia indirizzano i voti. E non a parenti e/o compaesani. (e questa risposta vale anche per Alessandro).

    “Ma perché dobbiamo sempre farci carico di tutte le disgrazie di questo paese ecc. ecc.”
    Giusto, però nemmeno dobbiamo scaricare TUTTE le colpe sugli altri. Ci sono delle situazioni dove il sud c’entra proprio per niente (i treni dei pendolari, l’aeroporto di Malpensa che non ha un collegamento diretto con il capoluogo di provincia, risorse -e molte- che vengono sprecate anche qui da noi, il sistema tangentaro che non dipende da mafia e ‘ndrangheta -vedi ad esempio il caso Penati, se risultasse vero- ecc.)
    Il sud, o meglio, chi lo amministra grandissime colpe, ma noi cerchiamo di dare una controllata di più al nostro orticello.

    @Alessandro: in meridione ci sono i mafiosi. Ma ci sono anche i Falcone (che citi proprio tu)

    • Pino, Falcone non c’è più. Altri meridionali, più numerosi e più potenti di lui, forse perchè più di lui radicati sul territorio, lo hanno sradicato definitivamente da quell’isola maledetta, consentimi l’amaro gioco di parole. Roba che neanche in Colombia. E prima di lui il Generale Dalla Chiesa (lì è finita l’unità d’Italia sostanziale) e dopo di lui il collega Borsellino. E altri, molti, troppi, prima, durante e dopo. E persino a Milano hanno messo una bomba, ed è “grazie” a quella e alle altre che scoppiarono nel 1993 che il governo Ciampi liberò 500 mafiosi detenuti in regime di 41bis (lì è finito lo stato come entità militare). Sono proprio questi i problemi.
      La colpa non è di chi amministra il Sud: è di chi ci abita e vota, al Sud. E lo sa bene il PD stesso, che ha sostenuto i Loiero, i Bassolino, i Lombardo, esattamente come il PDL sostiene i suoi “amici degli amici”.

      Non si tratta di dire: le colpe sono tutte del Sud. Si tratta di dire chiaramente che il Sud è un problema in sè, perchè non produce quasi niente, consuma tantissime risorse ed esporta mafia. E’ un problema gigantesco. E’ surreale che lo stato italiano si sia andato a cacciare nella guerra più stupida immaginabile, in Libia, e che allo stesso tempo, nel Sud infestato dalle mafie, siano in vigore le stesse precise leggi che vigono nel Nord. Infatti, quali che siano i governi, quali che siano i momenti storici, le mafie si espandono. E non è certo solo per via dell’appalto dato dal politico amico che sta al Nord, peraltro spesso di stretta origine meridionale egli stesso (mi viene in mente il nome di due simpatici fratelli milanesi, do u know?…). E’ perchè le cosche calabresi ti fanno saltare le ruspe nel cantiere. Poi ci sono tante sfumature, certo, ma con gente che ragiona innanzitutto con la triade famiglia-onore-lupara, c’è proprio pochissimo da stare allegri.

      Ciao, Alex

    • “Sui dati che citi, vedremo con il federalismo. Io non credo che la cosa sia così matematica e semplice come la fai tu, nemmeno se fossimo indipendenti.”

      Mi pare di aver chiaramente specificato qialche commento prima, se solo hai la pazienza di leggere: “Il punto – se volgiamo triste – è che se pure riuscissimo a tenere su questo territorio quei 50-70 miliardi che buttimao nel cesso della cosiddetta “solidarietà nazionale” probabilmente non sapremmo bene che farcene o comunque non saremmo in grado di utilizzarli con i risultati di qualità che hanno altrove”. Non mi pare dunque di aver scritto nulla che alluda a “matematico” né “semplice”.

      “però nemmeno dobbiamo scaricare TUTTE le colpe sugli altri. Ci sono delle situazioni dove il sud c’entra proprio per niente (i treni dei pendolari, l’aeroporto di Malpensa che non ha un collegamento diretto con il capoluogo di provincia”. Due osservazioni:

      1) proprio rifacendomi alla frase citata prima, mi pare del tutto evidente che nessuno neghi problemi specifici del Nord. I problemi ci sono ovunque, persino in Norvegia, figurati se non ci sono qui!

