Se la secessione parte dal Sud

I sostenitori del disgregamento nazionale (Lega in primis) vedono nella secessione uno strumento per rilanciare il Nord Italia dal “peso morto” del Meridione.
Franco Bechis, giornalista di “Libero”, commentando le ultime dichiarazioni di Lombardo, governatore della Sicilia, che minaccia di “staccare” la Sicilia dall’Italia, pone però un’eccezione: “Lombardo vuole andarsene? Evviva. Eppure non c’è molto da esultare. Perché se qualche altra regione del Sud volesse togliere il disturbo, è probabile che asciugatesi le lacrime con i fazzoletti di rito il resto degli italiani starebbe meglio. Dalla secessione quasi tutte le Regioni del Sud avrebbero da perdere, e il resto d’Italia si troverebbe più ricco. Con l’addio della Sicilia sarebbe invece ben altra musica.“.
Per Bechis infatti, “l’indipendenza” della Sicilia potrebbe rappresentare per l’Italia un grosso problema a livello energetico: “Lì si raffina il 40 per cento della benzina e del gasolio utilizzati nel continente. Non solo: Lombardo è in grado di spegnere luce gas e riscaldamento in buona parte di Italia. Un po’ perché lui produce energia in sovrabbondanza e il 12% lo gira alle altre Regioni. Ma soprattutto perché in Sicilia transitano il più grande metanodotto marino italiano che trasporta 25 miliardi di metri cubi di gas e passa di lì pure il gasdotto libico che attualmente è chiuso per guerra. Se uscendo dalle pastoie legali e burocratiche che finora li hanno fermati, venissero realizzati i due rigassificatori previsti a Porto Empedocle e a Priolo, quasi la metà del metano consumato in Italia verrebbe dalla Sicilia“.
E inoltre: “Lombardo ha spiegato che se facesse la secessione, riscuoterebbe lui in loco quelle accise sui prodotti energetici che attualmente finiscono nelle casse del Tesoro italiano. È vero. E si tratta di 10 miliardi di euro all’anno“. Una somma che compenserebbe ampiamente quello che la Sicilia verrebbe a perdere staccandosi dal resto d’Italia: 6 miliardi di euro di trasferimenti statali per sanità, istruzione e ordine pubblico.
Qual è quindi la conclusione di Bechis? “Con una rottura l’Italia avrebbe solo da perdere“.

P.S. anche per On the Nord

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22 thoughts on “Se la secessione parte dal Sud

  1. Quindi è meglio continuare a dare quattrini alla Sicilia perchè se si staccano sono c…
    amari dal punto di vista energetico…fratelli (coltelli) d’Italia l’italia s’è desta ecc ecc…

  2. Un’analisi un po’ raffazzonata. Per due motivi.

    Intanto si potrebbe andare a guardare un po’ più puntualmente il quadro delle regioni relativo a produzione e consumo di energia.

    Le regioni in surplus (che “esportano” energia) sono (ISTAT 2008, valori percentuali):
    – Molise (esubero del 249,9%)
    – Valle d’Aosta (139,7%)
    – Liguria (88%)
    – Puglia (86%)
    – Calabria (78%)
    – Trentino A.A. (45,9%)
    – Sicilia (3,9%)
    – Sardegna (1,2%)

    Quelle in deficit (che “importano” energia)
    – Campania (-51,6%)
    – Veneto (-51,4%)
    – Basilicata (-52,2%)
    – Lazio (-49,5%)
    – Marche (-49,1%)
    – Umbria (-26,8%)
    – Abruzzo (-25,2%)
    – Lombardia (-24,7%)
    – Toscana (-18,8%)
    – Piemonte (-18,4%)
    – Emilia R. (-9,2%)
    – Friuli V.G. (-2,7%)

    L’Italia, complessivamente è in deficit dell’11,8%.

    E’ vero che la Sicilia è approdo dei gasdotti e degli oleodotti dal Nord Africa tramite i quali produciamo nelle nostre centrali termoelettriche, ma è altrettanto vero che le regioni del Nord sono approdo degli elettrodotti tramite i quali importiamo direttamente energia dall’Europa (Svissera e Francia in particolare), così come dei gasdotti e oledotti che arrivano daNord (in particolare dall’Est europeo). Ci sono poi i rigassificatori esistenti (Rovigo, La Spezia) e in progetto (tra cui Livorrno).

