Una regione solare

La Lombardia risulta essere la regina d’Italia per numero di impianti fotovoltaici. In questa speciale classifica, stilata sulla base di una rielaborazione dei dati di Atlasole, con quasi 29.700 impianti fotovoltaici la nostra regione precede infatti il Veneto (27.293 installazioni), l’Emilia Romagna (18.949), il Piemonte (15.551), la Puglia (12.827), il Friuli Venezia Giulia (11.359), la Toscana (11.301), il Lazio (11.005), la Sicilia (10.945), Trentino Alto Adige (10.255), la Sardegna (9.363), le Marche (7.355), la Campania (5.399), la Calabria (4.835), l’Umbria (4.749), l’Abruzzo (4.316), la Liguria (2.095), la Basilicata (2.057), il Molise (762) e la Valle d’Aosta (514). E tra le province lombarde, è Brescia quella che produce più energia dal Sole, con 118.353 kilowatt. La provincia di Varese è ben piazzata, con 2.666 impianti installati. Il settore è comunque in netta evoluzione su tutto il territorio nazionale con 85.000 imprese (un migliaio circa nella nostra Provincia) che danno lavoro a 150.000 persone. Peccato che il governo abbia idee piuttosto confuse a riguardo, visto che ha in mente il nucleare. Aiutiamolo a schiarirsi le idee: il 12 e 13 giugno tutti a votare con un SI’ per dire NO al nucleare in Italia, anti-economico e pericoloso.

P.S. anche per On The Nord

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78 thoughts on “Una regione solare

  1. Il solito articolo autocelebrativo volto a soddisfare il narcisismo lumbard.
    Se si considera il numero di installazioni pro-capite, la lombardia sprofonda in classifica ai livelli delle Regioni del Sud, al di sotto della Basilicata.
    Installazioni ogni 1000 abitanti:
    taa 9.89
    fvg 9.20
    sar 5.59
    ven 5.53
    umb 5.24
    mar 4.70
    emr 4.28
    vda 4.02
    bas 3.50
    pie 3.49
    abr 3.22
    pug 3.14
    tos 3.01
    lom 2.99
    cal 2.40
    mol 2.39
    sic 2.17
    laz 1.92
    lig 1.30
    cam 0.93

    • Per questo aspettiamo fiduciosi la secessione del Nord-Est. Siete trooooopppo avanti, raga! (però fatelo ‘sto cazzo di passo, eddài)

    • Sulla questione dell’acqua ai privati, basta solo l’esempio di quanto avvenuto con le autostrade: pedaggi aumentati e stato delle autostrade peggiorate. O guardare anche cosa successo ad Aprilia.
      Quanto al decreto omnibus: che fosse un bluff per impedire il referendum è stato lo stesso Berlusconi a dirlo. Bene ha fatto quindi la Cassazione a tenere in piedi il referendum. E non è stata affatto una sorpresa per chi conosce la legge.

      • Bravo Pino, una bella autarchia come ai tempi del Duce, no?
        Guarda che il mercato è globale e non è certo proponendo il protezionismo dei tempi andati che si difendono gli interessi dei Lombardi. Cominciamo a riprenderci i poteri decisionali, visto che leggi, tasse, giustizia e molte altre cose le decidono a Roma. Poi discuteremo di come gestire i nostri beni pubblici fra noi dieci milioni: a me basta come bacino demografico di riferimento, e lo dico da amministratore di condomini dove è difficile decidere anche solo fra quattro persone dei propri beni comuni.
        Potrei andare avanti ma mi fermo qui.

  2. Luca, i video io li ho visti (i precedenti e anche la versione corretta), e rimango della mia idea. Il Sì al referendum sarà un segnale alla nostra politica e alle cricche: l’acqua è un bene universale, e deve essere a disposizione di tutti. I privati ne godono già abbastanza: http://pdvedano.blogspot.com/2010/09/acqua-equa.html

    Poi, visti anche i nomi e le competenze degli estensori dei quesiti, dubito che votare sì oppure no sia la stessa cosa (http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=134:i-quesiti-referendari&catid=34:quesiti&Itemid=53)

  3. Scusa Alessandro, ma autarchia e protezionismo sono ben altra cosa. Qui non si sta parlando di chiudere il commercio con l’estero, ma di non affidare i nostri beni a società straniere. Che possono essere francesi, americane, o anche cinesi. Gli stessi a cui volevamo imporre i dazi qualche anno fa (e quello era protezionismo). Non confondiamo i termini.

      • Se è per questo anche a me. Però ho citato le straniere per rendere più forte la contrapposizione, e anche perché (in caso di gare per la privatizzazione dell’acqua) sono le più quotate a prendere in mano l’intero business (particolarmente le francesi)

    • Ma siamo in Europa o no?
      In Europa il concetto di “straniero” non ha praticamente senso.
      Oppure va bene solo quando l’Europa detta norme che piacciono, e invece non va bene quando queste norme non piacciono?

      In ogni caso, non crederò a nessuna delle “battaglie” sui “beni comuni” fatte al Nord dalla sinistra fino a quando la sinistra del Nord stessa (posto che esista)non si batterà per tenere nelle nostre Regioni padane gran parte dei soldi che qui vengono prodotti, innanzitutto con il contributo di lavoratori dipendenti, autonomi e piccoli-medi imprenditori.
      Io non sono comunista, ma mi inchino di fronte a Bildu, la coalizione di sinistra radicale basca che ha trionfato nelle recenti elezioni amministrative; mi inchino perchè loro hanno le palle per essere coerentemente di sinistra: perchè difendono con animo e passione innanzitutto il proprio territorio e le sue risorse, e lo fanno in chiave socialista (cioè tenere le risorse per redistribuirle, giusto o sbagliato che sia). La sinistra padana invece questo coraggio non ce l’ha, perchè pensa che il territorio in cui prende voti “meriti” di essere fiscalmente prosciugato a beneficio del Lazio-Mezzogiorno.
      Sia chiaro, parlo della sinistra perchè questo è un blog di sinistra, della destra e del suo fallimento totale è meglio non parlare.

