Passaggio a Nord-Est (5) – “Luigino” Tremonti

Il diavolo è nei dettagli, si dice. E i dettagli, che costituiscono la sostanza delle norme, sono spesso nascosti dalla “fiaba” del racconto cronachistico e scandalistico.

Un esempio lampante ci viene dalla notizia pubblicata da la Repubblica quest’oggi con tanto di documento video, da cui emerge la scarsissima considerazione del signor Tremonti per il collega di governo signor Brunetta, intento ad illustrare i contenuti della manovra inerenti il settore della Pubblica Amministrazione. I commenti acidi, gli insulti, il disprezzo captati nel fuorionda, però, sono solo l’apparenza. La fiaba, appunto.

La sostanza sta tutta in un piccolo frammento che riportiamo letteralmente:

Tremonti: “Questo è il tipico intervento suicida

Mario Canzio (Ragioniere generale dello Stato): “…proprio…

Tremonti: “E’ proprio un cretino…

Canzio: “…anche perchè in una manovra complessiva di 34 miliardi e nove accumulati con la spesa… il pubblico impiego zero sei… è inutile che ne parli no?

Tremonti: “Eh, ma deve parlare…

Traduzione: il governo, per bocca di Brunetta, dice che la Pubblica Amministrazione viene messa a dieta, anche se non troppo; a pochi passi da lui, gli autori della manovra, il tassatore Tremonti e il guardiano della cassa Canzio, oltre a dargli del cretino, probabilmente per i toni utilizzati che potrebbero allarmare comunque il sindacato di turno, ammettono candidamente che questa manovra devastante non tocca minimamente il pubblico impiego.

“Luigino” Tremonti continua ad incassare, i “contadini” lombardo-veneti continueranno a pagare. Compagni che sbagliano cercansi. Urgentemente.

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22 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (5) – “Luigino” Tremonti

  1. Grazie Pino, a buon rendere 🙂
    Intanto sto seguendo costantemente l’andamento dello spread fra Btp e Bund e penso che il crescendo di queste ore dimostri il costante aggravarsi della situazione, determinato proprio dall’incapacità “genetica” di questo governo di andare a mettere il coltello nella piaga. Il punto è: sarà capace il prossimo governo di farlo? Io non credo e penso che si sceglierà la strada devastante di una imposta patrimoniale, preludio ad un conflitto sociale in stile greco cui non siamo pronti.
    I prossimi 28 mesi portebbero cambiare i nostri destini in un modo che non ci aspettiamo.

  2. Non voglio prendere aprioristicamente le difese di Tremonti, però vale la pena fare una considerazione.
    Una policy vive di sostenibilità finanziaria naturalmente (cioè deve avere copertura di bilancio o possibilità di espoansione del debito) ed economica (cioè la struttura economica deve poterla reggere), ma anche di sostenibilità sociale e, complessivamente di sostenibilità politica.

    Stante la situazione (e recupero di evasione a parte), possono forse essere compiuti alcuni interventi di razionalizzazione della spesa pubblica ed efficentamento della macchina amministrativa, ma non è pensabile un taglio “vero” degli sprechi, cioè l’adeguamento della spesa alle effettive capacità di produzione delle risorse pubbliche da parte del sistema. Per essere chiari, un esempio: non è pensabile mandare a casa 10.000 degli 11.000 forestali calabresi portando quel “servizio pubblico” a dimensioni calibrate sulle effettive esigenze e sulle effettive capacità di spesa (senza neppure voler scendere ai 174 forestali del Friuli). Non lo è perché l’intervento – ovviamente razionale dal punto di vista della finanza pubblica e anche da quello economico – non è politicamente sostenibile. 10.000 persone mandate a spasso in Calabria imbracciano la lupara dopo 5 minuti, per così dire. Non può permetterselo questo governo e non potrebbe permetterselo (infatti non lo ha mai fatto) neppure un governo di centrosinistra.