    E’ anche vero che in Sicilia – nel siracusano in particolare – c’è un grande polo petrolchimico (in particolare con gli stabilimenti della genovese ERG). Ma è anche vero che i poli petrolchimici in Sicilia sono 3, al Sud ce n’è solo un altro in Puglia, mentre al centro Nord ce ne sono altri 10 (4 inSardegna, 2 in Emilia, 1 in Lombardia, 1 in Veneto, 1 in Toscana e 1 in Umbria).

    Non avevo mai sentito il dato secondo il quale in Sicilia si raffina addirittura il 40% della benzina e del gasolio dell’intero continente (che francamente mi pare un po’ eccessivo). Può darsi, ma proprio per questo dubito che le potenze europee e la lobby dei petrolieri lascerebbero fare al Lombardo di turno il bello e il cattivo tempo. E comunque se si riesce a trovare un accordo con Putin e Geddhafi, non credo sia un problema insormontabile trovarlo con Lombardo, onestamente. Altrimenti ci sono sempre gli anglo-francesi pronti a far casino, come vediamo.

    daniele,milano

    • 1) Nel gergo delle isole italiane, “Continente” sta per “Italia”, e non per “Europa”.

      2) Le accise sui raffinati (benzina, gasolio, etc), in Italia costituiscono un introito per lo Stato italiano di circa 23 mld di euro (23 mld di euro*40%= circa 10 mld euro). Essendo l’accisa (formalmente) applicata alla produzione e non alla vendita (come invece è l’IVA), si vuol far credere che si possa incamerare questa somma alla produzione del raffinato nella Sicilia indipendente, prima della vendita nel Continente. Inutile aggiungere che il Continente non comprerebbe MAI raffinati gravati da accise tanto alte.

      3) Degno di nota è il fatto che la Regione Siciliana introiti quasi tutte le tasse, ma non quelle su lotto, tabacchi, alcolici e raffinati petroliferi
      Se il Veneto fosse speciale

      4) L’ultima volta che ha parlato (2010), Bortolussi ha detto che la Regione Siciliana riceve in trasferimenti e servizi circa 18 mld di euro all’anno in più di quanto dia allo Stato.
      CGIA residuo fiscale delle Regioni italiane

      5) I 6 miliardi di trasferimenti citati da Bechis compaiono in un rapporto della cgia di mestre del 2005 (!), alla vigilia del referendum sulla riforma costituzionale “devoluzionista” del terzo governo Berlusconi. E ovviamente si riferisce ai soli trasferimenti nelle aree istruzione, sanità e polizia.
      Dati CGIA 2005

      6) Nel caso in cui la Sicilia trattenesse sul territorio i 10 miliardi provenienti dalle accise sui carburanti, rimarrebbe comunque un saldo negativo di 8 miliardi in beni e servizi.

      7)D’altro canto, se la Sicilia rimanesse all’interno dell’Italia, lo Stato italiano velocemente abolirebbe queste accise (la prima è stata imposta ai tempi della guerra d’Etiopia, l’ultima è stata imposta da Tremonti per finanziare il fondo Fus per la cultura) ed aumenterebbe l’IVA. Con ciò si avrebbe che, mentre L’IVA riscossa sui carburanti venduti in Sicilia rimarrebbe alla Regione Siciliana, quella raccolta nel Continente spetterebbe allo Stato. Nell’ipotesi in cui l’abolizione delle accise e l’aumento dell’IVA venisse congeniato in modo tale da mantenere inalterata la tassazione sui raffinati (e quindi il loro costo per l’automobilista), la Sicilia otterrebbe dal nuovo regime appena un aumento delle proprie entrate erariali di 2 miliardi di euro dall’aumento dell’IVA, invece dei 10 miliardi di accise che attualmente vanno ad ingrassare il governo italiano.
      Nel caso la Sicilia diventasse indipendente, come detto prima, l’Italia non comprerebbe MAI raffinati al doppio del prezzo normale (le accise italiane costituiscono il 50% del costo alla produzione dei raffinati).