      • Scusa Alessandro, ma sei proprio forte: se le tasse del Nord vanno a Roma ti inalberi, però se l’acqua o altri beni finiscono nelle mani di società straniere allora tutto bene.
        L’acqua poi è un bene di prima necessità, se non il primo in assoluto. L’acqua è la vita stessa.
        Tieni poi conto di una cosa: i comitati referendari per l’acqua sono nati su iniziativa di semplici cittadini, non dei partiti. E infatti al loro interno ti posso assicurare che ci trovi una rappresentanza politica trasversale: quindi lascia stare i discorsi su sinistra e destra, i referendum sono di tutti i cittadini.
        Infine, nessuno di noi pensa di prosciugare fiscalmente il nostro territorio: se non altro, perché ci abitiamo e le tasse le paghiamo anche noi.
        E ti allego un aggiornamento sulla distribuzione dell’evasione in Italia:
        http://www.corriere.it/economia/11_giugno_02/evasione-media-italiani_489bdf38-8d26-11e0-8b49-ca4aa220e493.shtml
        Così vedi che i cattivoni non sono tutti al Sud…

      • Pino su questo tema tempo fa c’era già stata una discussione .
        L’evasione è un problema principalmente al sud, basta con questa storia :”ma al nord si evade comunque di più” .
        Caspita evaderemo di più noi, saremo mafiosi più noi ecc ecc, Pino ma non hai mai pensato di farti largo nel partito di Vendola?
        I discorsi fatti sull’acqua poi mi fanno ulteriormente capire quanta disinformazione c’è in questo Paese.

        I nomi degli estensori?? Pino per favore scaricati il podcast di Oscar Giannino (trasmissione : 9 in punto la versione di Oscar)
        del giorno 26/4/ 2011 e sentirai che figura da PIRLA fa uno dei promotori (docente di diritto a Napoli Lucarelli), totalmente demolito, il podcast è gratis scaricatelo e ascoltatelo.
        Per favore basta ideologia statalista, del bene comune, che l’acqua è nostra che non si può speculare …. in questi casi si vede il totale sfascio di questo Paese altro che B., lui è solo un sintomo di una malattia più grave e profonda.

    • Io ho ascoltato uno degli estensori ed è un pirla, per lui società mista (con vincoli politici ) è privata. (il capitale privato investito in Italia negli acquedotti è meno del 3%), ma perchè non facciamo come la Corea del Nord che ha stabilito che l’acqua la può gestire solo lo stato?
      Però Pino cerca di basarti non sul curriculum ma su ciò che dicono questi ragazzotti eh….e ti consiglio ancora il podcast dove intervengono anche altre menti….e basta poi con questa storia che è un diritto, basta con questa cavolata che il privato fa schifo e il pubblico è bello, perchè è nostro, basta alle decisione su vita, morte e miracoli da parte dei politici .
      Sull’evasione :
      https://onthenord.wordpress.com/2011/04/03/la-mappa-dellevasione/

      mi permetto di copiare e incollare un commento di “Daniele Milano”.

      L’articolo del Corriere come al solito è pessimo (p.es. cosa sarebbe qualla encalve tipo San Marino entro la Provincia di Milano? E poi cosa significa “provincie difficili” o – come chiamate in legenda “pericolose”? non spiegano). Non si capisce una mazza e sarebbe di grande aiuto disporre delle tabelle.

      Detto questo, ci sono un paio di evidenze lapalissiane:
      1) è chiaro che al Nord l’istituto del sostituto d’imposta è più diffuso (maggiore dimensione delle imprese), dunque evadere è più complesso. Specularmente, al Sud l’economia è maggiormente concentrata i settori (commercio, turismo, ecc.) in cui il rappoorto è tra impresa e consumatore finale, tipico caso in cui è più facile evadere. Questa una delle reagioni per le quali al Sud si evade di più in rapporto alla ricchezza prodotta. Un’altra, indubitabile è che i livelli di economia sommersa e di economia illegale/criminale al Sud sono enormemnte più alti che al Nord.

      2) E’ altrettanto chiaro che territori che hanno più contribuenti e reddito pro capite più alto anche se evadono poco in termini relativi (cioè rispetto alla ricchezza prodotta) sottraggono cifre complessivamente maggiori… ma è come dire che negli Usa c’è più evasione che in Italia in termini assoluti… è certamente vero, ma è una banalità. E’ chiaro che un’evasione anche bassissima in una provincia molto popolata e molto ricca, tanto che fa da sola oltre il 10% del PIL, come Milano, è molto di più in termini assoluti di una provincia povera e piccola come Crotone dove i livelli di evasione sono altissimi in termini relativi.

      3) disponendo dei dati su base provinciale si scoprirebbe che ci sono anche province del Nord – soprattutto quelle a vocazione turistica… in Liguria o in Romagna, per dire – dove si evade tanto anche in termini relativi.