    A mio modo di vedere, le strade sono fondamentalmente 2:
    1) restando in ottica unitaria, intaccare i patrimoni delle famiglie, perché le famiglie italiane sono di gran lunga le più patrimonializzate del mondo, seconde solo a quelle giapponesi. In altre parole, in Italia i privati sono troppo ricchi e lo Stato è troppo povero. Siccome i redditi sono quelli che sono (visto che i produttori di ricchezza sono pochi e già fiscalmente massacrati) allora bisogna attingere alle rendite e in particolare, appunto, a quelle da patrimonio. Per esempio, sarebbe ora di piantarla di considerare la proprietà della casa un diritto fondamentale. Il diritto è avere un tetto sulla testa, non averlo di proprietà.

    2) uscire dalla logica unitaria e tagliare d’un sol colpo il gigantesco flusso di risorse che annualmente le aree a maggiore concentrazione di produttori di ricchezza devono “devolvere” in una non meglio identificata “solidarietà nazionale” (che cacchio avrà di solidale e sensato il buttare miliardi di euro a Napoli per NON risolvere, in 15 ANNI!!!!!, la banale raccolta del pattume che sanno fare anche in Uganda qualcuno me lo deve ancora spiegare). Questa strada, però, ha due controindicazioni:

    a) la reazione che susciterebbe la rottura del patto di unità nelle zone che vivono fondamentalmente di assistenza parassitaria, economia sommersa ed economia illegale/criminale sarebbe certamente feroce: non siamo nel caso della pacifica separazione tra Repubblica Ceca e Slovacca, piuttosto qualcosa di simile alla ex Jugoslavia, soprattutto perché ragionevolmente qui un processo di divisione non sarebbe garantito, eterodiretto e gestito univocamente da forze internazionali ma l’Italia diventerebbe il teatro per uno scontro tra quelle stesse forze.

    b) il problema della riduzione a ragionevole dimensione del parassitismo verrebbe solo procastinato di qualche anno (che è cosa importante in questo momento, ma non risolutiva in assoluto), perché insieme alle folte schiere degli assititi del Mezzogiorno, ci sono gli assai più ridotti ma non meno voraci circoletti del capitalismo parassitario del Nord a dilapidare risorse generate dai produttori.

    Tremonti ho l’imrpessione che stia facendo tutto quello (e forse persino di più) che può fare alle condizioni date (di finanza pubblica, economiche e politiche) e senza azzardarsi in opzioni separatiste (forse perché anche lì ragiona in termini di condizioni date del contesto internazionale).

    Eccesso di realismo? Non so. Però sarei più cauto nello sparare ad alzo zero su Tremonti che mi pare rimanga pur sempre una delle menti più lucide della politica italiana e forse il solo punto di riferimento oggettivamente credibile per i referenti istituzionali, politici e di mercato internazionali.

    daniele,milano

    P.S.: intato, giusto per capire la direzione che può prendere la reazione al Sud, segnalo questo:
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-27534.htm#Scene_1

      • Intanto è curioso che in un articolo sul pattume di Milano degli anni Novanta mettano una foto di Napoli.
        Il motivo è semplice: non so dove tu fossi allora, qui si accumularono un po’ di sacchetti, però di montagne di rifiuti non se ne videro, rischi sanitari zero, differenziata avviata negli anni Ottanta dalle giunte di sinistra (probabilmente non sei di Milano, se lo fossi ti ricorderesti le campane arancioni comparse nel 1982 per il vetro sparpagliate ovunque, seguite poi da quelle bianche per la carta e da quelle per l’alluminio, dai bidoni per i farmaci scaduti in ogni farmacia e dai contenitori verdi e gialli per le pile esauste ai supermercati che arrivarono entrambi nel 1988, fino alle “riciclerie” del 1995 dove puoi portare di tutto e al servizio raccolta rifiuti ingombranti) e ai raccoglitori per abiti usati gestiti con Caritas del 199. Nel 1998 – in 3 anni! – il passaggio dai siti di raccolta negli spazi pubblici (“campane”) a quello con contenitori in ogni condominio era concluso. Oggi, per esempio, a Milano si differenzia molta più carta di quanto non si faccia in altre grandi città (la distinzione tra grandi e piccole città in questo settore è fondamentale), praticamente il doppio che a Parigi e il triplo che a Londra.

