Niente bandiera veneta in classe

C’è il Regio decreto:

Grazie ad Alessandro – appassionato di bandiere – per la segnalazione.

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18 thoughts on “Niente bandiera veneta in classe

  1. Brutta cosa…il bello è che fuori da scuola ci sono gli striscioni di protesta degli stessi professori contro la Gelmini per una scuola” aperta “ma dato che la preside Iorio è di Napoli non mi stupisco che abbia visto nella bandiera di San Marco un simbolo politico
    e non storico, tanto nemmeno noi veneti sappiamo la storia della repubblica veneta..perchè dovrebbe conoscerla una napoletana? oggi San Marco significa Lega….comunque è fantastica la base con la quale la preside ha “ripreso” l’insegnante di religione : un regio decreto del 1924 che impone il tricolore, la foto del re (oggi presidente della Repubblica) e il crocifisso..che dire ? W la Repubblica allora.

  2. Scusa, ma Calderoli nel suo grande rogo che ci ha messo se non ha neanche eliminato una norma che prevede ancora il ritratto del Re?

  3. Non mi pare strano che in un paese in cui vengono mandati i vigili a togliere le bandiere dei partiti politici di opposizione ( link href=”http://alessandrosquizzato.wordpress.com/2011/04/20/740/”),
    la preside della scuola si incazzi quando un insegnante porta a scuola l’unica bandiera permessa in piazza (perché “non politica”) per spiegare che quella bandiera “non è politica”, ma c’è l’identità, il latino, il vangelo…
    Preferisco il tricolore a certi falsi apostoli della libertà d’opinione. Poi, un prof. di religione cattolica che predica libertà d’insegnamento? La sacca italiana (nel senso di estesa da Vipiteno/Sterzing fin giù a Pachino) del più vergognoso spreco di denaro pubblico ? Manco il diritto di lavorare nella scuola pubblica dovrebbe avere!

    p.s. Complimenti al giornalista di Rete Veneta che dà spazio solo ad una delle due campane, sposandone acriticamente la versione. Farà carriera. In Italia, ovvio

    • Non capisco cosa centri la politica in tutto questo, non capisco perchè bisogna tirare in ballo sempre il tricolore quasi per controbilanciare un senso di veneticità a un senso di italianità.
      Non capisco il tuo astio contro un insegnante di religione, dato che il problema non è lo spreco di denaro pubblico ma il fatto che un aspetto notevole della storia di un territorio sia tralasciato, o peggio scambiato per simbolo politico…ricordo che un noto partito ha usato il tricolore come simbolo di partito e aveva un nome che si sentiva più allo stadio quando gioca la nazionale che in altri contesti…quindi il problema non è la bandiera(o le bandiere) ma la strumentalizzazione di queste da parte della politica.
      Sarà un prete ma le parole dette alla fine dell’intervista direi che sono difficilmente attaccabili, quando si potrà guardare alla storia senza tirarla sempre per la giacchetta del calcolo politico? e questo non vale solo per la Lega a mio parere.

      • P.s sei certo che il giornalista di reteveneta non abbia chiesto l’altra versione alla preside? Ma poi il prete sarà pur un falso apostolo della libertà di opinione ma una preside di un liceo che attua un richiamo sulla base di un decreto del 1924 che oltre al tricolore e alla foto del re impone propio un crocifisso non mi sembra che esegua un buon servigio a quel tricolore e a quella Repubblica che viene descritta sempre come democratica e pluralista e dove ci si straccia le vesti per avere una scuola aperta.

      • Io la butto in politica? Secondo te sono io che contrappongo il tricolore al leone alato? No sta mia credar masa, toxo…
        E’ Andrea Bonesso che la butta in politica. E poi cerca di rigirare con le perifrasi.

        p.s.
        E poi non è un prete, Andrea Bonesso è il Sottosegretario agli Esteri del Veneto Serenissimo Governo. O almeno lo era, chissà dov’è finito adesso, si muovono sempre, seguirli è impossibile, solo Bossi è riuscito ad irregimentarne un bel po’ (purtroppo)…

      • “P.s sei certo che il giornalista di reteveneta non abbia chiesto l’altra versione alla preside?”
        Bah, vediamo. E’ un’illazione mia che spero venga smentita da un’intervista anche alla preside.