      4) Detto questo, a me pare altrettanto indubitabile che – a parità di condizioni di produzione di ricchezza e proporzionalmente al reddito prodotto – al Sud ci sia anche una maggiore propensione all’evasione dovuta a ragioni storiche e culturali. Altrimenti non sarebbe spiegabile un differenziale tanto alto quanto quello segnalato da uno studio dell’Agenzia delle Entrate che stimava 184,4 euro evasi ogni 100 dichiarati a Vibo Valentia e 5,28 ogni 100 a Bologna, peraltro sottilineando come al Sud l’evasione sia più alta NONOSTANTE una maggiore concetrazione di personale dell’Agenzia impegnato nei controlli. Qui: http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&file=/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2006/12/191206irap_classifica_evasione_tab.pdf?cmd=art

      Alla luce di questi dati – per altro noti, benché il luogo comune per cui si evade di più al Nord è duro a morire – a me sembrerebbe OVVIO che nel federalismo fiscale si ponesse un principio ferreo: prima di chiedere la “solidarietà” ad altri territri, paga le tasse (tante o poche che siano) almeno quanto fanno quelli a cui chiedi i soldi. Dunque i flussi perequativi andrebbero corretti secondo i tassi di evasione stimata: se hai diritto a 100 di “solidarietà” ma evadi 50, lo Stato ti dà 50 e il resto vedi di recuperarlo colpendo l’evasione. E’ una questione di giustizia ed equità.

      daniele,milano

      E inoltre un articolo sulla questione:
      http://www.chicago-blog.it/2011/04/03/la-mappa-dellevasione-trappola-dellinduzione/

      • Luca, mi spiace ma sei proprio fuori strada. Qui non è questione che il privato fa schifo e il pubblico è bello, qui è proprio questione di vita e di morte. Vorrei anche segnalarti che a Parigi (che non è capitale della Corea) l’amministrazione comunale è tornata alla gestione pubblica dell’acqua, dopo il fallimento di quella privata.
        Ho sentito i 3 ragazzi, te l’ho detto, e ciò che dicono non è corretto: se fosse come dicono loro (e cioè che i referendum sono inutili perché non cambia niente), perché la Corte Costituzionale avrebbe approvato i referendum? Pirla anche loro?
        Sull’evasione, ripeto: io riporto dei dati e su questo ragiono. Ma poi, anche un po’ di logica e buon senso possono fare intuire che siccome il Nord è molto più ricco di imprese, ovviamente per quanto riguarda l’evasione può avere un maggiore riscontro.

      • Ma ancora con questa storia di Parigi? va bene è tornata alla gestione pubblica, e allora? ma possibile che non si riesce a capire che l’acqua è pubblica (lo dice anche il decreto Ronchi) ma la sua gestione potrebbe essere messa nelle mani (dopo una gara, un contratto ecc) di un privatoe se non garba più il privato si cambia!
        Basta con questa storia del privato cattivo dai….questioni di vita o di morte? tipo? l’acquedotto della Puglia che perde più acqua di quella che porta? l’acqua non è gratis e chi lo dice afferma il falso…. la sua “GESTIONE” essere efficente pubblica o privata che sia… come al solito in Italia i referendum servono solo a fare casino nel mondo politico.

        Va bene Pino pensa e credi quel che vuoi.
        http://lavalledelsiele.com/2011/06/02/quesito-numero-due-la-remunerazione-del-capitale-la-storia-di-phnom-penh/

  4. @ Pino

    I referendum sono di tutti i cittadini?
    I referendum sono PER tutti i cittadini, ma i promotori sono persone/gruppi ben precisi, e non c’è dubbio che i quattro quesiti del 12/13 giugno nascono ideologicamente nell’area della sinistra ecologista. Punto.
    Quella stessa area della sinistra che contesta alle Regioni del Nord il diritto sacrosanto di chiudere i cordoni della borsa, in nome di un solidarismo moralista e masochista che finisce per alimentare nel Lazio-Mezzogiorno mafie e sprechi. E pure disastri ambientali come la vomitevole “gestione” rifiuti campano-napoletana. O come la criminale “gestione” delle acque pugliesi e siciliane: altro che privato ci vorrebbe lì; ci vorrebbero i marines (e non scherzo).

    Quanto all’evasione, ho già citato questo articolo e lo ripropongo: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-05-29/mappa-evasione-italia-campania-201314.shtml?uuid=AaF0jebD
    Poi naturalmente si può dar retta ai comitati politici che si occupano del magnifico-falso-federalismo e ai loro dati truccati, utili per architettare gattopardesche redistribuzioni che nulla cambiano.

    • Allora:
      @Luca: eh sì, l’acqua non è gratis, e perché non fare pagare anche l’aria? Che diamine!
      Certo che poi, se non garba, si cambia: però, visto che da altre parti la gestione privata dell’acqua non ha funzionato, perché ripetere gli errori anche qui da noi? Tra l’altro, senza andare fino a Parigi, basta vedere cosa è successo ad Aprilia.
      @Alessandro: a difesa dell’acqua pubblica si sono espressi tutti, dalla destra sociale alla sinistra radicale, passando per Lega, CEI (addirittura!) e Movimento 5 Stelle.
      Che tu mi faccia vedere i link su Di Pietro o PD mi importa poco o niente: se anche fossero stati a favore dell’acqua privatizzata la penserei allo stesso modo, perché ragiono con la mia testa, senza farmi trascinare da ideologie o cmq si vogliano chiamare. E giusto o sbagliato che sia, almeno io rimango coerente su questo.

      • Ovviamente non capito un fico secco della frase : l’acqua non è gratis, comunque contento te, contenti tutti. (si fa per dire ).

        Ovviamente continui a intendere” privatizzazione ” come acquisto forzato del bene acqua da parte di un privato per legge (è un pochino di versa la questione)…. ripeto di nuovo: “poi dicono tutti che l’Italia va male per colpa di Berlusconi”….

  5. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/05/inchiesta-acqua-acquedotto-perdite.shtml

    L’ acqua la gestisce la stessa società di Aprilia? e in Puglia…. scusa non ti segnalo più nulla tanto non lo leggi, tu hai la tua idea (ideologia) e non ti frega niente di altro, su questo sei coerente.
    Sai qual è il problema della democrazia?

    “Vedo chiaramente nell’eguaglianza due tendenze: una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l’altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più. Se in luogo di tutte le varie potenze che impedirono o ritardarono lo slancio della ragione umana, i popoli democratici sostituissero il potere assoluto della maggioranza, il male non avrebbe fatto che cambiare carattere. Gli uomini non avrebbero solo scoperto, cosa invece difficile, un nuovo aspetto della servitù… Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge”
    Alexis de Tocqueville

    Questo per risponderti circa la trasversalità dello schieramento contro la “supposta ”
    privatizzazione dell’acqua.