        Detto questo puoi segnalarmi tutto quello che vuoi, ma è palesemente assurdo (e mistificante) paragonare anche solo lontanamente le due situazioni. Anche perché l’emergenza rifiuti a Milano ci fu nel 1994 e nel 1995 fu in qualche modo risolta. A Napoli lo “stato di emergenza” è stato proclamato sempre nel 1994 e nel 2011 la situazione è persino peggiore.

        daniele,milano

    • Ecco la mia risposta, Dan.
      Premetto che sono fermamente contrario a qualsiasi patrimoniale, perchè finirebbe proprio per colpire quell’esteso popolo di “contadini” che hanno costruito lo sviluppo e la ricchezza delle nostre terre (e della penisola intera) e che giustamente ne hanno investito il frutto anche nel mattone. Del resto, se le case non appartenessero ai tanti singoli che le possiedono (per sè o per affittarle) a chi apparterrebbero? O a grandi gruppi privati, e allora hai voglia a parlare di rendite; oppure agli enti pubblici, e allora hai voglia a parlare di sprechi e abusi (senza scomodare i cazzari del Sud, basta guardare a come el nost Milan gestisce le case comunali, meglio stendere molti veli pietosi…).
      Detto questo, io so che la manovra, senza arrivare alla pretesa surreale di licenziare in blocco tutti i forestali calabresi, non arriva nemmeno a licenziarne un decimo (per stare sul tuo esempio). Invece a me, partita IVA in regime dei minimi, toccherà pagare almeno un 5% in più di tasse ordinarie dal 2012. E come me verranno toccate altre centinaia di migliaia di persone che hanno optato per questo regime ai tempi di Visco (per maggiori info, mi permetto di segnalarti questo link, persino troppo morbido: http://www.actainrete.it/2011/07/il-corriere-denuncia-la-morte-del-forfettone/ ). Io sono un “contadino”, Tremonti mi vuole spremere ancora di più di quanto già non avvenga; i “luigini” del pubblico impiego del Sud, invece, non vengono praticamente toccati.

      Non penso che l’alternativa sia fra la patrimoniale antiNord e la guerra civile antiSud. Penso che esistono strade più equilibrate, per dirla con Ricolfi penso che se pretendi qualcosa (qualcosa, ho detto, non una mazzata fiscale) in più da chi produce, devi anche dimostrargli che gli dai qualcosa in cambio (qualche sberlone ai netturbini parassiti di Napoli, magari, invece da lì ci arriveranno altri rifiuti).
      Però, caro Dan, se l’alternativa è quella che dici tu, allora io dico che preferisco la Jugoslavia piuttosto che la guerra civile post-patrimoniale. Perchè una cosa è certa, se i politici pensano di arrivare ad imporre una patrimoniale di massa al Nord in modo indolore, si sbagliano di grosso.

      Con immutata stima, saluti contadini,
      Alessandro

      • E’ chiaro che delineavo due linee di fondo e che tra queste sono possibili mille soluzioni intermedie, benché la pressione della crisi riduca di molto i margini di manovra per politiche incrementali e di medio-lungo termine e tenda invece a richiedere risposte radicali e di breve.

