Le acque sporche del Lago di Garda

C’è Francesco Peluso, 56 anni, vissuto a Castelnuovo del Garda, condannato a due anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Vincenzo Pernice, un boss dell’Alleanza di Secondigliano. C’è Ciro Cardo, 55 anni, cognato di Pernice e residente a Peschiera del Garda ma ora in carcere perchè condannato a sei anni a Verona per usura ed esercizio abusivo del credito. Il giorno della cattura di Pernice, eseguito dagli agenti della Dia, gli aveva fatto visita a bordo della sua Porsche. C’è anche Salvatore Longo, 37 anni, latitante, altro cognato di Pernice e condannato a Verona a 8 anni e sei mesi per usura. 

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12 thoughts on “Le acque sporche del Lago di Garda

  1. L’importanza dei cognomi.

    Noi, Lombardi colti e multietnici, rifiutiamo di dare importanza ai cognomi. E probabilmente abbiamo una parte di ragione, perchè va rifiutata l’idea che la mafia (le mafie) del Sud siano una questione (soltanto) etnica.
    Il problema è che loro danno molta importanza ai cognomi, eccome.
    Riporto un estratto dalla pagina di wikipedia sotto la voce “made men” (cioè membri dei clan negli States). Come si vede, il fattore etnico è determinante.
    E, prima di lasciare alla lettura, pongo una domanda: siamo sicuri che mafia sia un concetto universale, opensource, sicché anche un signor Brambilla potrebbe divenire boss di un clan?
    Con tutto il rispetto per gli amici mezzi terroni o terroni tutti ma soprattutto onesti, saluti da un quarto di terrone (che però non ha le fette di soppressata sugli occhi), e buona lettura:

    Traditionally, in order to become a made member of the Mafia, the inductee had to be a male of full Southern Italian (preferably Sicilian) descent. Today, it is believed that this requirement has been loosened so that males of half Italian descent through their father’s line can also be inducted. Other sources say that a half-Italian through his mother’s line can also be acceptable if he has an Italian surname. Because many third and fourth generation Italian Americans also have non-Italian ancestry (due to the mixing of ethnic groups commonplace in the United States), having an Italian surname seems to have become the prerequisite for Mafia membership.

  2. Nel frattempo, per la rubrica OnTheSouth:

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_03/ndrangheta-arresto-sindaco-assessori-marina-gioiosa-ionica_d07c1e64-7551-11e0-9941-c72ac192f71a.shtml

    E’ importante focalizzare l’attenzione sul meccanismo degli appalti pilotati a favore degli amici del clan. Sebbene questa prassi possa essere presente anche ad altre latitudini (basta una consulenza inutile affidata all’amico avvocato o alla società del tal parente), nel contesto meridionale la cosa diviene del tutto patologica, come dimostra la totale incapacità di portare a compimento le opere pubbliche, la propensione ad edificarne di inutili e sovradimensionate, la completa disfatta del livello dei servizi pubblici essenziali (come la raccolta rifiuti o la sanità).
    Ancora una volta, in altri termini, la differenza fra contesto mafioso (Sud) e contesto non mafioso (Nord) è data dal livello di assuefazione e di penetrazione delle prassi parassitarie claniche, un livello che nel Mezzogiorno porta a definire il fenomeno mafioso come endemico. Al di là delle questioni culturali, che sono un’altra cosa ancora.
    Tale livello endemico blocca in modo pressoché irrimediabile i processi di produzione e di sviluppo sociale, come dimostra la continua fuga di giovani che definiscono quel contesto privo di qualsiasi autentico sbocco lavorativo e professionale.
    Ribadisco: il Sud è un problema europeo e la comunità continentale dovrebbe porlo in quarantena giuridica. Continuare a lasciare ai cittadini del Sud il diritto di eleggere deputati e senatori (e quindi governi) che fanno lobby pro-sprechi (cioè pro-mafia) influenzando tutta la Penisola e parte dell’UE (si pensi ai tanti miliardi comunitari letteralmente dispersi senza produrre alcunché), significa regalare alle mafie stesse enormi mezzi finanziari e politici. Solo la secessione potrà mettere a dieta drasticamente il mostro parassitario mafioso; la mafia non scomparirà, ma subirà un colpo dannatamente forte. Qualsiasi altra proposta anti-mafia è solo un palliativo, se non ci si rende conto che ogni giorno, con le nostre tasse, tutti continuiamo a nutrire il “mostro”.

    • Marina di Gioiosa Ionica oggi, poco tempo fa il sindaco della cittadina vicina Siderno…. la Locride è tutta in mano alla ndrangheta, ne arresti 30 ne spuntano 50… peccato perchè la zona è bellissima .