    Ancora link (non si sa mai):
    http://www.acqualiberatutti.it/images/stories/pdf/IBL_Focus_148_Ceffalo.pdf
    http://www.acqualiberatutti.it/images/stories/pdf/IBL_PP_09_Lanzillotta.pdf
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001435-351.html

    http://brunoleoni.it/nextpage.aspx?ID=10271&level1=2166&codice=9
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9478
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2294
    http://phastidio.net/2011/05/17/acqua-le-domande-giuste-i-quesiti-fuorvianti/

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002313.html

    Tutti sporchi capitalisti che vogliono far si che l’acqua sia di pochi…. che schifo questo mondo!

  6. No Luca, l’Italia non va male per colpa di Berlusconi, lui è l’effetto, non la causa. Io non capisco un fico secco, tu invece sei un genio: questa è una delle cause. Se qualcuno ha un’idea diversa dalla tua, è un regredito che va contro il progresso, un servo di una ideologia fasulla, e quindi va contrastato, è il nemico. Tu invece sei il meglio, quello giusto, che non sbaglia mai: e chi non la pensa come te è un poveretto che non capisce nulla. Ed è proprio su queste cose che Berlusconi ha costruito le sue campagne.
    Io cmq, continuerò a pensare che l’acqua è un bene universale che deve essere alla portata di tutti, e per questo andrò a votare ai referendum: e PD e capitalismo c’entrano poco o nulla, così come non credo che se teniamo l’acqua pubblica diventiamo come la Corea (chuckle) : che tu puoi prendere ad esempio (tra l’altro strampalato) per ribadire i tuoi concetti, ma guai se chi non la pensa come te si permette di segnalare il caso di Parigi, che oltretutto è un fatto reale e sotto gli occhi di tutti.
    E a proposito di esempi: gli acquedotti con le perdite di acqua di cui si parla nell’articolo del Sole che mi hai linkato sono gestiti dalla società di Pisapia.

  7. Volevo scrivere qualcosa per rispondere alle obiezioni degli andatalmaristi, anche perché avevamo fatto un’ampia discussione non-ideologica sul contenuto e sugli effetti dei quesiti sull’acqua. Ho anche fatto lo sforzo di giardarmi i video ed indi leggermi i link proposti da Luca.
    Però, cavolo, pino: mi hai fatto un disastro con le tue opinioni apocalittiche. Per poter convincere Luca (l’altro è perso) che i referendari abbiano molte ragioni (più degli andatalmaristi, secondo me) per sostenere l’abrogazione, ora ci dovrei mettere un sacco di tempo. Uffa.

    • Per la cronaca io non sono un “andatealmarista”.
      Sono orientato a 2 no sull’acqua e a due si per il resto.

      Pino io non sono un genio mi limito solo a cercare di capire in modo più approfondito alcune questioni.
      L’acqua è un bene pubblico, ma per portarla dalla fonte al rubinetto di casa serve un organizzazione che dovrebbe essere efficiente e trasparente nei confronti del cittadino.

      Non capisco perchè ti ostini a metterla in termini di privatizzazione, non è così. Per quanto sia un bene fondamentale serve una gestione, un organizzazione che sia pubblica, privata, mista non mi interessa basta che sia efficiente.
      Parigi ha fatto una scelta, bene cosa vuoi che ti dica? ci saranno stati dei motivi che hanno spinto i parigini a cambiare gestione (costi, servizio), spero che in futuro possano trarre beneficio da questa scelta.
      Io non sono pro- privato o pro pubblico vorrei solo che ci fosse trasparenza e libertà di scegliere il servizio che si pensa sia il migliore.

      • Scusa Luca, ma i video che ci hai indicato parlavano dell’inutilità del referendum: è ben cosa diversa dal dire che tu desideri per la gestione dell’acqua un servizio trasparente ed efficiente. E cmq il decreto Ronchi non garantisce questo.
        Io sono libero professionista, quindi immagina come la pensi su servizio pubblico o privato, fai tu. Però prima di cedere in gestione ad una società privata (magari una multinazionale straniera) un bene primario come l’acqua, chiederei maggiori garanzie. E una di queste è quella di assicurare GRATIS ad ogni cittadino una quantità minima indispensabile per i bisogni primari. Oltre al fatto di obbligare il privato a effettuare i lavori necessari a acquedotti e condutture. Il decreto Ronchi queste cose non le prevede: quindi andrò a votare per abrogarlo, sperando che poi si faccia una legge migliore. Punto.

      • Pino quali video? il primo dei ragazzi di Lib alla fine dicono: “fai la tua scelta”
        “il 12 e 13 Giugno vai a votare e fai la tua scelta” testuale.
        Almeno guardalo tutto (il video).

    • Opinioni apocalittiche? Boh, ho citato gli stessi argomenti espressi dalla CEI, fai tu. Ho fatto anch’io lo sforzo di vedere e leggere video e link , e non sono stato io a parlare di comunismo-capitalismo, a paventare la Corea del Nord e chissà quali altri oscuri scenari. Mi sono limitato a dire che per me l’acqua è un diritto universale e che proprio queste considerazioni fanno sì che questo non sia un referendum politicizzato, e basta vedere anche queste opinioni: http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/02/20/news/prade-dieci-motivi-per-votare-si-3497580

      Questo non significa che ai privati chiudo le porte: per me potranno anche prendere la gestione dell’acqua, ma con una legge diversa da questa, che li obblighi a fare i lavori necessari e SUBITO, e che poi gli investimenti effettuati non devono incidere sui costi delle bollette più di un tot (che per me non deve essere superiore ad una percentuale del 5%). Però deve essere garantita a TUTTI una quantità di acqua necessaria ai bisogni primari, che uno possa pagare o no.
      Bisogna cmq ammettere che finora (Italia e estero) dove ci sono stati i privati non mi pare che il problema sia stato risolto o che la qualità dell’acqua sia migliorata: l’unica differenza è che i costi delle bollette sono lievitati, e non di poco. Poi forse sarò anche prevenuto per quanto visto nella gestione privata delle autostrade…

      Se vuoi cmq opinioni apocalittiche, leggiti questo:
      http://www.peacelink.it/ecologia/a/3725.html

      • Opinioni apocalittiche? Boh, ho citato gli stessi argomenti espressi dalla CEI, fai tu.
        Appunto. Chi è che va in giro a propagandare l’apocalisse?

