Sospeso perché risponde al prof. In dialetto.

«Non sta scritto da nessuna parte che a scuola si deve parlare italiano»: con questa motivazione Raffaele Serafini, 40 anni e iscritto al centro di formazione professionale Ferracina di Bassano del Grappa gestito dalla Provincia di Vicenza, si è rifiutato di rispondere in italiano ad una domanda, e lo ha fatto in dialetto veneto, rivendicandone l’uso come lingua.
Per questo motivo, nonostante la risposta fosse poi corretta, è stato sospeso 2 giorni dalla scuola.
Da sottolineare che il sig. Serafini è iscritto al Partito Nazionale Veneto, e che non è nuovo ad exploit del genere. Pare infatti che sia stato querelato dal presidente del Veneto Luca Zaia per due articoli che aveva pubblicato sulla ‘Gaxeta Veneta‘, un sito che sarebbe stato registrato in Islanda con un provider armeno. Ma, ovviamente, scritto in veneto.

Annunci

16 thoughts on “Sospeso perché risponde al prof. In dialetto.

  1. Gaxeta veneta è stato chiuso per i fatti citati nell’articolo, il sign Serafini è un tipo particolare che sente molto il problema del cosidetto “dialetto”.
    Comunque il partito nazionale veneto non esiste più.

  2. Io credo che tutti i dialetti siano una ricchezza culturale e vadano difesi. Però, in luoghi e momenti pubblici (come può essere appunto la scuola) entrano in gioco anche il rispetto e l’educazione per chi può non capire il dialetto. Per cui esasperare la cosa fino a questo punto, come dici giustamente tu, diventa appunto un danno.

  3. Ma è quello che sosteneva che Zaia durante l’alluvione invece coordinare l’emergenza se ne stava a [censorato dall’autore]… A parte la testardaggine nel voler utilizzare l’idioma veneto, il tipo deve essere un rompiballe di suo…
    Sulla censura di Gaxeta Veneta è interessante notare come la Lega Nord abbia utilizzato contro la Gaxeta Veneta, gli stessi sistemi che a suo tempo erano stati utilizzati contro di loro (chi si ricorda la perquisizione della sede della Lega in cui Maroni addentò un poliziotto?).

  4. Sarà perchè vedo la cosa da Milano, che è probabilmente la città in cui si parla meno la lingua “locale” (il termine dialetto è a mio parere improprio e sbagliato, oltreché connotato negativamente) e proprio per questo forse subisco il fascino dell’esotismo veneto; sarà perchè sono stato abituato a far parte di una sinistra fortemente antistatalista e antinazionalista, una sinistra che rinocosceva nelle culture e nelle lingue locali un patrimonio importantissimo da non disperdere e, anzi, da tutelare e preservare; sarà perchè ho visto forse troppe volte “Ogro”; fatto sta che la mia simpatia umana, in questa vicenda, va tutta allo studente e il mio disprezzo va tutto al professore.

    Voi vedetela come vi pare, ma se io fossi stato al posto del professore, pur essendo antiseparatista (lui, intendo dire), avrei sdrammatizzato del tutto la vicenda: avrei accettato di confrontarmi sulla materia oggetto della lezione in lingua veneta con lo studente, dimostrando simpatia per l’uso della lingua locale e mettendo semmai in condizione lo studente stesso di doversi confrontare in lingua italiana con altri studenti che eventualmente non fossero stati in grado di capire il veneto. La lezione sarebbe stata multilingue e partecipativa, non fondata sull’autoritarismo del docente.

    Quando nel mio ufficio faccio contratti con persone che parlano altre lingue, non assumo l’atteggiameno del padrone di casa che impone l’uso della lingua “nazionale”. Per quanto spesso il confronto con altre culture riveli aspetti anche fastidiosi (quanti inquilini di origine straniera mi danno del “tu”! e quante persone di fede musulmana si dimostrano incapaci di avere un rapporto moderno con le propri mogli!) io, nonostante tutto, cerco di capire. E di tollerare, per quanto possibile. E di confrontarmi, perchè si può sempre imparare qualcosa, e si può sempre insegnare il rispetto nel momento in cui si rispetta.

