Come se la passa la Catalogna

A sentire Irene Tinagli, uno dei quattro motori dell’Europa – tra questi, la Lombardia – inizia a essere in difficoltà nell’affrontare i derby con la capitale, e il Paese intero:

E’ facile quindi immaginare l’effetto che ha avuto poi la crisi economica del 2008, che ha colpito il tessuto produttivo catalano molto più di quello di Madrid, più diversificato e terziarizzato, e che ha portato, nell’autunno scorso al «sorpasso» dell’economia madrilena rispetto a quella catalana. Oggi i cittadini della capitale non solo godono di una città splendida e rinnovata, ma hanno un potere d’acquisto più alto e contribuiscono all’economia nazionale più dei catalani.

Anziché vivere questi cambiamenti come un avvertimento di quanto sia importante restare vicini a una Madrid che non è più un pezzo di antiquariato come hanno pensato per decenni, i catalani hanno visto questo ribaltamento di pesi e di ruoli come un tradimento, un segnale di abbandono da parte del governo centrale (a poco è valsa l’inaugurazione del nuovo terminale dell’aeroporto di Barcellona dell’anno scorso). E si sono ulteriormente incattiviti e allontanati dalla Spagna.

L’articolo completo è qui.

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3 thoughts on “Come se la passa la Catalogna

  1. Un significativo vantaggio madrileno deriva dalla presenza della Capitale, ed è favorito dall’esistenza di una comunità autonoma che comprende solo la città ed esclude la Castiglia circostante.

    “ma hanno un potere d’acquisto più alto e contribuiscono all’economia nazionale più dei catalani”
    E’ lo stesso fenomeno che c’è in Italia in cui il Lazio, e Roma in particolare, risulta avere un PIL procapite inspiegabilmente superiore alle Regioni circostanti, che è dovuto alla presenza in Roma Capitale di una particolare concentrazione di uffici pubblici e sedi di aziende pubbliche e private. L’esempio più lampante al mondo di questo fenomeno è probabilmente Washington D.C.: reddito procapite enorme (il più alto degli USA), ma con una popolazione composta per la maggior parte da Afro-americani: è chiaro che il Pil è prodotto ed è mangiato dagli uffici pubblici e dai centri direttivi delle grandi aziende private…

    E’ da considerare infine che il PIL delle città/regioni “governative” risente meno delle crisi economiche proprio a causa della maggior rigidità della spesa degli enti pubblici (maggiori difficoltà nel licenziamento dei lavoratori pubblici, deputati e barbieri della camera compresi) rispetto all’economia privata. E’ tutto da dimostare che il sorpasso sia dovuto alla “terziarizzazione e maggiore diversificazione” dell’economia madrilena rispetoo alla catalana. A meno che nella “terziarizzazione” non si includa anche la spesa degli enti pubblici, in tal caso però, sarebbe onesto, seguendo il rasoio di occam, scrivere che il “sorpasso” è dovuto alla maggiore “concentrazione di enti pubblici”.

    • Sottoscrivo parola per parola il tuo intervento.

      Aggiungo solo due ulteriori considerazioni.
      La prima di carattere economico: sarebbe interessante capire quanto del recente sviluppo infrastrutturale di Madrid sia stato generato grazie al boom della bolla immobiliare, molto diffusa in tutta la Spagna e quindi anche in Comunità che non hanno la stessa autonomia fiscale catalana o basca. Infatti, sebbene la Catalogna stia versando in grosse difficoltà, non mi pare proprio che il carro madrileno (inteso come spagnolo) sia messo bene. Madrid è vissuta di rendita, negli ultimi anni, e adesso le contraddizioni sono esplose; non a caso si parla di Pigs(pagna) (o Piigs…), non di Pigc(atalunya)…

      La seconda considerazione è di natura “politica”.
      Al di là del fatto che la Catalogna resta comunque uno dei motori d’Europa, nonché uno dei luoghi più capaci di guardare avanti e di integrare (forse persino troppo, considerate le recenti notizie sulla presenza di militanti islamisti, ma tant’è). Al di là di questo, insomma, possibile che l’indipendenza debba sempre essere vista attraverso le lenti della macroeconomia?
      Possibile che le varie Tinagli, i vari professori, economisti ecc, che periodicamente ci dicono che le secessioni sono brutte e cattive, non sappiano mai mettere da parte quell’insopportabile atteggiamento paternalistico in base al quale chi vuole secedere sarebbe un povero incapace che non si rende conto del male che si farebbe in termini economici?
      Anche nell’ipotesi folle in cui la Catalogna (o la Lombardia, o il Veneto) starebbero peggio dopo l’indipendenza, possibile che non venga mai messa al primo posto la libertà di scegliere di una comunità?
      E sì che la comunità internazionale ha appena appoggiato, giustamente, il processo indipendentista del Sudan del Sud, che non è certo messo meglio adesso, anzi. E lo stesso dicasi con i palestinesi, che a rigor di logica dovrebbero chiedere di essere annessi del tutto ad Israele, dove ci guadagnerebbero in tutti i sensi. E invece no, perchè il sostegno al loro diritto di autodeterminarsi prescinde da serie analisi socio-economiche del tipo costi/benefici.

      • Beh, si chiamano pigs perché la catalogna (apertaparentesi, che a me non piace, ma non c’è da stupirsi, viene da chioggia e lì coltivano soo robe schifose come lo stesso radicchio di chioggia, che non sa di niente, chiusaparentesi) fa (ancora) parte della spagna.

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