  8. Luca, l’ho visto tutto il video. Che alla fine dicano “fai la tua scelta” non cambia con il fatto che prima dicano che i referendum sono inutili perché non cambiano niente. Non è che sei tu che hai visto solo la fine e non hai visto il resto? Ecchecacchio!

  9. “sia che vinca il sì, sia che vinca il no, sarà sempre possibile affidare il servizio ai privati”: al di là che sia così o meno (io non lo credo), cosa vuol dire?

  10. @luca
    guarda, volevo scrivere qualcosa, ma ho trovato questo interessante commento:
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/biblioteka/2294?fb=comments#c71199
    che chiarisce alcune cose riguardo ai veri obiettivi del referendum.
    Prima di cliccare cancella dalla memoria i discorsi di pino, che è meglio.

    p.s.
    Sabato ho partecipato ad un incontro di SEL sui referendum e, per un attimo ho avuto voglia di votare NO, poi mi son ricordato che referendum sono un’altra cosa rispetto a quello che propagandano loro.

  11. Esatto: e MM è 100% a gestione pubblica come scritto nell’articolo.
    Cmq, qui c’è la storia: “Nata per volontà dell’amministrazione comunale, MM è diventata nel tempo una delle principali aziende di pubblica utilità che si occupa al contempo della progettazione di infrastrutture per la mobilità pubblica e della gestione del servizio idrico integrato”.

    http://www.metropolitanamilanese.it/pub/page/it/MM/storia

    • Ma è una S.p.a, non fa utili? non specula quindi sull’acqua? è al riparo da quegli sporchi giochi del capitalismo speculatore?

      • Guarda, so solo che l’acqua di Milano oltre ad essere una delle più apprezzate è anche una di quelle con la tariffa più bassa. Con una società privata probabilmente la qualità potrebbe essere la stessa (o anche superiore, perché no), ma la stessa tariffa credo sia difficile.
        D’altra parte se delle grandi metropoli estere hanno scelto la strada della gestione pubblica, un motivo ci sarà: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/06/03/news/estero_vince_acqua_pubblica-17180682/?ref=HREC1-2
        Poi, non è che capitalisti è per forza = sfruttamento/alta speculazione. Si può essere capitalisti anche operando con etica e buon senso. E ce ne sono tante di aziende di questo tipo.
        Però, personalmente, io l’acqua continuo a vederla come bene comune e non come merce. E lo stesso vale per la sua gestione.

  12. “Con una società privata probabilmente la qualità potrebbe essere la stessa (o anche superiore, perché no), ma la stessa tariffa credo sia difficile.”

    Vorrei capire il perchè .

    “Si può essere capitalisti anche operando con etica e buon senso.”
    Il fine del capitalismo è il profitto e non sempre ciò significa inquinamento, speculazione e altro.

    Ripeto secondo me sbagli a dire che con il pubblico sei più garantito, sei garantito se ci sono regole che permettono trasparenza , efficenza e concorrenza .

    • “sei garantito se ci sono regole che permettono trasparenza , efficenza e concorrenza”: infatti, l’ho scritto in un precedente commento (https://onthenord.wordpress.com/2011/06/01/una-regione-solare/#comment-1519), così come ho scritto che l’attuale decreto Ronchi le garanzie che vorrei io non le dà. E anche sul fatto che il capitalismo può operare senza speculare penso di essere stato chiaro: io stesso lavoro per accantonare capitali. Poi credo anche in altri valori che pongo al di sopra dei soldi, però non sono certo uno che pensa capitalismo = male assoluto. Per fortuna, ho visto semmai più esempi del contrario…
      Per quanto riguarda il perché con una società privata le tariffe difficilmente sarebbero uguali o addirittura inferiori a quelle praticate da una società pubblica, una risposta la trovi nell’articolo che hai segnalato sempre tu in un commento precedente: http://www.repubblica.it/politica/2011/06/05/news/acqua_altroconsumo-17185748/?ref=HREC1-2.
      Oppure, più nel dettaglio, qui: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

      • Su Repubblica si dice: “Privati o no, la gestione idrica pubblica in Italia sembra aver fallito. Il Belpaese spreca acqua continuamente. Ogni giorno si perdono circa 104 litri di sangue blu per abitante, il 27% di quella prelevata. Considerando ogni singolo italiano si scopre che consumiamo a testa in media 237 litri di liquido al giorno…”

        “Il punto semmai è la totale assenza di un piano normativo”

        Vorrei numeri, spiegazioni e ragioni.
        Ok che non ti da certezze e rassicurazioni ma finora mi hai parlato di :”l’acqua è un diritto universale”

        ” l’acqua è un bene universale, e deve essere a disposizione di tutti. I privati ne godono già abbastanza”
        Guarda, sarà universale, di tutti,bella, simbolo di vita, potrà rappresentare tutto il meglio ma farla arrivare ai rubinetti costa ergo ci vogliono “schei” (tasse, bollette), allora perchè non avere più possibilità? pubblico, misto, privato per quanto riguarda investimenti? in alcune regioni (Puglia e Sicilia) ci vorrebbero molti denari per mettere a posto il “casino ” e lo Stato non li ha, coinvolgere i privati (farlo veramente intendo) sarebbe un idea giusta.
        Io sono pessimista verso la classe politica poichè le regole dovrebbero scriverle loro.