    Un insegnante, invece, che pretende, dal proprio studente di una scuola tecnica, di parlare solo ed esclusivamente in italiano, sta rendendo il peggior servizio all’idea unitarista. Non a caso nata secondo concezioni colonialiste, imperialiste e protofasciste.
    Ripeto l’augurio già postato in altro commento: ORA E SEMPRE INDIPENDENZA.

    • Dai Alessandro: “Quando nel mio ufficio faccio contratti con persone che parlano altre lingue, non assumo l’atteggiameno del padrone di casa che impone l’uso della lingua “nazionale”…
      Per favore: iol signore in questione l’italiano lo sa, non è uno straniero che parla un’altra lingua. Non cadiamo nel ridicolo… Certo che se chi auspica l’indipendenza si perde in queste cose, gli “unitaristi” possono dormire sonni tranquilli.

      • Caro Pino,
        da Milanese che capisce (abbastanza) il meneghino ma che ne spiccica solo qualche parola potrei anche pensare che la tua obiezione sia fondata. A parte il fatto che allora potremmo smettere di pretendere lo studio del latino e del greco a scuola, tanto a cosa servono? Sono lingue espressamente definite “morte”… (questa osservazione te la faccio invece da liceale classico)

        Detto questo, non fingere di non sapere che in Veneto la prima lingua di amplissime fasce della popolazione (praticamente tutti) è, per l’appunto, il Veneto stesso. Ergo, parlare in lingua veneta è cosa naturale probabilmente per tutti gli allievi di quella classe. Perchè dovrebbero parlare in italiano?
        Lo stesso si potrebbe dire alla luce di tutti quei bei documentari sul Sud e dintorni, in cui donne, adulti, vecchi e bambini parlano le lingue locali, e penso che lo facciano anche nelle scuole tecniche, nei luoghi di lavoro e via dicendo.

        La verità è che in questo caso l’intolleranza del professore e la coraggiosa capatosta dello studente hanno fatto scoppiare la contraddizione. Quella di una scuola che predica la tolleranza verso qualsiasi differenza, a patto che sia politicamente corretta. Cioè accettata dalla TUA parte politica.

        Fino a quando non realizzerai che, nei confronti delle istanze di autogoverno del territorio e di quelle identitarie, state applicando gli stessi insegnamenti del fascismo, dovresti tu per primo evitare di dormire sonni tranquilli.
        Chi pretende di insegnare la tolleranza ai lombardo-veneti dovrebbe anche praticarla. Costerebbe poco e darebbe ampie soddisfazioni a molti. Darebbe anche una patente di intelligenza politica e strategica al tuo PD, che invece, bastonando spesso e volentieri queste manifestazioni di spontaneo dissenso, finisce per regalare voti ed energie all’area del leghismo. Del resto si sa: la sinistra istituzionale teme molto di più le idee più rispettabili del leghismo, piuttosto che la Lega, perchè autogoverno e difesa delle culture locali non si possono comprare, mentre la Lega sì.

        Dopo però non lamentarti se, oltre alla Lega stessa, ci si ritrova con VenetoStato, SVP, IrS e via dicendo. E non lamentarti se, dismessi gli argomenti “culturali”, si arriva a parlare del conquibus, il vil denaro prelevato nelle nostre Regioni che poi l’Italia si fotte a gogo. Perchè non siamo disposti ad essere cornuti e mazziati (e questo te lo dico da mezzoterrone).

        Saluti italofoni e fieramente antitaliani,
        Alessandro Storti

  5. Alessandro, sei fuori fase. Primo, nessuno ha detto che bisogna eliminare i dialetti (mi sembra di vaer scritto in un precedente commento proprio il contrario). Secondo: io sono di Varese, finisco a insegnare in una scuola veneta, o magari la frequento come studente, e devo stare lì a farmi tradurre dal dialetto quello che dicono altri allievi quando possono farlo tranquillamente in italiano? Scusami, ma in un caso come questo credo proprio che l’intolleranza stia proprio dall’altra parte.
    Il fatto che ci si ritrovi con Lega, VenetoStato ecc. ecc. sta a significare che le idee su autonomie e indipendenze varie sono piuttosto confuse: quindi, non mi lamento proprio. Prendo atto che 50-60 anni fa, quando il Veneto non era la florida regione di adesso ma di emigranti, di indipendenza non si parlava affatto.

