Passaggio a Nord-Est (1) – Il Limes fra Italia e Padania

Fresco di stampa, è uscito nelle edicole il nuovo numero di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Per la seconda volta nel giro di due anni, il trimestrale viene dedicato al contrasto fra unitarismo e separatismi che attraversano la penisola.
Nel lontano 1994, Limes titolava il primo numero monografico sul tema con un perentorio “A che serve l’Italia”; a metà 2009, l’affermazione di quindici anni prima si trasformava in un quesito con risposta aperta, “Esiste l’Italia? Dipende da noi“, a sottolineare la necessità di interrogarsi innanzitutto sul senso del concetto di Italia in chiave statuale, cosa evidentemente non ben chiara a tutti gli attori del fronte unitarista, cui peraltro Limes appartiene.
Quasi a voler dare a tale quesito una risposta, peraltro non priva di un’evidente dose di pessimismo, arriva il numero di maggio 2011, intitolato “L’Italia dopo l’Italia”, il cui senso è riassunto nelle considerazioni, piuttosto rassegnate, affidate dal direttore al proprio editoriale.
Ne riportiamo alcuni significativi estratti:

“Centocinquant’anni di Stato italiano. Non dell’idea d’Italia, che esisteva prima e che resisterà poi, quando queste istituzioni, come ogni umano artificio, saranno affidate alla storia. […] da almeno vent’anni i progetti di partizione della Repubblica Italiana appartengono al futuro pensabile. Non così al tempo della guerra fredda […] Ma ormai […] sul palcoscenico del mondo, nulla è più certo, tutto appare possibile. Perfino la disgregazione dell’Italia. […] La questione italiana si riassume così: sappiamo restare uniti in assenza di vincoli esterni davvero cogenti? Siamo convinti che ci convenga?”

Torneremo a parlare di questo numero di Limes. Per ora è importante rilevare che la rivista prende saggiamente atto di una verità incontestabile: la fine dello Stato italiano è un evento possibile e non certo un tabù di cui non bisognerebbe nemmeno parlare.
Noi aggiungiamo: è cosa buona e giusta che se ne parli ed è auspicabile che un giorno, si spera non troppo lontano, i cittadini delle Regioni che ne faranno richiesta possano esprimersi in un voto referendario sull’indipendenza o sullo status quo.

Prima di chiudere, desideriamo esprimere un ringraziamento caloroso e sincero a OnTheNord per aver scelto di ospitare questa rubrica indipendentista: una decisione coraggiosa, intelligente e lungimirante.

Alessandro Storti e gli amici del CollettivoAvanti

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8 thoughts on “Passaggio a Nord-Est (1) – Il Limes fra Italia e Padania

  1. Penso anche io che cercare di dare una risposta a tutti quei quesiti o problemi che, via via, si possono andare delineando in una società, sia una prova di civiltà che non andrebbe mai disattesa.
    Penso anche che, se ci fosse una maniera per mantenere l’unità d’Italia, trovando soluzioni, anche di lungo termine, alle problematiche odierne, sarebbe una vittoria molto più grande, rispetto alla divisione in piccoli staterelli, che vedrebbero, o potrebbero vedere, l’acuirsi di campanilismi e discriminazioni nei confronti del vicino.
    Dico l’acuirsi perché già ci sono, e spesso anche violente.
    Tutto starebbe nell’avere una classe dirigente politica all’altezza del compito.

    • Proprio oggi passeggiavo nel centro commerciale Acquario di Vignate, dove la direzione ha allestito una mostra di “opere” di bambini in onore del 150esimo.
      Tornato a casa mi sono chiesto una cosa: l’unità statuale di un territorio tanto vasto e, soprattutto, ancor più popolato, è davvero una conquista?
      In altri termini, siamo sicuri che l’essere statualmente più piccoli sia un limite, soprattutto in un mondo in cui le frontiere sono permeabili e gli eserciti non servono più per occupare e ingrandirsi, ma semmai per difendersi (se proprio ce n’è bisogno, Dio ce ne scampi)?
      In poche parole, siamo sicuri che l’unità d’Italia sia stata una conquista, il migliore dei destini possibili per i territori che sono finiti in mezzo a questo progetto?
      Senza citare la sempiterna Svizzera, che sarebbe esercizio troppo facile, risponderei con l’Austria. O l’Olanda. O qualsiasi paese scandinavo. Non tutti i matrimoni sono fatti per durare. Non tutti i matrimoni sono la scelta giusta.

  2. Secessione … Federalismo … Federalismo-fiscale … Devolution … l’ultimo mantra fu quello dei Ministeri-al-Nord (roba del 2011)

    Tutto tranne lo STATUTO SPECIALE x tutte le Regioni del Nord .. così come già ce l’hanno tre regioni : la Val d ’Aosta , il FVG ed il Trentino Alto Adige

    Problema : come riuscire , stando al governo centrale a Roma , con un alleato alla presidenza della regione Lombardia e avendo la Presidenza del Veneto , a NON dare gli STATUTI SPECIALI a Lombardia e Veneto ?

    Semplice : bastava gridare o far gridare da utili idioti sul pratone di Pontida : SECESSIONE , SECESSIONE !!

    Come puntualmente accadde domenica 19 giu 2011

    Facebook > Cantone Nordovest

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