  3. aggiornamento:
    http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=030511112643

    e poi c’è anche questo, che dà l’idea del contesto:
    http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=030511112056

    Concordo con te Luca. Il problema è che sono tantissimi (troppi) i mafiosi nel Sud. E la loro capacità di influenzare la società, la politica, l’economia locale è devastante, anche perchè la visione del mondo dei mafiosi e dei non mafiosi si abbevera alle medesime fonti, ai medesimi codici di condotta: la sola differenza è che i mafiosi sono l’élite sociale, non a caso si definiscono “soldati”, mentre la più parte della popolazione è fatta di sudditi, un po’ come nel Giappone feudale. Naturalmente ci sono anche le zone e le minoranze “italiane” a tutti gli effetti, cioè civili(zzate), ma quante sono? Che peso reale hanno nelle dinamiche sociali?
    Ho appena terminato di leggere “Terronismo”, di Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno. Sebbene il nostro si sforzi di contrastare, peraltro con ragionamenti molto spesso condivisibili, quelli che considera essere gli opposti estremismi dell’orgoglio sudista (fra neoborbonici e pensiero meridiano lento) e del pregiudizio nordista (clima e addirittura razza come supposte cause dei mali del Sud), alla fine, il quadro del Sud che ne esce è desolante.
    Non è la razza, certo. Non è il clima. Però la cultura sì, altrimenti non si spiega come mai il Sud continui ad arrancare, a tergiversare, ad impantanarsi senza tregua. Senza orizzonti visibili. Senza prospettive. E non si spiega come mai il vero prodotto culturale doc del Sud, la mafia, abbia tutta questa vitalità: ce l’ha perchè ha radici profondissime nella Weltanschauung delle genti del Sud, nei loro ipocriti e disonorevoli codici d’onore, nella struttura sociale familistica e uncivic.
    Infatti Demarco, forse non rendendosi conto della contraddizione implicita, ripone le proprie speranze nelle centinaia di migliaia di giovani che lasciano il Sud stanchi dei condizionamenti di quel mondo: bella speranza quella di fuggire, dico io…

  4. Concordo Alessandro, la realtà meridionale è complessa e reputo il termine mafia (camorra, ndrangheta, sacra corona unita,rosa ecc) un termine limitato e limitante in quanto imperfetto per quanto riguarda la descrizione della realtà che ci circonda.
    Bisognerebbe scindere l’aspetto criminale, quello sociale e culturale, politico (e altri) per capire in modo più approfondito la realtà meridionale .
    In certe parti del sud il capitale imprenditoriale è solo mafioso, i negozi sono per il 90 % propietà delle famiglie (o di loro tirapiedi) al nord, in Germania, Francia, Spagna, Usa, Canada, sud America, Australia il capitale mafioso è presente ma non è l’unico .
    Per capire la realtà calabrese consiglio la lettura del libro “Malapianta” di Nicola Gratteri.

  5. Poi è anche vero che la maggior parte dei magistrati uccisi dalla mafia (Falcone e Borsellino in primis), nonché carabinieri, poliziotti, giornalisti ecc., in maggior parte sono anche loro del Sud…

    • Certamente, è una sorta di guerra civile meridionale, per molti aspetti paragonabile ai conflitti asimmetrici mediorientali, in cui le strutture claniche radicate nelle varie province (la reale classe dirigente) si scontrano per il controllo del territorio con gli apparati repressivi statali (la classe dirigente sovrastrutturale, disegnata a tavolino in fase di decolonizzazione, ricalcando modelli occidentali percepiti come estranei da quelle culture).

  6. Suggerisco anche la lettura di questo pezzo:
    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_03/brusca-trattativa-processo-firenze_e3d36de8-7568-11e0-88f0-a00eb5833fe6.shtml

    Io personalmente non do molto credito ai pentiti, che spesso e volentieri sono dei grandi venditori di balle. Tuttavia una cosa mi sembra chiara: non è lo Stato che manovra la mafia, è la mafia che condiziona lo Stato. Naturalmente è più comodo ostinarsi a credere il contrario, pensando che ci siano sempre livelli superiori, poteri occulti, gerarchie paramassoniche (e magari pure demo-pluto-giudo-karate-ecc…ecc…)
    Ma la verità è sempre più semplice ed evidente, nella sua banalità: esistono dei malvagi (i mafiosi) figli di una cultura malvagia (il familismo amorale) -esistono perfino dei malvagi tout court, ma questa è un’altra storia- ed è a loro, a quei malvagi, a quei mafiosi, che hanno un volto, dei nomi, dei luoghi, delle connivenze diffuse e ben localizzate, che andrebbe applicato il metodo Obama (che Allah lo protegga): droni e piombo.

      • Su Obama la mia fonte è Christian Rocca (nonostante sia unitarista spinto e juventino).
        Del resto qualcuno pensava che Obama avrebbe chiuso Guantanamo, avrebbe ritirato le truppe dall’Iraq, avrebbe chiuso la guerra afghana… invece, oltre a non fare nessuna di quelle cose (al di là dei finti proclami), ha colpito in Yemen, Pakistan, Somalia e Libia.
        Probabilmente ha persino esagerato, almeno nel caso libico.
        Comunque chissà, magari qualcuno dei suoi Navy Seals potrebbe avere un buco in agenda, magari un passaggino in Calabria o in Sicilia non farebbero male…

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