    • I movimenti federalisti e indipendentisti in veneto sono molto “vecchi” , ancor prima della liga veneta, so che da fuori sembra che i veneti vogliano il federalismo perchè vogliono tenersi tutti gli schei ma le cose sono un po’ più complicate .

      Per quanto riguarda il fatto sul corriere del veneto di ieri si diceva che la sospensione è motivata dalle offese rivolte dallo studente al prof.
      Per tutto l’anno Serafini ha parlato dialetto senza nessun problema però quel giorno si teneva la simulazione dell’esame finale e il docente richiedeva l’uso dell’italiano e da li è nato il diverbio…punto secondo me ha sbagliato lo studente.
      @pino
      Se vuoi venire a venire in Veneto non c’è nessun problema rispetto all’italiano in nessuna scuola la situazione concreta è opposta ossia di un idioma veneto sempre più marginalizzato e italianizzato…i catalani molti anni fa hanno scelto di salvare il loro idioma (considerato all’epoca dialetto) e oggi in Catalogna condizione essenziale per essere accettati nella comunità catalana è la conoscenza della lingua e a mio parere mi sembra giusto dato che se voglio trasferirmi in una realtà diversa dovrei avere l’umiltà di imparare qualcosina rispetto al luogo in cui dovrei lavorare e vivere … ma i veneti, putroppo, non sono i catalani, del veneto non gliene frega niente poichè i più pensano che sia un modo di esprimersi da “bifolchi” incolti .
      Il veneto è ridicolizzato dagli stessi veneti, molte canzoni in veneto non vengono nemmeno trasmesse dalle radio venete preferendo Gigi D’Alessio e altri

      ..ripeto per i veneti il veneto è un “dialetto”ossia qualcosa di vecchio di sporco di inadatto… per i catalani invece è tutta un ‘altra cosa e li invidio.
      La battaglia per una rivalutazione del veneto è persa in partenza… semplicemente si estinguerà per forza di cose.
      dal corriere veneto:

      Abbandonato da un residente su tre, è considerato «a rischio estinzione»

      VENEZIA — Buttato là come uno straccio, il dialetto veneto, solo nel suo lettino di morte, dimenticato, snobbato dalle lingue ufficiali, quelle parlate e vive, allegre, piene di idee e letteratura scientifica. Quelle capaci di affrontare a testa alta anche la sfida della globalizzazione. «La lingua veneta è parlata da sette veneti su dieci», dice con orgoglio il governatore Luca Zaia aprendo il convegno di linguisti accorsi a parlare di «Veneto: tradizione, tutela e continuità», ieri a Venezia. Ottimo no? Per nulla. Perché non serve andare tanto indietro nel tempo per scoprire che trent’anni fa a parlare i dialetti veneti (o meglio «le lingue del cuore», come ha sottolineato il ministro Roberto Maroni, «guest star») erano dieci su dieci. Un crollo del 30% che se fosse il Pil sarebbero già tutti preoccupatissimi. E allora? A dire il vero anche l’Unesco ha preso paura di fronte a questi numeri. Così tanta paura che tutte le varianti del dialetto veneto sono finite dritte dritte tra le lingue considerate «vulnerabili», insieme al morituro ladino, al franco-provenzale e al misterioso e quasi abbandonato Arbëreshë-Albanese. E la frasetta che spunta là accanto senza preavviso, proprio sul sito dell’Unesco, non fa presagire niente di buono: «Previsione di estinzione».