        Con identica e immutata stima, mi ostino a dissentire rispetto alla patrimoniale. Provo a spiegarti perché. Il punto di partenza è che l’Italia registra un’anomalia assoluta nel panorama europeo (e non solo): il rapporto tra ricchezza delel famiglie e ricchezza dello stato è esattamente ribaltato rispetto agli altri paesi, in favore delle famiglie. Secondo Banca d’Italia le famiglie italiane detengono una ricchezza pari al 5,7% della ricchezza mondiale, rispetto a una quota del 3% el PIL mondiale e a una popolazione dell’1%. Circa 8.500 MLD di cui circa 6.000 in attività reali (il resto in attività finanziarie), 82% delle quali relative all’abitazione. La ricchezza netta (saldo tra attività e passività finanziarie più possesso di beni) delle famiglie italiane (2007) è quasi 8 volte il reddito disponibile (in Usa è il 4,8, in Germania il 6,3). Specularmente lo Stato italiano è poverissimo: alto indebitamento, patrimonio scarso ed entrate asfittiche.

        La condizione di estrema ricchezza delle famiglie e relativa povertà dello Stato, peraltro, è stata una delle ragioni per le quali durante il picco della crisi la speculazione non si è accanita sull’Italia, proprio perché il retropensiero è che se lo Stato non ce la facesse a onorare i suoi debiti, il Paese può pagare comunque perché (differentemente da USa o Irlanda) si può attingere all’enorme patrimonio delle sue famiglie (naturalmente andrebbe fatta anche qualche considerazione sulla distribuzione della ricchezza che, al di là di considerazioni sull’equità, è elemento fondamentale per la dinamica).

        Sul fatto che la patrimoniale colpirebbe i “contadini” ho qualche dubbio.

        Primo perché buona parte di quella ricchezza è frutto di accumulazione ottenuta storicamente dalle famiglie grazie all’abnormità dell’evasione ed elusione fiscale, sommerso, abusivismo edilizio e relativi condoni che connotano l’Italia (e più ancora alcune sue zone) rispetto al resto d’Europa: dunque partiche ben poco “contadine” (della balla dei valori catastali dovresti saperne qualcosa, per esempio).

        Secondo perché, se è in parte vero che l’alta patrimonializzazione delle famiglie può rappresentare un fattore di relativa stabilità e solidità durante le crisi, al contempo rappresenta un elemento di freno per la crescita oltre che, tendenzialmente, un fattore di tendenziale ingiustizia sociale quando (come è qui) si perpetua di generazione in generazione): il fatto che tu sia figlio di un proprietario di attico o di un proprietario di bilocale in perfiferia tende a fermare il cosiddetto “ascensore sociale”; il fatto che tu possieda una casa o un mutuo per acquistarla tende a limitare la mobilità territoriale e a ridurre spese per consumi o investimenti produttivi. Insomma, se i soldi li metti in immobili restano, appunto, “immobili”, non circolano. Una moneta che non circola vale zero.

        Terzo perché non capisco il motivo secondo il quale se le abitazioni (che costituiscono una enorme parte della ricchezza delle famiglie) appartenessero a grandi privati o allo Stato, allora sarebbe peggio. Non è forse vero che quando l’Italia cresceva come oggi cresce la Cina la maggior parte degli italiani stava in affitto? E perché per esempio in Germania – paese che funziona un tantino meglio dell’Italia – la proprietà privata dell’abitazione è meno diffusa senza che questo comporti alcun “guasto” del tipo di quelli che delinei? Anche ‘sta storia secondo cui il pubblico fa schifo e il privato funziona forse sarebbe il caso di smontarla e andare a vedere caso per caso. La rendita “luigina” ha subito un’impennata proprio per i passaggio di proietà ai privati di attività e patrimoni precedentemente gestiti dallo Stato. Non mi pare affatto che la Telecom dei privati funzioni meglio di querlla di Stato, per dirne una. E il fatto che se la siano passata in proprietà avvoltoi finanziari (Gnutti, Colaninno) e industriali che dismettevano attività produttive per darsi allo stacco di bollette (Tronchetti), finendo sostanzialmentein mano alle bache o a competitori stranieri depauperandone i patrimoni, annullandone la capacità innovativa e competitiva, riducendone il personale e aumentandone lo sfruttamento, strangolando i fornitori e tartassando i clienti e, soprattutto, facendo lievitare il debito giocando solo sulla cassa mi pare che lo confermi. Se questi sono i privati, è molto ma molto meglio lo Stato.