        La preside ha tirato fuori la prima scusa che le è venuta in mente. Poteva dire che non voleva simboli politici a scuola, ma Bonesso gliela avrebbe rigirata, e quindi si è inventata questa del regio decreto.

        A Mogliano invece c’è roba molto più preoccupante e, per carità, anche la sinistra ci mette del suo, e il Pd in particolare.

        C’è un clima di contrapposizione pesante in cui, ad esempio, si arriva ad avere gente che chiama i vigili per rimuovere le bandiere dai gazebi dei partiti. Ma quando mai? Invece questi che anche le tolgono perché pare che il regolamento comunale le vieti (anche se in realtà non lo fa, perché sarebbe illegale). Perché nel timore contro al Sindaco (o al Prefetto) abbandonano il buonsenso dietro ai (in realtà presunti ma loro, in buona fede, ci credono) cavilli di un regolamento comunale. Robe che neanche in Zimabwe (in Italia sì, l’unico paese al mondo dove non si fanno approfondimenti o confronti tv in campagna elettorale -> purtroppo volenti e/o indolenti stiamo importando il peggio). E’ un clima che va assolutamente superato. Bonesso invece lo ha amplificato, ed è chiaro che Bonesso, moglianese e impegnato in politica, e quindi conscio della situazione particolare, sapeva benissimo che stava facendo una provocazione politica.
        Secondo me poteva evitare, anzi doveva. Che ne so, magari fare la sua lezione al di fuori della campagna elettorale. Certo, è una mia opinione politica. D’altra parte la sua causa indipendentista e la sua fama personale invece ne hanno guadagnato.
        Però non dire che sono io che la butto in politica.

  4. Quoto tutto per quanto riguarda l’aspetto della radicalizazzione dello scontro , sono convinto che si stanno raccogliendo i frutti di contrapposizioni e strumentalizzazioni.
    Grazie alla lega sopratutto che ha trasformato certi simboli in mercanzia politica però io mi aspetterei dall’altra parte un equilibrio e una pragmaticità (e un minimo di intelligenza).
    Io sono molto legato sia al leone marciano sia al tricolore, li considero due facce della stessa medaglia da difendere dalla misera “bagarre” politica e dalla superficialità con la quale vengono dati certi giudizi e dalle strumentalizzazioni che creano solo divisioni assurde.
    Non conoscevo il fatto di Bonesso come indipendentista, sono a conoscenza però di un sito dove scriveva su temi di cultura veneta.

    Non penso comunque che lo si possa etichettare come “indipendentista”, se hai tempo e voglia su youtube tempo fa ho ascoltato un suo intervento ad una conferenza a Comelico su tematiche relative al Veneto e devo dire che non mi ha fatto una cattiva impressione.

    Resta comunque il dato oggettivo ossia l’assurdo comportamento della preside non solo nei confronti del prof. ma anche ne i confronti dei ragazzi che avrebbero voluto tenere la bandiera appesa in classe.
    Al liceo la mia classe fece “scambi culturali” con la Germania, la Slovacchia e la Francia e durante il periodo di permanenza dei ragazzi di questi paesi tenevamo le bandiere dei loro stati in classe .
    Non solo ma quando studiammo gli” Usa” e la loro storia in inglese tenemmo un anno intero la bellissima bandiera a stelle e strisce in classe senza che nessuno aprisse bocca quindi semplicemente mi piacerebbe che la scuola fosse un luogo più “libero” e che in Veneto come in Sicilia si potessero esporre tranquillamente le bandiere storiche e parlare della loro storia territoriale in fondo è anche questo il bello dell’Italia no? le differenze.

    • Sono d’accordo. Le bandiere sono le benvenute in classe.

      Però non a scopi politici. Che facciamo? Durante l’ora di Storia studiamo il comunismo e appendiamo una bandiera con la falce e martello in classe. “Ma quella dell’URSS non c’entra niente con Rifondaziona Comunista! Il fatto che questi ragazzi andranno a votare fra tre settimane non ha alcuna importanza!”
      Purtroppo la bandiera marciana (a quanto sembra, l’insegnante ha esposto la bandiera da guerra della Serenissima, quella leghista, non quella della Regione o del Comune veneziano) ha ora delle connotazioni politiche ben precise. E’ strumentalizzata. Non è giusto che venga strumetalizzata, sono d’accordo: ma è strumentalizzata di fatto.