      Non subito per carità. Non c’è così tanta fretta di preparare un requiem cantato in mortem venetiae linguae. C’è ancora un po’ di tempo, il problema coinvolgerà la prossima generazione di veneti, ma lo scenario è apocalittico. «La metà delle lingue parlate nel mondo sono destinate a scomparire entro la fine del secolo », lancia l’allarme il presidente della commissione nazionale dell’Unesco, Giovanni Puglisi. E per fortuna che il secolo in questione è appena iniziato. Resta però una complessa faccenda in sospeso: perché preoccuparsi se la lingua veneta dovesse morire sola nel suo lettino dei sospiri? Banalmente perché senza termini dialettali diventerà più difficile commentare sottovoce il conto dell’idraulico o del dentista. E sarà impossibile descrivere il proprio stato d’animo di fronte a un rigore dato o rubato durante la partita. E non solo: perché lingue e concetti sono strettamente legati («chi parla in veneto, pensa in veneto? », si domanda Arturo Tosi, che guida la cattedra di Sociolinguistica all’University of London e all’Università di Siena) e, come risulta particolarmente complesso dissettare di Aristotele in una delle lingue delle venezie, sarà quasi impossibile anche condurre un certo tipo di aziende senza l’appoggio del dialetto. «Sono centinaia i capitani di industria che conducono le loro trattative in dialetto —assicura l’assessore all’Identità e alla lingua veneta, Daniele Stival—parlano inglese, francese, cinese ma qui, tra loro quando stringono affari e discutono di sviluppo della regione, usano il veneto». Perché le lingue hanno anche una componente organica e biologica, visto che una lingua «è vitale: nasce, cresce e muore proprio come tutti gli esseri viventi», spiega Flavia Ursini, professoressa di sociolinguistica a Padova. Senza un’adeguata politica di tutela del dialetto dunque il risultato è quello descritto dal sito dell’Unesco. E in attesa della politica adeguata, facciamo tutti un giretto sulla versione veneta di Wikipedia, l’enciclopedia «libara e moltilengoe che en sto atimo conta 8.847 vóxe».

      A. Antonini – 12/02/2011

      altro link (perdonate la lunghezza dell’intervento) dal corriere veneto:

      http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/19-agosto-2010/sogno-impossibile-veneto-catalana-1703607496595.shtml

      • Personalmente ritengo assolutamente sbagliato considerare il dialetto veneto (come tutti i dialetti) qualcosa di “vecchio, sporco e inadatto”. E’ un patrimonio culturale che va difeso e conservato a tutti i costi. Come tutte le tradizioni. Di qui a dire che poi il dialetto bisogna imporlo in tutte le situazioni, è un’altra cosa. Come hai detto tu precedentemente, la cosa si può rivelare controproducente.

  6. Per quanto riguarda l’episodio di Serafini giudico il suo comportamento fanciullesco e stupido.
    Pino sul discorso “veneto” ti assicuro che è così, io vivo fuori Padova e sono cresciuto tra veneto e italiano ma oggi i genitori ai figli parlano solo italiano (al massimo impareranno un veneto italiano maccheronico a scuola) , in alcuni casi ci sono poi i nonni incapaci di parlare bene italiano che si esprimono così: “Luca sta tento a no scapussarte” (stai attento a non inciampare)…e penso che tali espressioni siano inascoltabili e dannose per i bambini…la prossima generazione (come si dice nell’articolo dell’Unesco) sarà quella in cui probabilmente si consumerà il trapasso del veneto… guarda sono il primo a cui ciò dispiace, mi si spezza il cuore al pensiero che la parlata di mia nonna e mio nonno verranno spazzate via dalla storia ma ripeto la colpa non è dell’Italia e di Roma come sostengono di venetisti, la colpa e solo dei veneti e dei veneti leghisti che pensano di difendere il veneto banalizzandolo ridicolizzandolo, usandolo come mezzo di esclusione e non inclusione…qui in veneto da qualche anno elevazione sociale significa parlare italiano e non dialetto e sarà sempre più così..ma poi non abbiamo sensibilità per il nostro territorio, per le nostre città, non ci curiamo nemmeno dei nostri rappresentanti (non solo leghisti) vuoi che ci preoccupiamo del dialetto veneto? e cosa pretendi che venga uno “da fuori” a dirci che il dialetto veneto è un patrimonio culturale? la colpa è di noi veneti che da umili poveri siamo diventati presuntuosi ricchi e da ricchi ci si comporta secondo un modello che in queste terre viene concepito come tale : buoni studi, lavoro, soldi e parlar bene italiano con una qualche (ma non troppo) inflessione veneta…
    tutte le volte che affronto un argomento con persone che conosco le risposte sono le stesse :
    1 sei leghista?
    2 è un dialetto non una lingua …
    3 ormai si parla inglese, che senso ha parlare italiano…
    4 vuoi creare barriere…
    ti ripeto , pino, purtroppo è una battaglia persa.
    La cosa triste è che quando l’Italia, come disse Manzoni sarà “una di lingua”, le differenze ci saranno lo stesso semplicemente perchè la lingua italiana è un mezzo di comunicazione artificioso dato che fino a 150 anni fa veniva parlata da meno del 2 % della popolazione (non era quindi lingua madre ma bensì lingua di una stretta minoranza ) quindi all’epoca il problema era far conoscere l’italiano agli italiani poichè si pensava che con una lingua in comune sarebbe nato un paese unito ma francamente tale idea è una costruzione letteraria di quei tempi.
    Oggi il problema è l’opposto ed è ovvio che all’epoca nessuno se ne preoccupava poichè nessuno parlava italiano , oggi invece parlare di possibile recupero della dimensione dei dialetti è visto come un pericolo …. addirittura in un servizio del Tg3 tempo fa ho sentito definire tale azione come “analfabetismo di ritorno”….insomma diventeremo tutti esclusivamente italofoni e quando ci renderemo conto che per essere uniti la lingua non basta forse ci renderemo conto del patrimonio culturale perduto e irrecuperabile .