      2) ci sono certamente situazioni in cui il Sud non c’entra niente con i problemi del Nord, ma nei due esempi che fai, invece, il Sud c’entra eccome, benché ci siano anche responsabilità al Nord:
      – treni pendolari: se tu come territorio devi mettere 70 miliardi all’anno – oltre il 15% del PIL e qualcosa come il 30% delle entrate fiscali dell’intero Paese – per finanziare un principio di unità nazionale che concretamente significa in larga parte alimentare mafie e clietele a livello centrale (Roma) e periferico (Mezzogliorno) è evidente che le risorse che ti restano per finanziare servizi (in questo caso di trasporto) e invesdtimenti infrastrutturali (in questo caso ferroviari) sono estremamente limitate. Prova a immaginare cosa potresti fare per le ferrovie e i treni in Lombardia ogni anno con una piccolissima frazione di que 70 miliardi! Vai a vederti il contributo statale passeggero/km dato alle ferrovie tedesche, francesi o svizzere e capirai subito perché quelle italiane (lombarde incluse) fanno schifo. Se devi pagare 1 miliardo all’anno per quella mostruosità che è la cosidetta emergenza pluriennale dei rifiuti a Napoli (senza che si risolva peraltro un cazzo) è chiaro che non puoi finanziare un potenziamento infrastrutturale in Lombardia.

      – Malpensa: qui vale più o meno lo stesso ragionamento delle ferrovie, ma con qualche ulteriore specifica. La prima è che – vorrei segnalarti – Malpensa nonostante tutto è l’aeroporto italiano meglio connesso via ferro. Ci sono diverse tipologie di servizio che lo collegano a 4 stazioni di Milano (Cadorna, Centale, Garibaldi e Bovisa) oltre a Saronno, Rescaldina, Castellanza e Busto) con tempi di percorrenza tra i 29 e i 36 minuti (su Cadorna, pieno centro di Milano) e tra i 43 e 52 con Centrale e con frequenze di 15 minuti. Ci sono – unico aeroporto in Italia, anche 4 coppie di Frecciarossa al giorno con cui poter raggiungere Bologna (che in questo modo rientra nel bacino di utenza di Malpensa), oltre a Firenze, Roma e Napoli (più che altro a servizio di chi dal varesotto volesse avere un’alta velocità che senza aeroporto non avrebbe mai). Qualche mese fa (c’è un articolo oggi su MF) SEA e Ferrovie Nord hanno avuto un piccolo co-finanziamento europeo per procedere la progetto definitivo del prolungamento ferroviario T1-T2, la cui stazione sarà pagata (per sopperire alle carenze dello Stato e delle ferrovie) dal gestore aeroportuale che formalmente con c’entra una mazza. Quanto al finanziamento per proseguire dal T2 verso le linee del Sempione-Lötschberg, Gallarate-Milano e Varse-Gottardo (che credo sia quella a cui alludi tu) i preliminari sono sulla carta da anni, ma siccome da Roma rpefersicono finanziare al terza (TERZA!!!) linea tra Roma e Napoli o l’alta velocità assolutamente inutile tra Napoli-Bari piuttosto che inserire Malpensa nel Corridoio 24 (Genova-Rotterdam) e 5 (Lisbona-Kiev) con quelle opere e con il nodo di Novara completato, dovremo aspettare ancora un po’ di anni.
      Nel frattempo sono in appalto il triplicamento-quadruplicamento Rho-Parabiago-Gallarate e un ulteriore passoa vanti sul complicato nodo di Busto che potrà consentire di raggiungere Malpensa anche sulla linea RFI via Certosa-Fiera oltre che dalla svizzera ( e dunque Varese con la Arcisate-Stabio in contruzione) per la quel proprio due giorni fa s’è chiuso un accordo tra Regione Lombardia e SBB-CFF-FFS.
      Vai a farti un confronto tra gli sforzi che Regione Lombardia e privati fanno qui o altrove per il rinnovo del materiale rotabile (mai vista la differenza nuovi convogli Coradia-Alstom del Malpensa Express e quellid el Leonardo Express?) e forse ti renderai conto che alle condizioni date non c’è molto di più che si possa fare.

