Anche un un ragazzino sa che a Milano c’è la ‘ndrangheta

Lo scambio di battute tra Nichi Vendola (“La Lombardia è la Regione più mafiosa d’Italia”) e Roberto Formigoni (“Vendola è un miserabile, fa uso di sostanze”) è una di quelle cose che alla criminalità organizzata non fa male, anzi.

Ad ogni modo, per un dibattito un po’ meno da stadio, riportiamo, dal Corriere, due stralci.

Dall‘intervista a Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria:

Dopo 25 anni adesso è chiaro a tutti che la ‘ndrangheta è arrivata a Milano». E in sala si lascia scappare una frecciatina: «Persino un ragazzino sa che a Milano c’è la ‘ndrangheta mentre un prefetto non lo sa». Un intero capitolo racconta i legami tra il Sud e la Lombardia (usura, estorsione, infiltrazioni negli appalti, movimento terra, riciclaggio, traffico di droga, l’Expo 2015), e ovviamente è ampia la descrizione dei rapporti con il potere politico. «Per beccare la zona grigia occorrono le prove, serve molta pazienza investigativa».

Dall‘intervista al provveditore nazionale antimafia, Piero Grasso:

«Non sta in cielo nè in terra dire che il nord Italia sia diventato mafioso», sostiene il magistrato: «Più corretto dire che ci sono presenze a macchia di leopardo, in una società che cerca comunque di contrastare questi fenomeni».

«La ‘ndrangheta – aveva detto – è riuscita a realizzare una vera e propria “colonizzazione” in ampie zone della Lombardia», mentre «un cono d’ombra informativo ha impedito fin qui di cogliere non solo la diffusione dell’omertà e del silenzio in tante province lombarde, ma, ancora e di più, la presenza della ‘ndrangheta in tanti settori dell’economia dell’Italia centrale e settentrionale».

Grazie a Daniele per lo spunto.

Annunci

13 thoughts on “Anche un un ragazzino sa che a Milano c’è la ‘ndrangheta

  1. Ci sono cose che non vengono dette, perchè sono molto scomode (1° puntata):

    – la presenza mafiosa al Nord è direttamente proporzionale alla quantità di cittadini meridionali o di origine meridionale presenti nelle zone interessate;
    – non tutti i meridionali (o i settentrionali di origine meridionale) sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono meridionali (o settentrionali di origine meridionale);
    – la prima fonte di reddito delle mafie, con particolare riferimento alla possibilità di fornire lavoro e paghe agli associati, è rappresentata dai flussi perequativi e dai finanziamenti pubblici alle amministrazioni del Sud (non a caso i politici del Sud, spesso e volentieri eterodiretti dalla mafia, quando non direttamente collusi o facenti parte della stessa organizzazione, NON sono favorevoli nè a federalizzazioni autentiche dello Stato italiano, nè tantomeno a ipotesi di secessione; quando, raramente, cianciano di maggiore autonomia, intendono “a spese dello Stato”, cioè sempre dei pecoroni lombardo-veneti ed emiliano-romagnoli).

    Cordialmente,
    Alessandro Storti

    • Caro Alessandro, eppure le assicuro che Maurizio Luraghi (stando agli atti della magistratura) è mafioso e lombardissimo. Luraghi è un cognome più milanese che reggino o palermitano.
      Questa storia che i mafiosi in lombardia sono solo i meridionali deve essere smentita: è un po’ come quando si dice che sono gli uomini quelli che tradiscono le donne. Già ma con chi?
      Suvvia finiamola con questa pantomima del mafioso con berretto coppola e baffi neri. Persino le prostitute non sono più quelle di Fellini con il bidone infuocato al ciglio della strada. Infatti siedono in consiglio regionale.

      Marco Pigozzi

      • Caro Marco,
        se non vado errato in chimica (ma potremmo dire in natura più in generale) esiste un principio, lo ricordo dai tempi del liceo: la quantità fa la qualità, dal numero di elettroni (oro e mercurio, così vicini e così diversi) alle dosi di veleno (il botulino che può distendere le rughe ma può anche ammazzare).
        Ricordo anche che secondo i maestri greci l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. Vado a memoria.

