«Hey, ma lo sai che la lista civica Milano al Centro è finanziata da Dall’Utri?»

Drrriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnnn………..

Mancano 3 giorni, solo 3 giorni! Ci siamo, non ci posso credere, il weekend del 15 maggio è arrivato, dopo sei mesi trascorsi a girare sul territorio, a parlare con la gente, a scontrarmi col muro di gomma del cittadino «distante dalla politica»; concetto inspiegabile, illogico, a guardare all’etimologia stessa del termine «politica».

Cosa hanno fatto dell’Italia, dei Milanesi, della mia Milano!! Incredibile, oramai si è talmente nauseati che, se si fa ancora lo sforzo di andare a votare, si considera che tale sforzo sia sufficiente di li a 5 anni, e si delega la gestione di casa propria a terzi ignoti e imbellettati, senza accorgersi che le loro scelte determinano il nostro quotidiano.

Non conoscevo Milano. Non ne conoscevo la sua reale estensione. Che poi, Milano è piccola. E’ fatta di tanti splendidi angoli romantici, talvolta deturpati da un’architettura bizzarra, ma pur sempre dolci al mio sguardo. Le appartengo. Me ne sono andata 6 anni, ma sono tornata perché le voglio bene, e la credo migliore di quello che mi fanno vedere, di quello che mi raccontano.

Sono stufa dell’informazione che mi circonda, tutta! Il mondo è sufficientemente evoluto da fornici metri di paragone utili per giudicare l’operato dei nostri governanti, con la nostra testa. E onestamente, sono proprio scarsi, i governanti degli ultimi 5 anni!

Quello che si poteva fare, ma non è stato fatto, è sotto gli occhi di tutti, raccontato in lungo e in largo, e non intendo tediarvi anch’io. Potete istruirvi da soli, con un semplice click.

Ciò che non vi raccontano, è l’esperienza di migliaia di cittadini che, nella città più frettolosa e produttiva d’Italia, hanno dedicato i loro momenti liberi, le notti e le domeniche, ai loro concittadini. Gente che sistemava campetti sportivi nei parchi, che piantava fiori nelle aiuole e prendeva l’impegno di annaffiarli per i prossimi 5 anni, gente che faceva danzare gli anziani nei circoli e piantava ciliegi negli asili, gente che si trovava nelle periferie per contrastare l’ondata mafiosa, gente che si trovava in centro per far cultura… gente che tra mezzanotte e le due del mattino puliva piazza Duca d’Aosta, perché in cambio ha avuto il piacere di vedere 20mila persone raccolte intorno ad un palco dal quale si liberava musica. Volontari. Cittadini.

Questa gente si è impegnata nella campagna, ma rappresenta ognuno di noi. Sono le persone che partecipano ad associazioni nei campi più disparati, dallo sport all’assistenza sanitaria, al teatro, al trasporto pubblico notturno delle donne e di chi magari ha esagerato. Sono i rappresentanti delle best practices sviluppate dai milanesi, orgogliosi di rendere più attiva e più bella la loro città.

Giuliano Pisapia alcuni li conosceva, altri li ha conosciuti, di altri magari sa solo che partecipano. Giuliano Pisapia ha deciso di dar loro spazio, voce, fiducia, sostegno. Di centrare lo sviluppo di Milano sull’azione cittadina, seguendo le esigenze indicate degli stessi milanesi, garantendo trasparenza e controllo sull’operato amministrativo (l’opposto dell’esperienza EXPO di questi due anni, per intenderci).

Giuliano Pisapia ha fatto tacere i partiti di sinistra, li ha messi in riga e li ha riportati tra la gente, risvegliandoli dai loro circoli, dove stavano chiusi a far voli pindarici.

Giuliano Pisapia ha studiato per 8 mesi (solo perché non ha avuto più tempo) le criticità della città. Ha ascoltato migliaia e migliaia di voci, ha costruito un programma con loro.

Giuliano Pisapia ha potuto realizzare tutto questo perché è una persona, gentile certo, ma soprattutto competente, che conosce il diritto e le regole alla base della convivenza sociale. Dote necessaria, eppure rara nell’odierna governance meneghina.

Giuliano Pisapia sa che Milano è una città fortissima, e che deve solo difenderla dagli attacchi di che vorrebbe appropriarsi della sua ricchezza.

Giuliano Pisapia è la persona che può traghettare Milano ad un nuovo momento di splendore. Letizia Moratti è la persona che può farci sprofondare nel baratro del malaffare, per pura e semplice incompetenza, poverina.

