I clandestini che fanno comodo

Sarà che mi sono imbattuto in queste due notizie nel giro di pochi secondi, ma, a me, hanno provocato un certo senso di spaesamento. Per i numeri, così vicini.  Per lo status di clandestino, come se i nuovi lavoratori stagionali che arriveranno in Italia compilassero la domanda on-line direttamente dai loro Paesi di origine, e non fossero, in realtà, costretti a uno delirante dentro e fuori dall’Italia e dalla clandestinità.

Il piano del Governo che dovrebbe essere messo a punto nei prossimi giorni, «riguarda la sistemazione nelle varie regioni italiane di 50 mila profughi politici per i quali si può parlare di status politico; ma al momento di profughi libici in Italia non ce ne è uno». Lo ha riferito il governatore del Veneto, Luca Zaia, al termine di un incontro tra il ministro dell’Interno Maroni con regioni ed autonomie locali.

«Per quanto ci riguarda – ha spiegato Zaia – valuteremo il piano del Governo con i giusti correttivi predisposti per la nostra Regione. Penso alla recente alluvione, e alla forte presenza di immigrati nella Regione». Il Veneto, ha sottolineato Zaia, «non si interesserà dei profughi provenienti dalla Tunisia, che sono illegali, quindi l’impegno della Regione Veneto riguarderà soltanto eventuali profughi provenienti dalla Libia».

Nonostante i tagli apportati al numero degli ingressi assegnati al Veneto per gli operai agricoli stagionali, sono pronti per il lavoro di raccolta di fragole, ortaggi, cura del bestiame e prossima vendemmia nonchè per essere occupati nel comparto turistico alberghiero 7.400 extracomunitari.

«La nostra regione è costretta a rinunciare a circa 1.400» persone, dice Giorgio Piazza (che, presidente di Coldiretti Veneto, parla in realtà di «1.400 risorse»), «ma poteva andare peggio come nel caso della Basilicata che nel 2010 disponeva di una quota pari a 5.450» lavoratori stranieri (definiti «da Piazza unità»), «e quest’anno invece se ne ritrova 800, mentre la sforbiciata non ha colpito altre realtà come ad esempio l’Emilia Romagna o quella autonoma di Trento».

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