        Traduzione: chi dice quale sia il capello, caduto il quale, un uomo è calvo? qual è il pezzo di roccia (o il granello di sabbia) che ci fa definire un’altura “montagna”?
        Siamo noi uomini, con il buonsenso (se ne siamo dotati), che sappiamo dire quando un uomo è calvo e quando un’altura è una montagna. E sappiamo dire quando un territorio GENERA mafia e quando invece SUBISCE la penetrazione della mafia.

        Se abbiamo buonsenso, sappiamo dire pane al pane e vino al vino, ovvero che il 99% (va bene così, oppure preferisci il 95%, o il 90 magari?) dei mafiosi sono meridionali o settentrionali di origine meridionale. Ovvero: la mafia è INNANZITUTTO un problema meridionale, ed è diventato un problema per noi settentrionali semplicemente per due motivi: perchè abbiamo scelto, da perfetti imbecilli, di condividere con i meridionali lo stesso Stato unitario, appaltandogliene pure la gestione, già che c’eravamo; e, secondariamente, perchè i mafiosi hanno esportato la loro società criminale insieme all’emigrazione (la cui presenza al Nord, guarda caso, è direttamente proporzionale alla presenza di cittadini di origine meridionale -Quarto Oggiaro, Trezzano sul Naviglio, Cologno Monzese, Lonate Pozzolo… devo andare avanti?)

        Cordiali saluti separatisti lombardi,
        Alessandro Storti,
        (che non essendo lombardo al 100%, forse conosce un po’ di più i “suoi” polli e non vuole ficcare la testa sotto la sabbia, fingendo che il problema sia di tutti e quindi di nessuno. Non tutto il mondo è paese. Anzi, ‘o paise)

      • Certamente ci sono disgraziati e delinquenti anche fuori dal Mezzogiorno, pronti a farsi comprare e ad abbeverarsi alla fonte del male, peccato che, gratta gratta, quando mafia s’infiltra, trovi sempre un cittadino meridionale a tirare le fila. O un settentrionale di strette origini meridionali.

        Chissà quando avremo il piacere di leggere da Gratteri una proposta tendente a ridurre drasticamente i fondi pubblici (leggasi lombardo-veneti ed emiliano-romagnoli) che tengono in piedi il mostruoso sistema clientelare delle pubbliche amministrazioni meridionali, grazie al quale la mafia si arricchisce in modo spaventoso, controllando appalti, posti di lavoro e politici. Chissà. Nel frattempo continuiamo a sorbirci le lezioni di etica e morale, avanti così.

  2. forse si intendondo due cose differenti ossia mafia come associazione a delinquere e mafia come “cultura mafiosa”.
    In Lombardia la mafia c’è e fà affari (anche con i lombardi), ma non c’è per ora una cultura mafiosa(e non intendo la pessima politica).

  3. @ Luca (sul caso di Busto Arsizio)

    Guarda, è proprio quello il fattaccio che mi ha spinto a cominciare a prendere posizioni nette e scomode sul fenomeno mafioso. La vicenda di Busto dimostra tutto il male che può venire dalla sottovalutazione del fenomeno mafioso in termini culturali, cioè dalla sua derubricazione a pura questione di legalità, sganciata da qualsiasi seria e scomoda analisi del dato “etnico” (non in senso razziale, sia chiaro, ma culturale).
    Innanzitutto il caso in questione fa emergere proprio la natura etnica dell’approccio mafioso: i mafiosi vanno a taglieggiare in primis i cittadini di origine meridionale, perchè secondo loro essi sanno già come funzionano le regole dell'”onorata società”, le perverse logiche interne della gerarchia clanica. E poi perchè molti hanno parenti e altri legami con le terre d’origine, quindi sono estremamente ricattabili.
    Poi i mafiosi cercano di infiltrarsi nelle realtà economiche al di là dei propri confini “etnici”, scegliendo criteri di contiguità operativa: settori come quello edile, quello del commercio ambulante, della ristorazione, sono obiettivi preferenziali. La natura comune ad essi è il basso profilo tecnologico di tali attività, per svolgere le quali non serve grande preparazione. I mafiosi puntano cioè a conquistare posizioni economiche che costituiscono rendite di posizione territoriali e non sono interessati a farle ingrandire, ma semplicemente a farle girare, per ripulire denaro proveniente da giri illegali e per avere entrate “moderate” ma sicure (nonché posti di lavoro per i vari sodali, spesso parenti e clientes provenienti dal Sud).