In entrambe i casi, Amico e Concittadino, il 15 e 16 maggioti dirigi verso un cambiamento.

Ti chiedo solo un favore.

Vota responsabilmente.

Viola Nicodano

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14 thoughts on “«Hey, ma lo sai che la lista civica Milano al Centro è finanziata da Dall’Utri?»

  1. Bella segnalazione, Luca

    @ Viola
    Hai scritto:
    “Giuliano Pisapia sa che Milano è una città fortissima, e che deve solo difenderla dagli attacchi di che vorrebbe appropriarsi della sua ricchezza.”
    Magari allora ricordagli qualche cifra a proposito del saccheggio da parte dello stato italiano, ai danni di Milano e della Lombardia tutta. Basterebbe pretendere un’autonomia stile New York (stato e città) e Pisapia avrebbe il mio voto -se vivessi nella City e non nell’East Side-. E invece se ne guarda bene, mi pare. Non sia mai che si tolgano soldi alla solidarietà per i poveri napoletani, quelli che grazie a Lettieri e pure a Morcone si apprestano a non pagare la Tarsu o, comunque, ad avere fondi straordinari lombardo-veneti per gestirsi l’ordinario quotidiano.

    Hai scritto:
    “Questa gente si è impegnata nella campagna, ma rappresenta ognuno di noi. Sono le persone che partecipano ad associazioni nei campi più disparati, dallo sport all’assistenza sanitaria, al teatro, al trasporto pubblico notturno delle donne e di chi magari ha esagerato. Sono i rappresentanti delle best practices sviluppate dai milanesi, orgogliosi di rendere più attiva e più bella la loro città.”
    La sinistra ha un problema di comprensione “antropologica” del Nord, e il tuo post ne fornisce la dimostrazione. Le prime e più importanti best practices messe in atto dai Milanesi (e dai Lombardi tutti) sono i loro livelli di capacità produttiva e il benessere, materiale ma non solo, che da essi deriva. Qualche mese fa conversavo con un ex-inquilino egiziano di un mio cliente, divenuto ex dopo aver ottenuto la casa comunale qui nell’East Side (prima dimostrazione di risultato materiale, e non solo); mi diceva che aveva perso il lavoro e io gli chiedevo se non avrebbe preferito ritornare in Egitto (tra l’altro la “primavera araba” era ancora di là da venire). Sua risposta: “no, no, là se hai bisogno di ospedale finisce che puoi morire, pochi servizi, devi avere amici; qui tutto, qui hai bisogno di ospedale, tu trova vicino, curano se hai bisogno” ecc. ecc. -l’italiese in cui si esprimeva l’ho riportato non per élitismo e men che meno per razzismo, ma semplicemente perchè così mi ha parlato ed è giusto testimoniare la sua lingua, non quella finta alla Zagrebelsky, quello che risponde ad Ezio Mauro “concordo teco” (ma vedi d’annatte…). In ogni caso, seconda dimostrazione di risultato materiale, e non solo. Per vivere meglio bisogna anche produrre beni di prima, seconda, terza necessità, altrimenti si vive come nel terzo mondo, dove la gente muore di sporcizia, umidità, fame, ecc.

    Meno retorica, dài.
    E sporcatevi un po’ le mani con la difesa degli interessi economici e politici concreti di una Capitale europea e mondiale come Milano. Ci siamo rotti di essere periferia dell'”impero” vaticano. Milano Capitale, per davvero. E ci “basta” governare la Lombardia, che il resto si tenga pure lo sciagurato tricolore.

      • Pino, non sono credente, ma non costringermi alla bestemmia, dài.
        Forse lì a Varese e dintorni vi fumate troppa erba insubre, quella che “Milano è uno schifo”, “Milano è corrotta”, solo che gli amigos Terragni la declinano in chiave antimoderna e passatista, voi della gauche, invece, in chiave provincial-snobista.
        Due punti di vista apparentemente contrapposti e tuttavia palesemente sbagliati (perchè il primo guarda al passato, l’altro guarda dall’altra parte).

        Milano ha tanti difetti, come qualsiasi metropoli, ma è moderna, dinamica, produttiva, integrata, multietnica, laica, elegante, affascinante, BELLA. Molto più di tante altre capitali mondiali, dove i ghetti esistono per davvero, e non ci scherzerei sopra più di tanto. Teniamoci stretta Milano, averne di metropoli così in Europa, che non hanno mai preteso imperi, mai colonizzato nessuno, mai imposto la propria lingua, la propria religione, i propri dazi.
        Viva Milano!