  13. Comprendo la tua sfiducia, e in buona parte la condivido.
    Sull’acqua diritto universale: ok, ci vogliono soldi per farla erogare, però se la bolletta subisce aumenti esorbitanti e uno non ha i soldi per pagarla, che fai, gli togli il servizio?
    Ecco perché secondo me occorrerebbe un minimo di garanzie per i cittadini. E attualmente questa legge non la dà.
    Prima ti ho dato un link sbagliato. Questo è quello del dossier Altraeconomia citato nell’articolo di Repubblica: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2787
    scusa

      • Da Altraeconomia:
        Mito numero 5: con la liberalizzazione, e la
        concorrenza, la tariffa sarà più bassa.
        Falso: in assenza di interventi normativi, tutti gli
        investimenti sulla rete acquedottistica finiscono in tariffa
        (in virtù della legge Galli del 1994, come modificata
        dal Dl 152/2006). Ciò significa che a tariffe più basse
        corrisponderebbe necessariamente un blocco degli
        investimenti.
        “Il calcolo della tariffa è poco trasparente” ha detto
        Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, 15
        settembre 2010: questo è vero. Il secondo quesito
        interviene direttamente sul metodo di calcolo della
        tariffa (chiedendo l’abrogazione dell’articolo 154,
        comma 1 “Tariffa del servizio idrico integrato” del
        Dl 152/2006). Il ministro ha ragione: sono pochi i
        cittadini che sanno che con la loro bolletta coprono
        gli investimenti e garantiscono al gestore un tasso di
        remunerazione del capitale investito.

  14. Scusa ma mi sembra logico che se uno investe nella rete poi qualcosa in bolletta paghi. il problema è quel 7% della legge Galli, tasso molto alto.
    In bolletta vorrei vedere quanto pago per gli investimenti sia pubblici che privati.
    La tariffa non si abbasserebbe perchè la liberalizzazione non sarebbe una “liberalizzazione ” perchè il quadro normativo è imperfetto.

    • Da qui: http://www.qdrmagazine.it/2011/4/26/11_marattin.aspx

      Ma è il secondo referendum a vincere l’Oscar della mistificazione. Sull’onda del terrificante “nessuna speculazione finanziaria sull’acqua”, infatti, propone di abolire la remunerazione degli investimenti effettuati nel settore idrico. Ad oggi ogni gestore (pubblico o privato che sia) prende a prestito i soldi ad un dato tasso di interesse ed effettua gli investimenti decisi dai sindaci riuniti nelle ATO. Il costo di quell’investimento viene ovviamente ripagato dalla tariffa pagata dagli utenti, che copre il costo del lavoro (i dipendenti dell’azienda) e del capitale preso a prestito. Il referendum, scambiando quest’ultimo aspetto per un malefico prodotto finanziario del Grande Capitale, annulla la remunerazione del capitale. In altre parole, ogni investimento nel settore idrico sarà realizzato in perdita. Quindi le aziende pubbliche – che nell’ottica dei referendari sono le uniche deputate a gestire il servizio – per realizzare gli enormi investimenti necessari per rendere l’acqua davvero un bene accessibile a tutti (nei fatti, non a parole), i soldi dovranno presumibilmente stamparli nei sotterranei degli edifici comunali. Oppure, far crescere esponenzialmente i debiti delle già malandate finanze comunali, scaricando i costi sulle future generazioni e sottraendo risorse ad altre attività essenziali come gli asili nido, il welfare, la manutenzione stradale.”

      • La teoria è bella, poi però la pratica in alcuni casi è ben diversa: Aprilia, Arezzo, Milano, Parigi, Monaco di Baviera…
        Personalmente in questa legge non vedo sufficienti garanzie per i cittadini (per fare un esempio, proviamo ad immaginare se un consorzio di piccoli comuni si trovasse a fare una causa milionaria ad una multinazionale, che fattura miliardi, perché non ha rispettato il contratto). E poi ripeto, l’acqua è un bene troppo fondamentale per essere mercificato.
        Secondo me Stato ed enti locali hanno la possibilità di sistemare la rete: in diversi posti (in Italia e all’estero), dove c’è stata una gestione corretta, è accaduto. Magari ci si metterà 20 anni anziché 10, però lo si può fare, senza speculare sulla pelle dei cittadini.

  15. Espressamente per Valerio, al volo dal mare (ci sono già e anche se ritorno in tempo per il referendum ribadisco che non vado a votare): bonariamente, vai in mona -o come cazzo dite sull’East Coast-. E’ la mia personale risposta alla definizione che mi hai affibiato. Dato che probabilmente non sarò on-line per altri giorni, risponderò in differita ad ulteriori eventuali provocazioni marciane.

    • Bah, a me piacerebbe conoscere le tue ragioni che ti spingono al non voto, che mi sfuggono proprio. Comprendo Luca: le segnalazioni che ha indicato contengono spunti interessanti, e anche se non condivido le sue ragioni (che cmq non sono campate in aria) almeno sull’acqua va a votare NO.
      Invece, proprio tu che sei l’indipendentista scatenato, ti adegui ad un futuro in casa tua con centrali nucleari francesi e americane, e l’acqua gestita magari da un Caltagirone o qualche altra azienda romana o del Sud…

      • A dire la verità Pino mi sono indeciso sul primo (gara per affidamento, per via dell’assenza di indicazioni sulla gara), mentre sul secondo (remunerazione capitale investito) propendo per il no .