    I mafiosi, poi, puntano a garantirsi benefit personali di livello quotidiano: paghe, ferie, case di vacanza. A dimostrazione che non sono criminali comuni, con la voglia del colpo gobbo alla supergioielleria, bensì feudatari post-moderni interessati alla “decima” di loro spettanza, in quanto “protettori” del territorio. E in questo meccanismo coinvolgono tutta la famiglia, tutto il parentado. Non sono “angeli maledetti” come certi delinquenti senza legami, non sono criminali che si consumano nella droga e nella dissipazione morale, non sono quelli della Magliana o quelli di Vallanzasca. Sono persone che vogliono avere una posizione sociale stabile e godere del “rispetto”, sul modello di quanto accade da secoli nel Mezzogiorno feudale.

    Il fatto che questi personaggi riescano ad esportare, seppur parzialmente, tali modelli, ci dimostra quanto è fragile la nostra democrazia, quanto è debole l’intervento dello stato (che solo dopo anni riesce ad intervenire, a danni compiuti, ad infiltrazione avvenuta), quanto è pericolosa la stessa semplice vicinanza geografica con la fonte di questa “cultura”. Pensare di continuare a condividere il medesimo stato con il Sud è pura follia. Il Sud è un problema, gravissimo, per l’intera Europa. Probabilmente per l’intero Occidente. Al confronto la crisi libica è un incidente della storia.

    • Mi perdoni Alessandro, ma al netto dei suoi sofismi parlare di settentrionali, meridionali ed ancor peggio settentrionali d’origine meridionale nel 2011 quasi fossero delle “razze” è di per sè abbastanza agghiacciante, in parte lenito dai saluti “separatisti” che mi fanno capire più di cento excursus chimici e storici chi è il mio interlocutore.
      E la mafia, non c’entra nulla in questo caso.

      Marco Pigozzi

      • Mi intrometto per dire che mi ha sempre incuriosito che coloro che nel 2011 predicano “l’Italia multietnica e multiculturale”, si scandalizzino quando qualcuno rileva le differenze etniche e culturali da sempre esistenti all’interno dello Stato italiano.

      • Non penso che vi siano derive razziste nel pensiero di Alessandro.
        Io penso che molte volte la realtà sia dura ma vada comunque osservata e descritta per quella che è (almeno tentare).
        Io ho molti amici del sud che frequentano l’università con me e molti di loro mi dicono che il problema di “giù” (sud) è la cultura mafiosa non c’è niente da fare, ma non mi sogno per questo di considerare i meridionali come “razza inferiore” è solo una constatazione, non tutti i meridionali sono mafiosi, ma la stragrande maggoranza dei mafiosi (e affini ndrangheta ecc)è meridionale o di origine.
        Se si guarda anche all’emigrazione degli italiani si vedrà che la mafia ha preso piede in tutti quei paesi dove sono emigrati meriodionali mentre ad esempio nel Rio Grande do Sul in Brasile dove sono emigrati veneti, friulani e trentini non è nata, insomma dire queste cose non penso sia razzismo è solo una constatazione delle differenze tra le popolazioni d’Italia o crediamo che esiste un popolo italiano? cittadini della repubblica ok, ma popolo mi par propio di no.

      • @ Democity

        Ho come la sensazione che Lei (per me ci si può dare anche del tu, comunque) non voglia capire il senso delle mie argomentazioni. E’ un vero peccato. Soprattutto perchè io, oltre ad avere proprio origini meridionali, non nutro nemmeno lontanamente istinti “razzisti” verso chicchessia. Adoro le diversità -diciamo quelle “buone”, ma mi interessano anche le “cattive”, non foss’altro perchè la maggior parte di esse esprime una qualche visione del mondo, e probabilmente in ogni visione del mondo c’è almeno un fondo di verità-. Adoro Milano e la Lombardia perchè sanno far convivere proprio tutte queste diversità, seppur con le difficoltà fisiologiche che un processo di condivisione degli spazi produce.

        Good night, and good luck,
        Alessandro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...