Anni ’80 a grande richiesta

Ad Albinea, ospiti di Ancora Oltre – Il campeggio di Prossima Italia, ci siamo interrogati su cosa succederà dopo la Lega, su chi raccoglierà i problemi e risponderà alle domande di un nord Italia comunque irrequieto, stressato dalla competizione internazionale e dalla crisi della zona Euro. A grande richiesta, abbiamo ritenuto che fosse utili indagare e riscoprire gli anni ’80, quando alcuni personaggi provenienti dalla periferia del nord Italia, da quello che Diamanti definisce “il piccolo Nord”, fatto di un tessuto produttivo diffuso, di strade sempre più in salita e di piccole vallate, decisero di coordinarsi, di girare per le strade e di scrivere sui muri “Lega Nord – Padania libera”. Allora, le questioni principali riguardavano:

  • L’inadeguatezza e la mancanza di risposte da parte del sistema politico a domande riguardanti soprattutto problemi fiscali e infrastrutturali, all’assenza di un sistema-paese che potesse supportare, anche all’estero, un sistema produttivo fatto di grande lavoro e infaticabile manodopera. Un sistema produttivo capace di crescere, in quegli anni e negli anni successivi, nonostante tutto ciò.
  • La paura generata dai fenomeni globali.
  • Una storica sottorappresentanza, a Roma, di questi territori.

Mentre noi ci interrogavamo, c’era qualcuno, a Monza, che risolveva definitivamente – si fa per dire – l’ultimo (in tutti i sensi) di questi problemi. Due scrivanie condivise, niente telefono e niente fax e niente internet, alla faccia delle infrastrutture. Una statuetta per consolarsi, l’Alberto da Giussano che diventa soprammobile, e immobile, a suo agio sulla scrivania. Fermo. E poi la foto dell‘imperatore della Padania, di fianco a quella del Presidente della Repubblica, scattata venti anni fa, quando tuonava e scaldava i cuori. Quasi a convincersi, a convincerci, che nulla è cambiato, che tutto è ancora come allora.

E infatti, tutto è ancora come allora, mentre la Grecia fa default.

p.s. a breve cercherò di caricare il video molto introduttivo e molto preliminare del nostro viaggio.  

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3 thoughts on “Anni ’80 a grande richiesta

  1. Beh, non male questa riabilitazione quasi postuma della prima Lega. peccato che allora pochi se ne accorsero e preferissero guardare al Carroccio come a un fenomeno folcloristico.

    Mi permetto mestamente di ricordare che – prima del rincoglionimento generalizzato a sinistra – a parlare di Nord – e sorapttutto di quei temi che se non sei al Nord non hanno senso – non c’era solo la Lega. Da un lato c’era la Fondazione Agnelli (“La Padania, una regione italiana in Europa”, 1992 – qui: http://www.fga.it/home/pubblicazioni/dettaglio-pubblicazione/article/la-padania-una-regione-italiana-in-europa-parte-i-261.html), c’era il PCI dell’Emilia Romagna al cui segratario – Guido Fanti – molti fanno risalire il primo utilizzo in politica del termine “Padania”, già negli anni ’70, c’erano gli “eretici” de Il Manifesto che nel corso degli anni ’90 organizzarono tre seminari (“Passagio A Nord Est” – Venezia, “Passaggio a Nord Ovest” – Torino e “Al centro del Nord” – Milano) davvero fondamentali per chi (senza gli occhiali della propaganda) avesse voluto guardare alle grandi trasfirmazioni strutturali (e quindi poi anche politiche) che attraversavano questi territori dopo la fine dell’industria fordista.

    Questo per dire che, uscendo dalle chiesette idiote della politica d’appartenenza, ci sono stati molti soggetti – gran parte dei quali neppure accostabili alla Lega come Aldo Bonomi, Roberto Biorcio, Andrea Fumagalli, Christian Marazzi, Sergio Bologna, ecc. (solo per citare quelli dell’area dell’autonomia, cisoè sinistra-sinistra) – che si sono occpuati laicamente e da vari punti di vista del Nord, spesso comprendendo molto bene le radici delle trasformazioni da cui anche la Lega prendeva le mosse. Peccato che la politica “ufficiale” a sinistra sia stata così stolta da non ascoltare, coi risultati elettorali che abbiamo visto negli ultimi 20 anni qui al Nord.

    Oggi, piuttosto che stigmatizzare i ministeri a Monza, sarebbe ugualmente il caso di volgere lo sguardo alla realtà, anziché al palcoscenico sempre più sconfortante della politica e guardare allo stesso modo quali sono le ragioni strutturali di un’insofferenza generalizzata da queste parti o, peggio, di un disincato che sa di smobilitazione.

    daniele,milano

    • A parte il condividere appieno il senso del tuo scritto, rilevo che la scelta di chiamare la rubrica indipendentista “Passaggio a Nord-Est” richiama inconsapevolmente uno dei seminari che hai citato, e che non conoscevo!
      Cacchio, ho proprio un retroterra di sinistra-sinistra, non ce n’è!
      Hasta la secession, siempre 😀

      p.s.1: nonostante una mai sopita speranza e nonostante la mia immarcescibile vena polemica, mi inscrivo a malincuore in quel “disincanto che sa di smobilitazione” da te descritto con questa struggente ma veritiera definizione
      p.s.2: un solo appunto critico; quando scrivi dei risultati elettorali, indicandoli implicitamente come metro di giudizio abbastanza fallimentare dell’azione politica della sinistra nel Nord negli ultimi 20 anni; io direi che si dovrebbe anche parlare di risultati socio-economici, con specifico riferimento alla frustrazione di qualsiasi istanza autonomista, perchè alla fine la sinistra è responsabile non solo dei propri magri risultati elettorali, ma anche, in cogestione, degli avanzamenti nulli fatti dal Nord nei confronti delle proprie rivendicazioni: la sinistra ha di fatto appaltato all’inconcludenza e al pressapochismo leghisti queste tematiche, invece di assumerle come proprie. E questa è una colpa storica. Se oggi la Lombardia ha un residuo fiscale pazzesco non è solo colpa dei cazzari leghisti (del resto sono dei rozzi coglioni, no?, stando a quanto ci spiegano sempre gli amici piddini); è colpa anche di chi ha lasciato che fossero loro soltanto ad interpretare le speranze politiche del Nord.

  2. Pingback: Destinazione Nord | Cronache dal nord Italia

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