Meteco

Ecco l’idea di integrazione della destra milanese, nelle parole del futuro vicesindaco (povero Robin, lo fanno fuori). La reintroduzione del meteco. Per gli schiavi, invece, si può attendere la prossima campagna elettorale.

Matteo Salvini vicesindaco di Milano? Mi pare una buona idea soprattutto dal punto di vista economico. Sui danè la città è particolarmente sensibile. È a lui che  una volta è venuta a mente una strana parola meteco. Cercò di capire cosa volesse dire e scoprì sul Devoto-Oli dizionario della odiata lingua italiana la risposta illuminante: nella Grecia antica il meteco è uno straniero libero che risiede stabilmente nel territorio ma che deve essere gravato di imposte speciali ad personam ed escluso dalla partecipazione alla vita politica attiva. È l’ideale.

Il meteco è uno che deve pagare il doppio delle tasse dei cittadini, lavorare e starsene zitto altrimenti fuori dai maroni.  Il Salvini coglie al volo che Milano nel regno di padania non può essere da meno della civilissima Grecia antica.

L’onore per lo straniero di stare sul suolo del regno, vivendo però per quanto possibile appartato per non dare fastidio agli usi e costumi locali, è un privilegio che giustifica la gabella. L’idea è geniale e qualche potenzialità ce l’ha. Gli affari sono affari, si riscuote in cambio di nulla e senza muovere un dito. Così a tutti gli immigrati regolari di Milano si concederà lo status di meteco doppie tasse da pagare e niente cittadinanza, niente diritti politici. Vedo, pago, non voto.

E pensare che giusto ieri sera, a Castiglione Olona, mentre parlava Abdellah, un ragazzo che fa il rappresentante di istituto nella sua scuola, e raccontava che suo padre era ‘arrivato’ nel 1990 (prima della Lega, o quasi), pensavo proprio che ci sono le classi, in Italia. Non quelle marxiane, quelle più antiche. Ci sono gli uomini, un po’ sotto le donne, poi si scende ai giovani precari, poi ci sono gli stranieri (volevo dire, i meteci) e poi i ‘clandestini’.

Ovviamente, nella società del libero mercato, i più concorrenziali sono gli ultimi, che non hanno diritti e si può pagarli un po’ come si vuole, altrimenti «Andersen». Poi ci sono gli stranieri a metà diritti, i giovani a tre quarti, le donne a quattro quinti.

E non ci si rende conto che il problema è proprio questo. Perché si tratta di lavoratori. Neri, certamente, ma non per il colore della pelle, no, per quel vizio italico antico quanto le colonie della Magna Grecia. Appunto.

Pippo Civati – anche – per On the Nord

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