      Dico purtroppo anche ricordando che l’ex-Pnv rifiutò di utilizzare il simbolo marciano proprio perché non voleva strumentalizzare un simbolo di tutti i Veneti, e non solo di una parte politica (e anche per differenziarsi dalla Lega Nord).

      La preside ha fatto quel che poteva per evitare quella che è una provocazione politica in un momento di campagna elettorale aspra. La qual cosa ha però avuto lo spiacevole effetto di ottenere quello che voleva Bonesso: visibilità mediatica. La velocità di intrevento delle televisioni assicura il fatto che Bonesso aveva messo in conto la reazione della preside.
      Quanto al richiamo al decreto fascista, non credo proprio che la scena sia stata del tipo: la preside entra nell’aula, vede la bandiera e dice: “toglietela, Mussolini ha ordinato che solo il crocifisso, il tricolore e il Re devono stare in aula!”. Quanto piuttosto un modo per troncare la diatriba che si sarà sviluppata tra preside ed insegnante, con lei che ribadiva di non volere propaganda politica all’interno delle aule, e lui che sosteneva che non stava facendo alcuna propaganda. A questo punto lei ha citato la prima legge che le è venuta in mente, una legge conosciuta per la sentenza europea sul crocifisso, e che, tra l’altro, non penso che neanche vieti l’esposizine di bandiere diverse dalla italiana nelle aule scolastiche. Un espediente retorico sbagliato, che Bonesso ha sfruttato per passare ancora di più come vittima fascista.

      E’ anche perché sono affezionato al Leone marciano che riesco a sopportare poco questi provocatori.

  5. Io trovo sbagliato, nell’analisi di questa vicenda, focalizzare l’attenzione sulla persona che ha portato la bandiera in classe (e tantomeno sulla sua materia d’insegnamento).

    I fatti sono chiari: la bandiera regionale veneta è stata espulsa dalla classe. Fine.
    E’ un comportamento fascista, come dimostra il fatto che la norma richiamata risalga a quell’epoca buia della storia unitaria italiana.
    Il fascismo, così in Italia come in Spagna, ha sempre avuto due obiettivi simbolici: eliminare le differenze storiche e vietare l’uso di vessilli che non fossero quello “nazionale” e di lingue che non fossero quella “nazionale”.
    Di fronte ad atteggiamenti che ripropongano tali prassi liberticide e tiranniche, c’è una sola parola: RESISTENZA. Ora e sempre.

    Alessandro Storti

  6. Aggiungo una cosa: come mai in classe no la bandiera veneta e invece sulle cancellate sì gli striscioni politici?
    La preside in questione dovrebbe dare le dimissioni, se avesse un briciolo di dignità per il ruolo che riveste. Invece ha scelto di fare apertamente politica discriminando ciò che non sta bene a lei. Altro che strumentalizzazioni da parte dell’insegnante.
    Sveglia Valerio!

    • Io dovrei svegliarmi?
      Ma perché non si sveglia il tuo senso per la complessità della realtà, quello secondo cui se si valuta la complessità culturale e sociale del momento storico particolare, possono essere giustificabili reparti ospedalieri segregati in base della nazione di origine?

      In questo caso la complessità tu non la valuti. La situazione politica pesante
      e complicata di Mogliano (in cui vengono rimosse le bandiere partitiche dai gazebo), il forte impegno politico del docente ben conscio della situazione politica locale, le elezioni provinciali fra poche settimane (in cui gli alunni di quella scuola andranno a votare per la prima volta), il fatto che conosci solo una versione dei fatti (quella della presunta vittima), tutto ciò tu non lo valuti perché non reputi necessario valutare la complessità della situazione e quindi la decisione della preside.
      In questo caso tutto diventa semplice: c’è una vittima del fascismo. “Punto” sic). Ma perché diventa tutto semplice, in questo caso? Penso di intuire quale è il perché.
      Perché, in questo caso, si tratta di uno con cui TI identifichi, di uno che ha la TUA stessa passione delle bandiere locali. E quindi ecco che scatta la semplificazione, la drammatizzazione ed il vittimismo.

      “Vedi, non si possono usare due pesi e due misure” (cit.)

  7. Gli striscioni sindacali all’ESTERNO della Scuola (come in un qualunque luogo di lavoro). La propaganda politica all’INTERNO delle aule scolastiche.

