La cicala e la formica

In Italia alcuni comuni con una capacità fiscale nettamente inferiore alla media del Paese presentano una spesa procapite molto superiore alla media.

Comincia così, lapidaria, la ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi.

Ci sono Comuni cicala localizzati soprattutto in Sardegna, Sicilia e Molise che spendono troppo senza averne la possibilità, e comuni formica, in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, che invece pur avendo una capacità fiscale elevata stringono la cinghia. Questo è quanto emerge dal confronto tra la capacità fiscale (imponibile Irpef procapite) e la dimensione della spesa corrente dei comuni italiani.

Più nel dettaglio, i dati sono questi:

Che rielaborati graficamente figurano così:

Anche per quanto riguarda i comuni capoluogo di provincia, il discorso non cambia:

Se passiamo ad osservare i comuni capoluogo, le città meno equilibrate da questo punto di vista sembrano essere Napoli (indice di spesa al 129% e capacità fiscale al 64%), Catania (116%;64%), Lanusei (108%; 68%), Palermo (102%; 62%), Cosenza (106%; 71%), Oristano (108%; 78%), Salerno (110%; 81%), Cagliari (124%; 99%), Nuoro (102%; 81%), Lecce (104%; 83%) e Potenza (104%; 84%).

I “capoluogo formica” che hanno una buona, se non ottima capacità di reddito, quindi livelli di IRPEF procapite superiori alla media, ma presentano propensione alla spesa piuttosto bassa si dividono tra Emilia Romagna (Piacenza, Reggio nell’Emilia e Ferrara), Lombardia (Bergamo, Cremona, Sondrio e Varese), Piemonte (Biella, Cuneo, Novara e Vercelli) e Veneto (Belluno, Padova, Treviso, Verona e Vicenza), salvo alcune eccezioni localizzate fuori da queste regioni, tra cui quella della capitale Roma.

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9 thoughts on “La cicala e la formica

    • Non ho capito perché segnali questa vicenda come inefficienza.
      1) hanno investito in cultura, in un momento in cui tutti si lagnano per i tagli
      2) hanno pagato un prezzo bassissimo, sostanzialmente mandando a patrimoniuo un bene che vale molto di più. E’ un investimento, non una spesa.
      3) si propongono persino di restituire parte del patrimonio ai territori del Sud in cui nell’antichità furono prodotti gli oggetti (chissà perché non ci hanno pensato i colti pugliesi, vendoliani e pure più spreconi dei veneti)

      daniele,milano

      • Mi lamento perchè tra tutte le cose che potevano essere fatte in quel di Vicenza hanno avuto l’idea originale di andare a comprare vasi antichi….

  1. Finalmente ci sono “cronache dal nord italia” non necessariamente sprezzanti verso il nord italia.

    una domanda: qualcuno ha mai combinato la matrice IRPEF/spesa corrente con il colore prevalente dei governi nei comuni delle regioni citate? Perché dovrebbe far pensare un po’.

    daniele,milano

  2. P.S.: davvero notevole il posizionamento dei comuni capoluogo nelle tabelle: tutti i 12 capoluoghi lombardi sono nelle due top reddito alto/spesa bassa o reddito alto/spesa alta. Addirittura 8 dei primi 10 comuni capoluogo reddito alto/spesa alta sono lombardi (solo Modena e Parma non lo sono); mentre i restanti 4 sono tutti nei primi 10 dei comuni capoluogo con reddito alto/spesa bassa. Davvero molto molto notevole.

    Giusto per connettere statistiche e politica:
    – Varese: maggioranza CDX, sindaco LNP (reddito alto/spesa bassa)
    – Como: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa alta)
    – Lecco: maggioranza CSX, sindaco PD (reddito alto/spesa alta)
    – Sondrio: maggioranza CSX, sindaco [civica?] (reddito alto/spesa bassa)
    – Milano: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa alta)
    – Monza e Brianza: maggioranza CDX, sindaco LNP (reddito alto/spesa alta)
    – Bergamo: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa bassa)
    – Brescia: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa alta)
    – Pavia: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa alta)
    – Lodi: maggioranza CSX, Sindaco PD (reddito alto/spesa alta)
    – Cremona: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa bassa)
    – Mantova: maggioranza CDX, sindaco PdL (reddito alto/spesa alta)

    daniele,milano

    • Mi associo nell’osservazione e aggiungo che spendere tanto non è automaticamente sinonimo di inefficienza o, peggio, di spreco. I soldi spesi bene o investiti bene generano lavoro e ricchezza. E possono diventare una forma di welfare: trasformare un’area verde abbandonata in un parco pubblico, un parcheggio scalcinato in una piazza con panchine e alberatura, acquisire una villa storica e il relativo parco al patrimonio comunale, sono opere che permettono alle persone di vivere bene il territorio comunale e di avere luoghi in cui passare il tempo libero senza dover per forza “fuggire in vacanza” (di questi tempi molti devono rinunciarvi, come è noto).
      Lo dico da ex consigliere comunale di una maggioranza leghista che ha contribuito a trasformare in meglio la propria città, tornata ad essere una sorta di polo turistico dell’East Side.

      • Ottima osservazione. Napoli – che spende il 29,5% in più della media dei comuni italiani ed ESATTAMENTE IL DOPPIO di quanto potrebbe permettersi se non godesse della “solidarietà nazionale” (più o meno coatta), cioè di sostanziosi traferimenti costruiti prelevando risorse da chi produce di più, evade meno (e in genere spende meglio), ne è la patente dimostrazione: hanno la TARSU più alta d’Italia, che è evasa dal 50% dei cittadini e quello che resta è buttato dalla finestra con i risultati francamente imbarazzanti per tutto il paese che vediamo non da ieri ma da oltre 3 lustri (peraltro tutti a guida centrosinistra).

        daniele,milano

  3. Le regioni italiane tendono a concentrarsi lungo la linea verticale centrale, segno che la preoccupazione principale è quella di garantire che ogni comune riceva procapite la stessa quantità di denaro. Il che non sarebbe neanche una cosa malvagia, se fosse veramente così.
    Bisgonerebbe però rielaborare quel grafico in modo tale da avere la stessa unità di misura sia sulla dimensione verticale che sull’orizzontale perché è possibile si tratti solo di un effetto ottico.
    Inoltre non capsico perché in questi grafici venga inclusa la Valle che scombussola l’interpretazione dei dati e che, sappiamo tutti, non è una Regione italiana, ma un Cantone Svizzero.

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