I pirati del Po

Il “sacro fiume” della Lega è diventato il regno incontrastato di bracconieri ungheresi: di giorno sono accampati sulle rive, e di notte organizzano delle vere e proprie scorribande. Tutto a causa di un pesce: il siluro (nella foto), che può superare i 2 metri di lunghezza e i 100 kg di peso. Una vera e propria balena di acqua dolce che arriva dall’Europa orientale, dove la sua carne è considerata una vera prelibatezza.
I pescatori ungheresi per catturare la loro preda ricorrono a mezzi illegali, come l’utilizzo di corrente elettrica, che però, oltre a stordire il siluro, fanno strage anche della fauna del fiume, che di fatto risulta impoverita del 50%, con gravi danni per i pescatori locali. I quali, sono anche vittime di furti da parte dei “predoni” magiari: barche e motori, infatti, vengono rubati durante la notte. E le autorità, nonostante i controlli, non riescono a fermarli: così 200 chilometri di sponda, tra Parma, Reggio, Cremona e Mantova, sono diventati zona a rischio a causa di queste vere e proprie bande organizzate.
Il Po, che già soffre per l’alto livello di inquinamento dovuto agli scarichi e per il prelievo selvaggio della sabbia dell’alveo, deve perciò patire un’ulteriore piaga che rischia di dargli un colpo mortale.
Per questo motivo due senatrici del PD (Albertina Soliani e Cinzia Fontana) hanno presentato in Parlamento un’interrogazione al ministro Maroni: d’altra parte il Po è un patrimonio di tutti, e non solo delle ampolle leghiste.

P.S. anche per On the Nord

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