  7. @Pino
    Perdona alcuni errori ma ho scritto in fretta e furia e non ho ricontrollato.
    Quando dico : “ormai si parla inglese, che senso ha parlare italiano” (intendevo veneto).
    Poi un po’ di accenti.. pardon.

    Ciao, buona serata.

  8. Intanto mi sembra giusto riportare il link alla lettera di Serafini, che a me non pare nè stupido, nè arrogante, nè qualsiasi altra cosa negativa:
    http://www.pnveneto.org/2011/04/letara-ai-xornali-sensura-parche-scrita-in-veneto/
    Negli anni settanta ci sarebbero stati i picchetti di solidarietà sotto la scuola.

    Detto questo, ti faccio notare solo una cosa, Luca, a proposito del paragone fra Catalogna e Veneto. Tu hai ragione a dire che i Catalani hanno i coglioni mentre i Veneti sono coglioni (scusa la mia semplificazione), però non dimentichiamo due aspetti decisivi:
    1) Romani e Meridionali sono i primi a godere delle loro lingue locali (cito soltanto due esempi, come Gigi d’Alessio e i neomelodici napoletani da un lato e la bellissima serie tv Romanzo Criminale dall’altro) ma sono anche i primi a disprezzare le nostre e a impedircene l’uso appena ne hanno il potere giuridico; e di potere ne hanno tanto, dato che occupano il 90% dei posti pubblici, gestiscono i ministeri, da sempre fanno lobby in Parlamento e nel Governo;
    2) in Catalogna sono di (centro)sinistra per davvero, e come tali esercitano l’autogoverno con la determinazione che solo quell’area politica conosce; non sono dei provinciali che si vergognano delle proprie origini territoriali; l’area di (centro)sinistra del Nord, fatte salve poche eccezioni, coltiva un sentimento di self-hate che va oltre il provincialismo e sfiora il nazional-fascismo. Soprattutto negli ultimi vent’anni la sinistra nostrana ha abbracciato progressivamente posizioni sempre più italianiste e unitariste, che un tempo sarebbero state etichettate dagli stessi suoi sostenitori alla voce “patriottismo da fasci”.

    Cordialmente,
    Alessandro Storti

    • Aggiungo ancora una cosa.
      Caro Luca, io apprezzo buona parte delle tue osservazioni, però non puoi prendertela (giustamente) con i Veneti che si autodiscriminano linguisticamente, e poi criticare il buon Serafini che ha voluto testimoniare il proprio diritto naturale a parlare in Lingua veneta.
      Come si dice spesso a sinistra: se non ora quando? e io ci metto anche un “se non così, come?”

      Senza polemica,
      Alessandro

      • Alessandro secondo me attaccarsi al veneto a tutti i costi a scuola in questo periodo politico, storico risulta deleterio ai fini della causa stessa di una sua valorizzazione.
        Io sono stra-favorevole ad un recupero, riscoperta dell’idioma veneto ma in altri modi, magari mi sbaglierò .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...