“Ci vuole responsabilità, il paese ci guarda”

Le ultime parole famose. Di Reguzzoni, deputato varesino e capogruppo leghista alla Camera. Pecccato che ieri la responsabilità non fosse proprio il primo pensiero del suo leader Umberto Bossi.

Ecco l’ennesima contraddizione in cui si muove la parabola leghista. Da una parte, rappresentanti istituzionali e distinti, come Reguzzoni, che dissertano su responsabilità, rispetto e istituzioni. Dall’altra, uscite volgari a comprendere quasi tutte le voci del bestiario: omofobia, razzismo, xenofobia, secessionismo. L’ultimo fulgido esempio ce lo regala, Dario Galli, presidente della Provincia di Varese:

I profughi se li prendano i buonisti dell’accoglienza. Mi aspetto che molti privati, che magari votano centrosinistra e che hanno case di grandi dimensioni, piuttosto che certe associazioni umanitarie a cui non manca la disponibilità di spazi, diano la loro disponibilità”. Epperò, uno statista.

Insomma, le Lega propone un menu completo, che va dallo stinco fino alla novelle cousine. Adattabile ad ogni palato, vede la sua clientela (ed elettorato) infoltirsi.

(Via Andrea Civati)

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Informazioni su andreacivati

Sono nato l’8 gennaio 1986. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Bocconi, lavoro in uno studio legale di Milano. Dal 2011 sono Consigliere Comunale di Varese, tra i più votati candidati del Partito Democratico. Mi occupo di urbanistica, consumo di suolo e trasporto locale. Faccio politica perchè mi piace e perchè detesto l'espressione "sono tutti uguali".

11 thoughts on ““Ci vuole responsabilità, il paese ci guarda”

  1. “[…] tutte le voci del bestiario: omofobia, razzismo, xenofobia, secessionismo”

    “Secessionismo”?
    Cosa c’entra con il “bestiario” il secessionismo?
    Esprimo il mio più totale dissenso con questo tipo di classificazioni del secessionismo, prive di qualsiasi utilità e pericolosamente vicine ad una certa visione nazionalista che proprio la storia unitaria italiana dovrebbe averci insegnato a rimuovere. Molti militanti “democratici” dovrebbero sapersi liberare da un tipo di reazione pavloviana che associa automaticamente le istanze secessioniste a talune ideologie ad essi poco gradite. Il secessionismo è un principio inscritto a caratteri di fuoco nella stessa storia del movimento progressista.

    L’unità d’Italia invece è figlia del colonialismo, dell’imperialismo ed è madre del fascismo. Un tempo queste cose erano note e ampiamente dibattute, nella sinistra. Forse sarebbe il caso di ricominciare a prendere quelle buone abitudini. Sventolare troppo il tricolore nuoce alla salute del movimento.

  2. Alessandro, ti ringrazio del commento.
    Ti confesso però che non colgo molto bene il nesso tra progressismo e secessionismo.
    E neanche tra il condannare il secessionismo e l’essere nazionalista.
    Credo che il secessionismo sia radicalmente sbagliato e politicamente insensato.
    Poi possiamo discutere sul valore delle autonomia locali e del federalismo.
    Mi dispiace ma ritengo che solo alludere alla secessione sia antistorico. Sono nato con l’Europa e penso sia quella la prospettiva in cui ci dobbiamo muovere, discutendo di come organizzare lo Stato nel modo più efficente possibile. Il secessionismo va fuori da questi ragionamenti.

    • Grazie per la tua risposta, Andrea.
      Ecco la mia replica. Tu dici di non vedere il nesso fra secessionismo e progressismo; ti rispondo con le tre parole -e i miei commenti con cui le attualizzo- che l’Unità scelse per salutare la grande vittoria nel referendum sul divorzio, nel lontano 1974 (anno in cui venni al mondo):
      – RAGIONE, perchè se una comunità politica (ad esempio una Regione) non vuole più condividere le medesime istituzioni statuali con un’altra, bisogna discutere apertamennte del problema e riconoscere alla controparte il
      – DIRITTO, di decidere, di autodeterminarsi, in ossequio al principio per cui le relazioni umane devono essere fondate quanto più possibile sul consenso e non sull’imposizione; innanzitutto su tali basi si fonda infatti la nostra
      – CIVILTA’, che è il frutto degli eventi accaduti nel passato, ma non può certo essere vincolata alle scelte compiute 150 anni fa; il tempo passa, le cose cambiano, guardiamo avanti.