  8. Un’altra cosa. Che sia chiaro.
    L’evento di Domenica, con i vigili che ordinano di togliere le bandiere partitiche dai gazebo dei partiti, appare, secondo me, un ben più grave sintomo di cultura fascista. Fascismo che fortunatamente non c’è ancora nelle leggi (almeno non in quelle per le elezioni locali), ma che si fa strada nella mente delle persone. Persone che chiedono ai vigli di togliere le bandiere degli altri partiti. E vigili che le tolgono per paura di disobbedire a chissà quale regolamento comunale liberticida.
    E qui accuso tranquillamente anche i militanti del Pd locale (recentemente scosso da un forte scontro interno durante il congresso provicniale, nonchè dalla partenza verso Nord, di Diego Bottacin, esponente di spicco del PdVeneto), che sicuramente ci hanno messo del loro, e potevano benissimo farne a meno. Tanto per rompere i coglioni al prossimo, quando non serve, e si fa solo danno. Alla cittadinanza.

  9. Caro Valerio,
    io non mi sogno nemmeno lontanamente di usare due pesi e due misure, e questo proprio perchè non conosco nulla della istuazione di Mogliano e quindi giudico il fatto per quello che è. Il fatto non cambia di una virgola se a Mogliano c’è un clima di merda. Cosa di cui prendo atto dal tuo resoconto e, per quanto mi riguarda, concordo appieno con l’idea che rimuovere coattivamente bandiere di partito da gazebi posti in luogo pubblico sia una boiata (anzi, fascismo, se preferisci).
    Io non difendo la bandiera veneta in classe perchè sono un indipendentista “veneto” (lo metto fra virgolette dato che sono lombardo). Penso semplicemente che una bandiera regionale non debba essere bandita da una classe scolastica che ha sede in quella stessa Regione. Punto (ripeto).
    Sei tu che cerchi impropriamente di contestualizzare la vicenda dando del provocatore al professore. Altrimenti, di questo passo, qualsiasi esposizione del tricolore in qualsiasi classe ad opera di qualsiasi professore politicamente impegnato in partiti unitaristi (come ben sai ce ne sono a caterve) dovrebbe essere interpretata come strumentalizzazione politica unitarista e antiseparatista.

    …beh, sì, adesso che ci penso, forse hai ragione tu. E’ proprio così. Quindi, per equità, fuori il tricolore dalle scuole. Adesso sei contento?
    Se non vuoi capire la mia posizione non posso farci niente.
    Dato che oggi è il 25 aprile, festa di San Marco e della Liberazione, chiudo con un benaugurante: ORA E SEMPRE INDIPENDENZA.

  10. Buon San Marco e buona Liberazione a tutti quelli che scrivono e leggono Onthenord…

    @Valerio è vere c’è un gran clima di “cacca”in giro, tutto è incattivito dalla politica odierna.
    Io però vorrei chiedere: ma questo Bonesso è iscritto a qualche partito? ci sono prove rispetto alla lezione tenuta in classe di una sua presunta volontà di orientare politicamente i ragazzi ? io di Bonesso ho trovato solo degli” scritti ” sul sito di quei tipetti strani del Serenissimogoverno nel quale parla di religione e della storia di San Marco…non ho trovato (magari non ho visto tutto eh) nulla che lo possa identificare come un indipendentista…anzi consiglio di leggersi la presentazione di un sito dove Bonesso ha scritto alcuni post :
    http://www.doveneto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=54&lang=it_IT

    Chi si ponga domande sull’ambiente culturale, sociale e politico del venetismo (1)
    o anche chi da poco vi si sia affacciato per curiosità, interesse o sfida– ne conosce la storica e legittima propensione alla seria valutazione dell’opzione indipendentista. Ma anche da parte di coloro che non mirano così in alto, sempre più forte si avverte innegabile ed inarrestabile il desiderio dei Veneti di considerare “un altro Veneto”, con un grande od un piccolo gradiente di autonomia, sì, ma sicuramente più ampio dell’irrisorio livello attuale, che pare trattamento per una colonia da sfruttamento più che per un territorio da valorizzare.
    Volere “un altro Veneto” è questione davvero di necessità: non si può non essere d’accordo, ma non basta. Dato quindi per certo l’approdare ad “un altro Veneto”, in tempi che solo la Storia ci saprà rivelare, riteniamo sia giunto il momento che la politica e la società venete si interroghino su “quale Veneto” si debba progettare.
    Dobbiamo e vogliamo, dunque, fare di necessità virtù. Sentiamo che i Veneti hanno tutte le carte in regola: possiedono nel proprio patrimonio storico, culturale, sociale ed identitario quel “qualcosa in più” che ha spesso consentito loro di essere pionieri, prima, e protagonisti, poi, di esperienze storiche straordinarie, in ogni campo dell’umano realizzabile.

