Cosa ci ha detto la vittoria di Pisapia

Che non sono capace di fare i pronostici, ma vabbè, ce ne faremo una ragione. In realtà ci ha detto alcune cose davvero importanti:

  1. Che le primarie, l’unità di intenti e il remare dalla stessa parte sono cose che pagano perché l’immagine che si lascia è di solidità e serietà.
  2. Che il giochino di suscitare paura nella gente ha fatto il suo tempo e non funziona più. C’è un problema di criminalità, piccola o grande che sia, legata all’immigrazione e ai nomadi? Certamente sì, ma il terrorismo mediatico non è la soluzione. Chiedere ai cittadini di tapparsi in casa e rifiutare “l’altro” non risolverà il problema e la gente se ne è accorta.
  3. Il mito di Berlusconi come maestro di comunicazione è crollato: nella campagna per il ballottaggio ha fatto gli stessi errori del primo turno. L’attacco personale agli avversari e il concentrare tutta l’attenzione su di sé ha combinato il disastro, che tra l’altro potrebbe avere conseguenze anche per il governo, in un modo o nell’altro.
  4. L’alternativa è possibile, l’asse Berlusconi-Bossi non è imbattibile. Se hanno perso a Milano e se Fontana a Varese ha sudato freddo vuol dire che si può tranquillamente vincere anche a livello nazionale. Con una considerazione fondamentale: le alleanze sono state vincenti perché hanno guardato verso sinistra e non verso il centro. A Milano UDC, FLI e AI insieme hanno preso il 5,5 %, tanto quanto il Movimento cinque stelle da solo. Dicono che hanno messo le basi e che non potranno che migliorare. Sarà, di sicuro il loro apporto numerico è al momento trascurabile, e qualcosa mi dice che lo sarà anche in futuro.

L’ultimo punto è troppo importante per non approfondirlo, perché l’amministrazione di Pisapia a Milano sarà un fattore determinante per le future alleanze: se i “centristi” del PD si renderanno conto che un sindaco di SeL ha intenzione di fare bene il suo lavoro e non di portare i cavalli dell’Armata Rossa ad abbeverarsi in piazza del Duomo (citazione colta, i più vecchi sanno di cosa sto parlando), allora sarà possibile spostare l’asse delle alleanze verso sinistra rimanendo all’interno di una identità più condivisa, senza avventurarsi nella ennesima armata Brancaleone contro Berlusconi che avrà necessariamente vita breve.

Ivan Vaghi

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4 thoughts on “Cosa ci ha detto la vittoria di Pisapia

  1. Il povero B. è stato boicottato, come dire, mal consigliato, perché divenuto scomodo anche ad i suoi stessi alleati; una presenza imbarazzante, soprattutto dopo la sceneggiata “Obamiana”…
    Si, si, poverino, è stato forzatamente reso indigesto… !

  2. Negli anni 90 le amministrazioni di centrosinistra erano già un modello, almeno per le la qualità dei Sindaci che si distinguevano per capacità e pragmaticità dai leaders nazionali.
    Le primarie hanno rafforzato questo elemento, “correggendo” le scelte di partito e ricordandogli che il popolo di sinistra vuole un certo tipo di candidati.
    Se non ricordo male la citazione esatta parlava di “Cavalli cosacchi a Piazza S.Pietro” ma potrei essere travisato da un mitico numero di Cuore in cui, appunto, vi erano disegni e caviglia così vestiti a cavallo in piena Città del Vaticano.

  3. Se prendere il 5% spendendo 20 mila euro per la campagna elettorale ti pare poco, quando pisapia ha speso 1 milione e mezzo e la moratti ha speso 15 milioni, vedi un po te
    ciao

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