Gli orfani del forfettone

La notizia non è nuova – Di Vico, sul Corriere, ne ha parlato venerdì, prima che lo spred bussasse alle nostre porte – ma rimane rilevante. Sì, perché a queste latitudini il popolo delle partite Iva è sempre di moda. E allora, la “morte del forfettone” dovrebbe essere una notizia da prima pagina:

Secondo la normativa fiscale vigente fino a ieri partite Iva e lavoratori autonomi – che a fine anno incassavano meno di 30 mila euro – potevano utilizzare il regime minimo fiscale, ovvero una tassazione forfettaria del 20%. Una sorta di cedolare secca che comprendeva l’Irpef, i tributi locali, rendeva superflua l’adesione agli studi di settore ed eliminava anche Iva e Irap.

Poi arriva la manovra di Tremonti:

Con il decreto Tremonti il forfettone salta o meglio cambia pelle: scende drasticamente al 5% ma solo per coloro i quali hanno iniziato l’attività negli ultimi cinque anni o vorranno iniziarla adesso. (In un primo tempo era stato previsto anche un limite anagrafico, 35 anni, che è stato eliminato nella stesura finale). In questo modo, secondo i calcoli che hanno fatto in queste ore gli artigiani di Rete Imprese Italia e le associazioni delle partite Iva (come Acta), ad avvantaggiarsene sarebbero tutt’al più 50 mila soggetti mentre si creerebbe un piccolo esercito di mezzo milione di «inconsolabili orfani del forfettone».

Per gli “inconsolabili orfani del forfettone” che dichiarano tra i 20mila e i 30mila euro, il prelievo fiscale dovrebbe aumentare di una quota compresa tra il 6% e il 9%. Tra il 6% e il 9%, forse conviene riscriverlo.

Ad ogni modo, l’articolo di Di Vico lo trovate qui.

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3 thoughts on “Gli orfani del forfettone

    • E no ! gli avvocati per me possono fare politica, per me l’ordine non dovrebbe avere il potere che ha, dovrebbe essere solo un “club” (uno dei tanti) con nessuna garanzia preferenziale da parte della Legge.

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