      Lascio perdere, per non tediarti, le responsabilità di Roma (e persino del Sud sulle note vicende di Malpensa (accordi bilaterali, compagbnia “di bandiera”, ecc.). Tieni solo conto che l’Italia è l’unico paese del pianeta che decide di avere un hub non dove c’è la massima conetrazione di domanda di trasporto aereo ma dove c’è la massima concetrazione di clientele (clientele, non clieti!) della compagnia “di bandiera”.

      Insomma, quando da un territorio viene estratto oltre il 15% del PIL (caso unico in tutta Europa, fai conto che la Baviera nmette in “solidarietà nazionale”, meno del 4% del PIL, 1/4 della Lombardia!!!), i territori che benficiano di quel “contributo” c’entrano sempre, ma proprio sempre!

      daniele,milano

      • Il frecciarossa a malpensa è stato un flop tremendo: si parla di 20 viaggiatori di media al giorno, con risorse buttate via per allungare i binari a capolinea dell’aeroporto, chiaro esempio di come si buttano via i soldi. Malpensa non hub è stata una decisione della Cai, che se non sbaglio ora è una compagnia aerea privata, con a capo imprenditori lombardi (pensa un po’). Se i fondi di cui parli rimanessero in Lombardia, si costruirebbero autostrade dappertutto, con Cattaneo che appena vede un pezzetto di verde ci costruisce sopra anche una pista di biglie. Per quanto riguarda il contributo contributo statale passeggero/km ti consiglio di valutare il rapporto tra quanto la spesa dei pendolari lombardi incide sulla copertura totale delle spese: è vero che il passeggero tedesco paga un contributo più alto, però maggiori sono anche gli investimenti delle linee tedesche. Alla fine, quindi, i pendolari lombardi pagano più di quanto ricevono rispetto ai colleghi tedeschi.

    • P.S.: Ah, dimenticavo una cosa importante, a proposito del dilagare delle mafie al Nord. Ribadisco il concetto, visto che mi sembra non sia stato colto. E lo faccio con un paragone semplice ma forse più chiaro: quando metti il dito su chi al Nord cede alle pressioni della mafia è come se tu puntassi il dito sulle responsabilità del corpo attaccato dal virus e non sul virus. Non ti pare leggermente strampalato come punto di vista?

      La differenza tra questi territori e quelli di orgine delle mafie è che mentre qui il fenomeno è esogeno, là appartiene alla storia, alla tradizione e alla cultura locale. Questo non vuole affatto dire (e me ne guardo bene) che tutti i meridionali sono mafiosi (ci mancherebbe, e Falcone, che citate, ne era l’esempio più limpido), ma vuol dire che nel Mezzogiorno le mafie contano suuna base di consenso molto più ampia, per il semplice fatto che è frutto (marcio) della storia e della cultura di quella società. Non di questa, che avrà 100 o 1000 difetti, limiti, schifezze, ma non quella di aver prodotto quella forma di organizzazione sociale, prima ancora che economica e quella cultura.

      Qui c’è senz’altro chi ci fa affari. Come c’è in Germania, in Francia, in Spagna e da tempo immemorabile anche negli USA… insomma ovunque, benché qui le mafie possano contare su due fattori particolarmente facilitanti perché funzionali all’inserimento: 1) la lingua, 2) la presenza molto più massiccia di “compaesani”.