    Consapevoli di tutto questo, abbiamo deciso di attivare questo strumento, questa “finestra con vista” sul Veneto che vogliamo. Non si tratterà di un “think tank” chiuso, di sapore puramente accademico, né di un movimento politico che sieda in conclave per decidere la propria linea, bensì un luogo –il più possibile aperto– di esposizione e divulgazione di dati ed opinioni, e di formazione responsabile e trasparente di possibilità alternative, attraverso la raccolta e lo scambio di contenuti e di informazioni “di valore”, vera ancora di concretezza in tempi in cui l’informazione viene troppo spesso spettacolarizzata e plasmata per essere strumento di imbonimento, potere, plagio.
    Il nostro fine è proporre una alternativa solida, il più possibile completa e sistematica, a tratti anche consapevolmente rivoluzionaria. La nostra forza è fatta di impegno, affiatamento e passione; le nostre armi sono la ricerca, l’elaborazione, la proposta. Tutto ciò è evidentemente compatibile in massimo grado con l’apertura anche a contributi strutturati esterni, intendendo con ciò degli elaborati di maggior corpo rispetto all’ordinaria apertura di ogni nostro contenuto al pubblico commento, entro le elementari norme di buon senso e di rispetto che devono reggere ogni dibattito.

    Ogni contenuto da noi pubblicato, infatti, sarà aperto al commento, ed inserito in una delle sezioni in cui il sito è organizzato, così da dare evidenza della struttura della nostra proposta e per consentire una più facile navigazione tra i contenuti stessi. Inoltre, abbiamo ritenuto di portare nel dibattito veneto anche un innovativo sguardo all’internazionalità, trattandone alcune tematiche e scegliendo di strutturare il nostro sito con un’interfaccia multilingue e, ancor più, impegnandosi a produrre e riprodurre contenuti in multilingue, principalmente veneto, italiano ed inglese.

    Infine, nell’accingerci a scendere in campo con le nostre idee e proposte, ci sentiamo di invitare chiunque a fare altrettanto, unendosi a noi o prendendo proprie vie; chiunque, donna o uomo di buona volontà, senta di averne le forze (intellettuali, morali e materiali); chiunque abbia qualcosa da dire, qualche esperienza da condividere, qualche idea da proporre. Unico requisito: l’innovatività. Quando ogni mix delle vecchie possibilità si rivela inefficace, si deve trovare una nuova alchimia.

    Il Veneto ha voglia di cambiamento.
    Il Veneto ha fame di idee, di novità, di qualità intellettuale.
    Il Veneto non chiede altro che di poter tornare ad essere ciò che è sempre stato:
    società all’avanguardia, fucina di talenti, patria di Libertà.

    1. Con il termine venetismo si è soliti indicare l’insieme di esperienze e movimenti culturali e politici caratterizzate dall’attenzione a storia, cultura e tradizioni venete al fine di valorizzarle, recuperandole ove necessario. Esso presenta varie sfaccettature e diverse sensibilità. L’origine si può ricondurre alla fine degli anni ’70 del XX secolo quando alcuni veneti fondarono il gruppo, che poi sarebbe diventato partito politico, denominato “Liga veneta” con lo scopo di diffondere la conoscenza della storia veneta e ottenere una maggiore autonomia amministrativa, più in linea con la tradizione e lo spirito veneti dell’autogoverno. Il venetismo ha ricevuto un forte impulso dopo l’impresa, datata 9 maggio 1997, compiuta da coloro che sono passati alla storia come “I serenissimi”, che ha portato, seppure per poche ore, alla ricostituzione della Serenissima Repubblica Veneta, attraverso la liberazione di uno dei simboli della terra veneta, il campanile di San Marco a Venezia. Attualmente, sotto la denominazione “venetista”, si ritrovano gruppi e movimenti il cui impegno spazia dalla ricerca storica sui Veneti e la loro cultura alla valorizzazione e riconoscimento della lingua veneta fino al perseguimento di obiettivi più “politici”, quali una più ampia forma di autogoverno o il raggiungimento dell’indipendenza integrale.

