Le elezioni a Milano

Le elezioni a Milano sono molto importanti, ma circolano alcuni atteggiamenti che mi preoccupano. C’è chi continua a dirsi convinto che nonostante tutto vincerà la Moratti, magari ritenendosi così politologo migliore di tutti noi. Questo mi sembra un atteggiamento davvero triste. Dopo la sconfitta da parte dei conquistadores spagnoli i poveri Maia sgominati si trovavano in catacombe che troviamo ancora oggi costellate dell’impronta di mani rovesciate, segno di disfatta. Ma il popolo della sinistra non è come i Maia, non siamo estinti né in Italia né altrove, e chi ha avuto la ventura di sentire il discorso di Obama sul Bilancio sa che la maggiore potenza mondiale ha un presidente di sinistra che non si vergogna di dirlo. Come molti altri capi di stato progressisti è attaccato rudemente da una destra anche peggiore della nostra che arriva fino a contestare la cittadinanza di Obama (come se non ci fossero la Corte Suprema e altre innumerevoli istituzioni che ovviamente hanno fatto tutti i controlli necessari al momento delle candidature) e oggi ci sono un paio di Stati che chiederanno i certificati di cittadinanza ai candidati alla Presidenza! Ma la verità è che oggi siamo nel mezzo di una grande rivolta contro la destra e contro il dispotismo in tutte le parti del mondo. Le cinque dita della mano devono essere presentate in alto, non in basso. Va anche rifiutato l’atteggiamento di chi si mette come uno spettatore alla finestra, commentando da esteta della politica la mossa dell’uno o dell’altro. Rendiamoci conto che sul ring non c’è solo il nostro candidato, ci siamo anche noi. Un colpo preso da lui, che lo vogliamo o no, arriva in faccia anche a ciascuno di noi. C’è un momento per discutere e scegliere e c’è un momento per agire. Quest’anno si può vincere, ma solo se tutti, e proprio tutti, questa volta, si impegnano di persona; la vittoria non è scritta in qualche sofisticato ragionamento a priori, non è scritta nei sondaggi di ieri, ma nel voto di domani.
Mi scuso per il tono predicatorio, ma mi auguro che ognuno di voi si metta a predicare e in primo luogo faccia circolare questo appello, o meglio ancora scriva a sua volta agli amici nello stesso senso. “Andiamo, che ce la si fa”; ognuno di noi si rilegga le parole di Enrico V prima di Azincourt. “Forse siamo pochi, ma in futuro saremo orgogliosi di essere stati tra quei pochi” .

Guido Martinotti

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