      Quanto all’Europa, è proprio perchè essa rappresenta la prospettiva in cui ci muoviamo che la secessione è oggi molto più praticabile. Lo ha già scritto Illy, fra le righe, nel suo bel volume “Così perdiamo il Nord”: nell’Unione Europea i confini “fisici” sono ormai evaporati (magari sarebbe bene spiegarlo anche ai francesi, ma tant’è…) e con essi se n’è andata la necessità di far parte di Stati quanto più grandi possibili; oggi il mercato a tutti gli effetti comune, e con esso lo spazio economico e, di fatto, sociale è rappresentato dal Continente stesso, seppur con svariate significative eccezioni. Quindi la giurisdizione statuale è più efficiente se si avvicina alla dimensione delle comunità politiche socio-economicamente “omogenee”. Una Repubblica Lombarda indipendente nell’UE avrebbe molte più opportunità di successo di quante non ne abbia oggi, costretta com’è nella gabbia tricolore e fiscalmente sfruttata “a sangue”, per giunta a beneficio di un sistema statuale che alimenta con meccanismi perversi le mafie del Sud e il malaffare diffuso.

      E’ una questione di dimensioni di giurisdizione, di flussi perequativi intrastatuali, di omogeneità socio-economica. Non è questione di nostalgie, anche se qualche sprovveduto la mette sempre in questi termini.
      La secessione in ambito UE è il futuro. E’ il progresso. Non è un caso che la gran parte dei movimenti separatisti europei coniughi europeismo e visioni ideologiche di tipo progressista, con particolare riferimento alla necessità di includere e di affermare il primato dei molteplici diritti delle persone.

      Il solo modo per rendere più efficiente la Repubblica Italiana è dividerla.
      Decenni di mancate riforme di ogni tipo dimostrano che qualsiasi alternativa è tempo perduto.

  3. “Credo che il secessionismo sia radicalmente sbagliato e politicamente insensato.”
    “Mi dispiace ma ritengo che solo alludere alla secessione sia antistorico.”

    Spiegare il perchè please.

    “Poi possiamo discutere sul valore delle autonomia locali e del federalismo.”

    Ok, si fà il federalismo o si dà l’autonomia ? (2 cose diverse) ma sopratutto come lo si fà ?

    Io non sono un indipendentista….ma vorrei capire come si esce da una situazione che descrivere come pazzesca sarebbe troppo poco…vorrei inoltre capire come è possibile conciliare Nord e Sud, i quali potrebbero tranquillamente ottenere più benefici organizzandosi in 2 stati diversi all’interno dell’UE(sulla quale c’è molto da fare e disfare a mio parere).
    Insomma apprezzo il discorso ma vorrei capire il”come fare”.

  4. Sono d’accordo con Alessandro. Non c’è proprio alcun nesso per accomunare razzismo, omofobia e xenofobia con secessionismo.

    Il separatismo è un’opzione politica. Naturalmente può essere condotta per varie ragioni e in varie modalità. Saranno eventualmente quelle a poter essere discusse, non l’opzione in generale che ha assolutamente legittimità e, in genere, è connessa a un principio universalmente riconosciuto come il diritto all’autodeterminazione.

    La qual cosa, peraltro, non ha un cavolo a che vedere con il processo di unificazione europea. Anzi, proprio la costruzione di un’Europa sempre più unita – processo purtroppo in forte crisi – consente di rendere la costituzioone di un nuovo Stato per separazione più attuabile perché inserita entro una cornice di rapporti internazionali con il resto del mondo più solida, senza che la diminuzione della dimensione demografica o economica rappresentino anche un eccessivo indebilimento sul piano geopolitico.