      8) Da sostenitore del centrosinistra io mi fido dei numeri che dà Bortolussi, candidato presidente del centrosinistra alla Regione del Veneto (ex-compagno PCI, mai rinnegato). Mi fa specie che dei sostenitori del centorsinistra diano invece una qualche pur minima validità alle parole del vicedirettore di Libero, (uno dei giornali di Berlusconi) senza preoccuparsi di verificare ciò che che scrive. Come se fosse una novità, poi, che Libero si inventi le notizie o rigiri i numeri come cazzo gli pare pur di dar sostegno alle proprie fasulle tesi in qualunque campo (ce lo siamo già dimenticato, cosa faceva di lavoro l’ex-vicedirettore di Libero? Renato Farina ). Il fatto che i numeri rimaneggiati alla cazzo di cane siano pure quelli ricavati con fatica e professionalità da esponenti del centrosinistra, dovrebbe perlomeno far scattare nei sostenitori del centrosinistra un minimo di amor proprio e spingerli a controllare con accuratezza le fonti, prima di sposare le fantasiose tesi di un ciellino berlusconiano.

      9) Da Veneto, sostengo con forza la volontà dei Bellunesi, Venti anch’essi, di passare alla Regione a Statuto speciale Trentino- Alto Adige, anche se la Costituzione lo vieta. Allo stesso modo sei i Siciliani vogliono andarsene, non sarò di certo io ad obbligarli al precetto costituzionale dell’Italia una ed indivisibile.

      P.S. di sicuro ho fatto casino con i link.

      • “di sicuro ho fatto casino con i link”
        Invece no! In compenso uno dei miei numeri è diventato una faccina con gli occhiali da sole…

      • Nemmeno io sono propenso a dare credito a Bechis. Semplicemente ho riportato un punto di vista sulla secessione vista da un esponente della comunicazione di centrodx.
        La Sicilia poi al momento è anche autonoma, quindi, in teoria, dovrebbe trovarsi in una situazione privilegiata per quanto riguarda la gestione delle risorse, rispetto, ad esempio, al tuo Veneto.

      • Analisi molto dettagliata.
        A margine mi permetto di aggiungere una considerazione: le economie fondate sulle monocolture, che si tratti di canna da zucchero, semi di cacao o petrolio poco cambia, non sono mai state fortunate, salvo rarissime eccezioni. Le tempeste nel deserto nordafricano e mediorientale di questi mesi ne sono la palese riprova.
        Quindi, anche posto che la Sicilia diventasse indipendente (magari!) e fondasse la sua economia sulla mera gabella imposta al transito di beni destinati ad altri, non penso ne deriverebbero grandi benefici ai siciliani, che già oggi godono di entrate straordinarie, come ben spiegato da Valerio, e tuttavia dimostrano ampiamente di non sapersi bengovernare.

        Forse sarebbe il caso che i Siciliani, e i cittadini del Sud in generale, smettessero di sperare nei miracoli dall’alto, si chiamino questi petrolio, Gioia Tauro o chissà cos’altro, e cominciassero ad industriarsi per produrre, bene e in modo massiccio, normalissimi beni di consumo, possibilmente non solo limitati al settore alimentare e ai volumi di diritto.
        Certo, in assenza di una borghesia diffusa e in presenza di un feudalesimo che non se ne è mai andato, mi rendo conto non sia facile. Ma il problema è tutto qui: nella loro concezione feudale dei rapporti sociali, in virtù della quale hanno dato vita ad una società del privilegio (rispettivamente, di essere protetti dal signorotto e di imporre la decima al sottoposto) ben distante dalla nostrana società del diritto (pur con tutti i limiti, molti dei quali derivano però proprio dal fatto che i signorotti mafiosi tendono ad esportare con la violenza il proprio potere qui da noi).

        Cordialmente,
        Alessandro Storti

    • La differenza è che il Sud è feudale, il Nord no. La cultura diffusa è esattamente opposta. Per cui ciò che arriva qui è una forma di colonizzazione di fronte alla quale la maggior parte delle vittime non sa nemmeno come porsi.
      Del resto, se venisse un bastardo mafioso a minacciare di bruciare i tuoi uffici se non gli cedi un appalto, tu cosa faresti? Pensi che denunciandolo alle autorità potresti stare tranquillo e continuare come prima? Pensi che, anche se lo arrestassero dopo che tu l’hai denunciato, magari con tanto di conversazione registrata, i suoi sodali se ne starebbero buoni? Pensi che la tua famiglia e i tuoi figli potrebbero continuare a girare tranquilli per il quartiere, senza pericoli nè timori?