    tranne un accenno all’indipendentismo (non lega nord) si nota una sostanziale voglia di cambiamento profondo dei veneti .
    Insomma è sbagliato vietare simboli di partito nelle piazze ma è altrettanto sbagliato
    creare un clima teso nella scuola, luogo di confronto e crescita.
    In Veneto non dovrebbe essere una provocazione politica avere appesa in classe una bandiera veneta anzi… se una bandiera di “tutti” viene strumentalizzata da pochi (lega) allora anche il tricolore dovrebbe essere visto come un simbolo politico (e ormai per alcuni lo è) per Forza Italia del “Berluscaz” .

  11. “non ho trovato (magari non ho visto tutto eh) nulla che lo possa identificare come un indipendentista”
    Mah, se uno è ministro del VSG o è indipendentista o ha grossi problemi di comprendonio/personalità…

    “ci sono prove rispetto alla lezione tenuta in classe di una sua presunta volontà di orientare politicamente i ragazzi ?”
    o uno era lì, o ci si deve fidare delle testimonianze degli altri. Qui ( Lettera tra i commenti in basso ) si trova una lettera di Cecilia Cecchi, insegnante presso il medesimo istituto, in cui viene scritto che si trattava del “gonfalone della Serenissima” (e non della bandiera regionale), e che, come avevo supposto io, la faccenda (la risposta incazzata della preside e/o il comportamento di Bonesso) è strettamente correlata alle prossime elezioni provinciali: “i cui connotati sono intollerabilmente ideologici e intonati al teso clima di propaganda che informa la vigilia delle elezioni amministrative provinciali” (pure Muraro è di Mogliano)

    Ha fatto politica Bonesso? Quel che è sicuro è che NON è entrato in classe dicendo: “dovete votare per questo partito e non per quello lì”.
    Dall’idea che MI sono fatto, è probabilmente entrato in classe invitando gli studenti a tradurre il motto marciano e poi si sarà messo a spiegare che lo stato italiano oppressore vuole sradicare la cultura veneta e che per questo la storia veneta non viene adeguatamente insegnata nelle scuole, bensì i Veneti vengono denigrati per la loro ignoranza, ma che, volendo, vi è la possibilità di rovesciare la situazione attraverso la secessione, che di secessioni è pieno il mondo e la storia.. ecc.ecc.

    E’ far politica?
    Tanto quanto un insegnante del professionale entrasse in classe con una bandiera sovietica invitando gli studenti a riflettere sul possibile utilizzo del martello, e mettendosi a speigare che lo stato borghese oppressore vuole sfurttare gli operai e che per questo la storia del propetariato non viene adeguatamente insegnata nelle storie, bensì gli operai vengono denigrati per la loro ignoranza, ma che, volendo, vi è la possibilità di rovesciare la situazione attraverso la rivoluzione, che di rivoluzioni è pieno il mondo e la storia.. ecc. ecc.
    La preside avrà quindi “caldamente invitato” Bonesso a smettere di fare propaganda politica in classe, lui avrà risposto “ma quella non è la bandiera dell lega e io stavo solo raccontando la storia veneta”, e quindi la preside incazzata, da brava fessa italiana che cade nel tranello del furbo, avrà detto che il decreto del 1923 vieta l’esposizione di bandiere in classe e che lui (insegnante di religione) non può insegnare la storia veneta in classe…

    Quello che penso io è che a Bonesso manca completamente la deontologia professionale che deve rispettare il dipendente pubblico. Ed il fatto che uno utilizzi il proprio lavoro pubblico, e soprattutto l’autorità che ne deriva, per farsi i propri comodi, invece che il proprio mestiere (pagato dallo Stato), mi fa incazzare. Si tratti di un forestale calabrese, del primo ministro o di un insegnante venetista.

    Il dipendente pubblico deve essere giudicato in base a se fa o se non fa il lavoro per cui è retribuito. Se si ritiene (come ritiene la maggior parte dei Veneti, basta leggere i commenti del gazzettino) che invece può fare dell’altro durante l’orario di lavoro, anche abusando dei suoi poteri, e solo perché vanno a genio le sue posizioni politiche, beh, questo è sintomo di “terronizzazione” in stato di avanzamento.

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