    Dopodiché, uno può naturalmente essere favorevole o contrrio. Ma questo è tutt’altro discorso. La legittimità dell’opzione separatista mi pare del tutto inconfutabile e inserire la parola “secessionismo” in un bestiario insieme a “omofobia” e “razzismo” è un po’ come se uno volesse inserire in quel bestiario anche “socialismo” o “terzomondismo” o “liberismo” o “no-global” o “ambientalismo”, ecc. Tutti filoni di pensiero politico – peraltro molto differenziati al loro interno – su cui si può concordare o meno, ma di ncui è indiscutibile la legittimità politica. Metterne in dubbio la legittimità è un’operazione tipicamente fascista o stalinista.

    daniele,milano

    • razzismo, omofobia, xenofobia, fascismo e stalinismo.

      p.s.
      il principio internazionale dell’autodeterminazione dei popoli non si può applicare ai popoli del nord italia, perché non sono popoli che vengono oppressi dal governo italiano. sono loro stessi che esprimono il governo italiano!
      se poi il governo da loro stessi espresso democraticamente poi li opprime, non sono affari che riguardano né il diritto alla rivoluzione, né il diritto all’autodeterminazione.
      Il diritto alla rivoluzione (all’americana) non esiste perché il governo “tirannico” viene regolarmente votato e sostenuto dalla maggioranza di chi si dichiara “oppresso”, non solo: gli stessi “oppressi” hanno la possibilità democratica di cambiarlo (mi pare che l’87% dei lombardi abbiano espresso più o meno un centinaio di deputati su 630, tutti regolarmente insediati, tutti che giocatori nel teatrino della politica romana).
      Il diritto all’autodeterminazione non esiste perché il governo “discriminatorio” viene regolarmente votato dalla stragrande maggioranza di chi si ritiene (o si dovrebbe ritenere)”discriminato”. A loro volta i “discriminati” potrebbero benissimo non votarlo (ancora una volta ricordo che l’87% dei lombardi ha votato un sesto dei parlamentari italiani).

      • Sì, sì. Sono d’accordo. Però 2 osservazioni:

        1) il mio discorso riguardava la legittimità dell’opzione politica separatista in generale e non nello specifico “padano”.

        2) guardando allo specifico, invece, l’opzione separatista mira proprio a dimostrare che i popoli del Nord (ma io direi lombardo, veneto ed emiliano) a) sono popoli, b) sono deio pirla a votare quel che votano. Ecco perché è legittimo anche nello specifico essere separatisti. Che poi i separatisti siano – per ora – una minoranza, non c’entra niente.

        daniele,milano

  5. Pingback: Assange e il nord Italia | un blog per conservarsi

  6. Concordo col la visione di Valerio.
    Insomma nessun giudice, anche internazionale, potrà mai indire un referendum per la secessione nel nord Italia, poichè sarebbe un azione atta ad mutilare l’unità politica e la sovranità di quel paese, sarebbe un grave atto di “intrusione” nella politica interna di tale paese .
    Però a mio avviso se la maggioranza (70% o più, tanto per dire) dei cittadini settentrionali volesse la secessione e si adoperasse con forme di protesta civile come ad esempio il rifiuto nel pagamento delle tasse penso che” un” governo dovrebbe accogliere le istanze di questa ipotetica maggioranza poichè dubitò che vi siano abbastanza finanzieri, carabinieri ecc da mettere in galera tutti (poi con le galere che ci sono oggi in Italia).
    Quindi lotta è possibile, magari non violenta, però sempre illegale ma non sempre legalità e giustizia coincidono.
    Spero non si arrivi a tale punto ma è innegabile che una possibilità (per quanto sono oggi sonnolente le popolazioni del nord) vi sia, il pericolo è che tutta questa protesta venga incanalata nelle file di un partito reazionario come la lega nord.
    Mi chiedo ma ci sono le forze per partorire un vero federalismo? o perlomeno una vera riforma autonomista? mah, non vorrei essere pessimista, ma io vedo tutto nero.

    • No che non ci sono! Perché chi produce la ricchezza che tiene in piedi la baracca è una minoranza nel Paese e ha contro soggetti che sono molto potenti o molto numerosi. Tutti quelli che di quella ricchezza si nutrono. E non stanno solo al Sud. Là ci sono quelli numerosi, ma qui parte quelli potenti.

      Se poi anche quelli che storicamente rappresentavano una buona parte dei produttori a un certo punto si sono bevuti il cervello e difendono interessi parassitari e quelli che volevano il separatismo fanno oggi il contrario (il federalismo)… beh, ti spieghi perché l’opzione separatista è ultra minoritaria.

      daniele,milano

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