      La criminalità organizzata mafiosa si differenzia dalla criminalità, anche organizzata, comune, in quanto la prima è una cultura e una società, è un insieme di famiglie e di clienti che danno vita ad una galassia di rapporti economici, sociali, familiari, stabili e strutturati, basati su codici, sui concetti distorti di “rispetto” e “onore”, tali per cui i mafiosi sono personaggi importanti, non reietti; la seconda invece è soltanto un insieme di delinquenti, spesso dediti all’autodissoluzione, rinnegati dalle proprie famiglie, privi di territori sicuri in cui sentirsi a casa. Un criminale comune vuole solo rubare e truffare, se lo becchi scappa il più lontano possibile, perchè nessuno lo protegge. Un mafioso è un signorotto locale, che si vendicherà implacabilmente di chiunque si frapponga sul suo cammino, che ti braccherà fino a divorarti, che concepisce se stesso e il suo vasto clan come il centro del mondo, con tanto di legami di rispetto e d’interesse con innumerevoli altri simili e altri clan (non a caso, quando sono all’estero, cioè fuori dal Sud, i clan spesso e volentieri collaborano al di là delle differenze etniche -cioè regionali- e di rivalità nei luoghi d’origine: ciò poiché fuori il mondo si divide in due categorie di persone, mafiosi e non, esattamente come fra islamici e infedeli; non a caso ai boss ci si sottomette, come ad Allah, e proprio dalla cultura araba derivano alcuni caratteri determinanti della cultura mafiosa).

      Grazie all’Unità d’Italia, quello che era un fenomeno locale e per certi aspetti folkloristico, è diventato un sistema di controllo di un intero stato e dei suoi pazzeschi flussi perequativi.

      • Alessandro, non esiste solo il feudalesimo della mafia. In Lombardia c’è ad esempio un centro di potere che si chiama CL, pur non essendo comparabile alla mafia come metodo e sistema.
        Il potere della mafia non è certo causa dell’Unità d’Italia, ma delle connivenze che l’hanno fatto crescere: e molte di queste sono al Nord. O pensi che il capo mafia con coppola e lupara del sia in grado da solo di comandare fuori dalla sua realtà locale? Dai, su…

  3. @pinoseltz
    Se è così, scusami, allora. Però almeno dillo che ti sembrano tutte stronzate, perché da come hai scritto non sembra proprio. Qualcosa del tipo: “Cari sostenitori del disgregamento nazionale (Leghisti in primis), che vedete nella secessione uno strumento per rilanciare il Nord Italia dal “peso morto” del Meridione. Guardate che stronzate contro il vostro credo dice Franco Bechis vicedirettore di Libero (e quindi degno successore dell’agente segreto Betulla alias Renato Farina), ciellino e berlusconiano come il vostro alleato Formigoni”.
    Si capisce di più.

    E non ti preoccupare per i Veneti. Abbiamo i soldi sia per pagare le tasse a Roma sia per pagare, attraverso biglietti e tariffe, le imprese gestite dagli amici di Galan, che ci costruiscono strade ed ospedali in project financing. E questo è già un privilegio.
    Con ancora più autonomia ci troveremo a pagare in project financing regionale anche la costruzione delle nuove prigioni, così pure i carcerati dovranno pagare il biglietto d’ingresso agli amici di Galan ogni volta che vengono mandati in galera…

    @Alessandro
    Ho come la sensazione che tu non bazzichi più la Lega Nord da troppo tempo…

    • Caro Valerio, al di là della credibilità o meno di Bechis, lui non è poi così contrario al fatto che il Nord separato vada meglio (e infatti lo dice nell’articolo). Lui pone l’eccezione riferendosi alla Sicilia. I tuoi dati poi lo smentiscono clamorosamente: io non li avevo per farlo, mi sono limitato a riportare il suo articolo, che vedeva un punto di vista dai media di destra, e contavo appunto con questo di generare una discussione.

