Facco: “Dopo l’Umberto, la disintegrazione della Lega”

Eccola qui, la nostra intervista a Leonardo Facco, autore di Umberto Magno – La vera storia dell’imperatore della Padania:

Partiamo dalla fine: prima o poi, anche la Lega dovrà fare i conti con la successione all’imperatore “Umberto Magno”. Alcuni segnali della lotta interna si avvertono già. Cosa succederà, in quel momento? Renzo è davvero il prescelto, per la meritocrazia non c’è spazio, nel Carroccio? Come è stato possibile che – spostando la candidatura a Brescia – Renzo Bossi abbia ricevuto le preferenze necessarie per essere eletto?

Mi vien da ridere al solo pensarci. La mia tesi è che dopo Bossi ci sarà solo la disintegrazione della Lega. Già oggi, la corrente che fa capo alla moglie di Bossi e Reguzzoni e quella che fa capo a Maroni e Giorgetti si stanno scannando sotto traccia. Renzo Bossi, per il quale è chiaro il tentativo del padre e della madre di accreditarlo come futuro segretario, è solo un feticcio. Ad oggi, nessuno lo contesta perché è il figlio del capo, voluto lì dal capo. Il giorno in cui suo padre non ci sarà più, lo prenderanno a calci nel sedere.

E il simbolo della Lega, farà parte dell’eredità lasciata da Bossi, finirà ai legittimi eredi, o spunterà qualche lontano parente acquisito a rivendicarne la proprietà?

Questa è una questione tutta aperta, della quale avremo qualche certezza solo nel momento in cui il padre-padrone della Lega, o Berlusconi, saranno usciti dalla contesa politica.

Perché la Lega difende con forza un gruppo ristretto di persone, quei pochi produttori di latte restii all’applicazione della normativa europea, al costo di farci pagare multe salatissime? Si tratta esclusivamente di un piccolo bacino elettorale da custodire, o ci sono altri interessi?

E’ una difesa che non ha alcun senso, soprattutto in termini di “bacino elettorale”, dato che gli agricoltori che hanno problemi con le multe da pagare per il non rispetto delle quote sono poco più di cento. Tutti gli altri agricoltori, migliaia ed appartenenti alle Confederazioni principali, hanno pagato o rateizzato le multe. Il problema va, invece, analizzato guardando ai due processi, in corso a Saluzzo e Pordenone, che vedono coinvolto l’ex senatore leghista Giovanni Robusti, il quale è stato già condannato in primo grado in entrambe le sedi, ma per il quale a Saluzzo è stata richiesta una pena doppia in appello. La vicenda, intricata, riguarda proprio la malversazione di fondi pubblici europei che avevano a che fare anche con le quote latte e, addirittura, un eventuale legami fra questi soldi e la famosa banca padana (la Credieuronord). La vicenda è politicamente molto scomoda per la Lega e non è un caso che l’arrivo di Cota alla presidenza della regione Piemonte abbia significato l’abbandono della costituzione di parte civile della Regione stessa, che da questa vicenda potrebbe averci perso qualcosa come 200 milioni di euro.

La Lega ha conosciuto alti e bassi, alle urne. Ultimamente i consensi si sono assestati al di sopra del 10% sul totale nazionale. Come è cambiato l’elettorato leghista dai primi anni ’90 a oggi? Il “cattivismo” e alcuni elementi di razzismo sono stati determinanti per raggiungere questi risultati?

Solo una parte di chi votava Lega negli Anni Novanta è ancora oggi elettore leghista. Gran parte di quel bacino elettorale oggi fa parte degli astensionisti. Gran parte di quelli rimasti fanno parte del bacino elettorale-clientelare di cui il Carroccio si può vantare oggi, si tratta di centinaia di migliaia di voti clientelari, legati a migliaia di persone che fan parte del sottopotere politico, quello che la Lega aveva giurato di estirpare. Sì, l’elettorato di oggi è diverso e gli slogan contro l’immigrazione sono la ragione per cui molti meridionali al Nord votano Lega e dal Po in giù (Emilia, Marche, Umbria, Toscana) votano Lega. Non si dimentichi però, che rispetto al 1996 la Lega Nord ha preso circa un milione di voti in meno alle ultime elezioni politiche. Anche se con la Lega al governo non solo gli immigrati, ma anche i clandestini sono sempre aumentati di numero.

Supponiamo che la penisola italiana sia destinata a rimanere unita sotto un solo Stato per i prossimi venti anni. Per superare la Lega c’è bisogno che gli attuali partiti nazionali si territorializzino?

Non credo, perché se lo facessero significherebbe che stanno avallando l’idea (che è poi la realtà) che questo paese è in via di disgregazione. Solo la Lega permetterà che la Lega venga superata. Ciò comincerà ad accadere quando Bossi – a cui auguro cent’anni di vita – andrà all’altro mondo.

Cambiamo prospettiva, e consideriamo la possibilità che l’unità della penisola italiana non tenga. Qual è – a tuo modo di vedere – la prospettiva migliore? Il mantenimento di uno Stato unico o la formazione di più stati, socioeconomicamente omogenei, indipendenti fra loro e magari legati dalla comune cornice comunitaria europea?

Io sono favorevole, per dirla con Hans Hermann Hoppe, a fenomeni di secessione a catena. In un mondo globalizzato, non è vero che Stati grossi signifighino benessere e libertà, basta dare uno sguardo a tutte le classifiche (studi) che hanno a che fare con la libertà nel mondo. Non è un caso che ai primi posti ci siano Singapore, Hong Kong, la Svizzera. In Italia serve una ristrutturazione istituzionale che si fondi sul principio delle nazioni per consenso, per dirla con Renan e con Rothbard.

In un eventuale Stato libertario, quale posto spetterebbe al welfare? In sostanza, quale posto per gli “ultimi” e i deboli? E gli immigrati, come verrebbero accolti?

Intanto, dire “Stato libertario” significa appellarsi ad un ossimoro! I libertari sono contro lo Stato, non contro l’organizzazione e le regole sia chiaro. A me piace molto l’idea di comunità organizzate nel rispetto del principio della proprietà condominiale (vedasi i 30 milioni di persone che oggi abitano in città private negli Usa). Il welfare, in un mondo libertario, tornerebbe ad essere una prerogativa dell’iniziativa solidaristica dei privati (siano essi individui, associazioni, fondazioni, o altro ancora). Per l’immigrazione – premesso che un libertario è favorevole alla libera circolazione delle persone ed è contro ogni razzismo, dato che il razzismo è un concetto collettivista – ciò che conta è che chi si sposta sia una persona responsabile, che non pesi sul bilancio altrui obtorto collo. Mio padre è emigrato in Venezuela nel 1957, lo ha fatto con un contratto di lavoro in mano, con alloggio e vitto garantiti dal suo datore di lavoro, con l’umiltà di chi scegliendo di convivere con culture diverse, quelle culture non solo le ha rispettate, ma non ha preteso che si adeguassero ai suoi bisogni o interessi.

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