      Però qui ci sono tanti, tantissimi, che le subiscono, le mafie. Esattamente come al Sud, ma con la differenza che siccome il fenomeno è relativamente recente ed è del tutto estraneo alle culture autoctone, la società non ha sviluppato alcuna forma di riconoscimento e resistenza (nel paragone, un anti-virus). E chissà se mai ci riuscirà o se finirà per essere uccisa da ‘sto cancro.

      daniele,miano

      • Non mi pare strampalato il mio punto di vista, perché se non faccio prevenzione e anzi mi espongo se prendo il virus me lo merito. Solo che qui non si tratta di virus preso dal nord, ma di virus dilagato grazie a degli untori

      • @ pinoseltz
        Hai un modo curiso e davvero masochista di ragionare (sai quelli che si autoflagellano addossandosi colpe cosmiche…). Benissimo il virus “te lo meriti”, ma il problema resta sempre debellare il virus o vogliamo continuare a dirci quanto siamo stati imprudenti a girare in maglietta con il freddo? Oppure se tu avessi un figlio con l’influenza anziché preoccuparti di come debellare il virus passeresti il tempo a dirgli che è un coglione?

        Gli “untori”, nella fattispecie sono stati storicamente i boss delle mafie del Sud mandati al confino al Nord. Le parti “esposte” sono state storicamente le vastissime comunità di meridionali immigrate precedentemente al Nord e pienamente integrate con impoortanti referenti in tutti i grandi poteri economici, politici e istituzionali.

        Puoi girare la frittata come ti pare, ma se ai tempi della grande immigrazione negli USA i governi americani avevao due moduli distinti per quelli che venivano dalle regioni del Nord e quelli che venivano dal Sud, qualche ragione ce l’avranno ben avuta. O se i piemontesi hanno scassato le palle per decenni dopo l’Unità d’Italia a inglesi o olandesi perché gli dessero una fettina di una qualche territorio d’oltremare per istaurarvi “colinie penali per merdidionali” forse il problema era già avvertito un secoletto e mezzo fa. Per esempi più recenti può essere interessante leggere delle dispute all’interno delle Brigate Rosse sull’inaffidabilità dei “compagni” delle colonne romane e meridionali. Soluzioni che non sono servite un granché né per fermare i Luky Luciano negli USA, né tanto meno per bloccare l’avanzata della cultura mafiosa in Italia.

        Ora, un conto è respingere approcci razzisti, per i quali tutti i merdionali sono mafiosi (nel qualcaso io sarei peraltro il nipote di un mafioso). Altro è non voler vedere che ci sono culture e prassi tipiche di alcuni territori e non altri (per cui tutti i mafiosi, però, sono merdionali… che è un dato di fatto, non un’interpretazione, esattamente come le pratiche di infibulazione sono di origine egizia, oggi praticate in larga scala in Somalia, e non di orgine scozzese e oggi praticate in larga scala nel Galles).

        C’è chi fa affari con le mafie anche al Nord? Certamente sì, ma intanto non si capisce perché se ci sono quelli che fanno affari con le mafie a New York, a Londra, a Francoforte, a Parigi o a Madrid, non debbano esserci anche a Milano (che peraltro cosnta su un sostrato di “compaesani” infinitamente più ampio e più potente che non le altre città europee).

        Poi forse varrebbe al pena di distinguere tra chi ci fa consapevolmente affari, chi ci fa affari senza manco accorgersene e chi è costretto a farci affari. In ogni caso, per ora: a) boss e capimandamento “autoctoni” qui non se ne sono mai visti e b) non si sono neppure mai viste orde di cittadini e donne vocianti prendersela con la polizia quando arresta mafiosi né partecipare in massa ai funerali di qualche boss, c) non si è neppuire mai visto i cantieri di un’autostrada devastati da una media di tre attentati alla settimana, metà dei quali imputabili a ritorsioni di carattere mafioso, l’altra metà a puri atti di vandalismo senza alcuna ragione specifica compiuti da una comunità che ha un’alta confidenza con l’uso della violenza.

        Infine – ed è la cosa più importante – varrebbe al pena di guardare al fenomeno in maniera del tutto laica: le mafie muovono 135 miliardi di euro all’anno. Una mole così gigantesca di denaro costituisce di per sé un potere. Dunque, accanto a una questione prettamente culturale, indiscutibilemente legata alla storia e alla cultura di quei territori, c’è evidentemente anche una questione che riguarda la reale disponibilità di risorse e di strumenti (e di tempo) per arginare una forza di quell’entità.

        daniele,milano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...