    • 2002 ultima tessera sostenitore.
      Il voto, a seconda dei momenti e dei casi, ma non vale ovviamente come frequentazione.
      Se poi volevi dirmi, in modo un po’ criptico, che in Lega hanno visioni di tipo feudale, beh, quale partito (grosso e che conta) può definirsi autenticamente immune dai viziacci della politica? Però queste cose valgono ovunque nel mondo occidentale, ovviamente con differenti gradi di intensità. La mafia e la sua specifica cultura feudale endemica nella società del Sud sono comunque un’altra cosa, molto più seria, molto più grave, molto più pericolosa.

      • Ah sì certo. La mia posizione/opinione è questa: se noi prendiamo tutti gli amministratori d’Italia e li dividiamo per partito, in media i migliori amministratori sono i leghisti. Ma se noi prendiamo tutti gli amministratori di una determinata Regione del Nord e li dividiamo per partito, ecco che in media, i leghisti non fanno una bella figura (utilizzando un eufemismo).

        Credo inoltre che sia stupido pensare che la Lega Nord, ricevendo solo i voti al Nord, sia migliore degli altri partiti perché non è direttamente coinvolta con le pessime amministrazioni del Sud. La Lega Nord, per stare al Governo, deve comunque contrattare tutto con i politicanti di centrodestra del Sud: in pratica continua a fare quel che faceva la Democrazia Cristiana veneta nel passato. Con due aggravanti:
        l’una è il centralismo lombardo della Lega Nord, e l’altra è che, mentre il sentor comune bollava i metodi della Democrazia Cristiana come metodi da politicanti, e li disprezzava, la Lega Nord impone gli stessi metodi presentandoli invece come espressione genuina del “popolo padano” (di cui si erge come unico rappresentante legittimo) facendo in modo che tali metodi vengano definitivamente accettati dalla cultura delle Regioni del Nord.

      • Seguo tutto quello che dice la CGIA mestrina, che, a mio parere, ha il miglior centro d’analisi d’Italia assieme al CENSIS. Poi basta cercare in Internet che c’è tutto, o seguire gli incontri proposti dal PD Veneto, in cui vengono presentati rapporti impietosi sulle differenze Nord- Sud, tanto che una volta una coordinatrice di circolo vicentina ma di origine romana ha detto: “ma questa non mi sembra un’assemblea del PD, ma della Lega Nord!”.

  4. @ Valerio

    Sulla tua analisi del ruolo della Lega Nord nella percezione dell’azione politica da parte dei cittadini, in buona parte concordo. Non mi sentirei però di dire che, considerando una sola Regione del Nord, gli amministratori leghisti siano in media nella parte bassa.
    Come dice il noto motto, fa più rumore l’albero che cade rispetto alla foresta che cresce: purtroppo parecchi sembra facciano apposta a sparare sciocchezze o ad emettere provvedimenti bufala per avere un po’ di clamore, probabilmente anche a fini interni al partito.
    Però, sulla base della mia esperienza e di quanto ho potuto vedere in altri contesti, penso che buona parte degli amministratori leghisti siano o siano stati mediamente capaci di far fronte alle sfide del governo del territorio, con tutti i limiti normativi e finanziari delle autonomie locali.
    Ti dirò di più. E’ grazie al modo netto e diretto di far politica della Lega, introdotto nei primi novanta, che siamo arrivati, dopo una lunga fase di immobilismo partitocratico, ad avere amministratori che realizzano opere pubbliche in tempi meno biblici e un po’ più umani. Il che non significa che i leghisti siano i più bravi, ma che la Lega ha innovato in modo importante le dinamiche dell’azione politica, peraltro molto più efficiente in ambito territoriale che non “nazionale”. Di questa innovazione nel modo di presentare la politica ai cittadini e di mostrare la faccia di chi si assume la responsabilità di governo si è avvalsa tutta la politica.

  5. Il gas metano arriva anche dalla Russia e per il nord non sarebbe un problema disfarsi della palla al piede della Sicilia e del suo contributo energetico e mafioso.
    Anzi.
    Vorrei proprio vedere con quali danari pagherebbero in sicilia le migliaia di assunzioni che stanno facendo da mesi nell’apparato pubblico regionale e non senza il danaro del nord.
    Il problema non è l’energia che la sicilia non ha di suo, ma è la ricchezza che il nord ha di suo.
    Con quella, ci compri tutto il gas metano ed il petrolio grezzo o già raffinato che vuoi.
    Ipotesi pretestuose …

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