    • Che c’è? Ho detto che sei irrecuperabile, nel senso che ormai hai già deciso cosa non votare (quello sul legittimo impedimento, nemmeno?) e quindi è inutile provare a convincerti. Stessa cosa sarebbe provare a convincere pino ad andare al lago, domenica. Ritengo peraltro che le motivazioni siano per lo più avulse dalla lettera del referendum.
      Luca invece ha una visione laica della cosa. Io (purtroppo) no, lo ammetto: non posso essere convinto ad astenermi/votare NO, ma solo perché mi sono smaronato (aggiungi al vocabolario) per mesi e mesi e mesi per seguire questi referendum, dal tempo in cui non si era ancora deciso se valeva la pena raccogliere le firme.

      p.s.
      stai nettamente migliorando le tue capacità espressive. mancano solo le bestemmie e poi hai tutte le carte in regola per l’asilo politico nelle terre dove Tramaglino trovarono la serenità.

      • Basta che ci vai a votare, che io domenica scorsa non sono andato al lago, sono andato ad appendere i manifesti assieme a quelli si SEL (e mi sono incazzato come al solito).

  16. Mi sembra che vi sia un po’ di confusione tra gli antireferendari numero 2.
    Marattin sostiene che la vittoria del SI fermerebbe gli investimenti:
    http://www.linkiesta.it/se-vince-il-si-sull-acqua-non-ci-saranno-soldi-da-investire
    Ma anche lui è costretto ad ammettere che Boitano e Massarutto dicono che invece non cambia niente, perché una riga sotto a quella che verrebbe abolita è compreso il concetto che gli investimenti vengono coperti dalla tariffa:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002313-351.html
    Chicago blog coglie l’occasione per dileggiare il Pd, che, a quanto parrebbe, vorrebbe abolire una nomra compresa nel suo disegno di legge:
    http://www.chicago-blog.it/2011/05/25/acqua-una-domanda-al-partito-democratico/
    Allora che succede? E’ un disastro se viene approvato questo referendum oppure no? Finiranno gli investimenti oppure non cambia niente?
    Beh, innanzitutto sarebbe buona cosa che questi partissero con l’idea che i referendari e soprattutto i giudici costituzionali non siano dei deficienti ritardati.
    Scrive infatti la Corte Costituzionale riguardo al quesito:
    “Non si può condividere, al riguardo, l’ulteriore rilievo circa la presunta inidoneità del quesito a perseguire il fine di eliminare la remunerazione del capitale investito, non potendosi non tenere conto anche di quest’ultimo nella determinazione della tariffa di un servizio qualificato di rilevanza economica. Invero, il quesito in questione risulta idoneo al fine perseguito, perché, come sopra si è notato, coessenziale alla nozione di “rilevanza” economica del servizio è la copertura dei costi (sentenza n. 325 del 2010), non già la remunerazione del capitale.”
    Inoltre:
    “Infine, la normativa residua, immediatamente applicabile (sentenza n. 32 del 1993), data proprio dall’art. 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, non presenta elementi di contraddittorietà, persistendo la nozione di tariffa come corrispettivo, determinata in modo tale da assicurare «la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga”»”
    Il quesito infatti mira ad evitare che venga utilizzata quella frase come collegamento al decreto ministeriale che stabilisce al 7% “l’adeguata remunerazione del capitale investito”. Al tempo stesso però (mi spiace tanto per pino e i compagni ottocenteschi di SEL) non elimina il concetto che i costi di investimento rimangano a carico dell’utenza. Stessa cosa fa la dileggiata proposta di legge del PD.

    • “non elimina il concetto che i costi di investimento rimangano a carico dell’utenza”: il problema non è questo, è che la bolletta poi lieviti esageratamente come è accaduto in altri posti. Poi si può anche discutere che in Italia paghiamo le tariffe più basse d’Europa e quindi occorrerebbe un adeguamento (che magari ci farebbe imparare a rispettare l’acqua e a farne il dovuto risparmio), ma non a decuplicare le tariffe come accaduto in alcuni comuni che avevano optato per la privatizzazione (e, tra l’altro, non ottenendo in cambio nemmeno il miglioramento del servizio).

      • Da laVoce:
        CON I PRIVATI ACQUA PIÙ CARA?

        Uno dei leit-motiv dei referendari è che, con l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, il prezzo dell’acqua non potrebbe che salire. Ma il prezzo dell’acqua sale non perché la gestione sia privata, ma semmai perché è stata, per così dire, “defiscalizzata” a partire dal 1994, quando venne approvata la Legge Galli (legge 36/1994, forse la legge ad attuazione più ritardata della storia nazionale). In passato, e in parte ancora oggi, è stata la finanza pubblica a farsi carico (poco) degli investimenti, mentre la tariffa a stento copriva i costi operativi. Se il contributo della fiscalità generale viene meno, il gestore (chiunque esso sia, pubblico o privato) deve ottenere le risorse finanziarie dal mercato, o sotto forma di prestiti (capitale di terzi) o di equity (capitale proprio). Le regole tariffarie sono uguali per tutti e prevedono che la tariffa copra i costi di gestione, gli ammortamenti e il costo del capitale investito: questo vale sia per le gestioni pubbliche che per quelle dove c’è una qualsiasi forma di coinvolgimento privato.

        @Valerio
        Bella analisi sopratutto per ciò che riguarda la corte costituzionale.
        In riferimento al 7%:
        Attualmente il “metodo normalizzato” per il calcolo della tariffa idrica prevede che il costo del capitale da imputare alla tariffa sia calcolato in modo forfetario al 7 per cento del valore del capitale investito: questa scelta è arbitraria e discutibile. Quel 7 per cento non è “profitto”, ma ingloba in sé gli interessi passivi sui finanziamenti che l’azienda riceve dal mercato, e copre in parte il rischio di impresa. Viene riconosciuto a tutte le gestioni e non solo a quelle private. È vero che il valore del 7 per cento, fissato arbitrariamente nel 1996, quando ancora c’era la lira, rappresenta un valore ormai privo di qualsiasi riferimento con il “vero” costo del capitale che le gestioni sostengono. Ad ogni modo, il quesito referendario abolirebbe l’inciso relativo alla “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ma non il principio, stabilito dallo stesso articolo 154 comma 1 una riga dopo, in base al quale la tariffa deve garantire la copertura dei costi, comprensivi degli investimenti. Dire che la tariffa deve coprire gli investimenti significa che, in ogni caso, il costo del capitale dovrà essere coperto: con cosa si ripagherebbero i debiti contratti con le banche, altrimenti? E se questo capitale fosse capitale di rischio (equity), il suo costo è rappresentato dall’utile netto aziendale. Quello che dovrebbe invece essere evitato (ma non serviva certo il referendum per ribadirlo) è che la tariffa contenga “extraprofitti”, ossia remunerazioni eccessive rispetto al costo-opportunità del capitale e al premio per il rischio.

