Quest’anno niente “Se ta ciapi…ta copi”

Ritorna il Festival Insubria Terra d’Europa, organizzato dall’Associazione Terra Insubre. Il festival culturale si è distinto in passato per alcune iniziative di grande valore: la mostra “Il cinghiale, la forza e la conoscenza” e lo studio “I Celti in Insubria – Nuove prospettive”.

Infine, la perla: “Se ta ciapi…ta copi”, film con doppiaggio in lingua lombarda La prestigiosa rassegna è stata ospitata fino all’anno scorso nella piazza centrale di Varese, Piazza Montegrappa. Non solo: il festival viene finanziato con 10mila euro da Regione Lombardia e da alcune migliaia di euro anche dal Comune di Varese. L’associazione “culturale” annoverava fra i suoi iscritti, tra gli altri, il Ministro Maroni.

Quest’anno il Festival si terrà comunque, anche se in tono minore. Come mai? Perché non ci saranno più i soldi della Lega. Naturalmente. Niente Piazza Montegrappa e visibilità, quindi. Infatti, ad un certo punto l’amore tra Terra Insubre e la Lega qualcosa si rompe. Il Consiglio federale leghista arriva addirittura a sancire l’incompatibilità tra la tessera di Terra Insubre e quella della Lega Nord.

Chiudiamo in bellezza con il testo di uno dei volantini distribuiti alla manifestazione, indelebilmente trascritto nella memoria di chi scrive. Il soggetto, naturalmente, il cinghiale, animale simbolo dell’associazione. “Animale selvaggio si nutre di ghiande, i frutti della quercia, una delle essenze sacre dei Celti e l’albero druidico per eccellenza, pianta della sapienza”. Meraviglioso.

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Informazioni su andreacivati

Sono nato l’8 gennaio 1986. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Bocconi, lavoro in uno studio legale di Milano. Dal 2011 sono Consigliere Comunale di Varese, tra i più votati candidati del Partito Democratico. Mi occupo di urbanistica, consumo di suolo e trasporto locale. Faccio politica perchè mi piace e perchè detesto l'espressione "sono tutti uguali".

3 thoughts on “Quest’anno niente “Se ta ciapi…ta copi”

  1. Mio padre mi racconta ogni tanto di quando al Monte Stella, al Festival dell’Unità dove andavamo ogni settembre (se non ricordo male) quand’ero piccolo, venivano venduti a mille lire i libri del “Grande Leader” Kim Il-Sung, noto despota nordcoreano.
    Si trattava di una delle tante amenità del noto partito, di cui il PD mi risulta essere successore, in termini strettamente giuridici.
    Non ne faccio una questione di polemica ideologica.
    Ricordo questi trascorsi “democratici” semplicemente per far notare che i giovani piddini di oggi, che presumibilmente si ritengono puri e immacolati per questioni anagrafiche, un giorno, magari lontano, saranno cittadini della Repubblica Lombarda (o di qualcosa di simile) e a quel punto nessuno farà più caso alle origini talvolta curiose, talaltra controverse, talaltra ancora vagamente folkloristiche, del movimento storico che portò alla fine dello Stato italiano.
    Nell’attesa, sarebbe magari utile riguardare anche alle contraddittorie radici della propria casa partitica, non foss’altro per evitare sempre il giudizio col ditino puntato su ciò che non piace degli altri, quando ci sarebbe parecchio da criticare nei propri armadi (che sono tanti, numerosi, e ancora da esplorare, in molti casi).

    A proposito, metà PD (forse molto meno, ma soprassediamo) crede nell’esistenza di Dio e, soprattutto, nella Resurrezione di Cristo, nel valore sacro dell’Ostia, del Vino e della Comunione, nel Diavolo -inutile fingere che non sia così- e in tante altre cose che potrebbero sembrare, viste con occhio laicista -vi concedo laicista al posto di laico- un po’, come dire, poco probabili.
    E mi sembra che queste credenze influenzino la macchina dello stato molto di più del celtismo insubrista. Forse sarebbe il caso di guardare la trave, più che la pagliuzza.

    Saluti celtisti,
    Alessandro Storti

  2. Quest’anno niente “Se ta ciapi…ta copi”.
    E’ un peccato. Dall’anno scorso da noil’amministrazione a maggioranza leghista ha abolito i due appuntamneti estivi di teatro in piazza che consistevano anche in due serate di teatro in veneziano (una commedia di Goldoni ed una moderna). I vecchi si divertivano un sacco, ma la cultura fa male, anche se non è in italiano. Meglio finanziare la festa dell’uva: due trattori, pollo arrosto, polenta e vino a volontà. Come se non ce li avessimo già tutto l’anno più le altre tre sagre patronali, più la festa dello sport, quella degli anziani, i capannoni pro-leucemici e quello pro-donatori sangue/organi.

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