        In ogni caso, le necessità di tenuta dei conti – pena l’acuirsi della speculazione, l’aumento dei tassi sul debito emesso, il default dello Stato e dunque dell’euro e dunque l’esplosione dell’euro e con esso dell’intero sistema monetario mondiale – imporranno ob torto collo la scelta tra: soffocare i produttori e procastinare di qualche anno un finale già scritto, oppure intaccare il patrimonio delle famigle e riportare a dimensioni “normali” lo squilibrio tra ricchezza delle famiglie e povertà dello Stato.

        La “Jugoslava” è uno scenario piuttosto improbabile che discende dalla prima scelta (strangolare i produttori) qualora per caso i produttori se ne accorgano per tempo e siano capaci di organizzarsi (cosa assai improbabile come ci ricorda Ricolfi citando Pareto) e, soprattutto, qualora all’estero ritengano gestibile il conflitto e il nascere di uno stato-mafia nel cuore del Mediterraneo enormemente più ampio di quanto non siano Albania o Macedonia.

        daniele,milano

  3. Velocissimo per Pino: stando all’articolista de LaVoce, è come al solito colpa del Nord se a Napoli sono nella merda. Quindi non fa testo, dato che LORO HANNO COMINCIATO A PRENDERE SOLDI DALLA STESSA META’ DEI NOVANTA, QUANDO MILANO SI TROVO’ IN CRISI. PERO’ NOI IN QUINDICI ANNI ANDIAMO BENISSIMO; LORO SONO SEMPRE NELLA MERDA.
    O troppo furbi noi, il che mi pare contraddetto da milioni di esempi sulla quotidianità politico-economica italiana, e troppo stronzi loro. Propendo per la due.
    (il tono polemico non è per te, Pino, ma per i cazzari napoletani che non sanno nemmeno lontanamente cosa sia una sana autocritica; suggerirei loro un tour rieducativo in Corea del Nord).

  4. Non proprio: il servizio dice che era stato presentato un piano simile a quello fatto per fare fronte all’emergenza di Milano, ma che è rimasto chiuso nel cassetto. Una decisione che non hanno preso certo i cittadini di Napoli, ma chi guidava l’emergenza (dalle istituzioni locali a quelle nazionali a quelle della Protezione Civile, senza nessuna distinzione di destra e sinistra). E’ la solita storia: si preferisce mangiare alle spalle dei cittadini. Tenendo conto che poi come ospite principale del banchetto lì c’è la camorra.

  5. Può essere, dipende dai punti di vista.
    La “perla di saggezza” è per dire – peraltro riprendendo una delle provocazioni di Cacciari – che è ora di piantarla con un “popolo di infanti” completamente deresposabilizzati rispetto a quello che succede. ‘Sta menata che i “politici” sarebbero brutti e cattivi, mentre c’è una società “civile” bella e brava è una panzana populista e qualunquista. Quando metti una scheda nell’urna ti assumi una responsabilità, facendoti rappresentare da qualcuno. Si chiama appunto “democrazia rappresentativa”, se le parole hanno un senso i “politici” rappresentano esattamente chi li vota. Se qualcuno pensa che facciano tutti schifo e di essere migliore lui, alzi il culo e si candidi anziché continuare a frignare come un “infante” (copyright Cacciari).

    daniele,milano

    • Forse Dan, l’essere migliori consiste nel comprendere che la salvezza è soltanto individuale (o delle piccole comunità volontarie, come la famiglia).
      “Sortirne da soli è la mia politica”, per parafrasare al contrario Don Milani.

      Prima o poi ti rispondo anche sulla patrimoniale, se trovo il tempo fra una tassa e l’altra.
      Stammi bene contadino 🙂
      Alex

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