      • P.s http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002326.html
        “Terzo punto. L’acqua costa meno se la gestisce il pubblico? Qui si confonde il costo (ossia gli stipendi, i materiali, gli impianti, l’energia, gli interessi sui debiti) con la tariffa. Se le tariffe non coprono i costi, le aziende falliscono. Se le gestioni sono vincolate a recuperare i costi con le tariffe, una diminuzione di queste può aversi solo se i costi diminuiscono, ossia se la gestione diventa più efficiente (usa meno personale, acquista meno servizi o tecnologie meno costose), oppure se non si fanno gli investimenti. In un settore in cui la concorrenza non c’è e anche le gare funzionano male, la presunzione di superiorità del privato da questo punto di vista è spesso contraddetta dai fatti, ma se è per questo ciò non significa neppure il contrario. Vent’anni di studi empirici concludono sostanzialmente in pareggio, e mostrano che l’efficienza aumenta dove il sistema di regolazione funziona meglio (si può fare, senza dimenticare che anche la regolazione indipendente incontra limiti non è certamente una bacchetta magica). Niente osanna alla mano invisibile, dunque: ma neppure ostracismi a prescindere. Se molti lettori avessero la bontà di non partire in quarta citando esperienze note solo in via aneddotica e si volessero confrontare seriamente con la montagna di studi che la ricerca ha profuso in questi anni, scoprirebbero che le cose non sono così ovvie come la vulgata tende a far credere.”

        Interessante link di amici della Terra Italia:http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&view=article&id=1090:referendum-acqua-no-ai-comuni-gestori-ognuno-faccia-il-suo-mestiere-&catid=42:comunicati&Itemid=254

        Poi in giro c’è gente così:

      • Sicuramente le tariffe vanno rivedute: noi paghiamo le più basse in Europa. Vanno riviste anche in base all’utilizzo (ad esempio, per riempirsi la piscina, deve costare qualcosa in più rispetto all’uso per lavarsi o bere). Ma questo non significa arrivare anche alla decuplicazione delle bollette, come di fatto è avvenuto, con i vigilantes armati che vengono a casa tua a staccarti il servizio. Ripeto: questa legge purtroppo non dà sufficienti garanzie a cittadini e comuni nei confronti del privato. Poi, sulla carta il privato sembra la soluzione, poi nella realtà questo spesso non avviene, anche a causa di regole non chiare e fatte rispettare.
        http://www.repubblica.it/politica/2011/06/09/news/privatizzazione_flop-17442797/

  17. Altre due cose per i tizi dei video di cui sopra:

    1- l’acqua non viene privatizzata ma resta bene comune.
    E’ vero, il decreto Ronchi afferma la “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche”, ma perché? Oltre al fatto che da tempo immemore l’acqua è considerata bene comune, il motivo è semplice: in caso di necessità (siccità, incendi, fallimento dell’ente gestore) il potere pubblico può utilizzarla senza doverla espropriare… Ciò che importa è però cosa succede nell’ordinario: l’acqua può anche essere bene comune, ma se resta sotto terra nelle falde o a scorrere nei fiumi, che me ne faccio? La questione è quindi: chi mi porta l’acqua in casa e chi pago per questo servizio? E’ chiaro che l’utente dipende da questo chi e compra (pagando) il servizio di distribuzione dell’acqua dal medesimo chi. Questo chi può essere pubblico o privato o misto.
    Si, certo: affermare “vogliono privatizzare l’acqua” è tecnicamente errato. Ma dato che nessuno sta considerando l’utilizzo dell’acqua in caso di emergenza, ma alla sua gestione ordinaria, la semplificazione è pienamente legittima. Tutto sto casino su questo è assurdo.

    2- I due barbuti se la ridono perché tanto le società potranno rimanere col 60% pubblico e 40% privato: sciagurati! Non capiscono che questa è la situazione peggiore in assoluto? Peggio di una gestione solo privata? Che tipo di privato investirà nel 40%?
    Essendo maggioranza pubblica, non potrà decidere niente: non porterà il suo spirito imprenditoriale (nel caso ne avesse uno) per migliorare il servizio. Non solo, essendo la società a maggioranza pubblica, è semplicissimo che tale società vinca la gara di affidamento (gara i cui principi vengono stabiliti dal socio di maggioranza – pubblico- della medesima società). Ed il capitale investito è remunerato al 7%!
    Che tipo di società sara? Sarà forse che il politico di turno non “venda” le proprie quote pubbliche all’amico privato? Che non deve decidere niente, ha la vittoria assicurata nelle gare ed una remunerazione del 7%?

  18. Basta con questo referendum, però.
    Quel che mi rompe di più è che il risultato non sarà determinato da un’attenta analisi dei pro e dei contro, ma da quanta gente andrà al mare.

  19. Infine, e poi chiudo per non essere troppo pedante, posso dire che sono diffidente sulle privatizzazioni in campi dove non c’è mercato? E che preferirei che ci fosse un legame più stretto tra territorio e chi ha la gestione dell’acqua? Ecco, la legge Ronchi queste cose non le garantisce

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