        E viva San Marco, dài, in omaggio agli amici veneti 🙂

    • “Questa gente si è impegnata nella campagna, ma rappresenta ognuno di noi. Sono le persone che partecipano ad associazioni nei campi più disparati, dallo sport all’assistenza sanitaria, al teatro, al trasporto pubblico notturno delle donne e di chi magari ha esagerato. Sono i rappresentanti delle best practices sviluppate dai milanesi, orgogliosi di rendere più attiva e più bella la loro città”

      “Le prime e più importanti best practices messe in atto dai Milanesi (e dai Lombardi tutti) sono i loro livelli di capacità produttiva e il benessere, materiale ma non solo, che da essi deriva.”

      Non credi che le due best practices siano collegate?

      • Hai ragione Valerio, infatti il Sud, vittima solo di se stesso e del suo familismo amorale, produce ben poco e brilla per egoismo sociale (dalle donazioni di sangue all’associazionismo in genere). Sarebbe bello che quest’ambivalenza lombarda (e pure veneta) fosse evidenziata anche dai PR di Pisapia e non solo dal sottoscritto o da te.
        Altrimenti la sensazione è sempre quella di aver a che fare con una sinistra che vede nel no profit, nell’equo&solidale, nell’altromercato e dintorni tutto il bene del mondo, dimenticandosi che le condizioni di benessere materiale (e non solo) in cui viviamo dipendono innanzitutto dal mercato(senza “altro” davanti). Senza il quale staremmo tutti molto ma molto peggio.

    • Banlieus parigine, moschee radicali di Londra, ghetti olandesi e svedesi, progressiva autosegregazione turca nelle città tedesche, Barcellona “mecca” del radicalismo estremista (= terrorista) islamico…
      Poi potremmo anche parlare dei problemini nelle metropoli degli States, che non sono mica da poco.
      Forse è meglio che te ne fai una ragione: meglio il Triboniano, Ponte Lambro e quelle altre poche zone, peraltro molto limitate e circoscritte, di reale disagio urbano, piuttosto che avere la Tour Eiffel o il Ponte sul Tamigi e poi, a distanza di venti kilometri e fuori dalla vista dei turisti, quartieri in guerra o a rischio guerra civile.

      In ogni caso, visto che sei tu che sputi a raffica su Milano e Lombardia in genere, eccoti un’opinione non esattamente partigiana:
      “Quanto a Milano, l’ho sempre amata, è la Mecca del design, in senso letterale […] Milano e il Salone del Mobile sono stati importantissimi per far capire al mondo intero che il design può essere un motore economico. Oggi la città è la quintessenza della combinazione tra espressione artistica e finalità economica. Ma Milano non è solo questo: io vengo ispirato anche solo camminando per la città, frequentando le feste, i bar, le librerie, i negozi di abbigliamento, i musei. Milano è sempre interessante, piccola ma culturalmente ricca, raccolta ma dallo spirito globale”
      (Karim Rashid, designer di fama mondiale, intervistato dal Sole24Ore il 9 aprile 2011)

      • Milano meglio di Parigi, Londra, Barcellona…
        Poi quello che “fuma” sono io: ma dai…

  2. @ Pino

    ah no, scusa, adesso arriva Pussavia e sistema tutto hai ragione, adesso siamo merda e dopo saremo er mejo der mejo, specie con la patrimoniale…
    Comunque sono proprio curioso, visto che il fumato sarei io, di sapere in cosa consisterebbe l’essere ghetto europeo da parte di Milano. Dài, spara, così imparo qualcosa…

    “Il calice è lungo e amaro” (Cristo, da un’intervista a Rolling Stones nell’anno 33 d.C.)

      • Secondo me a te farebbe bene guardare un po’ meglio proprio nella cerchia di Abbiategrasso. Però prima dovresti toglierti le fette di soppressata dagli occhi.
        Viva viva il Subcomandante Pussavia, che tutti i ghetti di Milano li porta via!
        In ogni caso, caro amico piddino, preparati alle ultime due settimane di libera uscita dalla realtà, perchè dal 30 maggio finiranno i vostri alibi: governare il “ghetto europeo” (Pinoseltz copyright, a futura memoria) toccherà a voi, e allora vedremo cosa sarete capaci di fare. 14 giorni al tramonto, ricordatelo.

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